LA BATTAGLIA DEL DESERTO
Il 22 giugno e il 7 agosto del 1942 sono le due date fondamentali per la storia della battaglia di El Alamein.
Il pomeriggio del 22
giugno il comandante dell'Afrika Korps, generale Erwin Rommel si incontra a
Gambut con il suo collega italiano generale Ettore Bastico, per discutere quali
decisioni sono da prendere circa l'offensiva italo-tedesca in corso. Il giorno
precedente è stata riconquistata la fortezza di Tobruk: trentacinquemila inglesi
con sei generali si sono arresi. La sera stessa Rommel viene nominato
feldmaresciallo.
Tornando alla riunione
degli alleati italo-tedeschi, viene deciso di seguire la linea di condotta di
Rommel: proseguire l'offensiva e infliggere in Egitto il colpo decisivo agli
inglesi, non lasciando loro il tempo di ricostituire le loro difese.
Il 7 agosto dello stesso
anno è l'altro giorno decisivo per le sorti di quella che sarà la battaglia di
El Alamein. In conseguenza delle sconfitte subite sul fronte dell'Africa
settentrionale a opera di Rommel, il primo ministro britannico Winston Churchill
decide di sostituire sia il comandante del settore mediorientale, Auchinleck,
sia il comandante dell'Ottava armata, Ritchie. Al posto del primo designa il
generale Harold Alexander e al posto del secondo il generale W. Gott. Ma lo
stesso giorno della sua nomina, Gott viene abbattuto da un caccia tedesco mentre
compie un volo di ricognizione sulle postazioni del fronte libico e così il
problema del comando dell'Ottava armata si ripropone con raddoppiata urgenza. Lo
risolve, nonostante qualche perplessità di Churchill, il capo di Stato Maggiore
britannico, sir Alan Francis Brooke, che sceglie, per il posto di Gott, Bernard
Law Montgomery. Sarà la determinazione di questo generale, apprezzato ma non
sopravvalutato, a dare una mentalità vincente alle rassegnate truppe inglesi
dell'Africa settentrionale e, in una straordinaria vampata d'orgoglio, a
rovesciare la situazione.
Ai primi di luglio Rommel si è visto bloccato dai
rinfrancati inglesi a El Alamein, una stazioncina ferroviaria diroccata distante
cento chilometri da Alessandria, nel pieno deserto.
Ma entrambi i due schieramenti restano in stallo. Hanno necessità di
consolidarsi.
Montgomery sospende gli attacchi, Rommel pure. Anzi ne approfitta per prendersi
qualche giorno di licenza e vola a Berlino, lasciando il comando al generale
Stumme.
Alla vigilia della
battaglia di El Alamein, l'Asse dispone di ottantamila uomini, di cui
ventisettemila tedeschi, duecento carri armati e 345 aerei (129 tedeschi e 216
italiani). Di contro, Montgomery può schierare duecentotrentamila uomini, oltre
mille carri armati e 1000 aerei. Dunque la superiorità britannica si può
calcolare almeno nella misura di uno a tre.
Dal nord verso sud lo
schieramento dell'Asse (italo-tedesco) era il seguente: a nord le divisioni di
fanteria "Trento", "Bologna" e "Brescia". All'estremità sud, la divisione
paracadutisti "Folgore", appena giunta in Africa settentrionale. Alle spalle
della "Folgore", la divisione "Pavia". In prima linea, a sostegno delle forze
italiane, la 164ma divisione tedesca e la brigata paracadutisti del generale
Ramcke. Le unità di manovra, tenute in seconda schiera, erano a nord la
divisione corazzata "Littorio" e la 15ma Panzerdivision, e a sud la divisione
corazzata "Ariete" e la 21ma Panzerdivision. Di riserva, la divisione "Trieste"
e la 90ma divisione tedesca.
Ecco invece lo schieramento adottato da Montgomery. A nord, il 30mo Corpo
d'Armata, a sud il 13mo e, alle loro spalle, il reparto meglio addestrato e
meglio armato, ossia il 10mo Corpo d'Armata corazzato. Nel 30mo Corpo figuravano
le divisioni indiana, neozelandese, australiana e sudafricana; nel 13mo, oltre a
due divisioni inglesi, due brigate francesi e una brigata greca.
Il piano di Montgomery consiste nell'attaccare il centro del settore nord,
dov'erano schierate la "Trento" e la 164ma divisione tedesca, tentando di
sfondare nel tratto tenuto dagli italiani, ritenuti più deboli e peggio armati
dei loro camerati germanici. Ciò fatto, aprire due corridoi nei campi minati,
attraverso i quali far passare i mezzi corazzati che dovevano eliminare i panzer
nemici. I carri avrebbero protetto l'avanzata della fanteria e avrebbero
spazzato via i reparti dell'Asse di prima linea. In un secondo tempo era
prevista la distruzione delle truppe italo-tedesche di copertura. Infine
dovevano essere eliminate le riserve.
Il piano di Montgomery è una una finta a sud poi attacco in forze a nord. Nei
giorni precedenti nel prepararsi, aveva mascherato e mimetizzato (addirittura
avvalendosi di uno sceneggiatore cinematografico - Barkas- e di un illusionista
- Maskelyne-) un fortissimo concentramentto a nord (86 battaglioni di fanteria
150.000 uomini, alcune migliaia di automezzi, 3247 cannoni, migliaia di
tonnellate di rifornimenti, 1350 carri armati. 1200 aerei) mentre ha predisposto
un altro contingente di molto inferiore e disordinatamente a sud, che ha tratto
in inganno Rommel prima di partire; più che convinto che gli inglesi con le
forze che disponevano a sud non potevano non prima di novembre scatenare un
offensiva.
Assente Rommel, la battaglia comincia alle 21.40 precise del 23 ottobre 1942, in
una notte di luna piena, quando i mille cannoni di Montgomery aprono il fuoco
simultaneamente lungo il fronte, concentrando il tiro sulle postazioni di
artiglieria sulle truppe dell'Asse.
Alle 22 esatte inizia l'azione delle fanterie. La prima fase, quella dell'urto,
va dalla notte del 23 fino al 26 ottobre. La resistenza dei tedeschi e degli
italiani è accanita, superiore al previsto. Tuttavia, all'alba del 24 ottobre il
30mo Corpo d'armata britannico ha raggiunto gli obiettivi che gli sono stati
assegnati, ma le sue fanterie sono stanche e provate e non possono contribuire
ad assicurare il passaggio dei carri armati nel varco aperto nel settore nord.
Stumme lasciato al comando da Rommel probabilmente fu disperato. Muore -secondo
alcune fonti- di aploplessia, con un un colpo di rivoltella alla tempia, secondo
altri.
Rommel subito messo al corrente a Berlino, deve accorrere subito in Africa,
dove giunge il 26 ottobre, trovandosi davanti una situazione gravissima.
Il 27 ottobre Rommel
dedica questa lettera alla moglie, convinto che sia finita: "La battaglia
infuria e probabilmente sfonderemo ad onta di tutte le gravi difficoltà.
Potrebbe anche darsi che naufragheremo, nel qual caso tutto il corso della
guerra ne verrebbe sfavorevolmente influenzato poiché tutta l'Africa del Nord
cadrebbe in mano degli inglesi. Ciò potrebbe avvenire nel corso di pochi giorni
e pressoché senza battaglia. Noi facciamo tutto quanto è umanamente possibile
per vincere. Purtroppo la superiorità del nemico è enorme. Che la cosa ci
riesca, che io vinca o meno la battaglia è nelle mani di Dio. La vita è dura per
uno sconfitto, io guardo dritto innanzi verso il mio destino poiché la mia
coscienza è tranquilla. Quanto era umanamente possibile fare io l'ho fatto, e
non mi sono risparmiato personalmente. Dovessi rimanere sul campo di battaglia,
desidero rendere grazie a te e al ragazzo per tutto l'amore e la tenerezza che
avete voluto donarmi nella mia vita".
L'avanzata riprende il 28 nei corridoi, sotto il fuoco rapido e micidiale
dei cannoni anticarro tedeschi. I carri armati inglesi posti fuori combattimento
si contano già a decine. E' il momento culminante. Il 28 sera i carri inglesi
distrutti sono circa trecento. La 1ma divisione corazzata inglese, al di là del
corridoio, rischia a un certo punto di venire attaccata e respinta dalla 21ma
divisione Panzer tedesca. Allora Montgomery spinge verso nord la 7ma divisione
corazzata e ordina alla 9 divisione australiana di colpire anch'essa a nord. La
situazione non si presenta certo brillante. Il comandante dell'Ottava armata
pensava di sfondare in un arco di tempo di una decina di ore e invece i suoi
calcoli si stanno rivelando sbagliati.
Il 31 ottobre Montgomery dà l'avvio a quella che definisce "l'Operazione
Supercharge", ossia il colpo d'ariete. Nel frattempo Rommel studia la
possibilità di ripiegare su Fuka, a ventiquattro chilometri dalle prime linee:
ma capisce che la sua armata così duramente provata e quasi a secco di
carburante corre il rischio di essere completamente disfatta.
La sera del 2 novembre i carri armati del feldmaresciallo sono soltanto trenta.
Bisognerebbe ripiegare subito, ma il 3 ottobre gli arriva un perentorio ordine
di Hitler, con il quale si impone all'Afrika Korps di farsi uccidere sul posto
piuttosto di indietreggiare di un metro. Così Rommel manda a tutti i reparti
l'ordine di resistere a ogni costo, e rifiuta di accettare le implorazioni dei
suoi generali, impegnati a dimostrargli l'assurdità di una condotta del genere.
Il ripiegamento suggerito da Rommel a Hitler non era un capriccio da codardo,
Rommel abile in campo aperto, capace di rivoluzionare i piani prestabiliti nel
pieno della battaglia voleva stanare gli inglesi, affrontarli a viso aperto. Una
sfida insomma.
Ecco cosa scrive il suo aiutante nel Diario: "...se date cinque carri armati a
me e cinque a lui (Montgomery) mettendoci in una zona isolata del deserto con
uguali riserve di benzina, allora vedrete chi di noi due è più bravo!".
Il 4 novembre Montgomery è in piena avanzata e ha aggirato ormai lo sbarramento
anticarro italo-tedesco. Il generale tedesco von Thoma, in prima linea, si
consegna agli inglesi: non si è più sentito di condividere il massacro imposto
da Hitler ai suoi uomini. Alle 15.30 giunge a Rommel un messaggio: la divisione
italiana "Ariete" non esiste più, si è immolata per tenere le posizioni. Gli
inglesi hanno aperto una breccia ampia venti chilometri. Alle 8 di sera, quando
apprende che la brigata corazzata britannica è già arrivata alla litoranea,
Erwin Rommel decide l'unica soluzione possibile: la ritirata.
La ritirata sarà un altro capolavoro del feldmaresciallo, perché nonostante la
sconfitta subita Montgomery non riuscirà ad accerchiarlo e a distruggere
definitivamente l'Afrika Korps. Comincia qui l'odissea dei settantamila
superstiti della battaglia di El Alamein: tremilaquattrocento chilometri nel
deserto, invano inseguiti dal nemico fino alla Tunisia.
Quando a Rommel viene annunciato lo sbarco di un corpo di spedizione di
centomila americani in Algeria e in Marocco, capisce d'essere preso tra due
fuochi e di non avere, né lui né l'Afrika Korps, più alcuno scampo. Si tratta
soltanto di contare i giorni che mancano alla fine.
Gli aiuti sempre richiesti, Hitler li invierà in Tunisia, quando ormai era
troppo tardi.
L'occupazione della Tunisia influì ben poco sulle successive sorti generali del
conflitto.
William Shirer nella Storia del Terzo Reich scriverà: " Se il Fuhrer avesse
mandato qualche mese prima soltanto un quinto di quelle truppe e di quei carri
armati a Rommel, probabilmente la "volpe del deserto" in quel momento si sarebbe
trovata al di là del Nilo, lo sbarco angloamericano nell'Africa del Nord non
avrebbe avuto luogo e il Mediterraneo sarebbe stato irrimediabilmente perduto
per gli alleati, e così sarebbe stato salvaguardato il punto vulnerabile del
corpo dell'Asse"
Altrettanto errore di Mussolini: se avesse mandato in Africa invece che i Russia
soltanto un quinto delle truppe dell'ARMIR, in novembre avrebbe cenato al
Cairo.
Gli ultimi a cedere ad El Alamein furono i paracadutisti della "Folgore,
abbarbicati al terreno a sud, ai margini della depressione di El Qattara.
Avevano di fronte quel 13mo Corpo d'armata che, secondo la versione inglese,
doveva impegnarsi soltanto per dar vita a un falso scopo, mentre in realtà
dovette combattere una delle più dure e logoranti battaglie locali di
sfondamento dell'intero fronte. Quelli della Folgore resistettero per tredici
giorni senza cedere un metro.
Erano partiti dall'Italia in cinquemila, erano rimasti, tra ufficiali e truppa,
in trecentoquattro. Alla resa, ebbero l'onore delle armi e il nome della loro
divisione restò da allora leggendario.
La BBC inglese a battaglia conclusa, l'11 novembre così commentò: " I "resti
della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità
umane".
Così si concluse la battaglia di El Alamein, che provocò la morte di
tredicimilacinquecento inglesi, di diciassettemila italiani e di novemila
tedeschi. Fu una delle battaglie più decisive della seconda guerra mondiale,
perché mise fine alla minaccia italo-tedesca sul Canale di Suez, consentì il
dominio assoluto del Mediterraneo agli inglesi, cancellò dallo scacchiere un
intero fronte e, in prospettiva, aprì la strada al secondo fronte, ossia allo
sbarco in Sicilia destinato a riportare gli alleati in Europa.
Ecco come David Irving, nel libro "La pista della Volpe", descrive le ultime
azioni della battaglia di El Alamein che portarono Rommel a ordinare la
ritirata:
"...Nella notte tra il 1° e il 2 novembre, segni certi rivelarono che Montgomery stava per sferrare la mazzata decisiva. Verso le 22, circa 200 cannoni aprirono il fuoco di sbarramento contro un settore limitato delle difese di Rommel, mentre ondate di bombardieri pesanti colpivano la stessa zona e obiettivi nelle immediate retrovie. Fu una lunga, fredda notte, durante la quale il feldmaresciallo vide il deserto continuamente illuminato a giorno dai bengala. Il Quartier Generale dell'Afrika Korps venne colpito: tutte le comunicazioni telefoniche con esso furono interrotte, lo stesso generale Thoma restò leggermente ferito; le comunicazioni via radio erano disturbate al punto da riuscire praticamente impossibili. Alle 5 del mattino, Rommel si recò sul posto per vedere che cosa stesse accadendo. Correva voce che, all'una, massi di carri e fanteria avessero sfondato a ovest di Quota 28 su un fronte di circa un chilometro e stessero avanzando irresistibilmente attraverso i campi minati, tentando di aprire una breccia e operare uno sfondamento definitivo. Nel settore era tuttora in corso una sanguinosa battaglia, ma le fanterie italo-tedesche che vi erano schierate erano assai inferiori per numero e potenza di fuoco.
Spuntò il giorno
e Rommel potè vedere i relitti di decine di carri nemici sparsi sui campi
minati, ma dietro a questi centinaia di altri mezzi corazzati si stavano
ammassando per irrompere nei varchi".
( a cura di
EnnioDalmaggioni )
& Francomputer