desimone
Manifesto della libertà
lineamenti di una filosofia della liberazione
E il tentatore, accostandosi, gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio di che queste pietre diventino pani". Gesù rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Vangelo secondo Matteo 4,3)
Un tempo, un contadino acquistò un campo, cominciò a dissodarlo, scavò un pozzo per lacqua e costruì un canale per lirrigazione, poi lo arò e gettò le sementi con cura. Protesse il suo campo con gli spaventapasseri per evitare che gli uccelli mangiassero le sementi, con canali di scolo per impedire alle piogge di allagare il campo, con uno steccato per allontanare gli animali. Vedeva crescere a poco a poco il frutto del suo duro lavoro e nel frattempo viveva di pochissimo quasi di nulla.
Quando il raccolto fu pronto egli venne preso da una grande angoscia: come è possibile - pensò - che io che ho tanto sofferto e lavorato, che ho vissuto di niente possa ora godere di tanta abbondanza? Preoccupato per la propria sorte si rivolse ad uno stregone che gli predisse grandi sventure se non gli avesse dato parte del raccolto; il capo del villaggio gliene chiese unaltra parte per difenderlo dai ladri, i saggi lo convinsero a metterne da parte il resto per i tempi di carestia.
Rassicurato, quel contadino continuò a vivere di nulla o quasi e a lavorare sempre più duramente senza mai prendere nulla per sé. Quando morì alcuni lo lodarono perché aveva reso un grande servigio alla Patria, molti lo biasimarono perché aveva accumulato grandi ricchezze ma non ne aveva usata neppure un po per sé, nessuno lo pianse sinceramente poiché in vita non aveva mai amato nessuno, neppure sé stesso.
Dove la luce è più forte lombra è più scura.
La civiltà dellOccidente ha creato la società più ricca e potente che abbia mai visto la luce sulla faccia della terra. Mai, come in questo secolo, lumanità è stata così vicina alla liberazione dal bisogno economico, mai cè stata una tale abbondanza e varietà di beni per tutti i cittadini, mai letà delloro è sembrata così attuale. Le previsioni e le più rosee speranze degli utopisti della fine del secolo scorso sono state ampiamente superate dalla realtà. Le macchine stanno progressivamente liberando luomo dalla fatica fisica, le generazioni di computer intelligenti che si susseguono con rapidità straordinaria, lo sostituiscono e lo affiancano anche nelle attività più complesse. Questo secolo ha visto straordinarie trasformazioni della forza lavoro: appena cento anni fa più del 70% del lavoro era svolto nei campi e questo spesso non garantiva la sussistenza a tutti. Oggi solo l8% della forza lavoro è addetta in Italia allagricoltura e labbondanza e la varietà dei prodotti che giungono sulla nostra tavola sono divenute unabitudine. Solo venti anni fa gli addetti allindustria erano il 46% della forza lavoro, oggi sono dimezzati e lautomazione nellindustria procede a ritmi sempre più serrati. Unaltra grande trasformazione sta per investire il settore dei servizi, nel quale le nuove tecnologie produrranno, nel breve volgere di qualche lustro, la distruzione di milioni di posti di lavoro. Intanto il prodotto interno lordo, ovvero la quantità di beni e servizi prodotti da un paese, a parte qualche pausa dovuta per lo più ad errori o a cause fisiologiche al sistema economico, cresce ogni anno di più, aumentando la ricchezza complessiva del paese. Non è facile fare un conto preciso, ma è certo che, rispetto al secondo dopoguerra, siamo molte volte più ricchi e, rispetto allinizio del secolo, siamo decine di volte più ricchi. In Italia il prodotto interno ha superato ormai la soglia dei trentasette milioni ed i consumi quella dei 15 milioni pro capite.
Nel mondo la crescita pressoché ininterrotta degli ultimi cinquantanni non solo ha incrementato in maniera rilevantissima la ricchezza delle nazioni delloccidente, ma ha tolto dalla miseria intere aree del sud-est asiatico e del continente americano. Paesi come la Malaysia, la Corea del Sud, la Tailandia si sono affacciati prepotentemente sul mercato internazionale con prodotti ad elevato contenuto tecnologico e basso costo, fortemente concorrenziali con i prodotti delle nazioni delloccidente. Il loro prodotto interno ha avuto incrementi straordinari ed ininterrotti per decenni ed è tuttora in forte crescita.
Eppure questa situazione di oggettiva ricchezza delle nazioni, invece di produrre la felicità che la liberazione dal bisogno economico dovrebbe comportare, genera paura, disorientamento, desiderio di fuga e depressione.
Il numero dei disoccupati aumenta di anno in anno per effetto dellintroduzione di nuove tecnologie e nessun settore delleconomia sembra in grado di assorbire la mano dopera eccedente. Allinizio del secolo lindustria manifatturiera assorbì buona parte degli agricoltori allontanati dai campi dallintroduzione della meccanizzazione, e negli ultimi venti anni il terziario ha compensato la riduzione del personale nellindustria e nellagricoltura. Ora, che anche il settore dei servizi sta per essere investito da una forte contrazione dellofferta di lavoro, non esiste alcun nuovo settore in grado di garantire loccupazione di massa necessaria per riportare lindice di disoccupazione a livelli tollerabili (1).
Oltretutto gli uomini si dibattono in mille difficoltà, sono oberati da pesi intollerabili, sono angosciati per il loro futuro, soprattutto hanno perso la speranza.
Lassoluta impotenza della politica, non solo ad intervenire per modificare landamento delle cose, ma anche a capire la direzione e la natura degli avvenimenti, genera ulteriore smarrimento. Ne segue un clima di profonda sfiducia e rassegnazione in tutto il mondo occidentale, che si manifesta in campo economico sotto forma di stagnazione o alternativamente di recessione (2).
Molte attività sono già emigrate in altri paesi insieme con i loro promotori e con i migliori esponenti della nostra cultura scientifica. Nel paese la produzione ed i consumi calano, in alcuni settori vertiginosamente, alcune attività commerciali ed industriali chiudono i battenti "in attesa di tempi migliori", la maggior parte tira avanti sperando in una ripresa che non arriva mai.
In tutto il mondo occidentale, la politica si è ridotta a gestire lemergenza, ad occuparsi della contingenza immediata senza alcuna capacità di previsione o di progettazione a medio termine. Lepoca del New Deal di Roosvelt o della Nuova Frontiera di Kennedy è definitivamente tramontata. Nessun politico è più in grado di accendere lanimo di milioni di sostenitori alla speranza.
La distinzione - contrapposizione - tra destra e sinistra perde ogni giorno più di significato e la trasversalità tra gli schieramenti diviene pratica politica quotidiana.
La confusione nella vita sociale ed in quella politica, pertanto, cresce rapidamente anche per effetto delle lotte di potere tra le diverse fazioni che, in assenza di una qualunque prospettiva di grande respiro, hanno la possibilità e la forza di coltivare propri interessi particolari.
Il potere e lo Stato appaiono sempre più lontani e nemici dei cittadini. Nessuno sembra più ricordare il patto che è alla base di questo Stato, la garanzia di giustizia, di protezione, le affinità culturali, i vincoli etnici. La politica è divenuta sopraffazione, la solidarietà una truffa, la giustizia incute paura forse più del dilagare del crimine.
Il baratro dei conti pubblici appare incolmabile e la prospettiva di entrare nellEuropa Unita a colpi di sacrifici e di tasse, è francamente deprimente (3).
Oltretutto, ladesione allEuropa, che solo dieci anni fa sembrava un progetto entusiasmante, incontra oggi resistenze ed aperte ostilità sempre più diffuse da parte di crescenti settori della popolazione. Lo stesso "strano" fenomeno sta accadendo nel resto dEuropa dove, se è stata approvata, ladesione al Trattato di Maastricht ha ottenuto maggioranze ridottissime solo grazie allimpegno convergente di governi e mass media.
Eppure il Mercato Comune Europeo ha consentito un considerevole sviluppo economico dal dopoguerra ad oggi e lunità politica e monetaria del continente appariva, sino a dieci anni fa, non solo una prospettiva attraente ma soprattutto una necessità ineludibile, avversata solo dal gretto nazionalismo di una risibile minoranza.
Che cosa è successo di tanto catastrofico da modificare in soli dieci anni ed in maniera così radicale la nostra visione delle cose? Qual è il male oscuro che mina la nostra società?
La risposta a questa domanda è contenuta nella risposta ad una domanda ben più antica.
In questo scritto si pone un modo antichissimo ed allo stesso tempo nuovissimo di vedere le cose. Per ritrovarlo, è stato necessario cercare nuove forme d'espressione che consentono di comprendere pensieri ed idee che gettano una luce diversa sui fatti grandi e piccoli che ci riguardano.
Questa diversa prospettiva consente di capire le ragioni per cui siamo giunti a questo punto nella storia dellumanità e quale ruolo vi abbiano svolto le Entità che si agitano nellanimo di tutti noi.
Infine pone come ineluttabile lesplosione di una prossima rivoluzione culturale.
Essa è già nelle coscienze di tutti noi, ed ha solo bisogno che attraverso il linguaggio ed il pensiero sia possibile darvi attuazione.
Una rivoluzione si è già compiuta nel mondo delleconomia e nella società civile: nessuno lha vissuta come tale perché la gente ne è stata esclusa, ad essa è stata nascosta. In molti lhanno, però, subita, vivendola per lo più come una colpa. Decine di milioni di persone senza lavoro e altrettanti sottooccupati la cui prospettiva più probabile è quella di perdere anche il lavoro precario faticosamente trovato e precipitare nella miseria, è questa la situazione nei paesi dellOccidente. Nel mondo quelle decine di milioni sono da tempo centinaia di milioni e la fame, la morte per fame, appartiene alla quotidianità e allindifferenza di ciascuno di noi come guardare il telegiornale o fare colazione. Quotidianità lontana, quotidianità dimenticata finché non entra nelle nostre case, nella nostra vita, prepotentemente, con la cassa integrazione, la perdita del lavoro, limpossibilità per i figli di trovarne uno appena decente o uno qualunque, poi la colpa, il senso di colpa, il buio davanti, il vuoto dentro. Quanti suicidi, quanti drammi, quanta disperazione, negli ultimi anni!
Il lavoro è finito, morto. Fiumi di parole dalla televisione, dalla stampa, dalla politica tentano di esorcizzare e nascondere una verità sempre più evidente: la società fondata sul lavoro è finita, morta, in liquidazione.
E quante volte questi fiumi di parole, questo nascondere ed esorcizzare ha prodotto guerre tra poveri, tra i nostri nuovi poveri e gli immigrati accusati di togliere loro il lavoro? Poveri contro poveri, numeri contro numeri e gli uomini, dove è finita lumanità?
Malgrado tutto, questa rivoluzione sta entrando nella mente di tutti e questo libro, in fondo, si limita a registrare ciò che sta accadendo nelle coscienze degli uomini già da molto tempo.
Siamo a un bivio: da un lato il sentiero della notte che la civiltà dellOccidente ha sinora percorso e che vede alla fine lannichilimento dellumanità, la sua distruzione spirituale e fisica. E una constatazione, non una provocazione. Le armi ci sono, le ragioni pure, gli esempi non mancano. Come eliminare questa massa crescente di fastidiosi ed inutili diseredati? Qualche guerra, qualche bomba e il problema è risolto. Dopodiché non rimarrebbe più nulla o quasi dell'umanità, ma questa, per certi ambienti di potere è un effetto collaterale fastidioso e inevitabile.
E la morale? E finita in una scatola colorata che tutto appiattisce e fa svanire nel vuoto dell'incoscienza.
Dallaltro lato il sentiero del giorno che è la via della liberazione dal bisogno, che è la via della Vita, che è la via dellUmanità.
Di fronte a questa strada siamo nudi. Essa è stata abbandonata migliaia di anni fa'. Dobbiamo attrezzarci di tutto, a cominciare dal linguaggio.
Il nuovo linguaggio dello spirito della libertà sarà costruito da tutti noi giorno per giorno ed è necessario il contributo di tutti perché la rivoluzione si compia.
In altri termini dobbiamo apprestarci a compiere una rivoluzione paragonabile, forse, solo a quella realizzata duemila anni fa dal cristianesimo.
Soprattutto dobbiamo porre la libertà di ciascuno e la libertà di tutti come larchitrave su cui costruire il nuovo mondo.
Questa rivoluzione è divenuta necessaria, com'è necessario che lacqua che bolle divenga vapore. Se la si comprime in un recipiente e la si lascia continuare a bollire, prima o poi quel recipiente, per quanto resistente sia, esploderà. Ciò significa che lalternativa alla rivoluzione culturale è lesplosione delle contraddizioni del sistema globale, probabilmente di conflitti che ritarderanno di qualche secolo la società della libertà. Per questa ragione è necessario agire subito.
E giunto il tempo della rinascita dello spirito della libertà.
NOTE
(1) Cfr. J.Rifkin, La fine del lavoro, Mi, Baldini & Castoldi, 1997
(2) Dopo la recessione all'inizio degli anni '90, il sistema economico ha ripreso una lenta crescita a tassi molto bassi ed insufficienti a garantire il mantenimento dei redditi raggiunti negli anni '80. La crisi finanziaria che nella metà del 1997 ha investito i paesi del sud est asiatico, si è rapidamente estesa in tutto il mondo industriale, ed ha nuovamente agitato il fantasma di una recessione mondiale che sembrava dissolto dopo la crisi del '29.
(3) In realtà, il sogno degli anni '60 di un'Europa politica unita sembra essere definitivamente tramontato, e sostituito dall'idea molto meno attraente dell'unione monetaria che, se pure può garantire un'area omogenea di scambio, si può sostenere solo mantenendo per decenni un'intollerabile pressione fiscale.