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Cosa sono i titoli a tasso negativo? Sono titoli finanziari gravati
da interesse negativo per il decorso del tempo e che perdono interamente il
proprio valore con la scadenza del termine di validità.
·
Che interesse ha un operatore economico ad accettare questi titoli? L’interesse
degli operatori economici è dato dalla fiducia nella loro spendibilità, e quindi
dalla possibilità di acquistare delle merci o effettuare dei pagamenti per loro
tramite.
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Che interesse ha un operatore finanziario ad accettare questi titoli?
Gli operatori finanziari si basano anch’essi sulla fiducia nei confronti
dei titoli, e sulla propria capacità di riuscire a rimetterli in circolazione
guadagnando un interesse.
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Perché si dovrebbe creare un clima di fiducia intorno a questi titoli e una
loro generale accettazione? Il presupposto dell’emissione dei titoli
è un persistente eccesso di offerta globale, che induce i produttori a effettuare
anche forti sconti pur di smobilitare le scorte. L’accettazione dei titoli comporta,
anche in ipotesi di una loro circolazione molto lenta, l’effettuazione da parte
del prenditore dei titoli di uno sconto molto basso (5% all’anno). Per questa
ragione i titoli circoleranno prevalentemente tra i produttori.
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Perché i titoli a tasso negativo dovrebbero circolare più velocemente delle
banconote? Perché si tratta in sostanza di mezzi di pagamento gravati
da un costo. Di conseguenza, il prenditore cercherà di spenderli il più rapidamente
possibile e non li tesaurizzerà per evitare il costo. E’ impossibile tesaurizzare
i titoli a tasso negativo data la loro natura, e questo comporta che si tratta
di mezzi di pagamento che non generano debito.
·
Perché i titoli a tasso negativo
devono essere emessi solo per creare nuove imprese? Nel caso di loro
emissione slegata dalla creazione di attività d’impresa, si risolverebbe in
una emissione di moneta senza alcuna corrispondente attività nel territorio,
e quindi essi finirebbero, almeno nella fase iniziale, per premere in aumento
sui prezzi. In altri termini genererebbero inflazione. Un’altra ragione risiede
nel fatto che l’emissione in favore di imprese in via di costituzione favorisce
un’iniziale circolazione dei titoli presso i produttori, che sono portati ad
accettare qualunque mezzo di pagamento pur di liberare i propri magazzini.
· Perché i titoli a tasso negativo non generano inflazione? Perché, appunto, sono legati alla nascita di un’attività, e quindi alla corrispondente circolazione di beni. I titoli non generano nemmeno debito, poiché muoiono alla scadenza e sono ritirati dalla circolazione dall’ente che li ha emessi, lasciando, però, la ricchezza che hanno creato.
·
Perché si mettono le marche periodiche sui titoli? Per evitare il
loro decadimento con il tempo, e quindi la necessità per i prenditori di fare
complicati calcoli sul valore effettivo del titolo nel momento in cui lo accettano
in pagamento. E’ necessario e utile che il valore dei titoli oscilli periodicamente
in misura non maggiore dell’interesse periodico ad essi applicato.
· Chi garantisce il pagamento dei titoli alla scadenza? La garanzia del pagamento dei titoli è data dall’ente che li ha emessi che, a sua volta, ha ricevuto garanzie dall’imprenditore in cui favore ha rilasciato i titoli e che ha incassato le marche che consentono al termine del periodo il pagamento degli stessi titoli.
· Chi paga l’interesse negativo sui titoli? L’interesse negativo sui titoli viene ridistribuito tra la platea che li accetta in pagamento. Inizialmente, quindi, tra i produttori e poi tra tutta la popolazione locale nel caso di emissione da parte di un ente pubblico o tra i soci nel caso di emissione da parte di una società privata. Di fatto, i titoli a tasso negativo sono un’imposta che grava su una forma di emissione monetaria.
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Chi incassa l’interesse sui titoli a tasso negativo? L’interesse sui
titoli viene incassato dall’ente che li ha emessi, e che è essenzialmente un
ente pubblico locale. Questo comporta che essi restituiscono al potere politico
un potere di spesa e di indirizzo dell’economia che la saturazione dell’economia
del debito ha reso pressoché irrisorio.
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Che destinazione hanno le somme ricavate dall’ente? La destinazione
naturale delle somme incassate a titolo di interesse sui titoli a tasso negativo
è quella di ridurre le altre imposte, poiché si tratta di un’imposta che grava
su tutta la popolazione e in particolare sulle aziende produttrici. Altra destinazione
può essere quella di sostenere la domanda di beni di consumo mediante la distribuzione
a titoli di reddito di cittadinanza, ovvero quella di opere di pubblica utilità
e tutela dell’ambiente.
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Come si può ragionevolmente garantire la circolazione dei titoli? Prima
di effettuarne le emissioni, l’ente sensibilizzerà l’opinione pubblica per mezzo
di un’opportuna campagna pubblicitaria che metta in chiaro le caratteristiche
dei titoli stessi, e si premunirà, facendo aderire le imprese di produzione
e commerciali del luogo, ad un cartello di produttori che accettano i titoli
stessi in pagamento. Una società privata deve obbligare i propri soci ad accettare
i Titan come mezzi di pagamento.
·
Come deve essere il taglio dei titoli? Il taglio dei titoli deve essere
il più possibile ridotto, al fine di consentirne la più ampia diffusione in
tutti gli strati della popolazione. E’ possibile ipotizzare un taglio minimo
da 50€ ed uno massimo da 1000€.
·
Che effetto ha l’immissione dei titoli nell’economia locale? Inizialmente
i titoli dovrebbero determinare un aumento della domanda di beni strumentali,
e poi generare una crescita equilibrata dell’offerta e della domanda di beni
di consumo secondo il moltiplicatore. In generale, i titoli dovrebbero causare
un aumento della ricchezza complessiva senza però generare debito.
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Che ruolo hanno gli istituti finanziari con l’emissione dei titoli a tasso
negativo? Le banche e in generale gli istituti finanziari, possono partecipare
all’impresa prestando le garanzie necessarie per l’emissione dei titoli, e possono
negoziare i titoli stessi sfruttando lo spread tra il nominale e l’interesse
negativo presunto nel periodo di negoziazione garantendosi un ricavo da questo.
Le banche e le finanziarie possono, più facilmente dei privati, collocare i
titoli presso propri clienti in difficoltà per stimolarne la capacità produttiva
e recuperare i propri crediti. I titoli a tasso negativo possono anche essere
emessi dalle banche per partecipare ad una nuova impresa e stimolare imprese
esistenti.
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Quando il potere finanziario si sentirà attaccato dai Titan, non reagirà
vietandoli o comunque impedendone il funzionamento e l’emissione? E’
molto difficile trovare una maniera per disinnescare il meccanismo dei Titan
una volta innescato. Il fatto è che i Titan sono obbligazioni e vietare l’emissione
di obbligazioni è impossibile, visto che esse rappresentano una quota consistente
del mercato finanziario. Nemmeno è possibile tecnicamente vietare il tasso negativo,
poiché il livello dei tassi è e deve rimanere una scelta insindacabile dell’emittente
senza la quale il titolo perderebbe la propria caratteristica di strumento di
mercato. Warren Buffett, che non è certo un rivoluzionario, ha effettuato nel
2002 un’emissione di obbligazioni gravate da un warrant negativo per finanziare
il proprio fondo e nessuno ha trovato niente da ridire. Alla fine del 2002,
inoltre, la Banca ABN Amro ha effettuato un prestito a tasso negativo in yen
in favore della Société Genérale, e anche su questa operazione nessuno ha sollevato
obiezioni. Le motivazioni per entrambe le operazioni, erano profondamente diverse
e lontanissime dagli obiettivi dei Titan, ma ovviamente, nessun legislatore
può sanzionare le intenzioni degli operatori finanziari. Sul mercato, i Titan
sono obbligazioni come altre con una particolare caratteristica che le contraddistingue
dalle altre ma che saranno valutate per quello che effettivamente producono.
Agli operatori finanziari non interessa il colore del gatto, ma che sia capace
di prendere i topi. Certo è possibile che le FAZ si trovino sotto attacco del
sistema, con ispezioni, inchieste e l’attivazione di tutti gli altri strumenti
di repressione che il sistema sarà in grado di attivare. Ma questo avverrà solo
quando le FAZ si saranno diffuse in modo tale da rappresentare un pericolo per
il sistema di potere finanziario. Solo che in quel momento sarà troppo tardi
riuscire a fermarle. Se la gente avrà scoperto che attraverso questo meccanismo
si crea ricchezza vera, il potere non potrà fare più nulla. Esattamente come
sta accadendo per la GPL. I tentativi del sistema di impedire la diffusione
dei sistemi operativi sotto GPL falliscono uno dopo l’altro. Ora è troppo tardi
per impedirne la vittoria, ed è solo una questione di tempo.
·
Che cos’è una FAZ (Zona di Autonomia Finanziaria)? La FAZ è uno spazio,
fisico e virtuale, costituito da rapporti giuridici, economici e sociali per
la costruzione di un’economia senza l’accumulazione monetaria, fondata sul tasso
negativo, sul Reddito di Cittadinanza e sulla partecipazione.
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Che cos’è un’economia alternativa? L'economia alternativa si fonda sui principi
della partecipazione, della tutela della vita dei membri della FAZ, sul massimo
sviluppo delle capacità produttive al fine di creare la maggiore ricchezza possibile.
Questo comporta un'idea di ricchezza diversa da quella dell'economia classica
e, conseguentemente, anche un'idea diversa di produzione. Per l'economia classica,
è ricchezza tutto ciò che produce come effetto l'accumulazione di capitale monetario.
La produzione è quindi finalizzata all'accumulazione di beni traducibili in
moneta. Per l'economia alternativa, ricchezza è tutto ciò che è espresso dall'animo
umano e che non importi distruzione. Essa è quindi finalizzata all’arricchimento
dello spirito senza però rinunciare al benessere materiale.
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Per l'economia, la produzione consiste
essenzialmente nel fare le cose, e lo stimolo a farle è dato dal guadagno. Se
manca questo stimolo, perché la gente dovrebbe partecipare ad una FAZ? E
chi ha detto che in un'economia alternativa debba necessariamente mancare lo
stimolo del guadagno? L'obiettivo dell'economia alternativa è quello di impedire
che l'aspirazione al guadagno si traduca in potere personale, e che i benefici
che ciascuno riceve dalla propria attività, non debbano necessariamente passare
attraverso l'incremento di potere personale. In altri termini, la FAZ vuole
dimostrare che un'economia che si basa sulla solidarietà, sulla partecipazione
e sull'orizzontalità, sia più conveniente di un'economia basata sull'egoismo,
sull'esclusione e sulla gerarchia.
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Però se qualcuno guadagna di più significa che altri
avranno di meno. Non è questo il fondamento delle disuguaglianze sociali? Non necessariamente,
almeno non è più così. Questo ragionamento ha un fondamento in un'economia in
cui le risorse sono scarse e in cui la produzione è essenzialmente materiale.
E' ovvio che quando si tratta di dividere una torta se la mia fetta è più grande,
la fetta di altri sarà necessariamente più piccola. Ma l'economia non è più
soltanto produzione e scambio di cose materiali. Oggi essa è divenuta prevalentemente,
produzione di cose immateriali, rispetto alle quali il consumo ha cambiato natura.
Non si possono infatti, consumare le cose immateriali, semmai se ne può fruire.
Un’altra economia nasce in un contesto in cui le risorse non sono
scarse ma almeno sufficienti. Non c’è bisogno di potere per gestire risorse
alimentari sufficienti per tutti gli abitanti della terra. Questo è un fatto.
Se c’è gente che ancora muore di fame dipende come abbiamo visto dal sistema
finanziario. Le stesse imprese hanno interesse a che tutti possano acquistare
i generi alimentari che esse producono. Il tasso negativo ci risparmierà l’orrendo
spettacolo della fame e contemporaneamente della produzione che viene distrutta
per mantenere il prezzo.
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E' vero che l'attuale sistema di produzione crea molti
"oggetti", in senso materiale e immateriale, ma è anche vero che la
maggior parte di essi sono inutili, diseducativi, a volte pericolosi e che inducono
ad un iperconsumo acritico e insensato. Come si fa a riportare la produzione
in un ambito ragionevole? L'irragionevolezza del consumo e della
produzione dipendono dall'irragionevolezza dei presupposti della produzione.
L'iperconsumo è frutto dell'iperproduzione e la scarsa qualità, ovvero l'inutilità,
sono a loro volta, figlie dell'accumulazione monetaria. Si produce solo quello
che rende soldi ed in misura maggiore di altre produzioni. La precedenza è data
a quello che fa crescere il capitale il più velocemente possibile e con i rischi
minori. Per questa ragione il punto nodale è fare in modo che il capitale monetario
non abbia l'importanza che ha attualmente per determinare le scelte della produzione.
Il che significa, come dicevamo sopra, dare una nuova definizione di ricchezza.
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E allora che cos'è la ricchezza? In un'economia capitalistica, la ricchezza
coincide con l'accumulazione del capitale monetario. In un'economia alternativa,
per usare la stessa immagine, la ricchezza coincide con l'accumulazione di umanità.
Come sappiamo, la cultura ha un ruolo essenziale nella produzione di ricchezza. L’essenza non è nelle cose che producono o
nelle cose prodotte, ma nella creatività, nelle idee che sono alla base della
produzione e dell'organizzazione del lavoro. Possiamo allora definire ricchezza
tutto ciò che nasce dallo spirito creativo dell'umanità e che non distrugga
qualcosa. In altri termini, la ricchezza coincide in termini generali con la
cultura ed un paese è tanto più ricco quanto i suoi abitanti sono più capaci
di esprimere cultura ed essere creativi.
·
Ma in realtà non è così, oggi la cultura è in senso generale
la cenerentola della ricchezza. E’ raro che fatti di cultura siano remunerati
per il loro effettivo valore. Com’è possibile rovesciare questa situazione in
breve tempo? Non è questo il problema, non si tratta di stabilire
un criterio diverso di remunerazione della cultura. Si rischia che poi sia premiata
quella di gradimento del potere e allora forse, è meglio lasciare fare al mercato.
Si tratta invece evitare che il fine della promozione della cultura sia il denaro,
e questo è possibile solo impedendo l’accumulazione. Dobbiamo fare in modo che
tutti possano esprimere la propria creatività, poi deve esser la gente a scegliere
chi premiare. Ma questo assume un’importanza relativa, poiché il premio della
creatività è in sé stessa.
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Senza il risparmio la gente non sarà più sicura poiché
non può accumulare riserve per i momenti di crisi e quindi sarà costretta a
fare sacrifici. E poi, senza il risparmio non ci possono essere investimenti
poiché le imprese non saprebbero come recuperare il denaro di cui hanno bisogno.
A parte il fatto che il risparmio non si fa più, visto
che il debito complessivo continua a crescere, gli investimenti non si basano
più sul risparmio ma sul debito. La FAZ non richiede affatto che la gente faccia
sacrifici, anzi. Lo scopo della FAZ è al contrario che la gente non sia più
costretta a fare sacrifici, dato che le risorse non sono scarse e possono essere
distribuite equamente in modo che tutti siano liberi. Quanto alla sicurezza,
per quale ragione deve essere fondata su un risparmio in forma monetaria? Per
quella sicurezza è più che sufficiente e garante il RdC. Se davvero dobbiamo
garantirci contro il rischio di una carestia improvvisa ed imprevedibile, non
sarebbe più logico accumulare scatolette di cibo piuttosto che soldi di carta
che, in un’evenienza simile, certamente non varrebbero più nulla?
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Senza la possibilità di risparmiare la gente non sarà
costretta a fare sacrifici? L’assunto è la libertà di tutti, ma l’idea
che per garantirla sia necessario sacrificarsi è propria del potere. Al contrario,
la libertà di tutti comporta che ci sarà maggiore ricchezza, perché ci sarà
maggiore creatività. Anche in questo senso possiamo dire che il grado di libertà
di ciascuno sarà aumentato dall’incremento della libertà degli altri.
Studente: Quanto devo
pagare per entrare in una FAZ?
FAZ: Assolutamente nulla, non si paga per aderire
alla FAZ.
Operatore finanziario:
Ma non devo acquistare i Titan per diventare socio?
FAZ: No, non è questo il meccanismo
di adesione alla FAZ. Anche se i Titan sono obbligazioni i soci non devono pagare
per averle. Per aderire occorre semplicemente chiedere di diventare socio della
società. Per questo ci sono delle minime spese per il notaio e per le imposte
relative, di cui faremmo volentieri a meno se non ci fosse questo stato che
tassa anche l’aria che respiriamo, ma non si tratta di somme che vanno alla
società. Poi, una volta diventati soci, la FAZ apre il conto titoli a nome del
nuovo socio e gli accredita subito una somma, presumibilmente 500 € e mensilmente
la somma che sarà decisa a titolo di RdC.
Pensionato:
Non capisco.
La FAZ mi accredita dei titoli anche se non faccio nulla?
FAZ: Certamente. La FAZ accredita
a tutti i nuovi soci una somma in Titan che il socio può utilizzare come vuole
spendendola presso gli altri soci. Mensilmente, poi, gli accredita altre somme
a titolo di RdC tutte utilizzabili nello stesso modo. I titoli sono assoggettati
al tasso negativo, per cui conviene spenderli se non si vuole subire il deperimento
delle somme ricevute. C’è comunque da tenere presente che il tasso negativo
è in media del 5% e che quindi 1000 euro diventano in un anno 950 se non si
spendono. L’accredito non è legato a nessun obbligo da parte del socio.
Casalinga:
Ma ci prendete
in giro? E da dove arrivano questi soldi?
FAZ: Assolutamente no, nessuna
presa in giro. I soldi arrivano esattamente dallo stesso posto dal quale li
fanno arrivare le banche, con la differenza che questi sono gestiti dalla comunità
e non dal potere finanziario.
Studente: I soci, quindi,
non hanno nessun obbligo?
FAZ: Non è così. Se l’accredito
non comporta nessun obbligo, la partecipazione alla FAZ comporta l’assunzione
di obblighi da parte dei soci. In pratica l’obbligo principale è quello di accettare
in pagamento i Titan in cambio della propria prestazione.
Impiegato:
Questo significa
che i soci sono obbligati a lavorare per la FAZ?
FAZ: Assolutamente no! Nessuno
deve essere obbligato a fare alcunché. Però il socio che sceglie di fornire
proprie prestazioni all’interno della FAZ, il che significa verso altri soci
della FAZ, deve accettare in pagamento i Titan.
Impiegato:
Ma allora io
non posso essere socio della FAZ, visto che come impiegato non posso lavorare
se non per lo Stato.
FAZ: Non è vero, anche gli impiegati
possono essere soci della FAZ, prendere il RdC e spenderlo come meglio gli aggrada.
Il fatto che non lavoreranno nella FAZ comporta che non produrranno reddito
da lì, ma il solo fatto che vivano e consumino è già una produzione di ricchezza.
La FAZ realizza il principio per cui la vita è ricchezza in sé.
Operaio: Chiunque, quindi,
può essere socio di una FAZ?
FAZ: Certamente, anche se in una
fase iniziale le FAZ dovranno crescere in maniera equilibrata. Insomma, in una
discoteca non ci possono essere due ballerini e cento disk Jockey, semmai il
contrario. Le adesioni alla FAZ devono rispecchiare l’equilibrio della società
italiana. Ovviamente, con un numero di partecipanti sufficientemente grande
questo problema non si pone più.
Operaio: Ma come può
una FAZ creare tutta la ricchezza che è necessaria per mantenere anche quelli
che non lavorano? La ricchezza che viene distribuita dalla FAZ, da chi è creata?
FAZ: Se mettiamo la questione in questi termini,
non possiamo nemmeno capire la ragione per cui un secolo fa il 90% della popolazione
produttiva era contadina e lo stesso si moriva di fame, ed oggi con solo il
6% di contadini tutti hanno da mangiare nel oltre l’abbondanza. La ricchezza
è creata dalla società, senza la quale le imprese, gli operai, i consumatori,
gli operatori finanziari, insomma nessuno potrebbe creare un bel nulla. E’ ovvio
che qul prodotto specifico, che sia una bibita o un cuscinetto a sfera piuttosto
che un film, è prodotto da un’azienda e che questa debba trarre dei vantaggi
in forma di reddito dalla sua attività. Però deve essere chiaro che senza la
società il film, la bibita e il cuscinetto a sfera non varrebbero proprio nulla.
Impresa e società sono strettamente connesse e dipendono l’una dall’altra. In
questo senso possiamo dire che alla creazione del cuscinetto a sfera contribuiscono
in qualche modo anche la casalinga e il pensionato che non ne avranno mai bisogno.
Il sapere sociale si è formato in quel determinato modo anche grazie a loro.
Imprenditore: Che interesse
ho ad entrare in una FAZ se la mia impresa deve distribuire, in pratica gratuitamente,
tutto il prodotto del suo lavoro?
FAZ: E chi l’ha detto che le imprese devono distribuire
gratis i loro prodotti? Il sistema produttivo nel suo insieme deve prendere
atto che senza la società esso non avrebbe alcun senso. Ma questo non significa
che il loro prodotto debba essere regalato. Le imprese vendono i loro prodotti
e sono pagate con i Titan all’interno della FAZ e fuori in euro, dollari, franchi
o altre monete. Il fatto che un pensionato paghi un prodotto con i soldi della
pensione che gli da lo Stato, soldi che non vengono da un lavoro immediato del
pensionato, non significa che le imprese distribuiscano gratis il prodotto.
La FAZ distribuisce RdC ai suoi soci e questi con quelle somme comprano, così
come comprano i pensionati. Sul piano fattuale le due cose non sono molto distanti.
Lo sono sul piano concettuale, visto che con il RdC le persone sono molto più
libere.
Imprenditore: Ho capito, ma
non riesco lo stesso a vedere la ragione per cui dovrei accettare Titan ed assoggettarmi
alla perdita di valore del denaro. Questo certamente non mi conviene farlo.
FAZ: Invece, noi crediamo che alle imprese convenga
entrare nelle FAZ, e almeno per due ragioni. La prima è che per rifornirsi di
capitale la maggior parte delle imprese ricorre alle banche, e questo comporta
costi elevati. In una FAZ Le imprese possono ottenere il capitale che gli serve
senza alcun onere finanziario.
La seconda ragione è che la grande maggioranza delle imprese sta in sovrapproduzione,
ed è quindi costretta a praticare sconti elevati per cercare di vendere poiché
ci sono pochi acquirenti in giro. Ebbene, per un’impresa la FAZ è un mercato
al pari degli altri in cui il mezzo di pagamento perde il 5% del proprio valore
nominale ogni anno. Però, nel corso dell’anno chi ha venduto in Titan potrà
ben acquistare prodotti e servizi in Titan visto che i soci si sono impegnati
ad accettarli come mezzo di pagamento. Quante aziende vendono con sconti del 20%, del 30%, o anche superiori
alla ricerca di acquirenti? Questi sconti equivalgono a tenere nel cassetto
i Titan per quattro o sei anni. Vi pare possibile non riuscire a spendere in
una FAZ i Titan in tutto questo tempo?
Operaio: Questo meccanismo evidentemente favorisce
le imprese e i padroni. Non finirà quindi per penalizzare le classi lavoratrici
e quelle più deboli rendendoli ancora più succubi del potere della borghesia?
FAZ: Non è questo il problema. Tutti saranno favoriti
da questa rivoluzione, tranne i detentori del potere finanziario. Deve essere
chiaro che è il potere finanziario quello che penalizza il sistema produttivo,
i cittadini e lo Stato. I vantaggi per le imprese sono un vantaggio per tutti
visto che da esse dipende la produzione. Allo stesso tempo, però, il RdC dà
a tutti i cittadini la libertà di scegliere il lavoro e una forza contrattuale
sulle condizioni del lavoro come mai nella storia. Soprattutto questo sistema
non genera potere, visto che tra l’altro, si fonda sulla partecipazione dei
cittadini alle scelte di produzione.
Cococo: Con il RdC molti non vorranno più lavorare.
Questo non provocherà una crisi e alla fine una contrazione dell’offerta di
lavoro?
FAZ: E perché mai? Le imprese producono finché c’è
domanda dei loro prodotti. Oltretutto in una FAZ la domanda è sollecitata dagli
stessi consumatori che indirizzano grosso modo la produzione di beni di consumo
con scelte che nella FAZ possono diventare consapevoli e responsabili. Quindi
se le imprese continuano a produrre ed hanno l’opportunità di diversificare
facilmente i propri investimenti, le opportunità di lavoro si moltiplicheranno
e i lavoratori avranno una maggiore forza contrattuale per ottenere condizioni
di lavoro migliori e remunerazioni effettivamente adeguate. E poi è ora di finirla
di considerare il lavoro come una merce, concetto davvero ripugnante per chiunque
pensi in termini di umanità. Mettiamola in questi termini: in una società umana,
tutte le attività umane sono considerate lavoro, compreso il dormire e l’andare
a spasso sulla spiaggia. Per tutti i cittadini questo lavoro è remunerato almeno
con il minimo indispensabile per vivere. Altri riusciranno (o cercheranno) ad
ottenere dal loro lavoro una remunerazione aggiuntiva, ad esempio perché il
loro è un lavoro particolarmente penoso o difficile. Le differenze devono pur
esserci, altrimenti nessuno vorrebbe fare lavori penosi o pericolosi se tutti
prendessero in pratica la stessa remunerazione. Quello che conta, è che gli
uomini siano messi nella possibilità di scegliere che cosa fare della propria
vita. Questa è l’essenza della libertà.
Operaio: Non è possibile che tutti traggano un vantaggio
da una rivoluzione, ci sarà ben qualcuno che ne pagherà le conseguenze. Chi
sono questi?
FAZ: In una società che ha risorse limitate la rivoluzione
consiste nel prendere a chi ha troppo e dare a chi non ha nulla o quasi. In
una società che produce in misura illimitata, ovvero al di sopra delle proprie
necessità, com’è la nostra, il problema della divisione delle risorse non si
pone se non in termini di puro potere. Per questo è necessario attaccarlo alla
fonte, appunto il potere finanziario. Comunque, quelli che hanno un grande capitale
in forma monetaria o in strumenti finanziari probabilmente non saranno felici
di questo cambiamento. Ma ne soffriranno soprattutto quelli che gestiscono il
potere del debito che è il vero nemico delle FAZ, insomma banche e finanziarie.
Operatore finanziario: In altri termini
saremo noi a rimetterci l’osso del collo e dovremo cambiare mestiere.
FAZ: No, non vedo per quale ragione un operatore
finanziario debba cambiare mestiere. Com’è noto si può benissimo guadagnare
sia su titoli che salgono che su titoli che scendono. I Titan sono titoli che
scendono per loro natura ma avranno comunque un mercato. Ci rimettono quelli
che non operano con la finanza o non rischiano con le imprese ma solo per il
fatto di avere grandi capitali ne prendono passivamente i frutti. C’è una bella
differenza tra un operatore finanziario e un redditiero.
Studente: Se tutti saranno
costretti a spendere i Titan, in una FAZ il consumo sarà spinto al massimo. Non è già esasperata questa tenenza
a consumare e non è per essa che è stata costruita la società dello spettacolo,
con tutti i guasti che questa comporta?
FAZ: In una FAZ le imprese non hanno la necessità
di crescere all’infinito se vogliono sopravvivere, come accade nell’economia
del debito. E’ quello il vero motore della follia consumistica, se le imprese
potessero produrre in misura equilibrata ed avere lo stesso un guadagno lo farebbero,
ma questo oggi non è possibile, chi non cresce sempre è condannato al fallimento,
poiché solo crescendo si possono pagare gli interessi su un debito che continua
ad aumentare. D’altra parte in una FAZ le scelte di consumo sono indirizzate
dagli stessi consumatori attraverso la partecipazione e quindi l’enorme apparato
pubblicitario che è alla base della società dello spettacolo perderà la sua
principale ragione di esistere. Questo non significa la scomparsa della pubblicità,
poiché le imprese saranno sempre in concorrenza tra loro e i prodotti dovranno
pur essere presentati alla gente. Il fatto che una FAZ decida di promuovere
un prodotto non significa che tutto il mondo automaticamente lo sappia. Però
una cosa è la pubblicità come strumento di conoscenza altra cosa è la pubblicità
come induzione all’acquisto.
Cococo: Un precario come me che opportunità ha
in una FAZ? E poi è necessario pagare le tasse allo Stato?
FAZ: Poiché tutti prenderanno il RdC i precari saranno
quelli che trarranno certamente un grande beneficio e potranno scegliersi l’attività
che più gli aggrada. Quanto alle tasse, le attività di una FAZ non ne sono esenti
a meno che non si considerino certe prestazioni come dono e non come lavoro
vero e proprio, al pari di quanto avviene per le banche del tempo. Ma questo
è possibile solo se l’attività è marginale rispetto alla fonte di reddito principale.
Peraltro, se una FAZ fosse costituita a livello locale coinvolgendo il Comune,
le tasse di questo potrebbero essere coperte dal tasso negativo, sgravando la
popolazione di quell’area. Inoltre è difficile stabilire che una prestazione
pagata in Titan possa avere un “valore aggiunto” visto che i Titan per definizione
non hanno valore nel tempo. Infine, in un paese in cui fossero state costituite
un numero congruo di FAZ queste potrebbero costituirsi in partito per decidere
di abolire l’attuale sistema fiscale e passare al tasso negativo a livello nazionale.
In ogni caso, anche se si pagano le tasse a questo stato i vantaggi della FAZ
sono evidenti per il solo fatto di non pagare interessi alle banche e per non
creare debito.