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DIAGNOSI E TUNGSTENO N° 3
E io che credevo che i miliardari
fossero boriosi e affettati, con le
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Minchia Simon, complimenti. Ti ritrovo
in forma smagliante. I lardi
valdostani intaseranno le arterie ma oliano bene la lingua. Mi hai ricordato il primo ed indimenticabile Stefano Benni dei tempi in cui (quasi trent'anni fa) faceva il commentatore televisivo in una rubrica su Panorama. Quando Panorama si tirava la volata con l'Espresso a laicheggiare ed a socialisteggiare ed ad intorbidare le acque fingendo di ammazzare i preti e le loro devozioni, ma già essendo in odore di craxomania (clepto-craxo-mania). Mi hai ricordato le sue scanzonature argute sui miti televisivi di allora, personaggi deificati già allora a furor di audience, ma connotati da una certa professionalità e perbenismo di facciata. Ora cariatidi alla ricerca disperata di onorevoli canti del cigno in prima serata . Vedi Bongiorno, vedi il Pippotto nazional popolare (ora, dopo decenni di incubazione, finalmente palesatosi ammalato di Andreottite, morbo di chi non rinuncia mai a stare non al centro, ma , più intrigantemente, in mezzo) e la patetica befanosa Raffaella dal mitico ombellicolo spaccaveli, tanto erotogeno allora quanto incartapecorito ora. Erano i tempi anche allora del Quiz, inteso però più come modus mirandi che, come oggi, modus vivendi. E perciò assomigliava abbastanza al miracolo italiano, fascinoso ma sobrio, e fatto da brava gente. Veniva centellinato e somministrato a piccole dosi e con una ritualità esclusiva che ammaliava. Nulla a che vedere con lo spaparanzo sguaiato dei quiz masters d'oltre oceano. E produceva piccoli eroi rigorosamente in bianco e nero. E i milioni erano milioni che non si pagavano con il giochino del prendi e lascia o straccia un pezzo di cartassegno, no, erano l'idea di luccicanti e sonanti gettoni d'oro, come se quello trovato fosse davvero un tesoro dentro un forziere. Tutti segni d'una ancora conservata educazione verso il denaro. Quella che s'è persa ora che una orda "smailiante" di bocche d'oro, gli yuppies della presentazione, si rincorrono e ti rincorrono da canale a canale, da rete a rete per farti giocare ai giochi più insulsi per poi premiarti, premiarti, premiarti d'essere il più mansueto giulivo ed ebete ascoltatore dei loro fottuti consigli per gli acquisti. Ma non è neppure questo il peggior maleficio televisivo di fine millennio. Cosa dire della voglia irrefrenabile che ad ognuno di noi (noi, noi, i più anonimi noi e nessuno mancante)ha preso di parlare e parlare e parlare davanti a una telecamera accesa. La logorrea, perlopiù lamentevole e "nonvabenenientista" dello spirito italico finalmente ha avuto la stura. E così, in nome della democrazia della parola, ci incastrano aldidentro del baraccone. In nome della partecipazione verbale ci lasciano l'idea d'essere primattori e lusingano il protagonismo chiuso in noi con una operazione semplice. Clonano centinaia di riunioni di condominio dove è d'uopo non mettersi mai d'accordo e sbrang! ti ci piazzano la telecamera su. Quale spettacolo migliore, quale quello più coinvolgente, quale il più genuino di quello fatto da noi per noi. Il talk schow. Lo spettacolo dove si parla di tutto e di più E si dica tutto purchè non si definisca nulla. Guai a dare una risposta definitiva. Non c'è mai una risposta definitiva. Non giova pensare che ci sia. Le parole devono intrecciarsi le une alle altre e riaggomitolarsi su se stesse e devono essere tante ma tante che una, appena l'hai tirata fuori, si tuffa in mezzo alle altre e già non la riconosci più e magari la scambi con quella d'un altro che voleva dire quasi la tua stessa cosa.. ma non proprio la tua stessa cosa.... o forse si. Con questa inflazione la parola perde il suo valore e tu il valore di lei. Tanto che nell'atmosfera della babele ti è praticamente precluso anche a te potenziale e taciturno ascoltatore attento provare a gustarne ancora qualcuna di quelle buone, di quelle giuste.. magari a leggerne qualcuna di quelle che ti possono rimanere dentro No, la babele l'azzitta solo il breck perentorio che indagini spottologiche ha decretato essere il linguaggio più efficace ad imbambolarti. E la babele s'annichilisce di botto e, con la bocca aperta, ti trovi catapultato nell'ipermercato della illusione, dei balocchi della adultità a barattare magari la tua vita vera con le tante finte che ti propongono e ti dispongono. Ricordo che quand'ero ragazzino, a una certa ora, dopo il Tg della notte, una musichetta garbata ed una antenna dalle vaporose e convolute eliche si attorcigliava in su nell'etere e decretava la fine delle trasmissioni. Allora almeno si poteva pensare di andare a dormire e sognare con la propria testa. Kosta. |
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