STORIA
E LEGGENDA

Secondo i botanici, l'albero del cacao cresceva spontaneo
già 4000 anni prima di Cristo nei bacini dell'Orinoco e del Rio delle Amazzoni.
I primi a coltivarlo furono probabilmente i Maya, che lo introdussero nello
Yucatan durante le migrazioni del XVII secolo prima di Cristo. Dai Maya la
coltura si diffuse fino a sud, nell'attuale Messico, tramite i Toltechi, il
popolo che precedette gli Aztechi nella storia del Centro America. Il dominio
azteco implicò la sottomissione di Toltechi, Olmechi e di tutti i popoli che
costituirono l'immenso impero degli adoratori del Sole e del Serpente piumato,
ovvero Quetzalcoatl, dio fondatore della stirpe e della cultura precolombiana
in Messico.
Proprio a Quetzalcoatl gli Aztechi facevano risalire
l'origine del cacao. I suoi semi erano un bene prezioso al quale si attribuiva
un valore mistico e religioso. unità di calcolo. Ad esempio, 400 semi di cacao
costituivano uno zontli, mentre 8000 formavano uno xiquipilli. Ma la loro
funzione più importante era, non c'è da stupirsi, culinaria. Dopo essere stato
tostato, macinato, mescolato con un liquido e sbattuto fino a diventare
spumoso, il cacao veniva servito come ingrediente principale di una bevanda
schiumosa chiamata xocolatl. Questo preparato amaro e scarsamente appetitoso
somigliava molto poco al cacao dolce e gradevole che apprezziamo oggi, tuttavia
gli Aztechi sapevano che una tazza di xocolatl eliminava la fatica e stimolava
le forze fisiche e mentali: era quindi strumento per la sopravvivenza e per la
trascendenza. Come per tutte le piante di elevato significato sociale e
simbolico, anche il cacao vantava origine divina. Narrava infatti una leggenda
azteca che una principessa, lasciata a guardia delle ricchezze dello sposo, un
grande guerriero partito a difendere i confini dell'impero, venne assalita dai
nemici che, invano, tentarono di costringerla a rivelare dove fosse nascosto iI
tesoro. Per vendetta la uccisero e, dal sangue versato dalla fedele sposa,
nacque la pianta del cacao, il cui frutto nasconde un tesoro di semi, amari
come le sofferenze dell'amore, forti come la virtù, lievemente arrossati come
il sangue. Era il dono di Quetzalcoatl alla fedeltà pagata con la morte, la
stessa fedeltà che, nell'immenso impero azteco, legava i sudditi
all'imperatore.
Le piantagioni di cacao del Messico,
del Venezuela, del Brasile e della Malesia sono le nostre mete lontane, quelle
da cui provengono le selezioni di cacao più pregiate che, opportunamente
miscelate dai maîtres patissiers europei, portano sulle nostre tavole prodotti
sempre più sofisticati nella loro pura essenzialità. Le degustazioni sul luogo
appagheranno anche i palati più esigenti. Gli alberghi saranno sempre tra i
migliori disponibili in ogni località, ma anche quando l'unica sistemazione
possibile fosse carente, l'interesse del viaggio sarà tale da giustificare il breve
disagio.
IL GUSTO MIGLIORA
Cortés ritornò in patria nel 1528 portando con sé
anche i frutti dell'albero del cacao, che subito suscitarono grande interesse
tra i botanici, nonché l'attrezzatura per la preparazione della bevanda del
xocolatl. Questa entrò immediatamente a far parte delle abitudini degli
spagnoli, che seguirono una ricetta simile a quella usata dagli Aztechi,
aggiungendo peperoncino e altre spezie piccanti per mascherarne il sapore
fortemente amaro. Gli storici non sono concordi sulla data, ma sappiamo che a
un dato momento agli altri ingredienti venne aggiunto lo zucchero.
Finalmente si era sulla buona strada; infatti, il cacao divenne molto più
gustoso ela sua popolarità di conseguenza aumentò. La Spagna cominciò a
piantare alberi di cacao nelle sue terre d'oltreoceano. Intanto, l'aristocrazia
spagnola era ancora l'unico consumatore di cacao in Europa e tenne segreta per circa
un secolo questa esclusiva pozione, che col passar del tempo cominciò a essere
servita calda con l'aggiunta di cannella o vaniglia.
ALLA
CONQUISTA DELL'EUROPA
Nel
1615 finalmente il cacao arriva in Francia. Il su avvento è dovuto al
matrimonio fra la principessa spagnola Anna, figlia del re Filippo III, e il re
di Francia Luigi XIII. Su istruzioni di Anna, si comincia a servire la cioccolata
alla corte di Francia e, come tante altre abitudini di corte, diviene una
bevanda alla moda in tutta la Francia.Gli olandesi, abilissimi navigatori, nel
XVII secolo strappano agli spagnoli il predominio commerciale del cacao e
conquistano il controllo del mercato mondiale.
Trasportano dall'America i preziosi chicchi, facendo scalo nei porti spagnoli e
poi proseguendo verso il loro paese, dove il cacao è atteso da molti estimatori
e propagandato da medici illustri come panacea di tutti i mali 0 quasi.
In Germania, il cioccolato arriva probabilmente verso il 1646 grazie a uno
studioso di Norimberga, Johann Georg Vollkammer, che se ne era deliziato a
Napoli. Dapprima con qualche esitazione, i tedeschi !o adottano di buon grado,
ma il governo tassa il prodotto in modo tale che ben pochi possono
permetterselo.
Qualche
anno più tardi, nel 1657, anche gli inglesi scoprono il cioccolato. Considerato
dapprima una stravaganza e limitato a cerchie ristrette, diventa sempre più
comune quando si aprono locali per la sua degustazione. Nel 1674, un celebre
caffè londinese, At the Coffee Mill and Tobacco Roll, propone ai suoi clienti
il cioccolato come bevanda ma anche sotto forma di pasticcini.
E' infine la volta del borgomastro di Zurigo, HenryHescher, che in viaggio a
Bruxelles beve con entusiasmo la cioccolata. Di ritorno nella sua città, la fa
gustare agli amici, che la fanno provare ad altri amici. Si sa come vanno
queste cose, anche se nessuno può immaginare quale luminoso avvenire avrà il
cioccolato in terra elvetica.
CIOCCOLATA
E RELIGIONE
E,
la cioccolata, bevanda idonea ai giorni di magro prescritti dalla Chiesa? Rompe
o non rompe essa il digiuno? Era stato stabilito da un'ordinanza di papa Pio V
che i liquidi non infrangono il digiuno, ma si poteva definire tranquillamente
la densa, vellutata cioccolata, un liquido? Il dubbio era legittimo, anche
perché la cioccolata era addirittura entrata nelle chiese! Le dame spagnole,
infatti, avevano preso l'abitudine di bere la cioccolata subito dopo la messa:
dapprima fu la servitù a portare in chiesa le caraffe fumanti per rifocillare
le pie dame, poi i monaci si offrirono di sostituire i domestici. Il rito
mattutino diventò così un momento di intrattenimento che molto aveva di mondano
e assai poco di religioso. La Chiesa cercò di porre un freno proibendo la
pratica, ma il clero insorse e intellettuali e teologi si trovarono a
disquisire sulla natura della bevanda. Finalmente venne chi sciolse, nella
soddisfazione generale, la controversia. Fu il cardinale Brancaccio, la cui
logica era tanto sottile quanto accomodante e disinvolta la sua morale.
Ricorrendo
a una definizione aristotelica, nel 1662 definì la cioccolata bevanda "per
accidens", ma sempre bevanda, tale quindi da dover essere considerata come
l'acqua od il vino e perciò ammessa in sacrestia. L'alto prelato era del resto
personalmente interessato alla questione: golosissimo di cioccolato, aveva
addirittura dedicato al cacao una lunga ode.
IL
PROGRESSO
Fino
alla seconda metà del Settecento, tutto, dalla raccolta dei frutti al prodotto
finito, si fa ancora a mano. Ci sono tuttavia alcuni tentativi per facilitare e
meccanizzare almeno qualcosa nelle fasi di lavorazione: un francese, tale
Dubuisson, per esempio, sostituisce il piano inclinato, sul quale l'operaio in ginocchio
frantumava i chicchi di cacao, con un piano orizzontale riscaldato su cui si
può lavorare più comodamente, in piedi. Nel 1777, a Barcelona, un certo
Fernandez, che si fregia del titolo di Fabbricante di cioccolato di Madama la
Delfina e dei Principi Signori della Corte, per la prima volta riesce a
produrre meccanicamente il cioccolato. La Rivoluzione francese e gli
sconvolgimenti politici della fine del Settecento frenano il progresso
industriale ma all'inizio dell'Ottocento, insieme allo sviluppo delle
piantagioni di cacao nel mondo, l'industria si organizza e si perfeziona in
diversi paesi. Una delle prime tappe è quella che permette di solidificare il
cioccolato per arrivare alla tavoletta.
A
contendersi il primato sono, da una parte, i torinesi con l'invenzione di un
certo Bozelli che nel 1802 studia una macchina idraulica per raffinare la pasta
di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia, dall'altra lo svizzero Cailler.
La scoperta viene messa a punto successivamente e, intorno al 1820, in Inghilterra
viene prodotta la tavoletta di Fry & Sons: era una mistura granulosa di
liquore e cioccolato, zucchero e burro di cacao. Un importantissimo salto di
qualità viene poi atto nel 1828 da un olandese, Conrad Van Houten, il da Henri
Nestlé, la farina lattea.
Oggi
giorno, il cioccolato, è usato come bevanda per “riscaldarsi dal freddo” e per
gustarselo in ogni momento della giornata.
