desimone
Manifesto della libertà
lineamenti di una filosofia della liberazione
Che cosa è che è dio o non-dio o ciò che è di mezzo,
chi dei mortali può dire di averne trovato alla fine della sua ricerca
il lontanissimo termine,quando egli vede quello che noi
riconduciamo agli dei balzare ora qua e poi di nuovo di là
nel gioco contraddittorio e inatteso degli eventi?
(Euripide)
La politica è morta.
E evidente a tutti che essa è ormai incapace di fornire spiegazioni, di generare tensioni ideali, di svolgere alcuna funzione di organizzazione e di guida.
La politica è morta sepolta dal crollo del Muro di Berlino che ha rappresentato la rottura del potere nato dalla Potenza e, nellanimo delluomo, il rifiuto del senso del dovere nei confronti dellAutorità (nata dal potere). Per la verità era già morta da tempo soffocata dalla progressiva mancanza del suo elemento naturale: gli Stati nazionali. Ma la caduta del Muro ne ha reso evidente la fine e la necessità di liberarci del suo scomodo ed ingombrante fardello.
Larte di governare la città stato e il suo figlioccio, lo stato città, non esiste più: nella società globale essa ha perduto ogni significato e non è più in grado di indirizzare e determinare i comportamenti degli uomini né tantomeno le loro scelte per la semplice ragione che non esistono più né la città stato né lo stato città.
Gli Stati nazionali nati dalla rivoluzione francese hanno cessato la loro funzione già da oltre venti anni. Le comunità supernazionali sorte alla fine della seconda guerra mondiale stanno anchesse perdendo, con estrema rapidità, la loro funzione e ragione di essere.
Gli Stati nazionali hanno avuto il compito di accumulare le risorse necessarie per la costruzione delle grandi infrastrutture e opere pubbliche di cui il capitalismo si è servito per il suo sviluppo nel XIX ed in buona parte del XX secolo. Lo hanno eseguito creando dazi e guerre per imporli o difenderli dapprima ai propri vicini, poi generando guerre e dazi in territori sempre più lontani.
Le comunità supernazionali nate nel dopoguerra (7) hanno continuato a condurre la guerra dei dazi su scala maggiore ma con la stessa logica degli Stati nazionali. Questi, intanto, mantenevano una funzione utilizzando il dumping al rovescio, vale a dire intervenendo sui costi di produzione invece che sui prezzi al consumo. Paradossalmente, lunica vera ragione di sopravvivenza dello Stato italiano nel dopoguerra si trova proprio nella più perversa espressione di corruzione e clientelismo che esso abbia mai prodotto, la Cassa per il Mezzogiorno. Attraverso questa istituzione lo Stato, impossibilitato ad imporre dazi sulle merci europee per via del mercato comune, ha favorito lesportazione dei prodotti nazionali cui erano concesse le agevolazioni e i finanziamenti dellintervento pubblico. Anche altri paesi europei hanno adottato politiche analoghe cosicché, dietro lapparente eliminazione dei dazi nella comunità europea questi sopravvivevano sotto diversa forma.
Lavvento degli Stati nazionali ha determinato pure la razionalizzazione delle risorse fiscali delle Nazioni. Queste risorse raccolte in misura crescente hanno consentito il grande salto in avanti della produzione industriale che aveva bisogno della costruzione delle infrastrutture necessarie ad adeguare la velocità della produzione a quella della distribuzione. Queste due grandezze devono crescere in maniera equilibrata. Una maggiore crescita della produzione determina, infatti, crisi di sovrapproduzione, mentre un incremento squilibrato della distribuzione determina aumenti incontrollati dei prezzi. In entrambi i casi, comunque, il problema che si pone è essenzialmente finanziario e la cosa era particolarmente rilevante in un sistema dove la moneta era legata indissolubilmente alloro ed era sostanzialmente scarsa in tutto il pianeta. La crisi del 29 ha indotto tutti gli Stati del mondo ad adottare politiche di deficit pubblico allo scopo di tentare un rilancio delle attività produttive e di evitare ulteriori crisi finanziarie. Dopo la seconda guerra mondiale tutti gli Stati hanno accentuato il proprio ricorso al deficit di bilancio come strumento per il riequilibro dei fattori delleconomia abbandonando definitivamente le politiche deflattive e di pareggio di bilancio perseguite dai governi allinizio del secolo. Questa tendenza ha scatenato nei paesi economicamente deboli violente crisi inflattive che hanno aumentato il divario tra il nord del mondo sviluppato ed il sud sottosviluppato accentuando di fatto il trasferimento di ricchezza dal sud al nord. Però questa disastrosa evoluzione ha prodotto un risultato positivo: quello di incrementare in misura straordinaria la massa monetaria in circolazione nel mondo. Tutte le valute e soprattutto il dollaro, hanno visto lievitare la loro massa complessiva in misura abnorme.
Le politiche di deficit di bilancio (alias la stampa di banconote senza corrispettivo reale nelle casse dello Stato) hanno quindi generato unenorme massa monetaria. In Italia questa massa è attualmente di oltre 7 milioni di miliardi di lire e non cè modo di fermarne la crescita se è vero che uno dei parametri più restrittivi dellaccordo di Maastricht è quello di ridurre il deficit a non oltre il 3% sul PIL (che vuol dire stampare senza corrispettivo non più di 60.000 miliardi di lire ogni anno, stante lattuale livello del PIL).
Avremo modo di tornare su questo argomento in un capitolo specificamente dedicato alla moneta ed alla sua reale natura. Qui ci preme osservare che dal dopoguerra in poi la politica degli Stati nazionali si è sostanzialmente ridotta a politica monetaria e che essa è stata progressivamente sottratta al controllo delle istituzioni dello Stato per essere gestita dai "tecnici" delle banche centrali. La politica ha progressivamente perduto la sua capacità di controllo della società per effetto dellirruzione della finanza nellorganizzazione e nella direzione della economia. E anche per questa ragione che in tutto il mondo occidentale - e soprattutto in Italia - negli ultimi dieci anni il governo è stato retto sempre di più da persone (cosiddette tecnici) provenienti dal mondo della finanza o delleconomia e non più da politici di professione. Naturalmente questo cambio di personale della politica non risolve alcun problema ma semmai accelera la fine della Potenza, privata pure delle risorse e della cultura del materiale umano che ne ha gestito per millenni la crescita.
Nessuno degli strumenti tradizionalmente usati dalla politica per determinare le scelte delleconomia è più in grado di incidere in maniera significativa sullindirizzo economico. Lavvento del mercato globale ha spazzato via tutti gli strumenti di intervento dello Stato rendendo impraticabile ogni politica protezionistica sia diretta che indiretta.
Tradizionalmente il dumping è stato lo strumento economico che ha consentito lo sviluppo delle imprese dei paesi economicamente e politicamente più forti. Per poter praticare il dumping la Potenza ha dovuto creare governi e Stati molto forti per soffocare sul nascere la protesta degli schiavi produttori costretti a subire bassi salari ed alti prezzi per consentire alle imprese di praticare prezzi concorrenziali allestero. Il dumping necessita anche di forti dazi sulle merci di importazione per tenere adeguati i prezzi interni e non permettere un crollo delle imprese nazionali. Il contingentamento delle importazioni, le quote di produzione, il dumping sociale sono stati gli strumenti prevalentemente usati nel dopoguerra dalle comunità associate di Stati per condurre la guerra economica gli uni contro gli altri. Il dumping sociale è attualmente praticato dai paesi del sud-est asiatico per realizzare bassi costi di produzione soprattutto nel mercato dellelettronica, in cui questi paesi hanno acquistato negli ultimi dieci anni quote significative del mercato mondiale. Anche il dumping sociale ha bisogno di uno Stato forte che tenga sotto controllo con la forza le periodiche rivolte degli schiavi produttori (8). La progressiva meccanizzazione dei processi produttivi riducendo lincidenza del costo del lavoro sul prodotto, renderà in tempi brevi del tutto inutile anche questo odioso mezzo di lotta economica che è il dumping sociale.
La forma concreta di organizzazione in cui storicamente si manifesta la Potenza è la burocrazia. Come sanno tutti quelli che hanno avuto a che fare con la burocrazia, questa non esprime un potere a mezzo di uomini concreti. Essa è il regno dellirresponsabilità in cui ciascun membro della struttura si accolla quel tanto di responsabilità rispetto agli atti che deve necessariamente compiere che sono sempre solo una parte dellatto complessivo espresso dalla struttura. In questo modo, nonostante tutta la buona volontà e tutte le leggi che hanno cercato di porre rimedio a questa situazione, non si trova quasi mai un responsabile se non nei procedimenti (pochissimi) dove la legge espressamente prevede la possibilità di individuarlo. La burocrazia dellImpero romano era molto più potente di qualunque imperatore, per la semplice ragione che gli imperatori passavano, mentre la struttura rimaneva. Nulla di diverso accade oggi: basta chiedere ad un qualunque Ministro della Repubblica per rendersi conto che il potere reale di incidenza sulla burocrazia del suo dicastero è pressoché nullo. Il modo di produzione della burocrazia è produzione di potere per la Potenza ed in questo senso, spesso, essa si identifica con la Potenza. La burocrazia, quindi, non è riformabile, deve essere estirpata alla radice dalla società umana. Ogni volta che la burocrazia ha assunto il potere reale su un paese i guasti al vivere civile sono stati enormi e hanno generato una generale disumanizzazione della società che si è ripercossa pesantemente sulle generazioni successive. Basta pensare a cosa è accaduto nella Russia moderna dove il potere reale è stato gestito dalla burocrazia dello zar, adattatasi rapidamente al credo dei vincitori bolscevichi ma subito pronta ad imporre anche a questi le proprie regole e il proprio potere.
La Potenza sotto forma di burocrazia ha una straordinaria capacità di mimetizzazione. Essa è in grado di adattarsi a qualunque forma politica, a qualsivoglia ideologia, a qualunque potere poiché essa stessa è potere realizzato. Non cè uomo di buona volontà sulla terra che possa tentare di riformare qualsiasi tipo di struttura burocratica senza esserne travolto. Lunica possibilità concreta rimane quella di distruggerla dalle fondamenta, eliminando ogni forma di controllo fondato sul potere e sulle regole della amministrazione.
La società civile dovrà essere, pertanto, regolata dal diritto e dalletica.
Per stabilire le regole del diritto sono sufficienti poche leggi, quelle delletica sono dentro ciascuno di noi. Nel capitolo dedicato al diritto avremo modo di affrontare il tema dei rapporti tra diritto ed etica. Qui dobbiamo precisare che mai nessun giudizio etico potrà tradursi di per sé in sanzione giuridica, poiché altrimenti violeremmo il fondamentale diritto di libertà su cui si fonda la nuova società che nasce dalla fine della Potenza.
Privata del potere di coercizione la amministrazione dovrà fondarsi sulle regole del diritto nel quale porrà il fondamento della propria autorità. Le regole della buona amministrazione devono necessariamente fondarsi sul diritto e non sul potere, poiché questo è lunico modo per evitare la corruzione diffusa presente nelle amministrazioni di tutti gli Stati del mondo. Questo è un punto decisivo: non cè altra maniera di eliminare la corruzione se non eliminando le strutture che generano occasioni di corruzione. E unillusione pericolosa pensare che il problema della corruzione possa essere risolto sostituendo ai corrotti uomini onesti, soprattutto perché non possiamo conoscere dellonestà di un uomo finché egli non sia stato messo alla prova e allora, in genere, è troppo tardi....
Queste considerazioni non devono indurci al pessimismo di Hobbes: lumanità è fatta per lo più di persone oneste ed inclini a buoni sentimenti, ma la questione è che non esiste il partito degli onesti - contrapposto a quello dei disonesti - e, se pure esistesse, durerebbe giusto il volgere di una breve stagione. E il potere che produce in sé corruzione e anche la pianta più solida, se posta in alto, vacilla sotto il vento impetuoso.
NOTE
(7) Alla Comunità Economica Europea si sono presto contrapposti il COMECON nell'Europa orientale, l'Asean nell'Est Asiatico, il Nafta nel continente nord americano.
(8) Le periodiche rivolte operaie in Corea del Sud, in Tailandia, in Indonesia, spesso soffocate nel sangue, sono la testimonianza più evidente di questa contraddizione.