PER UN'ECONOMIA DAL VOLTO UMANO
Sommario
IL POTERE ECONOMICO 3
La società del denaro 3
Il debito come strumento di potere 6
I signori della finanza 11
Le multinazionali tra crimine e produzione 17
Potere economico e democrazia 22
Dal mercantilismo alla globalizzazione 25
Interesse pubblico, Stato e mercato 30
PADRONI E SERVI 35
Il sistema di produzione occidentale 35
Il Giappone e l'Asia 40
Il terzo ed il quarto mondo 44
Il fallimento del modello sovietico 49
La globalizzazione del monopolio 52
UN MONDO MIGLIORE 57
Quale alternativa 57
Il reddito di cittadinanza 61
Il sistema fiscale 64
La Tobin Tax e il debito dei paesi poveri 68
La liberazione del lavoro 71
La globalizzazione dei popoli 77
Glossarietto 79
Il debito come strumento di potere
Sappiamo che il sistema bancario crea denaro dal nulla, poiché a fronte
di esso non c'è alcuna ricchezza e che esso rappresenta la ricchezza
che sarà creata da coloro ai quali il denaro viene prestata. Questo meccanismo
è particolarmente perverso ed ha conseguenze pesantissime per l'intero
sistema economico e finanziario.
Noi sappiamo che è necessaria una quantità di denaro determinata
in funzione del livello degli scambi di una data società economica. Solo
la pratica ci può dire quale sia questa quantità di denaro. Ma
siamo stati in grado di verificare con precisione che un eccesso di liquidità
in un sistema produce inflazione, ovvero una diminuzione della capacità
di acquisto del denaro, e la mancanza di liquidità nel sistema produce
deflazione, ovvero un aumento della capacità di acquisto del denaro.
Le conseguenze sono comprensibili intuitivamente.
Se la gente dispone di più denaro di quello necessario ad acquistare
tutti i beni in circolazione, questi costeranno di più, poiché
ci sarà una maggiore domanda di beni, mentre se il denaro è minore
del totale dei beni in circolazione questi costeranno di meno, poiché
diminuirà la loro domanda.
E, finché il denaro era una merce, come l'oro o l'argento, alla maggiore
necessità di denaro si sopperiva utilizzando al posto dell'oro e dell'argento
altre merci, come il rame o il ferro, o prodotti per l'alimentazione come il
sale o l'olio. Negli Usa, al tempo della grande inflazione che seguì
la guerra di indipendenza, venne usato il tabacco come merce di scambio. In
questo modo, il sistema sopperiva naturalmente, anche se in maniera molto grossolana,
all'eccesso o alla mancanza di strumenti monetari nel sistema.
La situazione è radicalmente mutata da quando il denaro di carta ha sostituito
il denaro-merce, e soprattutto da quando questo denaro di carta ha perduto ogni
relazione con il "valore" della merce. Da allora, infatti, l'emissione
di nuovi strumenti monetari avviene praticamente solo con la creazione di nuovi
debiti. E questa creazione è stata delegata dagli Stati al sistema bancario
che, per svolgerla, non solo viene remunerato per mezzo del tasso di interesse,
ma è in grado di esercitare, attraverso il debito, pressioni intollerabili
nei confronti di cittadini, imprese e Stati.
In altri termini, per mezzo di questo meccanismo, il debito è diventato
uno strumento di potere di massa, mentre prima era uno strumento di potere individuale.
Come saprete, nell'antichità si finiva in galera per i debiti, ed era
il creditore legittimato ad usare questo potere, fino al punto di impadronirsi
della vista stesa del debitore rendendolo schiavo. Allo stesso tempo, però,
poiché gli antichi si rendevano conto che il debito tende sempre ad espandersi,
e che quindi con il passare del tempo, un numero crescente di cittadini si trovava
in difficoltà per non avere i mezzi per fare fronte ai proprio debiti,
periodicamente venivano emessi provvedimenti di remissione dei debiti. Il giubileo,
nel suo significato originario, aveva questa funzione di cancellare tutti i
debiti, o almeno una parte consistente di essi.
Accadeva raramente che gli Stati si indebitassero con privati, e in genere ciò
avveniva per ragioni straordinarie, come la necessità di finanziare una
guerra. Questo significava che i finanziatori privati, in qualche modo, legavano
il proprio destino al governo di quella nazione.
Gli Stati mantenevano, comunque, il diritto di battere moneta. Per secoli le
monete in circolazione sono state di metallo, ed il loro "valore"
era sempre legato al prezzo effettivo del metallo di cui erano composte. Il
trucco di coniare una moneta che contiene una quantità di metallo prezioso
diversa da quella indicata dal "valore" facciale, veniva in genere
scoperto dai mercanti che non si facevano scrupoli di verificare quanto oro
o argento ci fosse effettivamente nelle monete coniate. Ovviamente, se la verifica
riscontrava una quantità di metallo inferiore, il prezzo del bene che
volevano vendere aumentava in proporzione.
Ne conseguiva una specie di inflazione, ovvero un aumento dei prezzi rispetto
al valore nominale indicato sulle monete.
In realtà, quell'inflazione era puramente illusoria, poiché non
teneva conto delle effettive fluttuazioni dei prezzi dei beni e dei metalli
impiegati come moneta, ma solo del "valore" facciale.
Avrete notato che metto sempre il termine "valore" tra virgolette.
C'è una ragione precisa. Ritengo che quando si parla di beni materiali,
o comunque di beni economicamente rilevanti, si debba sempre e solo parlare
di prezzi, poiché ai beni è inapplicabile il concetto di valore.
Non ritengo, cioè, che sia possibile determinare in nessun modo un valore
intrinseco di un bene ma che possiamo determinarne solo il prezzo. Che in quanto
tale, oscilla in maniera imprevedibile in funzione della domanda od offerta
di quel bene in un dato momento storico. Al contrario, il valore non può
oscillare per definizione, poiché quando si parla di valori ci si riferisce
sempre ad un assoluto.
Con il denaro di carta, il potere del sistema finanziario è aumentato
a dismisura diventando gigantesco, ma allo stesso tempo questo gigante mostra
sempre di più la propria pesantezza e fragilità.
Finché tra il denaro di carta e le merci è stata mantenuta una
qualche corrispondenza, infatti, il processo di crescita del peso del mondo
finanziario nell'economia era limitato alla velocità dell'accumulazione
del capitale.
In quanto parassitario, il capitale finanziario tende a crescere con progressione
costante, ma allo stesso tempo a ridurre il proprio tasso di crescita. Infatti,
il suo sviluppo dipende dalla crescita del sistema economico, che per effetto
dell'invadenza della finanza, vede ridurre progressivamente i mezzi necessari
al proprio sviluppo.
In altri termini, è la tendenza alla riduzione del saggio del profitto
che gli economisti dell'ottocento osservarono già allora ma sotto un'altra
visuale.
La rottura di ogni relazione tra le emissioni monetarie e merci corrispondenti,
ha determinato che la crescita del sistema finanziario è diventata incontrollata
ed incontrollabile, fino al punto da ridurre gli scambi per le attività
economiche ad una frazione trascurabile del totale degli scambi finanziari.
In pratica avviene che le banche effettuano prestiti semplicemente annotando
nei propri libri la concessione di un fido o un mutuo, senza che a fronte di
quel prestito ci sia alcuna garanzia, se non quella prestata dalla persona cui
il prestito stesso viene concesso.
Mi spiego meglio. Il sig. Rossi, che vuole iniziare un'attività imprenditoriale
qualsiasi, chiede alla banca un prestito di cento milioni. Porta il suo progetto,
che viene esaminato da seriosi funzionari di banca, offre le proprie garanzie,
in genere un'ipoteca sulla casa e la firma sul conto, che comporta una garanzia,
del padre e la madre, della fidanzata, della moglie, e magari pure dell'amante,
con tutti i problemi di gelosia che ne conseguono. Quando la banca concede il
prestito, non fa altro che annotarlo nei propri libri, ma a fronte del denaro
che ha dato al sig. Rossi non c'è niente altro se non la ricchezza che
lo stesso Rossi produrrà se la sua attività avrà successo.
In altri termini, il sig. Rossi paga alla banca il diritto di lavorare e produrre,
poiché senza il denaro egli non potrebbe intraprendere alcunché.
La banca, concedendo il prestito, non ha disposto di una propria ricchezza in
favore del sig. Rossi, ma ha semplicemente aumentato la massa monetaria dei
cento milioni che gli ha prestato, creandoli dal nulla mediante quella semplice
annotazione.
Se poi il sig. Rossi non ha genitori mogli o amanti disposti a garantire per
lui, né dispone di appartamenti da dare in garanzia, se riesce ad incontrare
la fiducia dei suoi fornitori può crearla lui stesso la massa monetaria
di cui ha bisogno emettendo quei titoli privati che sono usuali tra i commercianti
e che sono costituiti da assegni post-datati o cambiali. Titoli che ovviamente
aumentano il rischio dei fornitori che, per remunerare questo rischio, gli applicheranno
interessi alti, ovvero gli bloccheranno il credito costringendolo magari a rivolgersi
a qualche usuraio.
Ma la maggior parte delle imprese, com'è noto, è nelle mani delle
banche, e dipendono dai finanziamenti che queste fanno. Finanziamenti resi possibili,
lo ripeto, solo dal fatto che l'impresa finanziata abbia buon fine e sia in
grado di produrre ricchezza, poiché altrimenti quella massa monetaria
creata dal nulla resta senza giustificazione e finisce per alimentare inflazione.
E' per questa ragione che ai momenti di crisi economica, si accompagna spesso
l'inflazione, con il rischio di mettere il sistema economico in quella trappola
mortale che è stata chiamata dagli economisti degli anni settanta la
"stagflazione", ovvero una stagnazione delle attività economiche
con il Prodotto Interno Lordo che non cresce più, accompagnata dall'inflazione.
Il sistema, però, sembra poter garantire l'elasticità nella creazione
della massa monetaria necessaria affinché non ci sia una mancanza di
liquidità nelle fasi di espansione, anche se, nelle fasi di contrazione
dell'attività economica il rischio resta quello dell'inflazione.
Il problema è che alla crescita del sistema economico si accompagna sempre
una crescita del debito complessivo del sistema. Questa è una conseguenza
aberrante, se si pensa che il debito non può crescere all'infinito, e
che oltretutto più elevato è il debito dei soggetti economici
e maggiore diventa il rischio delle loro imprese.
Tra l'altro, dei soggetti che operano nel sistema economico, gli Stati, le imprese
e le famiglie, gli Stati non possono più incrementare la propria quota
di debito, anche per evitare un aumento incontrollato della pressione fiscale,
il cui ricavato è necessario per coprire gli interessi sul debito, le
famiglie, indebitandosi, si impoveriscono e devono ridurre i consumi, e in tal
modo inibiscono la crescita del sistema economico, e le imprese, oltre ad essere
assoggettate a rischi maggiori, sono costrette ad aumentare i prezzi, altro
fattore che incide sull'inflazione e sulla stagnazione economica.
L'effetto dell'economia del debito, insomma, è quello di portare in una
situazione di crisi senza sbocco, dalla quale il sistema non ha apparentemente
alcuna via di uscita.
E' quello che sta accadendo in Giappone da oltre dieci anni. In quel paese,
nonostante anni di politica finanziaria di tassi di interesse prossimi allo
zero (peraltro necessari per non far crescere in maniera eccessiva un debito
pubblico che assomma a circa il 140% del PIL), l'impossibilità di indebitare
ulteriormente Stato e famiglie ha indotto una crisi senza fine dell'economia,
che da un decennio alterna anni di stagnazione ad altri di contrazione economica.
L'altro effetto perverso dell'economia del debito, è che il potere reale
sulla società viene delegato alle banche e alle istituzioni finanziarie,
che decidono del destino di famiglie, imprese e Stati con un provvedimento del
proprio comitato di credito.
Con la ulteriore conseguenza che il mondo della politica, diventa sempre di
più una rappresentazione farsesca e priva di ogni contenuto reale, avendo
perduto ogni contatto con il potere effettivo, detenuto da banche ed istituzioni
finanziarie.
La globalizzazione del monopolio
Il dominio del sistema finanziario sulla produzione economica,
comporta l'appropriazione della ricchezza prodotta da parte della finanza ed
il totale asservimento delle forze di produzione al suo potere.
Il potere della finanza si riproduce e cresce con la crescita del debito dei
soggetti che operano nel sistema economico.
Soprattutto, il potere della finanza si può mantenere solo se ne è
garantita la crescita continua, altrimenti esso tende a disfarsi. Infatti, la
mancata crescita degli strumenti finanziari, comporta una contrazione delle
attività economiche, che a sua volta ha come conseguenza una distruzione
di ricchezza finanziaria, o tramite l'inflazione o tramite la contrazione dei
prezzi dei titoli rappresentativi di essa.
In altri termini, il sistema finanziario è condannato a crescere continuamente
se non vuole perdere il proprio potere, ma allo stesso tempo, questa necessità
è il suo limite e la sua debolezza. Sappiamo, infatti, che esiste un
limite alla crescita dell'indebitamento dei soggetti che operano nel sistema
economico. Questo limite è strutturale al sistema, perché dipende
dalla stessa natura dei soggetti che si indebitano.
Gli Stati non possono più incrementare il proprio indebitamento finché
questo non si sarà ridotto sensibilmente rispetto agli attuali livelli.
Questa considerazione vale, in pratica, per tutto il mondo, poiché dopo
il 1971, il debito pubblico è cresciuto a dismisura fino a superare per
molti Stati dell'occidente e dell'Asia, tra cui l'Italia e il Giappone, il 100%
del Prodotto Interno Lordo. I criteri adottati nell'accordo di Maastricht, prevedono
che il debito pubblico non possa superare il 60% del PIL, che in realtà
è già un livello di indebitamento molto elevato. L'Italia ha rapporto
tra il debito ed il PIL che supera il 120%, e molti altri paesi aderenti al
trattato di Maastricht, stanno nelle stesse condizioni.
Per abbassare il rapporto è necessario ridurre drasticamente la spesa
pubblica, in modo che la sua crescita sia inferiore alla crescita del PIL.
Il presupposto è, ovviamente, che il PIL continui la sua crescita, ma
abbiamo visto che questa è frenata dalla carenza di liquidità,
ed il drenaggio fiscale cui gli Stati sono costretti per recuperare le risorse
necessarie a far fronte agli interessi sul PIL, toglie liquidità al sistema
economico. Oltretutto, la riduzione della spesa da parte dello Stato incide
negativamente sulla crescita economica, e inoltre, per garantire il pagamento
degli interessi, gli Stati sono costretti a tenere alti i tassi di sconto.
Questo spiega le perplessità della banca centrale europea nel ridurre
i tassi in maniera proporzionale all'analoga manovra adottata dalla FED, negli
USA durante il 2001.
Gli USA, infatti, hanno potuto usufruire di un periodo di avanzo di bilancio
grazie alla drastica riduzione dei costi dell'amministrazione adottata dal governo
Clinton, a seguito della crescita dell'economia per l'espansione della produzione
immateriale, e per la particolare forza del dollaro sui mercati internazionali.
Le persone fisiche, a loro volta, non possono contrarre debiti di durata superiore
alla propria esistenza, ed il meccanismo di far crescere i loro redditi diventa
illusorio se non cresce e anche l'attività di produzione, poiché
finisce per risolversi in inflazione. E' questa, per inciso, la ragione per
cui una politica di spesa che non tenga conto della necessità di una
crescita della produzione adeguata alla crescita dei redditi, finisce sempre
per provocare inflazione, poiché aumenta la massa monetaria senza alcuna
giustificazione.
Da ultimo, le imprese sono anch'esse assoggettate ad un rischio maggiore mano
a mano che la loro crescita rende necessari ulteriori indebitamenti. Il rischio
è che una contrazione temporanea del mercato metta a repentaglio la vita
stessa dell'impresa, costringendola alla chiusura, come si è drammaticamente
verificato nell'ultima crisi dell'estate del 2000.
Negli anni ottanta, una delle ragioni che spinse le multinazionali a frammentarsi
in unità più piccole e specializzate, oltre al risparmio di costi
derivante dalla specializzazione ed ai maggiori utili che potevano provenire
dal fornire servizi non solo all'impresa madre, ma anche ad altre imprese sul
mercato, fu proprio la necessità di ristrutturare il debito delle grandi
aziende per sottrarle al rischio di crollo nell'ipotesi in cui uno o più
settori dell'impresa fossero entrati in crisi.
Superata la crisi finanziaria, abbiamo assistito negli anni novanta, ad una
nuova fase di accorpamento delle imprese, o meglio ad una lotta senza quartiere
che ha portato un'enorme semplificazione in alcuni settori, dove le più
forti hanno fagocitato le imprese più piccole e deboli del settore.
Nell'ambito della produzione di automobili, per esempio, da circa dieci anni
assistiamo ad una concentrazione delle imprese, fino al limite del monopolio,
dapprima a livello nazionale, poi a livello internazionale. In Italia, la Fiat
ha inizialmente fagocitato tutte le altre imprese di produzione automobilistica,
poi è stata sua volta fagocitata dalla General Motors americana.
In tutto il mondo, in luogo delle centinaia di aziende dei primi anni settanta,
restano una decina di grandi imprese di produzione del settore, che combattono
tra di loro per il monopolio di fatto nei singoli paesi e nel mondo intero.
Il sistema finanziario ha imposto la propria logica ed il proprio potere ai
mercati di tutto il mondo. Non esiste alcun altro sistema di distribuzione della
ricchezza, anche perché il tentativo fallito di costruire un sistema
alternativo al capitalismo, metteva al centro del cambiamento la produzione
e non la distribuzione della ricchezza.
Sotto questo profilo, la battaglia per un sistema economico equo non si è
ancora svolta, ed abbiamo visto come sia fallito il sistema centralista creato
dai sovietici per l'impossibilità di quel sistema di garantire l'innovazione
nella produzione.
Ma anche se questo fosse avvenuto, il sistema non sarebbe stato in grado di
combattere una battaglia vincente contro il potere finanziario, per l'impossibilità
di usare strumenti efficaci di lotta e stare sul mercato ugualmente.
Insomma, il nuovo sistema si sarebbe potuto imporre solo attraverso l'uso delle
armi, o di una rivoluzione generale nei paesi dell'occidente, ipotesi questa
resa remota dal diffuso benessere che la libertà delle forze produttive
e la loro crescita sul debito aveva portato.
La necessità del sistema finanziario di crescere continuamente per garantirsi
la sopravvivenza, comporta che questi ha necessità di trovare sempre
nuovi spazi sui quali esercitare il proprio potere. Questi spazi non devono
essere necessariamente fisici, poiché ogni attività, comprese
quelle immateriali, può essere assoggettata al potere della finanza.
L'esplosione delle attività immateriali dell'ultimo decennio, è
dovuta alla spinta che esse hanno ricevuto dal potere finanziario, che peraltro,
esse stesse hanno contribuito a far crescere. Da questo punto di vista, quindi,
il potere finanziario sembra poter usufruire di spazio illimitato, poiché
sappiamo che la crescita delle attività immateriali è potenzialmente
illimitata, non essendo soggetta ai limiti spazio temporali delle attività
materiali.
In realtà, il potere finanziario ha un limite ben preciso che come abbiamo
visto è strutturale al suo stesso modo di essere. L'economia del debito,
infatti, incontra il proprio limite nella durata della vita stessa dei soggetti
che contraggono i debiti, e nella loro capacità di sostenere i rischi
che l'assunzione crescente di debiti comporta.
Per cercare di superare questi rischi, il potere finanziario deve assicurare
la maggiore stabilità possibile alle imprese di produzione, al fine di
non sommare ai rischi intrinseci alla loro crescita, anche il rischio della
concorrenza. In altri termini il potere finanziario induce il sistema produttivo
ad assumere una struttura monopolistica, che gli consente di regolare le conseguenze
finanziarie dei rischi delle attività produttive attraverso il controllo
dei prezzi.
In altre parole, un'impresa che abbia il monopolio in un determinato settore
della produzione, è in grado di regolare i prezzi e la produzione come
crede, poiché non è assoggettata alle leggi della concorrenza.
Questo consente al potere finanziario che le controlla, di ridurre fino quasi
ad azzerarlo, il rischio derivante dal debito contratto dall'impresa per la
crescita, poiché può essere aumentata o diminuita, agendo sulla
leva dei prezzi e delle fasce di mercato interessate alla produzione, la massa
finanziaria necessaria per la vita stessa del debito. In un regime di concorrenza,
questa manovra sarebbe impossibile, poiché i prezzi verrebbero stabiliti
dal mercato e non dal monopolista.
Di conseguenza, il sistema dominato dal potere finanziario, tende ad essere
monopolista in tutti i settori ed in tutti i paesi.
Questa tendenza al monopolio contraddice evidentemente lo spirito stesso della
globalizzazione, il cui scopo iniziale era proprio quello di favorire un mercato
il più ampio e il più concorrenziale possibile. Ma è inevitabile
che il monopolio del potere finanziario generi il monopolio e della produzione
e della commercializzazione.
Il nostro obiettivo è quello di battere la logica del monopolio, che
per il controllo della produzione immateriale genera la logica del pensiero
unico. Ma è evidente che la battaglia per la libertà e la pluralità
non potrà esser vinta se non combattendo contro il monopolio del potere
finanziario. Vincere una battaglia contro una multinazionale non significa vincere
la guerra, poiché ce ne sono altre cento generate dal sistema finanziario
pronte ad irrompere sul campo. Come Anteo, figlio della Terra, le multinazionali
anche se battute risorgono sotto diverse spoglie se si consente loro di toccare
la terra del potere finanziario. Come fece Ercole dobbiamo strangolarle in aria,
recidendo ogni legame con la loro madre, per poterle vincere.
Non c'è alternativa alla globalizzazione dell'economia e degli scambi.
Non si torna indietro al mercantilismo ed alle guerre doganali.
Il movimento no global, che esprime tutta la propria rabbia nei confronti di
questo modo perverso di fare la globalizzazione, contro il monopolio delle multinazionali
e del potere finanziario, dovrebbe togliersi di dosso l'immagine appiccicatagli
dai mass media di un movimento che combatte il nuovo, rappresentato dalla globalizzazione,
in nome del vecchio, rappresentato dalla struttura economica per nazioni.
Credo che nessuno di quelli che da Seattle a Genova sono scesi in piazza per
manifestare la propria rabbia e la propria opposizione a questo sistema di potere
e di generazione della vita, abbia mai pensato nemmeno lontanamente di ripristinare
il vecchio sistema di barriere doganali e di confini che separano i popoli e
i loro prodotti.
Semmai è interessante l'idea di chiamare il movimento new-global, per
sottolineare che dalla fusione dei popoli, dal superamento delle logiche nazionali,
dallo scambio e dalla fratellanza non si torna indietro, anche se i padroni
del mondo ci ributtano ogni tanto nel clima di guerra e di ostilità che
è funzionale ai loro interessi.
La salvezza delle economie locali, non passa attraverso la loro protezione,
ma al contrario attraverso la possibilità di consentire loro la massima
espansione. E la vita di miliardi di persone dipende dalla nostra capacità
di battere il vecchio, questo sì, del potere finanziario, e far vincere
il nuovo della preminenza della produzione immateriale su quella materiale.
La guerra contro il potere finanziario si vincerà solo se saremo coscienti
della potenza ed allo stesso tempo dei punti deboli del nemico. Sostituire il
potere dell'economia del debito, ed allo stesso tempo battersi perché
a livello locale venga imposto un sistema fiscale sugli strumenti finanziari
è quello che possiamo fare, continuando, nel frattempo a batterci contro
le violenze delle multinazionali sul territorio e sulla gente, ed a manifestare
per far crescere tra la gente la coscienza che da questo sistema si può
uscire ed anche rapidamente.
Non solo, ma che è necessario uscire se non vogliano che il mondo torni
a ripercorre i passi che nella storia hanno segnato i momenti più bui
dell'umanità, con le guerre, le violenze, le distruzioni, e l'odio tra
i popoli.
Il movimento no-global sa bene che solo la fratellanza tra i popoli e tra le
persone è in grado di battere questo sistema. E la circolazione delle
idee e la loro diffusione in tutto il mondo è il principale strumento
che possiede per effettuare questa operazione. Internet è uno strumento
potentissimo di libertà. Sta a noi saperlo usare nel modo migliore, nella
maniera più efficace per sconfiggere le forze del potere, della vecchia
logica della prevaricazione dell'uomo sull'uomo, dei popoli su altri popoli,
delle nazioni su altre nazioni.
Abbiamo bisogno di un mondo aperto, multirazziale e multiculturale, libero e
creativo. Abbiamo gli strumenti e le forze per farlo. Facciamolo.
Bretton Woods: Anonima località degli Stati Uniti in cui fu sottoscritto l'accordo che porta il suo nome. L'accordo prevedeva la costituzione del FMI, della Banca Mondiale e la convertibilità di tutte le monete nel dollaro e solo di questo nell'oro.
FMI: Il Fondo Monetario Internazionale istituito con il compito di garantire la stabilità dei cambi tra le monete dei paesi aderenti all'accordo di Bretton Woods, che potevano oscillare nell'ambito di una banda prefissata. Dopo il 15 agosto 1971, svolge la funzione di intervenire finanziariamente a sostegno e soprattutto controllo, dei paesi dove interviene la Banca Mondiale.
Banca Mondiale: Istituita anch'essa a Bretton Woods, con lo scopo di intervenire sulle economie in difficoltà dei paesi aderenti all'accordo. Finanzia progetti per lo sviluppo ovviamente sempre più legati agli interessi delle multinazionali e degli Stati Uniti.
WTO: World Trade Organization, l'organizzazione mondiale del commercio, nata dal GATT, l'accordo sulle tariffe ed i commerci del 1949, con l'intento di liberalizzare i commerci in tutti i paesi e di abbattere le barriere doganali. E' diventato lo strumento per imporre ai paesi terzi le politiche monopolistiche delle multinazionali e della finanza mondiale.
Reddito di Cittadinanza universale: Lo strumento per la liberazione dell'umanità dalla schiavitù del lavoro per la necessità di procurarsi i mezzi per vivere. La somma necessaria per ciascun cittadino per vivere dignitosamente.
PIL: Prodotto Interno Lordo, ovvero, in teoria, quanto viene prodotto in un anno da un paese. Una volta si chiamava Produzione Nazionale e calcolava solo i beni materiali. Adesso ci sono anche e soprattutto le attività immateriali, ed i criteri di scelta delle attività da inserire nel calcolo del PIL sono divenuti essenzialmente politici. Svolge la funzione di determinare un criterio per la determinazione della misura del deficit pubblico.
Debito Pubblico: Il debito complessivo dello Stato e degli altri Enti statali nei confronti del sistema finanziario e dei privati in possesso dei titoli pubblici. Il debito è portato da Titoli emessi dallo Stato, con varie scadenze. Quelli a breve termine sono i BOT, Buoni Ordinari del Tesoro, quelli a più lunga scadenza sono i BTP, Buoni Poliennali del Tesoro, eccetera.
Deficit Pubblico: La somma che annualmente lo Stato spende in più rispetto alla spesa preventivata. Per coprire questa spesa aggiuntiva vengono emessi Titoli di Stato. E' il principale strumento per la politica di intervento keynesiano nell'economia, detta appunto di deficit spending.
Mercantilismo: Sistema economico che si fonda su una difesa dei prodotti interni ed una aggressiva politica di esportazione, allo scopo di avere una bilancia di pagamenti attiva. L difesa si basa su dazi alti all'importazione, e l'aggressività all'estero su prezzi molto bassi, anche allo scopo di vincere le resistenze doganali dei paesi concorrenti.
Multinazionale: Una compagnia privata che ha sedi e interessi in più paesi nel mondo. Molte di esse hanno un fatturato superiore al PIL di parecchi Stati del mondo anche industrializzato.
Keynesismo: Politica di intervento dello Stato per sostenere l'economia fondata sul deficit spending, ovvero su interventi di spesa non previsti nel bilancio. E' il fondamento dell'economia del debito.
Banca: L'arma letale per la conquista del mondo da parte del potere finanziario. Lo strumento per la creazione dell'economia del debito.
Oro: Il prezioso metallo posto alla base dell'emissione delle banconote di carta. Fino agli anni trenta era possibile andare in banca e convertire le banconote in oro. Poi fu istituito il divieto di conversione, che per gli accordi di Bretton Woods fu possibile solo con il dollaro. Nel 1971, gli USA dichiararono l'abrogazione unilaterale dell'accordo. Tutto l'oro del mondo non copre che un frazione infinitesimale degli strumenti finanziari i n circolazione.
Banconote: l'essenza della truffa del sistema bancario, ovvero lo strumento attraverso il quale con un giochetto di prestigio il sistema finanziario si appropria del lavoro e della vita degli uomini e delle imprese.
15 agosto 1971: L'anno, il mese, il giorno in cui gli USA dichiararono l'abrogazione degli accordi di Bretton Woods, relativamente alla convertibilità del dollaro in oro. Da quel giorno le monete di carta sono divenute ufficialmente ciò che sono sempre state: pezzi di carta colorata.
1929: L'anno del grande crack della Borsa americana. L'indice Dow Jones scese da oltre 300 punti del picco dell'ottobre del 1929 fino a 32 punti dell'estate del 1932. Fallirono oltre diecimila banche, chiusero un'infinità di stabilimenti, milioni di persone finirono sul lastrico e iniziò la più grande recessione della storia dell'umanità.
Recessione: Tecnicamente la recessione è una riduzione del PIL per due trimestri consecutivi. Ma data la natura politica e relativamente aleatoria del PIL, molti preferiscono osservare la produzione industriale per capire se c'è recessione in un paese. La caduta di questa è ancora indicativa di uno stato di crisi dell'economia.
DowJones: L'indice della Borsa dei titoli industriali di New York. Prende il nome da Charles Dow e dal socio Edward Jones, nella società Dow-Jones & C., che nel 1884 elaborarono un indice fondato sulle oscillazioni giornaliere della capitalizzazione media di dodici dei principali titoli di borsa. Oggi il DJ Industrial Average è calcolato sui trenta principali titoli del listino. In Italia un analogo indice è il MIB30, calcolato sulle oscillazioni delle prime trenta società del listino della borsa di Milano.
Nasdaq: Acronimo di National Association of Securities Dealers Automated Quotations, rappresenta l'indice delle azioni delle aziende tecnologiche sul mercato americano.
Inflazione e deflazione: La prima è data da un eccesso di moneta rispetto alla quantità ed alla velocità delle transazioni commerciali in un paese, la seconda si verifica nel caso diametralmente opposto. L'effetto dell'inflazione è un aumento dei prezzi dei beni, quello della deflazione una contrazione o una stagnazione dei prezzi. Entrambe sono accompagnate agli estremi da un calo delle attività economiche.
Stagflazione: Lo spauracchio delle economie occidentali, ovvero una situazione in cui si mescolano inflazione e stagnazione delle attività economiche. Le sue delizie sono state recentemente sperimentate dal Giappone. E' come un labirinto: una volta dentro è difficile uscirne.
Nuovo mondo: Quello che nascerà dalla sconfitta del potere finanziario. Tassazione degli strumenti finanziari, reddito di cittadinanza, titoli ad interesse negativo e tanta lotta per costruire un mondo libero, equo, pulito, ricco e creativo.