Bellimbusti, Signorine e Jovanotti
Certo che il Festival di Sanremo è proprio una bella
invenzione. Milioni di italiani davanti al televisore per un paio di settimane
a sentire canzonette, ammirare bellimbusti di chiara fama e prosperose signorine,
e soprattutto a non occuparsi dei guai di una politica sempre più deprimente.
Agli abituali protagonisti, nell'ultima edizione, si è aggiunto Jovanotti
che, intuendo lo spirito del tempo, ha cercato di dare un po' di lustro alla
malridotta politica di questi tempi, producendosi in un'esternazione buonista
sulla necessità di rimettere il debito nei confronti dei paesi più
poveri. Ha confezionato, così, un ben riuscito spot pubblicitario in
favore del Presidente D'Alema e del segretario Veltroni che, con sospetto tempismo,
si trova in tournée proprio nel terzo mondo. Che non si possa costringere
i paesi poveri del terzo mondo a pagare né gli interessi né la
sorte di un debito contratto per lo più per alimentare burocrazie corrotte
e guerre sanguinose, non credo vi sia dubbio. D'altra parte è anche evidente
che per molti dei paesi poveri la questione è solo nominale, dato che
da tempo non hanno neppure i mezzi per comprarsi il pane. In questa situazione
disperata, il problema di un debito estero che non sarà pagato mai passa
davvero all'ultimo posto. E per certi versi il polverone sollevato dai nostri
Jovanotti sul problema rischia di far passare in cavalleria il vero nodo della
questione. Vale a dire che se non si trova la maniera di far partire un minimo
di sviluppo economico nel terzo mondo, non solo la povertà, la fame e
la morte continueranno ad imperversare, ma ci saranno conseguenze pesanti anche
per i paesi del mondo occidentale sviluppato. Sia per il rischio di migrazioni
ancora più massicce di quelle degli ultimi anni, sia per l'esplosione
di continui focolai di guerra e di epidemie che rendono eticamente intollerabile
questa situazione, ma anche per l'impossibilità di creare un mercato
in quei paesi che possa dare fiato alla produzione occidentale. Se le belle
coscienze dell'occidente si acquietassero nella prospettiva buonista della cancellazione
di un debito di fatto già inesistente, accompagnandola magari con la
fanfara della propaganda politica interna, non solo il problema non verrebbe
risolto, ma al contrario, nascondendo la questione principale, la cancellazione
del debito rischia di ag-gravarlo. E allora, che fare? Il debito dei paesi del
terzo mondo è solo la punta dell'iceberg di un sistema mondiale che è
cresciuto sul debito. Quello estero degli Stati Uniti, che sta provocando i
rialzi del tasso di sconto di un preoccupatissimo Greenspan, supera i trecento
miliardi di dollari e dagli anni settanta in poi tutti i paesi del mondo accompagnano
le proprie economie con un debito estero ed interno in crescita esponenziale.
Il fatto è che il debito interno, in realtà, maschera le emissioni
monetarie che la fine degli accordi di Bretton Woods hanno svincolato dall'oro
e il debito estero è una maniera surrettizia di scaricare sui bilanci
degli stati del mondo le necessità crescenti di un famelico mondo finanziario.
Il nodo della rinascita economica, in tutto il mondo passa attraverso riforme
che svincolino decisamente le politiche mone-tarie dalla crescita dell'economia
reale e riducano il peso della bolla speculativa sull'economia finanziaria.
E' assurdo che nei paesi sviluppati un tasso di crescita superiore al 2/3% sia
insostenibile. Questo è l'effetto perverso della finanziarizzazione dell'economia,
che costringe le autorità monetarie a politiche di restrizione del credito.
In altri termini, il freno all'economia reale ha la funzione di limitare il
meccanismo di creazione di denaro da parte delle banche stimolato, in questo
sistema finanziario, dall'espansione economica. Con la conseguenza assurda che,
per limitare la crescita della massa monetaria, alimentata dal sistema fiscale,
si frena lo sviluppo economico che in questo sistema è il solo a poter
consentire la riduzione del debito pubblico e quindi la riduzione della pressione
fiscale. Insomma, un sistema incartato su se stesso, in cui la gente che lavora
sta sempre peggio mentre il mondo finanziario crea ricchezza virtuale in un
clima di crescenti rischi di esplosione del sistema. Per affrontare con decisione
la situazione c'è solo una riforma che sposti il peso fiscale sulla massa
monetaria e liberi il mondo dell'economia reale, consentendo tassi di crescita
di nuovo adeguati alle capacità di sviluppo tecnologico e non frustrati
dalla rapinosa avidità del mondo finanziario, come spiego nel mio libro
"Un Milione al mese a tutti: subito!" edito dalla Malatempora edizioni.
Da ultimo una considerazione a margine. Se bellimbusti, signorine e Jovanotti
si mettono in politica, c'è il rischio che la gente si accorga che i
politici non sanno più farla, e che, oltretutto, sono anche molto meno
fotogenici e buonisti. Un paio di millenni fa, tal Valerio Catullo scrisse qualcosa
su cui non sarebbe inopportuna una riflessione dei nostri D'Alema e Veltroni.
" Gallus homost stultus nec se videt esse maritum,
Qui patruus patrui monstret adulterium."
In altre parole, chi semina vento raccoglie tempesta.