RUBRICA 1999

Lettera pubblicata sul Giornalino numero 6 -1999

 

Turismo responsabile e turismo selvaggio,
un invito al dibattito


di Patrizia Galardi

Caro Vittorio, raccolgo volentieri l'invito a comunicare il mio pensiero e il mio riscontro personale in merito al "Turismo responsabile", che Viaggi nel Mondo sta promuovendo non solo con il recente sostegno all'omonima Associazione, ma da sempre, come principio inalienabile di chiunque intenda viaggiare con intelligenza.
E' un tema che mi sta particolarmente a cuore.
Gli effetti del "Turismo selvaggio" sono sotto gli occhi di qualunque viaggiatore che si trovi a sperimentarne le conseguenze. Il progressivo ridursi delle distanze ha innescato un processo che si propaga con la velocità di una fissione nucleare. Ci si chiede se ciò sia giusto, e la domanda genera spesso discussioni inconcludenti su quanto sia vantaggioso il rapporto "progressione economica/perdita di identità" per i Paesi che subiscono queste intrusioni massicce.
Il materialismo delle nostre società opulente sta fagocitando i popoli più deboli, e gli effetti del degrado sono amplificati da due atteggiamenti:
1. Il non corretto uso del denaro. Il "Turista selvaggio" ha come prima caratteristica l'incapacità di valutare il denaro in misura adeguata rispetto al posto in cui si trova. Si provocano allora sperequaziori evidenti, si creano falsi miti, con la conseguenza di degradare l'equilibrio sociale e impedire la comunicazione e lo scambio. Senza dubbio, l'ingresso di valuta pregiata porta anche quello che noi occidentali definiamo benessere, ma lo distribuisce malamente. Bisogna fare ogni sforzo perché il Turismo sia una risorsa vera e che non abbia come risultato il degrado sociale e ambientale, che alla fine ne determina l'esaurimento.
2. Lo scarso rispetto per le realtà locali, nel quale si rispecchia la non sopita indole colonialista. A troppi non interessa approfondire il viaggio, documentarsi e imparare qualcosa del posto in cui si trovano. Speso indifferenti - o peggio, diffidenti - nei confronti delle persone e della cultura del luogo, limitano il loro coinvolgimento a un livello epidermico e spesso ridicolo. Avete in mente le frotte di occidentali e giapponesi che se ne vanno in giro per bancarelle con la jallabya o il sarong? Mi chiedo se tra poco vedremo qualcuno sfoggiare l'astuccio penico nell'Irian Jaya. Non trovo niente di male a conformarsi al costume locale, che però ci sia dell'altro!
Detto questo, trovo fine a se stesso speculare se il Turismo di massa porta più benessere o malessere. Il processo è inarrestabile, si tratta di un evento storico non meno importante delle invasioni che nei tempi antichi portarono alla conquista di popoli e alla cancellazione di grandi civiltà. L'invasione degli Hyksos o la traversata del Rubicone non furono gesta eticamente corrette, ma questa è la Storia. Originata da motivi molto più futili, l'invasione turistica sta cambiando il mondo con un'estensione geografica e una velocità senza precedenti, ed usa l'arma più potente: il denaro. C'è però una differenza, ed è la coscienza di sé che l'uomo del terzo millennio dovrebbe avere. Possiamo fare molto per diffondere questa coscienza ed educare chi viaggia al rispetto di semplici principi. In teoria, si dovrebbe anche educare chi ospita ad essere orgoglioso del proprio patrimonio e convincerlo a proteggerlo, ma questa seconda operazione mi sembra al momento assai difficile. In tutta onestà trovo un po' ridicolo l'invito che l'Associazione "Turismo responsabile" rivolge alle Comunità locali, affinché ana-lizzino certi aspetti compilando una specie di questionario. In molte parti del Mondo la Gente deve prima preoccuparsi di mangiare.
Quindi, cominciamo a lavorare sul Turista. Come? Per molti aspetti il "Turismo responsabile" ricorda l'impegno ecologico. Si è ottenuto molto sul fronte della tutela dell'ambiente, con la promozione di incontri e dibattiti, conquistando spazi nella stampa, specializzata e non, organizzando mostre e giornate dedicate, utilizzando la Pubblicità Progresso. A.n.M. come Associazione può fare molto in questo senso. All'ultimo raduno abbiamo appreso della futura attività editoriale di Viaggi nel Mondo, che può essere un veicolo di informazione e divulgazione. I Gruppi e i Centri Studi possono elaborare programmi specifici che includano alcune (o altre) delle iniziative citate. Il giornalino è un altro importante spazio da usare. Per quanto mi riguarda, ho intenzione di discutere alcune ipotesi di lavoro con il Gruppo Fiorentino, e sono sicura che l'argomento verrà accolto con favore. Infine - e questo è un appello rivolto ai Coordinatori: Nel programma che distribuiamo ai Partecipanti, includiamo un paragrafo dove si indica "Ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare nel Paese"- Può sembrare stupido, ma attira l'attenzione: non diamo per scontato che tutti i nostri Partecipanti siano preparati. Invitiamo al corretto comportamento e facciamo notare gli errori. Molta gente non si rende conto di quanto dannoso sia dare soldi a un bambino o elargire elemosine esagerate.
Approfittiamo dei rapporti con la gente del luogo per conoscere qualcosa di più sugli usi e sul corretto comportamento: ad esempio le Guide sono una fonte impor-tante di informazione.
Facciamo capire che lo standard economico a cui bisogna adeguarsi è quello locale, e soprattutto facciamo capire che siamo ospiti in casa altrui, senza diritto di offendere e senza diritto di comportarci da maleducati, se il locale concetto di buone maniere è diverso dal nostro.
Come sempre appassionatamente,
Patrizia Galardi - Firenze




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