LE TASSE DEI RICCHI E QUELLE DEI POVERI
E' giusto pagare le tasse? Certo che è giusto, altrimenti
lo Stato non va avanti, i servizi sociali nemmeno, l'istruzione, la sanità,
i trasporti vanno a remengo. Ma non sarebbe giusto che le tasse le pagassero
i ricchi? Certo che sarebbe giusto! Invece le pagano i soliti disgraziati di
poveracci che non ce la fanno a mettere assieme il pranzo con la cena. Alla
faccia della Costituzione, che sancisce la progressività della capacità
contributiva per pagare le tasse. Già perché quell'articolo della
Costituzione è stato interpretato nel senso che tutti devono pagare le
tasse in proporzione a quanto producono, poiché per ricchezza si intende
solo quella che viene dalla produzione. E poiché lo Stato per soddisfare
le sue voglie, ha bisogno sempre più di tasse, ecco che il lavoro viene
tartassato ogni anno di più. Con la conseguenza che tutti quelli che
lavorano, lo fanno per nove mesi l'anno per lo Stato, e per i restanti tre mesi
per se stessi. E se non ce la fanno più ad essere sfruttati fino all'osso,
che muoiano di fame, ma solo dopo aver pagato le tasse. Così per inseguire
le due lire che occorrono per mangiare, per dormire, per mettersi addosso uno
straccio comprato al supermercato, si deve lavorare dalla mattina alla sera,
fare gli straordinari e magari il lavoro nero, sennò non ce la fai a
pagare la rata della macchina, il motorino di tuo figlio, il cinema con la ragazza.
E i ricchi? Quelli che hanno tanti soldi vivono della rendita di quei soldi.
Sulla quale, se sono proprio ligi alla legge, pagano il 12,50% l'anno, sennò
se ne vanno all'estero e non pa-gano manco quella. E mentre il disgraziato,
sulla casetta che gli è costata vent'anni di sacrifici, paga pure l'ICI,
il ricco se ne fotte. La casa l'affitta quando gli serve, come la barca, l'aereo,
l'albergo, l'automobile, e se proprio la vuole possedere, la compra in leasing
o la intesta a società che l'ICI la scaricano. Insomma utilizza tutti
i trucchi che questo folle sistema gli consente per far pagare legalmente le
tasse agli altri. Già perché la ricchezza non è data dall'essere
proprietario di un bene, che magari ti serve per vivere, ma dall'avere i mezzi
per accedere a quei beni. E più mezzi hai, più sei ricco. In pratica
la ricchezza è il denaro, ed è davvero assurdo che chi possegga
investimenti finanziari per tre miliardi, finisce per pagare le stesse tasse
di un operaio da un milione e mezzo al mese. Fatevi i conti, è proprio
così. Ah, e poi le tasse le pagano le imprese. Con la bella conseguenza
che poi quelle tasse finiscono sui prezzi dei beni, al punto che oggi, qualunque
cosa acquistiate, ha un prezzo che almeno per la metà è composto
da tasse. E più i beni sono di largo consumo e più rendono in
termini di tasse, che ovviamente sono pagate dai soliti disgraziati, che non
possono permettersi altro che beni di largo consumo. O c'è qualcuno che
pensa che le tasse sulla produzione vengano pagate dal padrone dell'impresa
di tasca sua? Che poi il padrone, sarebbero gli azionisti della società,
dato che oggi le imprese che contano sono quotate in borsa. Insomma come al
solito le tasse le pagano i più poveri, i piccoli, mentre i ricchi in
proporzione pagano cifre ridicole. Per questo che riformare il sistema fiscale,
colpendo la ricchezza effettiva, quella che consiste nel possesso di mezzi finanziari
e sgravando il lavoro, la produzione ed il consumo, diventa un atto rivoluzionario
e di equità fiscale. Perché significa che alla fine, le tasse
le pagherebbero i ricchi e non i soliti piccoli disgraziati.