desimone
Manifesto della libertà
lineamenti di una filosofia della liberazione
Poiché hai mangiato dellalbero del quale ti avevo proibito di mangiare, sia maledetta la terra per causa tua; con fatica trarrai da essa il nutrimento per tutto il tempo della tua vita; essa ti produrrà spine e triboli; ti nutrirai dellerba dei campi. Col sudore della tua fronte mangerai il pane, finché ritornerai alla terra da cui sei stato tratto, poiché tu sei polvere e in polvere ritornerai! (Genesi 3,17-19)
La società occidentale è dominata dal nichilismo della produzione: il concetto che le cose prodotte nascano dal nulla e tornino nel nulla è alla base di ogni forma di produzione e soprattutto costituisce il fondamento della stessa visione della vita umana. In questa ottica derivata da una distorta interpretazione del concetto platonico dellEssere, lessenza dellesistenza consiste in questo uscire dal nulla per essere poi di nuovo annichiliti nel nulla. La Potenza diviene la capacità di "prevedere" i tempi ed i modi di questo annichilimento e tutta la scienza contemporanea si muove in questa prospettiva cercando di fornire risposte sempre più articolate e sistematiche alla domanda essenziale delluomo posto dinanzi al proprio destino. In questa maniera la vita stessa diviene una merce poiché il suo assoggettamento alla Potenza non è in nulla diverso da quello cui è sottoposta ogni altra entità materiale. La negazione delleternità dellEssere e il suo assoggettamento alla Potenza costituisce quindi lessenza del nichilismo della società occidentale.
Lassoggettamento alla Potenza del valore primario della vita e dellessenza dellessere comporta lannichilimento di tutti i valori ed il loro sostanziale svuotamento di contenuto. Anchessi sono assoggettati alla modalità di produzione nichilista che li vuole nascere dal nulla e ritornare nel nulla una volta esaurita la loro funzione contingente. La nostra società appare così popolata dalle ombre degli esseri e dei loro idoli e la loro apparizione e scomparsa è scandita da tempi progressivamente più accelerati che ne rende sempre più fugace e labile la presenza. Gli uomini sono dunque divenuti prodotti-produttori: come produttori consumano, come prodotti vengono consumati. I prodotti-produttori trovano così la loro identità solo in questa folle alternanza nella quale il loro essere annichilisce. Il nulla del loro contenuto è la negazione indotta dal nichilismo imperante che annulla il loro essere assoggettandolo alla Potenza. Tale Potenza si esprime per i prodotti-produttori nella forma della necessità che rende schiavi della produzione. Sotto tale aspetto il lavoro cessa di essere una libera espressione della creatività umana per divenire la più cogente forma di schiavitù. Nulla è mutato dallepoca in cui il lavoro era effettuato dagli schiavi anzi, se possibile, la situazione è peggiorata. La forma di lavoro schiavistico, infatti, prevede lo assoggettamento di alcuni uomini al potere ed alla Potenza di altri uomini la cui portata è per definizione limitata. La forma di lavoro salariato prevede lassoggettamento di tutti gli uomini alla Potenza degli idoli sociali la cui Potenza è illimitata. Mentre per gli schiavi dellantichità era possibile in varie forme (giuridicamente lecite o illecite, tutte moralmente giuste) liberarsi dei loro padroni e riacquistare così la libertà dal bisogno, per gli schiavi moderni tale libertà non è mai ricuperabile a nessun prezzo, neppure con lesclusione dal consesso sociale, stante la generale espansione della potenza degli idoli della produzione in tutto il pianeta. Sotto il profilo della sostanza del rapporto, a parte la maggiore cogenza della schiavitù moderna dei prodotti-produttori, nulla è realmente mutato. E probabile che gli schiavi dellantichità avesse maggiore coscienza della loro condizione di schiavi, poiché questa si manifestava in tutta la sua rozzezza nella brutalità dei rapporti con il padrone, mentre gli schiavi moderni si acquietano nelle espressioni vuote di significato a mezzo delle quali gli idoli della produzione ne ottundono le coscienze. Ma la sostanza del rapporto non è affatto mutata: infatti sia gli schiavi che i lavoratori salariati (e non) moderni sono assoggettati alla potenza ed al dominio di un padrone, a volte comprensivo, in genere crudele ed egoista, esercitano la loro attività sotto il ricatto della necessità di vivere e quindi senza alcuna capacità creativa.
E quindi il dominio della necessità lidolo da abbattere per liberare definitivamente lumanità dalla schiavitù del potere. Il potere nasce essenzialmente come unica possibile espressione della Potenza. Il nichilismo dellEssere si traduce nella schiavitù dei prodotti-produttori, massima rappresentazione della potenza del nulla.
Storicamente il nichilismo si è espresso nella forma del materialismo. Il materialismo ha il merito storico di aver creato le condizioni per la liberazione delluomo dalla schiavitù del lavoro generando continue forme di produzione di merci sino allauto-generazione. Le macchine che producono merci sono una delle forme di questa espressione del materialismo. La loro generazione nellambito del nichilismo, però, ha indotto il rovesciamento della loro funzione poiché, infatti, non sono le macchine ad essere asservite alluomo, bensì luomo ad essere asservito alle macchine. Gli uomini devono imparare il linguaggio delle macchine per potersene servire e paradossalmente la crescita dellattività delle macchine, invece di liberare gli uomini dalla schiavitù del lavoro, li rende sempre più assoggettati alla necessità. Le forme di luddismo che periodicamente attraversano le discussioni e le iniziative sullorganizzazione del lavoro, la sorda resistenza allintroduzione dellautomazione in tutti i settori in cui i prodotti-produttori sono organizzati in associazioni, non sono altro che espressioni di questo rovesciamento logico del rapporto uomo-macchina. Daltra parte i prodotti-produttori non riescono ad immaginare altro tipo di rapporto poiché lessenza del loro Essere è il nichilismo delle cose che escono dal nulla e vi rientrano.
Il contenuto della loro coscienza è pieno del vuoto di questo nulla. E questa una delle cause del rovesciamento dei valori della nostra società. Anche i valori sono assoggettati alla Potenza e il loro uscire e rientrare nel nulla ne annichilisce il significato.
Il nostro essere senza coscienza ci riduce in schiavitù, la materialità, priva di spirito si risolve in polvere. Questo è il senso della maledizione biblica riportata in epigrafe. Il Cristo ci ha rivelato la via per liberarci di questa maledizione: è la via della libertà e dellamore, è la via dellelevazione dello spirito e della libertà della coscienza. Ciò comporta la rinuncia al potere che è la fonte del male, la distruzione delle Regole che sono il tempio del male, non la rinunzia alla produzione ed alla vita materiale che non sono per esse stesse il male. Per liberarci della maledizione della necessità e del lavoro dobbiamo perseguire la via della libertà della coscienza e dellamore dello spirito, dobbiamo rifondare la società sulle basi dellamore e della libertà.
Latto damore fondamentale è quello che garantisce a tutti gli esseri umani la liberazione dal bisogno. Si è a lungo discusso sulleticità del lavoro in passato, ma questo concetto non è più stato messo seriamente in discussione negli ultimi duecento anni. E giunto il momento di affermare con forza che il lavoro non è etico, che esso è una maledizione. La via del riscatto ha preteso il sacrificio del Figlio di Dio e con Lui tutta lumanità ha subito infinite sofferenze e dolori. Il momento del riscatto è latto damore che libera definitivamente lUomo dal bisogno (9).
Per gli abitatori dellOccidente è difficile riuscire a comprendere questo discorso sino in fondo. Lintera civiltà da essi creata si fonda sulletica del lavoro come architrave non solo delletica individuale ma della stessa struttura sociale. Nel nome delletica del lavoro, nel secolo scorso, è stata giustificata ed incoraggiata la schiavitù legale e la deportazione degli africani nelle piantagioni di cotone dAmerica. E lecito anche pensare che, per la via della Potenza scelta dallumanità, questo progresso non sarebbe stato possibile senza la schiavitù del lavoro. Ma nessuna di queste considerazioni deve farci ritenere possibile considerare etico il lavoro nella necessità, ovvero il lavoro schiavistico. Solo la libertà dal bisogno può restituire al lavoro la sua dimensione etica.
Nella società fondata sul principio di libertà, il lavoro recupererà in pieno la propria dimensione creativa: tornerà ad essere la libera espressione delle capacità delluomo. Liberati dalla schiavitù della necessità, gli uomini potranno indirizzare liberamente le proprie capacità creative e contrattarne senza condizionamenti la cessione a terzi. Non sarà più necessaria la contrattazione collettiva, da un lato strumento di tutela dei deboli, dallaltro espressione compiuta del loro asservimento al bisogno poiché ciascuno potrà decidere se e in quale misura cedere le proprie capacità lavorative senza condizionamenti. La liberazione degli uomini dal bisogno consente di garantire compiutamente la massima libertà di impresa poiché cesserà finalmente lassurda contrapposizione tra lavoratori ed imprese. Le aziende e i lavoratori hanno linteresse a collaborare per la migliore riuscita dellimpresa e la loro contrapposizione è solo foriera di danni per gli uni e per gli altri. Daltra parte non è possibile risolvere questa contraddizione se non nellambito dello spirito di libertà.
E inevitabile che tra schiavi produttori e schiavi padroni vi sia conflitto. Entrambi si sentono espropriati di qualcosa di proprio dallaltro. In verità è lassoggettamento alla necessità che espropria entrambi della loro umanità. Perciò solo nella nuova società fondata sul diritto alla vita sarà possibile una piena collaborazione tra imprese e lavoratori. Senza le capacità dei lavoratori lo spirito degli imprenditori si ridurrebbe ad un mero esercizio intellettuale, mentre senza limpresa le capacità dei lavoratori resterebbero inutilizzate ed inespresse. Nella società del diritto alla vita e del principio di libertà lavoratori ed imprenditori contratteranno da uomini compiuti nellambito delle regole del diritto. Solo così, liberato dal bisogno, sarà possibile a ciascuno esprimere al meglio le proprie capacità.
NOTE
(9) Per secoli la Chiesa cattolica ha considerato il lavoro come una maledizione necessaria senza però riflettere in maniera compiuta su questo concetto. Questa posizione, trova il suo fondamento nelle chiarissime espressioni usate da Gesù sul tema del lavoro e sul riscatto dell'uomo dalla maledizione del peccato originario. La riforma protestante ha indotto anche i cattolici a riconsiderare la propria posizione sul lavoro.