desimone
Manifesto della libertà
lineamenti di una filosofia della liberazione
Osservate i corvi: non seminano, né raccolgono, e non hanno né dispensa, né granaio e Dio li nutre. Ora, quanto valete voi più degli uccelli ! (Vangelo secondo Luca, 12, 24)
La liberazione degli schiavi produttori è la liberazione degli uomini dalla necessità di procurarsi i mezzi per vivere. Lo Stato sociale è quindi lo stato in cui tutti i suoi membri, indipendentemente dal loro stato, sesso, condizione economica, attività ed età, ricevono dallo Stato una somma sufficiente per poter garantire la propria esistenza. Ciò che lo Stato deve garantire è almeno il soddisfacimento dei bisogni primari, vale a dire labitazione, il vestire, lalimentazione, le spese essenziali per il mantenimento. Ciascuno deve poi essere libero di svolgere lattività che crede purché il reddito che gli viene erogato dallo Stato non scenda mai al di sotto del livello minimo di sussistenza. Questa somma che lo stato eroga ai propri cittadini è il reddito di cittadinanza (10) e di esso vi sono numerosi esempi di attuazione parziale in alcuni paesi del nord Europa. In genere, però in questi paesi il reddito di cittadinanza viene concesso a determinate categorie di cittadini non in grado di provvedere momentaneamente alle proprie esigenze mentre ora è necessario istituire il diritto di tutti i cittadini, indistintamente, di usufruire del reddito di cittadinanza.
La differenza è sostanziale. Da qualche tempo si è riaffacciato di nuovo con insistenza il reddito di cittadinanza nel dibattito culturale sia a sinistra che a destra. In realtà il basic income viene per lo più legato alla necessità di garantire comunque una prestazione in favore della comunità - nel terzo settore, nel sociale - per ottenerne il diritto allerogazione, ovvero come fiscalità negativa del reddito. In altri termini il basic income viene mano a mano riassorbito dalleventuale incremento del reddito del beneficiario fino a scomparire del tutto da una certa quota in poi. Questa visione del reddito di cittadinanza deriva per lo più dallelaborazione prodotta dalla Commissione per il reddito minimo istituita nel 1967 da Lyndon Johnson e costituita da eminenti cittadini e noti economisti dellepoca e che concluse allunanimità per listituzione di tale reddito. Le raccomandazioni della Commissione vennero disattese poiché prevalse la considerazione che la sola idea di un reddito non legato al lavoro avrebbe minato alle fondamenta letica del lavoro. Ebbene, questa idea non solo è radicalmente sbagliata ma è addirittura perversa.
Da un lato, infatti, unerogazione parziale a categorie di cittadini comporta la creazione di strutture di controllo che verifichino lappartenenza dei singoli alla categoria interessata, quindi lattribuzione ad essi di un potere decisionale fonte concreta di corruzione dei funzionari preposti al controllo. Sulleticità del lavoro sotto il ricatto della necessità abbiamo già discusso in altro capitolo. La perversione consiste nel fatto che in tal modo il reddito integrato diverrebbe fonte di vergogna nei confronti del consesso sociale per chi lo percepisce. Il percettore di questa sorta di integrazione salariale addosserebbe a sé la responsabilità di essere sceso al livello più basso della scala sociale e di non essere capace di trovarsi un lavoro e fare a meno dellaiuto statale. Il reddito di cittadinanza sarebbe vissuto, in tal caso, come una colpa (11). Noi dobbiamo, invece, ribadire con forza il concetto che il reddito di cittadinanza è un diritto, non una concessione, che la fine del lavoro è una liberazione non una colpa, che dobbiamo abolire la scala sociale fondata sulla ricchezza materiale e ripristinare la scala sociale fondata sulla ricchezza interiore.
Labolizione della scala sociale fondata sulla ricchezza non significa abolire la ricchezza. Chi vuole essere ricco di denaro ha tutto il diritto di farlo e dovremo smettere di considerare ipocritamente lopulenza, così come la povertà, una colpa.
Lidea di rendere obbligatoria una prestazione nel sociale a fronte del reddito di cittadinanza è, se possibile, ancora più perversa. Sembra proprio, infatti, una maniera surrettizia di ottenere una prestazione a costi ridotti, agitando la bandiera della solidarietà ma in realtà sfruttando il lavoro dei beneficiari del reddito per erogare un servizio che a costi normali lo Stato non è più in grado di garantire. Qual è il timore ? Che gli uomini, con la garanzia del reddito di cittadinanza, smettano di lavorare e di farsi sfruttare come bestie da soma ? Ben venga! Ci sono le macchine che lavorano al loro posto. E comunque, chi può pensare che loperosità scompaia dalla faccia della terra se smette di essere legata alla necessità ? O piuttosto, il timore non è quello che gli uomini, liberati dalla necessità, si riapproprino della libertà e del pensiero ?
Per questa ragione è indispensabile che tutti i cittadini ricevano il reddito di cittadinanza. Tutti gli uomini devono essere liberati dal dominio della necessità ed ognuno sa che le fortune economiche anche più grandi possono essere vanificate in brevissimo tempo dalla avversa fortuna. Ciascuno deve essere, pertanto, messo nella condizione di poter non lavorare ad una attività economica, di dipingere, di scrivere, di pensare, di fare musica, magari di bighellonare tutto il giorno senza fare nulla, però sempre con la sicurezza di avere dallo Stato sociale, finalmente realizzato, una somma che gli consenta comunque di soddisfare i propri bisogni primari. Quella che allinizio della storia dellumanità appariva la via impervia dellascetismo, delleternità dellEssere, oggi può essere realizzata senza pretendere da nessuno lascetismo e la rinuncia al soddisfacimento delle proprie esigenze vitali.
Lo scopo di ogni organizzazione umana dovrebbe essere le felicità di tutti i suoi membri.
Nella storia in realtà si sono realizzate società che hanno garantito la felicità di pochi o di alcuni. Ora è per la prima volta nella storia possibile realizzare una società che tenda realmente alla felicità di tutti. Liberati dal bisogno, gli uomini potranno finalmente dedicarsi alla ricerca delle proprie reali aspirazioni. Ciascuno potrà e dovrà pensare a sé stesso e alla compiuta realizzazione del proprio spirito. Ciascuno potrà trovare in sé la verità oppure perderla senza potersi più nascondere dietro il muro della necessità.
Il vero obiettivo della rivoluzione culturale è un uomo libero e consapevole. Questa società non persegue la felicità di nessuno. Anche lo schiavo ricco, enormemente ricco, non potrà mai essere felice finché non ritroverà la propria libertà. La ricchezza non rende liberi perché non elimina i bisogni, li rende solo più complessi. Finché non si esce dalla follia del nulla, la necessità incombe perennemente sugli uomini. Solo il ripiegamento di ciascuno in sé stesso alla ricerca del proprio senso dellessere può dare la felicità autentica. Tutti devono avere il tempo per trovare la verità e la via, poiché tutti saranno salvati: ciò significa che a tutti sarà data la possibilità ed il tempo per salvarsi.
Ma da dove potrà trarre lo Stato sociale le risorse per coprire una spesa così rilevante come quella del reddito di cittadinanza per tutti i cittadini senza incrementare ulteriormente la pressione fiscale, soprattutto se la prospettiva immediata è quella non solo della necessità della riduzione delle tasse ma della loro tendenza allo zero?
Questo problema ha una soluzione tecnica, anzi probabilmente ne ha più duna. E il problema della redistribuzione della ricchezza che in un mondo ricco come quello occidentale dovrebbe avere una soluzione semplice. In realtà non è così: per ridistribuire la ricchezza graviamo di tasse onerosissime il lavoro col rischio concreto di distruggere ricchezza invece di contribuire a crearla. Ma di questo avremo modo di parlare in un altro capitolo. Quello che qui interessa mettere a fuoco è la ragione per cui si è generata nella società occidentale questa incapacità di trovare una via duscita allalternativa tra Stato sociale e libertà di impresa. Tutti pensano che questi due concetti siano contraddittori: se si ha libertà di impresa si deve sacrificare lo Stato sociale e la sicurezza di molti; per garantire la sicurezza sociale si deve limitare la libertà di impresa anche al costo della stagnazione economica.
Questa apparente contraddizione dipende dallottica nichilista nella quale affrontiamo il problema sociale. La Potenza presuppone che gli schiavi produttori non solo continuino ad essere tali, ma siano anche contenti e convinti del ruolo che svolgono. Ci sono molti uomini che allontanati dal loro lavoro si ammalano e addirittura muoiono poiché senza di esso essi si sentono niente. Finché considereremo il problema nellottica della Potenza, non riusciremo mai a trovare una soluzione. Eppure essa è semplicissima e davanti ai nostri occhi, ma solo liberandosi del dominio della Potenza è possibile vederla in tutta la sua evidenza. Siamo abituati a pensare come schiavi, ad agire da schiavi. Fuori dal lavoro la nostra esistenza deve essere riempita di tutto fuorché di pensiero. La Potenza ha il terrore del pensiero: esso potrebbe farci scoprire la nostra condizione di schiavi. Per questo siamo terrorizzati dal nostro essere e siamo convinti che la nostra vita non sia nulla. Essa infatti non è altro che un prodotto al pari delle altre merci e come tale ha un valore economico. Ci è stato tramandato che nella società dellOccidente la vita può valere trenta sicli dargento.
Oggi forse vale molto meno, in alcune zone del mondo una ciotola di riso, in altre neppure quella. Per ciascuno di noi il senso economico della propria esistenza dà perfettamente lidea del nulla.
Tutti coloro che sono ciò che hanno, sono la perfetta realizzazione del nulla.
Alla loro morte ciò che lasciano è al massimo qualche lite tra parenti sulla loro eredità.
Abbiamo bisogno di compiere una rivoluzione culturale: dobbiamo mettere al centro luomo e la sua libertà. Ci apparirà subito evidente che tutte le ricchezze del mondo sono nulla di fronte alla verità e che nulla è più desiderabile della verità. Luomo ci apparirà in tutta la sua ricchezza interiore, in tutta la sua capacità: libero dai pesi che oscurano il suo spirito.
NOTE
(10) L'idea del reddito di cittadinanza universale e del tutto svincolato dal lavoro è di Thomas Paine che lo giustificava come risarcimento per l'impossibilità, nella società industriale, di godere dei frutti che la natura mette a disposizione di ciascuno (The life and Major Writings of Thomas Paine, Secaucus, NJ, 1974).
(11) E' vero, infatti, che le forme di integrazione del reddito già presenti in numerosi paesi europei, hanno tutte una matrice assistenzialista: sono cioè erogazioni che vengono effettuate ai cittadini meno abbienti e senza lavoro per il tempo necessario a consentire l'integrazione sociale di questi soggetti. Nel migliore dei casi (come in Olanda ad esempio) il sistema funziona effettivamente come un integratore del salario minimo, e in una situazione economica che tende alla piena occupazione, svolge egregiamente la sua funzione di ausilio all'inserimento nel mondo del lavoro per coloro che hanno condizioni di partenza svantaggiate. Nella peggiore delle ipotesi, questa forma di integrazione che, per sua natura, deve essere temporanea, diventa invece permanente e costituisce una forma di assistenza tout court. In Francia, per esempio, è nato il mestiere di "disoccupato assistito": il mestiere consiste nell'eseguire gli innumerevoli adempimenti burocratici posti dall'amministrazione per controllare se il beneficiario dell'assistenza abbia effettivamente fatto il possibile per trovare un'occupazione che gli consenta di rendersi indipendente economicamente. La differenza la fa la maggiore o minore burocratizzazione del sistema: un sistema agile come quello olandese rende l'accesso ai benefici più agevole e semplice rispetto alla macchinosa burocrazia dello stato francese. Ovviamente, in una situazione in cui il lavoro salariato tende a scomparire, l'inserimento nel mondo del lavoro diventa sempre più improbabile e così queste forme d'integrazione tendono a trasformarsi sempre più in prestazioni di pura assistenza..