desimone
Manifesto della libertà
lineamenti di una filosofia della liberazione
Baluardo non vè per luomo
che è giunto alla sazietà della ricchezza
ed ha scalciato contro il grande altare
della Giustizia, muro non vè che lo salvi
dallannientamento.
(Eschilo)
Il modo di produzione in sé non ha subito modifiche strutturali sino ad oggi: laccentramento dei mezzi di produzione in poche mani e lespropriazione dei produttori è la conseguenza logica della natura della produzione. Tra schiavitù e lavoro salariato la differenza è solo nominale: in entrambi i casi, infatti, lessenza consiste nellesercizio di un potere di coercizione sugli uomini, nella schiavitù a mezzo della violenza fisica, nel lavoro salariato a mezzo del violenza morale indotta dal bisogno.
La natura del potere ha, per lessenza, questo contenuto di esprimere la costrizione di alcuni uomini per il vantaggio di altri uomini.
La politica è nata come larte di regolare i rapporti di potere e quindi come massima espressione della articolazione concreta di questo potere di coercizione. Lo stesso termine "politica" (larte di governare la città) indica intrinsecamente questo rapporto di coercizione. In questo senso la politica e la libertà sono termini antitetici poiché mentre la libertà di ciascuno incontra un limite solo nella libertà degli altri, per la politica i limiti individuali sono dettati dalla necessità e dal bisogno.
Per tale ragione lunica strada percorribile per garantire la libertà di ciascuno è la liberazione dal bisogno.
Il diritto alla vita è la massima espressione della liberazione dal bisogno: la collettività deve garantire ai suoi membri un reddito sufficiente per il soddisfacimento dei bisogni primari, vale a dire labitazione, il mantenimento in vita. La sanità e la sicurezza.
Una volta raggiunto questo obiettivo appare chiaro che il diritto al lavoro non è altro che un feticcio che nasconde lobbligo di vendere se stessi per tutelare la propria sopravvivenza.
Una società fondata sul diritto al lavoro è una società di schiavi: solo la liberazione delluomo dal bisogno rende possibile la liberazione della capacità creativa delluomo nellattività lavorativa, senza la quale il lavoro perde la sua dimensione etica. Il lavoro non è e non può essere un obbligo: è e deve essere un dovere morale a mezzo del quale la natura umana cerchi nuove e più elevate capacità espressive. Questa espressione sembra contraddittoria se poniamo mente, invero, a quale differenza vi sia tra obbligo e dovere, che nel nostro linguaggio appaiono essere pressoché sinonimi. La differenza è, invece, radicale. Lobbligo rappresenta, anche etimologicamente, il legame, la connessione tra lEssere e la necessità, la costrizione dellEssere nella necessità. Il dovere che ne scaturisce non ha un contenuto morale poiché è privo della libertà che caratterizza il comportamento morale delluomo. Non vi è morale nella schiavitù e nella costrizione. Liberato dalla necessità, il lavoro riacquista la propria dimensione etica e torna ad essere uno dei mezzi per lelevazione spirituale delluomo. In questo senso esso è un dovere morale poiché lelevazione spirituale e con essa la realizzazione dello spirito di libertà è un fine necessario ed è quindi un dovere per luomo esperire tutti i mezzi per il raggiungimento dei propri fini. Questo dovere non incontra, però, un limite nella libertà delluomo, comè per il dovere del lavoro nella necessità, che si pone in contraddizione con la libertà delluomo. Anzi, in quanto dovere morale che concorre alla realizzazione della perfetta libertà delluomo, maggiore è la compiuta esplicazione del lavoro maggiore è il grado di libertà che luomo raggiunge. Il fatto che la realizzazione dello spirito della libertà sia un fine necessario, così come qualunque altra espressione che contenga il concetto di necessità non significa affatto che vi sia un obbligo in tal senso. La necessità è infatti una modalità dellEssere e la costrizione appartiene ad una sfera che gli è del tutto estranea. Lo spirito di libertà è il fine necessario dellEssere in sé senza il quale lEssere perderebbe la propria essenza. Ma in quanto spirito di libertà questa necessità non può essere un obbligo poiché violerebbe la propria natura. In questo senso lassoluta necessità coincide con lassoluta libertà. NellEssere in sé la contrapposizione tra libertà e necessità svanisce nellunità di libertà e necessità, così come svanisce ogni sorta di contrapposizione tra opposti nellunità della necessità dellEssere. Tutte le determinazioni dellEssere attuato, che appaiono nellEssere attuato, - il bello e il brutto, il bene e il male, il vero e il falso, il giusto e lingiusto etc. - si risolvono nellassoluta necessità e nellassoluta libertà dalle quali attingono il loro essere determinato. Il diritto, in quanto mezzo al fine della tutela della libertà, è elemento essenziale delle determinazioni dellEssere ed ha un contenuto morale in quanto attinge nella contrapposizione al dovere al contenuto morale di esso. Nella sua più pura determinazione il diritto è, quindi, dover-essere. Lobbligo qui assume la connotazione dello stretto legame che intercorre tra essere - del diritto - e dover essere - della libertà - .
I rapporti umani devono, quindi, essere regolati dalletica e dal diritto.
Il principio ispiratore del diritto è la tutela della libertà di ciascuno mentre la politica ha cercato di modificarne la natura elaborando una serie di norme che, dietro lapparente scopo di tutelare gli interessi collettivi, hanno lobiettivo di controllare e limitare la libertà. In questo senso si spiega il conflitto che contrappone periodicamente i politici agli operatori del diritto; mentre questi ultimi hanno ben presente la creatività e linderogabilità delle norme relative alla tutela della libertà individuale, i politici tentano continuamente di distorcere questi principi apponendo continue regole sempre più complesse e contraddittorie per lesercizio dei diritti. Ne è emerso un sistema così complesso e farraginoso che in esso si è perduto il confine tra legalità ed illegalità.
Tale concetto è stato legato alle necessità di potere della politica ed è stato quasi fisicamente allontanato dalle fonti del diritto dalla grande massa di provvedimenti emanati dal Parlamento.
La follia della produzione ha pervaso il mondo del diritto così come ogni altro settore della vita umana.
La legge ha cessato da tempo di essere uno strumento di regolazione dei rapporti sociali per divenire un mero strumento di esercizio del potere. Non solo le duecentocinquantamila leggi oggi in vigore in Italia non sono necessarie, ma sarebbero troppe persino duecentocinquanta leggi. In realtà non cè affatto bisogno di produrre leggi poiché le norme di diritto contenute nei codici sono più che sufficienti per regolare tutti i rapporti umani.
Il sistema giuridico deve essere un sistema formale che garantisce la certezza del diritto a mezzo di una normativa armonica con i principi fondamentali posti a base dellordinamento.
Lordinamento vigente si fonda sul diritto al lavoro e sul principio di autorità.
Lordinamento della nuova società si fonda sul diritto alla vita e sul principio di libertà.
La norma fondamentale che deve generare tutte le altre è il diritto alla vita. Nella gerarchia delle norme il secondo principio è la libertà individuale che può essere limitata solo per la tutela del diritto alla vita. Tutto il resto può essere dedotto utilizzando la scienza giuridica per costruire un sistema di norme che non sia mai in contraddizione con la norma fondamentale.
Lattuale stato di confusione e di incertezza nella giustizia dipende dal fatto che il principio di autorità sta degenerando nellesercizio del potere e nella lotta tra le fazioni e che il diritto al lavoro è un falso diritto poiché esso rappresenta in realtà lobbligo di essere schiavi produttori. E necessario rovesciare i principi che sono stati posti a fondamento dello Stato moderno cancellando il principio di autorità ed il diritto al lavoro.
Levidenza della superiorità e della forza del diritto alla vita e del principio di libertà è tale da non lasciare dubbi sullesito della lotta tra queste idee. I giuristi hanno da tempo labitudine a combattere contro il potere con le sole armi del diritto e del pensiero, non possedendo in realtà alcuno strumento di potere né di autorità se non il proprio prestigio personale. E per questa abitudine allo spirito di libertà indotto dal continuo conflitto con lautorità che la lotta contro il potere nasce tra i giuristi ed intorno al discorso sulla giustizia. Nella compiuta società della libertà lautorità della giustizia sarà esclusivamente morale. Per qualche tempo, però, prima della compiuta realizzazione della società della libertà, sarà necessario mantenere forme di autorità cogente del diritto. Ciò non significa necessariamente la violazione del principio di libertà che dovrà comunque essere posto a fondamento della nuova società insieme con il diritto alla vita. Ma lautorità della giustizia dovrà essere dotata degli strumenti che le consentano di essere rispettata anche da parte di coloro che non sentono ancora lautorità morale come un vincolo. Questo è punto estremamente pericoloso poiché è difficile poter determinare il momento in cui lautorità morale della giustizia sia universalmente accettata ed è impossibile, soprattutto, individuare i soggetti che possano compiere tale giudizio senza conferire ad essi un potere di fatto senza limiti. E necessario, pertanto, affrontare il problema della cogenza nella giustizia sotto un diverso punto di vista. Anzitutto lamministrazione della giustizia deve tendere alla propria estinzione e non alla produzione dei processi. Il nostro sistema giudiziario tende a perpetuarsi ed a crescere in maniera funzionale alle esigenze economiche degli operatori del settore. Leffetto è paradossale : più cresce più il sistema diviene ingovernabile e produce ingiustizia sostanziale che comporta unulteriore crescita del sistema nel suo complesso. Affinché possa invertirsi tale tendenza alla crescita abnorme è necessario garantire una giustizia rapida ed efficace, ma non attraverso una crescita della struttura giudiziaria, che provocherebbe solo unulteriore crescita abnorme del sistema. Sarà necessario, inoltre, limitare il potere coercitivo dei singoli uffici giudiziari e allo stesso tempo istituire concretamente la responsabilità dei giudici per gli atti che compiono. I giudici devono essere assolutamente indipendenti da qualsiasi forma di condizionamento e amministrazione. A maggior ragione dovranno essere indipendenti dal potere politico che abbiamo presupposto in via di estinzione nella società della libertà. E quindi possibile immaginare che la soluzione migliore sia listituzione di giudici elettivi nella misura in cui la scomparsa della politica determini la fine dei condizionamenti che essa attualmente produce sulle strutture giudiziarie. Leleggibilità dei giudici risolve alla radice il problema delleccesso di potere che il sistema tende ad assumere nel conflitto con il potere politico e, allo stesso tempo, prefigura la soluzione del problema della necessità di ridurre le strutture in funzione del fine dellestinzione dellamministrazione della giustizia. In questa ottica la cogenza e quindi le sanzioni dovranno essere graduate tra la riprovazione sociale per i delitti più lievi e lesclusione dal consesso sociale con la privazione degli strumenti che consentono la comunicazione con gli altri per quelli più gravi. Daltra parte nella società della libertà e del reddito di cittadinanza le occasioni per lesercizio di unattività criminale saranno notevolmente ridotte e sarà quindi possibile rivedere in maniera radicale lattuale sistema di irrogazione delle pene che, come è stato più volte dimostrato, non solo non inducono la generalità dei condannati a cessare la propria attività criminosa ma generano esse stesse ulteriore crimine.
Listituzione del reddito di cittadinanza e la nascita della società della libertà sono la premessa di una grande rinascita culturale. Quando i mille fiori della cultura e le mille scuole alla ricerca della verità sbocceranno linsegnamento e la diffusione del diritto avranno un ruolo importantissimo poiché determineranno la capacità degli individui di recepire ed accettare nella propria coscienza i comportamenti conformi al diritto come morali e quindi garanti della propria libertà individuale. Ma questo è un argomento che merita una trattazione molto più articolata e completa.