IL SANTO GRAAL
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IL calice in cui Ges� bevve il vino durante l�Ultima Cena ed in cui, secondo la tradizione, Giuseppe d�Arimatea, ricco commerciante, membro del Sinedrio e discepolo segreto di Ges�, ne raccolse il sangue durante la crocifissione.

Da allora schiere di cavalieri, nobili, studiosi, esploratori ed archeologi, animati dal desiderio di ritrovare la reliquia pi� sacra della cristianit�, hanno creduto di averla localizzata ora in Medio Oriente, ora nell�Europa Continentale, ora in Inghilterra, ora nel Nuovo Mondo.
In questa trattazione saranno passate in rassegna le principali ubicazioni del Santo Calice che, volta per volta, sono state proposte dai vari studiosi come possibili nascondigli del Graal.
Alcuni ricercatori hanno avanzato l�ipotesi secondo cui il Santo Calice si trovi in Iran, per la precisione da qualche parte all�interno della fortezza di Takht-I-Sulaiman (1), sede principale del culto di Zoroastro , la cui struttura architettonica presenta delle forti similitudini con quella del leggendario "Castello del Graal", descritto dal poeta tedesco Wolfram von Eschenbach ) nel poema Parsifal ). A seguito di tale notevole rassomiglianza, alcuni studiosi postulano che questa fortezza sia da identificarsi con la mitica "Sarraz", il leggendario ed irraggiungibile luogo dove il Santo Graal sarebbe stato portato e dove sarebbe ancora oggi custodito.
Anche l�Italia � stata pi� volte chiamata in causa da studiosi e storici come uno dei paesi in cui il Santo Graal sarebbe stato portato ed in cui potrebbe tuttora trovarsi; una delle regioni che potrebbe ospitare la pi� importante reliquia della cristianit� � la Puglia.
Nel 1087 Papa Gregorio VII (Soana, Toscana, 1020 c. - Salerno 1085), avendo localizzato il calice nei territori occupati dai Turchi Selgiuchidi e ritenendo che la sua presenza in loco potesse aiutare i turchi nella loro avanzata contro l�impero bizantino, organizz� segretamente una spedizione per recuperarlo, spedizione costituita da 62 marinai, accuratamente selezionati tra quelli che lavoravano abitualmente nel porto di Bari.
Purtroppo non sono noti documenti che rivelino i dettagli della missione n� il luogo in cui sarebbe stato custodito il Santo Calice; ci � dato di sapere soltanto che i marinai rinvennero, in una chiesa sconsacrata di Myra, nell�attuale Turchia, un calice, subito identificato con il Santo Graal ed alcune ossa, ritenute appartenenti alle spoglie mortali di S. Nicola (IV secolo). La tradizione narra che quest�ultimo abbia posseduto, nel VI secolo, la coppa, grazie alla quale elargiva doni e dispensava cure ai bisognosi ed ai malati. Secondo alcuni studiosi, peraltro, questa leggenda avrebbe dato origine alla credenza popolare, diffusa tra i bambini dei paesi occidentali, di Santa Claus, meglio conosciuto come Babbo Natale, che non sarebbe altro che la trasposizione occidentale in chiave moderna di S. Nicola.
Una volta che la coppa ed i presunti resti del santo vennero portati a Bari, Papa Gregorio VII dette ordine di far erigere una basilica nella citt�, la Chiesa di S. Nicola, giustificandone la costruzione con la necessit� di custodire degnamente le spoglie mortali di S. Nicola ma in realt� con il segreto intento, secondo alcuni studiosi, di nascondervi il Santo Graal.
La Puglia � ancora una volta al centro della "cerca" del Graal in Italia. Difatti, poco lontano da Bari, ad Andria, vi sarebbe un altro possibile nascondiglio del Santo Calice: Castel del Monte (5).
Alcuni studiosi teorizzano che i Sufi (6) consegnarono il Santo Graal all�Ordine dei Cavalieri Teutonici (7), con cui erano in contatto ed intrattenevano stretti rapporti di scambio culturale. I Cavalieri Teutonici, a loro volta, avrebbero affidato la reliquia all�imperatore Federico II Hohenstaufen (Iesi 1194 - castello di Fiorentino, Puglia, 1250) il quale, successivamente, l�avrebbe collocata nel Castel del Monte, edificato proprio per custodirla.
Il fine ultimo delle Crociate era quello di liberare dall�occupazione mussulmana il Santo Sepolcro, ossia il luogo ove il corpo di Ges� venne collocato e ove rimase fino alla Resurrezione. Tuttavia, per fare ci�, era necessario conquistare la citt� di Gerusalemme.
Al termine del 1099 i cavalieri crociati espugnarono la Citt� Santa e ne conservarono il dominio fino al 1187, anno in cui i mussulmani la riconquistarono. Tra gli oggetti che i crociati recuperarono in Terra Santa e portarono in Europa vi era anche quello che la tradizione chiama il "Sacro Catino", un piatto di vetro di colore verde smeraldo di 40 centimetri di diametro rinvenuto durante il saccheggio di Cesarea nel 1101 e trasferito a Genova da Guglielmo Embriaco (8) (m. 1102).
Nel 1806 i francesi lo portarono a Parigi e dopo un decennio, nel 1816, ritorn� nuovamente a Genova; nel 1950 fu restaurato ed oggi � possibile ammirarlo nel Museo del Tesoro di S. Lorenzo della Cattedrale di S. Lorenzo a Genova.
I cavalieri crociati che rinvennero il piatto ritenevano che fosse stato ricavato, nella notte dei tempi, da un grande smeraldo e che la regina di Saba ne avesse fatto dono al re Salomone (961 a.C. c. - 922 a.C.) in occasione di una visita ufficiale durante la quale ella avrebbe messo a dura prova la saggezza del costruttore del Tempio di Gerusalemme con una serie di enigmi.
La tradizione ha da sempre identificato questo piatto con il Santo Graal in quanto una leggenda narra che quest�ultimo venne intagliato in uno smeraldo.
� interessante notare, a questo punto, come, nel Parsifal di Wolfram von Eschenbach, il Santo Graal assuma i connotati di uno smeraldo.
Eschenbach asserisce di avere attinto una cospicua parte degli elementi narrativi del suo poema dal "Perceval ou le conte du Graal", di Chr�tien de Troyes (seconda met� del secolo XII) e da un libro scritto da un non meglio identificato Kyot de Provence il quale, a sua volta, sarebbe venuto a conoscenza dell�associazione Graal-smeraldo dopo aver consultato una fonte documentaria antecedente attribuita ad un dotto mussulmano di nome Flegetanis o Flegitanis, profondo conoscitore dei misteri dell�universo e secondo quanto riportato da Eschenbach stesso, discendente di re Salomone.
Flegetanis avrebbe scritto un libro in cui narr� l�epocale scontro avvenuto tra gli angeli ribellatisi all�autorit� del Signore e quelli a lui ancora fedeli e di come dalla corona di Lucifero ) l�angelo a capo della fazione ribelle, in una circostanza del conflitto o durante la sua caduta all�Inferno, si distacc� un grande smeraldo che, una volta caduto sulla Terra, sempre secondo quanto riportato da Flegetanis, prese il nome di Gral o Graal.
Esiste una variante di questa leggenda secondo cui lo smeraldo si stacc� dalla fronte di Lucifero, anzich� dalla sua corona.
La locazione anatomica dello smeraldo di Lucifero non pu� non richiamare l�"urna", il piccolo cerchio collocato in mezzo alla fronte con cui le iconografie induista e buddista ritraggono rispettivamente gli dei del pantheon mitologico-religioso induista e Buddha.
L�urna, secondo il misticismo orientale in generale ed il Tantrismo (10) in particolare, � la rappresentazione figurativo-simbolica del sesto chakra, l�ajnachakra, il cui significato in sanscrito � chakra "ove risiede il comando".
Tale chakra, tradizionalmente localizzato in mezzo alla fronte, in corrispondenza del terzo occhio, presiede alla dimensione mentale sottile, al senso dell�ego ed al puro intelletto e simboleggia l�equilibrio psicofisico necessario per il raggiungimento di un livello superiore di consapevolezza.
Gli autori del saggio dal titolo "Il Santo Graal - Una catena di misteri lunga duemila anni" ipotizzano che Kyot de Provence sia uno pseudonimo e che dietro di esso vi sia in realt� Guiot de Provins, un trovatore, monaco e portavoce dei Templari (11), che visse in Provenza componendo poesie d�amore e scagliando attacchi contro l�autorit� ecclesiastica del tempo.
Sembra accertato che nel 1184 Guiot si trovasse a Magonza, in Germania, per partecipare alla festa cavalleresca di Pentecoste, assieme ad altri poeti e trovatori provenienti da diversi paesi. � lecito ipotizzare che a tale celebrazione fosse presente anche Wolfram von Eschenbach, in quanto cavaliere del Sacro Romano Impero e poich� a quel tempo i dotti non erano molto numerosi, non si pu� escludere la possibilit� che lo scrittore tedesco ed il trovatore francese si siano conosciuti ed abbiano stretto un rapporto di amicizia.
Non � da escludere neanche la possibilit� che quanto riportato nel Parsifal da Eschenbach gli sia stato rivelato confidenzialmente da Guiot, anche se in forma simbolica.
A differenza di altre versioni della vicenda del Graal, in cui esso viene descritto come una coppa o un bacile, nel Parsifal, Eschenbach lo connota come una pietra; il breve brano del poema qui di seguito riportato mostra questo aspetto:
Una pietra della natura pi� pura chiamata lapsit exillas... "Per quanto gravemente fosse malato, un uomo che un giorno vedesse la pietra non pu� morire per una settimana... e se egli pu� vedere la pietra, per duecento anni il suo aspetto non muter� mai salvo che forse i suoi capelli diverranno grigi."
� interessante notare come il titolo stesso dell�opera di Eschenbach, Parsifal, sia evocativo di una nuova concezione simbolica del Santo Graal e di come tale concezione si riferisca ad una tradizione religiosa orientale che sembra avvallare l�ipotesi secondo cui la reliquia sia strettamente legata con il culto di Zoroastro e sia quindi custodita nella fortezza di Takht-I-Sulaiman. Parsifal, difatti, � il risultato dell�unione di due termini: "Parsi" e "Fal".
I Parsi (12) costituiscono un�etnia dell�India che professa il parsismo (13), termine moderno con cui viene designato il zoroastrismo, il culto religioso di Zaratustra; essi discendono da quei persiani che nel 735 d.C. si spinsero fino all�India, con la speranza di preservare la loro fede originale, per sfuggire all�oppressione dei conquistatori mussulmani.
Sulla base di tale considerazione si pu� avanzare l�ipotesi secondo cui il Santo Graal, qualora fosse giunto tra i Parsi, sia stato da alcuni di questi portato in India e che attualmente esso si trovi da qualche parte nel subcontinente indiano.
Fal � una delle potenti divinit� del pantheon mitologico-religioso degli antichi Celti ed il suo nome � sovente associato ad una pietra dotata di poteri sovrannaturali, pietra che la tradizione narra sia stata donata agli uomini, insieme ad altri tre potenti oggetti magici, da creature provenienti dalle profondit� dello spazio siderale e successivamente divinizzate dal popolo: gli onniscienti Tuatha de� Danaan.
Questi quattro oggetti, la "Pietra di Fal", la "Spada di Nuada", il "Calderone di Dagda" e la "Lancia di Lugh", secondo quanto riportato dalla leggenda, sarebbero stati in grado di trasmettere la conoscenza a chiunque ne fosse entrato in possesso. Nel breve brano estratto dal Parsifal e riportato sopra, emerge che il Santo Graal in forma di pietra � in grado di curare le malattie e di donare l�eterna giovinezza, sarebbe quindi dotato di due delle tre propriet� possedute, guarda caso, dalla pietra filosofale.
In Alchimia la pietra filosofale, detta anche "grande pietra" o "rubino dei saggi" o "donum dei", � il risultato finale della terza parte dell�Opera Alchemica ossia la "Grande Opera" o "Magistero".
Attraverso la realizzazione della pietra filosofale, l�adepto ) raggiunge lo stato divino, l�illuminazione, trascendendo la realt� fisica dell�universo ed elevandosi cos� ad un livello superiore di coscienza. Dopo l�ottenimento della pietra filosofale, l�adepto la elabora ulteriormente ed il suo potere viene da questi orientato sia verso il regno minerale che verso il mondo organico; tale elaborazione conferisce alla "grande pietra" tre straordinarie propriet�, i tre supremi doni della cosiddetta "triplice corona dei saggi".
La prima propriet� consiste nella "panacea" o "medicina universale", costituita dalla stessa pietra filosofale, nella fattispecie detta "polvere rossa", che, disciolta in un liquore alcolico, si trasforma nell�"elisir di lunga vita". Una volta ingerito, tale elisir � in grado di curare qualsiasi malattia e di donare l�eterna giovinezza, assicurando cos� all�adepto l�immortalit� fisica.
La seconda propriet� � sempre assicurata dalla "panacea", la cui assunzione, in questo caso, garantisce, a chi ne faccia uso, il raggiungimento di uno stato di beatitudine celestiale e l�ottenimento dell�onniscienza, grazie alla quale l�adepto acquisisce il dono della conoscenza del passato, del presente e del futuro, nonch� della capacit� assoluta di discriminare tra il bene ed il male.
La terza propriet� della "grande pietra" consiste nel suo potere trasmutativo dei metalli vili in quelli nobili, in particolare l�oro. Nonostante la terza propriet� del "rubino dei saggi" sia la meno importante della "triplice corona" del potere e del sapere, essa � sempre stata la pi� ambita dagli alchimisti di ogni epoca e la pi� ricorrente nell�immaginario collettivo popolare.
La trasmutazione dei metalli vili in oro ed argento si ottiene quando la pietra filosofale � in forma di polvere, la cosiddetta "polvere di proiezione" ed in tale forma prende il nome di "tintura" in quanto acquisisce la capacit� di "tingere", ossia di colorare i metalli vili, trasmutandoli cos� in metalli nobili. La "polvere di proiezione" viene fermentata o impregnata dell�essenza dell�oro e dell�argento per conferirle la specifica propriet� di convertire qualsiasi metallo vile in uno di questi preziosi materiali; grazie alla terza propriet� l�adepto � in grado di accumulare enormi ricchezze che, tuttavia, utilizzer� esclusivamente per fini umanitari e filantropici in quanto la sua coscienza e la sua moralit� si sono evolute parallelamente all�elaborazione della pietra filosofale, il cui completamento � reso possibile solo dal raggiungimento da parte dell�adepto dello stato divino.
Uno dei due aspetti della prima propriet� della pietra filosofale, "l�elisir di lunga vita" o "dell�eterna giovinezza", presenta degli interessanti parallelismi con la leggenda della fonte dell�eterna giovinezza situata nel ricchissimo regno del misterioso "Prete Gianni", oggetto di studio e di lunghe ricerche da parte di numerosi viaggiatori medievali i quali credevano di averne individuato l�ubicazione in India.
Nel Parsifal di Wolfram von Eschenbach ritroviamo tutti questi elementi narrativi ed � interessante notare come essi siano legati tra loro dall�archetipo della pietra, nella cui forma Eschenbach descrive il Santo Graal. Il poeta tedesco, difatti, rimuove la tradizionale veste di coppa o calice con cui fino a quel momento il Graal era stato concepito, ed introduce un significativo elemento di rottura tra il suo poema e quello di Chr�tien de Troyes, a cui, peraltro, egli si ispir� e da cui trasse la struttura narrativa per la sua opera ma da cui, grazie all�originale concezione mistico-simbolica del Santo Calice, volle anche distaccarsi.
Nel momento in cui il simbolo archetipico del Santo Graal perde i connotati della coppa ed assume quelli di una pietra, egualmente dotata di poteri taumaturgici ed in grado di dispensare la vita eterna, esso subisce, come abbiamo visto, un processo identificativo con la pietra filosofale ed al contempo fornisce coerenza narrativa alla divagazione sulla vicenda del regno di Prete Gianni.
Nel Parsifal, difatti, Repanse, la figlia di re Amfortas, il leggendario "Re Pescatore", cos� chiamato poich� al pari di Ges�, secondo quanto tramandato dalla tradizione popolare, sazi� una moltitudine di persone moltiplicando un singolo pesce, sposa il fratellastro di Parsifal, il saraceno Feirefiz. I due coniugi si recano in India, dove Repanse da alla luce Prete Gianni, il misterioso sacerdote cristiano che fond� ivi un potente regno.
Grazie a questa leggenda collaterale la "cerca" del Santo Graal si arricchisce di un�ulteriore diramazione, questa volta orientata verso l�India, dove alcuni studiosi postulano che il Santo Graal si trovi tuttora.
La possibile ubicazione del Graal in India, cos� lontana da tutte le tradizionali rotte narrative della "cerca" del calice, trae la sua giustificazione, secondo quanto ipotizzato da alcuni cacciatori del Graal, da una misconosciuta credenza popolare tuttora viva nel Kashmir indiano, credenza che costituisce il fondamento ideologico-religioso della setta mussulmana Ahmadiyya (15).
I proseliti di questo culto sono, difatti, fermamente convinti che Ges� sia sopravvissuto alla crocifissione, sia completamente guarito dalle ferite riportate durante la Passione e la crocifissione stessa e si sia diretto verso oriente assieme a Maria e Tommaso alla ricerca delle dieci trib� perdute di Israele. Dopo un lungo e periglioso viaggio attraverso l�Asia Centrale, Ges� sarebbe giunto finalmente nel Kashmir, ove si sarebbe stabilito e sarebbe morto per cause naturali in tarda et�.
Nella capitale del Kashmir, Srinagar, � situato un tempio mussulmano, il Rozabal, all�interno del quale vi � una pietra sepolcrale la cui iscrizione attesterebbe che sotto di essa venne sepolto un individuo di nome Yus-Asaf, che in arabo significa Ges�!
Questa curiosa leggenda approda in Occidente grazie ad un libro pubblicato nel 1976 e scritto in spagnolo dal ricercatore Andreas Faber-Kaiser il quale cita, come fonte documentaria, gli studi condotti dal Prof. F.M. Hassain, Direttore dei Dipartimenti Statali di Storia del Kashmir.
Il Prof. Hassain sarebbe venuto a conoscenza di questa vicenda nel 1965 mentre si trovava a Leh, l�antica capitale del Ladakh, dopo aver esaminato alcuni diari lasciati nel 1890 da due missionari tedeschi i quali, a loro volta, avrebbero letto la traduzione, eseguita da un viaggiatore russo di nome Nikolai Notovich, di alcuni antichi manoscritti tibetani conservati nel monastero di Hemis; manoscritti che avrebbero narrato la storia del viaggio di Ges� e di come egli sarebbe giunto in India ed in Ladakh.
Una parte degli studiosi che ha preso in considerazione questa leggenda e che ritiene possa contenere un fondamento di verit� storicoarcheologica ha azzardato l�ipotesi secondo cui Ges� abbia portato con s� la coppa nella quale bevve il vino durante l�Ultima Cena e che essa sia nascosta da qualche parte nel Kashmir o in Ladakh.
Un�altra ipotesi sull�ubicazione del nascondiglio del Santo Graal in Italia prende forma dalla credenza popolare secondo cui questa reliquia sia nascosta da qualche parte nel capoluogo piemontese e le indicazioni per scoprire il luogo dove si troverebbe sarebbero ermeticamente contenute nell�architettura stessa della Chiesa della Gran Madre di Dio, la cui costruzione venne decisa nel 1814 per onorare il ritorno dei Savoia a Torino dopo la caduta dell�impero napoleonico.
I lavori di costruzione della chiesa, eretta a imitazione del Pantheon sulle rive del Po, presso il Ponte Vittorio Emanuele, da Ferdinando Bonsignore (Torino, 1767 - ivi, 1843), iniziarono nel 1818 e terminarono nel 1831.
La statua della Fede, situata sul sagrato dell�edificio ed affiancata alla sua destra da un angelo, fornirebbe le indicazioni dettagliate per scoprire il nascondiglio del Graal. Con la mano destra la statua regge un libro aperto appoggiato sulla coscia destra mentre con la mano sinistra alza al cielo un calice. Secondo alcuni studiosi il calice simboleggerebbe il Santo Graal e la direzione dello sguardo della statua, assieme ad altri dettagli strutturali di difficile interpretazione simbolica, svelerebbero l�ubicazione della reliquia.
Tempo fa uno storico dilettante, Graham Phillips, di Coventry, dopo avere consultato numerosi alberi genealogici, afferm� di avere rintracciato il Santo Graal nella soffitta dell�abitazione di Victoria Palmer, una grafica pubblicitaria residente a Rugby. Phillips sostiene che la Palmer discenda da un�antica e nobile famiglia di re gallesi, i Powys, a cui un anonimo monaco avrebbe consegnato il Santo Graal nel 1100.
Lo storico dilettante ritiene che la coppa che il monaco affid� ai membri della famiglia aristocratica sia da identificarsi con una tazza di onice alta cinque centimetri e dalla forma molto simile a quella di un portauovo.
L�attuale proprietaria la eredit� da suo nonno, il business man Walter Langham, il quale, a sua volta, sosteneva di averla rinvenuta, nel 1920, all�interno di una grotta situata nella contea di Shropshire.
La Palmer, credendo che la tazza in suo possesso fosse niente pi� di un comune oggetto d�antiquariato risalente al periodo vittoriano, peraltro di modesto valore storico ed economico, la colloc� in soffitta.
Dopo l�inaspettato annuncio di Graham Phillips, tuttavia, la grafica pubblicitaria si � ricreduta ed ha trasferito quello che ora ritiene sia il Graal in una cassetta di sicurezza in un caveau di una banca.
La coppa di propriet� della Palmer, secondo Phillips, sarebbe il calice rinvenuto da Elena (1), la madre dell�imperatore Costantino I (2) detto il Grande, all�interno del sepolcro di Ges�. A quanto pare Elena era fermamente convinta che la coppa da lei recuperata fosse quella utilizzata da Maria Maddalena per raccogliere il sangue di Ges� crocefisso.
Nei suoi scritti lo storico greco Olimpiodoro (3) menziona questo calice che sarebbe stato portato, prima nella Citt� Eterna e successivamente, nel 410, in Inghilterra, per preservarlo dalla furia devastatrice delle orde di barbari.
Dopo interminabili traversie ed innumerevoli vicissitudini, il calice entr� in possesso di un monaco, il quale, come accennato sopra, lo cedette ai Powys nel 1100.
Al fine di conferire validit� storica alla propria tesi, Graham Phillips si sarebbe rivolto ad un team di esperti del British Museum per un approfondito esame della tazza di onice; al termine della perizia storico-archeologica gli esperti gli avrebbero confermato che il manufatto in suo possesso risale effettivamente all�epoca romana.
La contea di Shropshire sembra svolgere un ruolo di primo piano nella leggenda del Santo Graal in quanto, oltre ad avere fatto da cornice paesaggistica al misterioso ritrovamento effettuato dal succitato Walter Langham, secondo alcuni cacciatori della reliquia, sarebbe chiamata in causa anche come la regione dell�Inghilterra occidentale ove si trova una fattoria in cui sarebbe custodito un "Graal" in legno d�ulivo.
Con il trascorrere dei secoli la coppa si sarebbe seriamente danneggiata, a tal punto che ne sarebbe rimasta solo la met� sinistra. Questo "Graal" sarebbe stato ceduto alla famiglia che dimora nella fattoria alcuni secoli fa e corre voce che possieda miracolose propriet� taumaturgiche; difatti, chiunque in paese fosse stato malato, recandosi nella fattoria e bevendo un po� d�acqua raccolta con la coppa, sarebbe stato risanato.
Una leggenda molto diffusa nella tradizione popolare inglese e non solo � quella che narra di come Giuseppe d�Arimatea (4), il discepolo segreto di Ges� che si rec� da Ponzio Pilato (I secolo d.C.) per ottenere l�autorizzazione a prendere in consegna il corpo di Cristo, avesse raccolto il sangue della crocifissione nella coppa che il Figlio di Dio utilizz� durante l�Ultima Cena e di come, nel 63 d.C., egli avesse lasciato la sua terra di origine, la Palestina, alla volta dell�Inghilterra.
Dopo avere a lungo navigato, Giuseppe d�Arimatea giunse a Glastonbury, dove la tradizione vuole che abbia conficcato il proprio bastone nel terreno e che esso si sia miracolosamente trasformato in un roveto.
In effetti l�elemento narrativo del cespuglio magico ricorre nella letteratura locale fin dal 1520, identificandolo con un roveto a Wearyall Hill che fioriva straordinariamente due volte all�anno: nel periodo di Natale e nel mese di Maggio. Il cespuglio venne distrutto durante la Guerra Civile Britannica, tuttavia, alcuni suoi germogli vennero recuperati e piantati nelle vicinanze dove fiorirono altrettante piante. Un team di botanici esamin� i cespugli e concluse che la specie non era originaria della Gran Bretagna, bens� del Medio Oriente.
Ma la coppa che Giuseppe d�Arimatea port� con s� dalla Terra Santa che fine fece?
Secondo una leggenda, essa sarebbe stata affidata ad un non meglio identificato gruppo di guardiani, i cui discendenti l�avrebbero custodita per duemila anni fino ai giorni nostri.
Nel primo millennio, alcuni monaci di Glastonbury dichiararono di avere rinvenuto due ampolle che sarebbero state sepolte insieme a Giuseppe d�Arimatea e di cui � possibile ammirare la raffigurazione sulle vetrate della chiesa di S. John, a Glastonbury. Le ampolle, tuttavia, non furono mai esposte al pubblico, per cui non � possibile stabilire se siano state portate alla luce ed esistano realmente, dubbio che persiste tenacemente e che mantiene nella leggenda il ritrovamento delle reliquie.
Un�altra leggenda, forse la pi� popolare, narra che Giuseppe d�Arimatea, una volta giunto a Glastonbury, prese coscienza dello sconfinato potere del calice e realizz� che, qualora fosse stato utilizzato per fini malvagi, avrebbe potuto precipitare l�intero universo nel caos primigenio del male. Terrorizzato da questa eventualit�, egli decise di sbarazzarsene per sempre e perch� non venisse ritrovato, lo gett� in un pozzo scavato all�ombra di un imponente albero.
Ora, tra due bassi rilevi collinari, quello denominato "The Tor" (in inglese, picco o sommit� rocciosa) e quello che la tradizione popolare ha designato come "The Chalice Hill" (in inglese, La Collina del Calice) � effettivamente situato un pozzo, noto come "The Chalice Well" (in inglese, "Il Pozzo del Calice".
Il filosofo inglese e studioso di esoterismo Tudor Pole, convinto che il Chalice Well fosse il pozzo in cui Giuseppe d�Arimatea gett� il Santo Graal, arriv� persino ad acquistare il terreno intorno ad esso al fine di consentire ai turisti ed agli studiosi di visitare la cavit�.
La tradizione popolare, probabilmente, ha voluto identificare il Chalice Well con il pozzo di Giuseppe d�Arimatea a causa della curiosa colorazione rossastra dell�acqua contenuta nel primo, colorazione presumibilmente imputabile alla massiccia presenza di ossidi di ferro ed associata dal folclore locale al sangue di Ges�.
La leggenda secondo cui Giuseppe d�Arimatea gett� il Graal in un pozzo a Glastonbury � in realt� recente, in quanto fu partorita dalla fervida fantasia del poeta Alfred Tennyson in occasione della stesura, nel XIX secolo, della sua opera: "l�Idylls of the King". Il fatto che si tratti di un�invenzione letteraria piuttosto che di una leggenda nata su un fondamento di verit� storica non significa necessariamente che il Chalice Well non sia comunque legato dalla tradizione a manufatti pi� o meno misteriosi. Difatti, per quanto possa sembrare strano, questa cavit� � effettivamente legata ad un�antica coppa, anzi, a due antiche coppe. Una di queste, in legno d�ulivo, fu realmente rinvenuta nel pozzo qualche secolo fa ma dopo un attento esame risult� essere un artefatto rituale celtico. La seconda coppa ma forse � sempre la medesima, fu oggetto di lunghe ed estenuanti ricerche da parte del celebre occultista John Dee (5) che, nel 1582, si rec�, in pi� di un occasione, a Glastonbury, poich� era fermamente convinto che il Pozzo del Calice fosse il nascondiglio segreto di un vaso contenente l�elisir dell�eterna giovinezza.
� doveroso precisare in questa sede che l�arrivo di Giuseppe d�Arimatea in Gran Bretagna, nel I secolo d.C., sembra essere attestato storicamente, difatti, vi sono alcuni documenti che lo comprovano.
Uno di questi � l�"Annales Ecclesiasticae" del 1601, che riporta un�annotazione del bibliotecario vaticano, il cardinale Baronio, sull�arrivo di Giuseppe d�Arimatea a Marsiglia nel 35 d.C. e sul proseguimento del suo viaggio alla volta della Britannia, dove, assieme ai suoi compagni, inizi� l�opera di evangelizzazione.
Un altro documento, il "De Sancto Joseph ab Arimathea", riporta che Giusepe d�Arimatea, nel 63 d.C., si rec� da S. Filippo (6) in Gallia, l�odierna Francia e da qui, secondo quanto scritto dal vescovo di Lisieux, Freculfo, si spost� in Inghilterra.
Una volta arrivati in Inghilterra sud-occidentale, Giuseppe d�Arimatea ed i suoi dodici compagni (7) edificarono una piccola chiesa considerata la pi� antica tra quelle della cristianit� occidentale e fondarono una comunit� cristiana.
Se Giuseppe d�Arimatea ed i dodici missionari che lo seguirono avessero portato con s� il Graal, esso potrebbe essere stato nascosto in questa chiesa o sotto di essa.
Secondo la tradizione, il Graal cavalc� i secoli passando, di generazione in generazione, tra le mani dei monaci di Glastonbury.
Quando nel 1535 lo scisma dell�Inghilterra dalla Chiesa di Roma ad opera di re Enrico VIII (8) divenne definitivo, con la condanna a morte di Sir Thomas More e del vescovo Fisher, e la furia anticlericale della Corona inglese si abbatt� su diverse chiese e conventi cattolici, distruggendoli o danneggiandoli gravemente, l�ultimo abate di Glastonbury, Richard Whiting, consegn� ad alcuni frati una coppa di legno perch� la nascondessero in un luogo sicuro. I monaci portarono il manufatto nel feudo di Nanteos Manor, nel Galles, dove vennero accolti e poterono lavorare e condurre una tranquilla vita monastica.
Una leggenda narra che, alla morte dell�ultimo dei monaci, custodi del Graal, la coppa venne affidata al feudatario.
Alcuni studiosi ritengono che questo "Graal", una coppa in legno d�ulivo del diametro di circa quindici centimetri, alla morte dell�ultimo signorotto, avvenuta nel 1952, sia stato consegnato ad altre persone e che attualmente sia custodito nel caveau di una banca.
Una delle pi� strane ed inverosimili leggende riguardanti il Graal � sicuramente quella che narra dell�esistenza di un non meglio identificato gruppo di iniziati attivi nel Galles, Gran Bretagna sudoccidentale, il cui compito precipuo sarebbe stato quello di custodire e vigilare su una misteriosa coppa in terracotta contenuta all�interno di un calice d�oro.
La coppa, identificata secondo alcuni con il Santo Graal, qualora fosse stata utilizzata a fin di bene, avrebbe avuto straordinarie propriet� taumaturgiche e benefiche. Tuttavia, nel 1880, i membri di un circolo esoterico antagonista avrebbero deciso di distruggere il manufatto. I Guardiani del Graal, venuti a conoscenza delle intenzioni dei malvagi occultisti, avrebbero spostato frequentemente la coppa in modo tale che questi ultimi non potessero trovarla, fino al momento in cui sarebbe stata portata in un nascondiglio segretissimo ritenuto introvabile dai Guardiani. Purtroppo, uno degli iniziati incaricati di sorvegliare la coppa avrebbe rivelato agli occultisti l�ubicazione del presunto Graal che sarebbe stato cos� trafugato. Successivamente i fanatici occultisti avrebbero celebrato una messa nera con lo scopo di annientare il potere della presunta reliquia che, al termine del sacrilego rituale, sarebbe stata irrimediabilmente distrutta.
Quello della piccola comunit� pi� o meno isolata che custodisce una coppa dispensatrice di bene e di conoscenza sapienziale � un interessante elemento narrativo abbastanza ricorrente nelle leggende sul Santo Graal, difatti, sulle montagne del Caucaso, in Russia, in una localit� chiamata Narta Monga, vive, isolato dal resto del mondo, un esiguo gruppo di individui che asserisce di essere in possesso di una coppa dotata di poteri magici, detta "Amonga".
Questo manufatto presenta delle impressionanti similitudini con il Graal, avendone sostanzialmente le stesse propriet� miracolose tra cui produrre cibo in quantit� illimitata e trasmettere la conoscenza a chi ne sia degno.
Alcuni studiosi ritengono che vi sia uno stretto legame tra il movimento eretico dei Catari (9) e la leggenda del Graal e che quest�ultimo, dopo essere entrato in possesso di alcuni di essi in Medio Oriente, possa essere stato portato, attraverso la Turchia ed i Balcani, in Europa, dove si troverebbe attualmente.
Secondo molti storici i Catari deriverebbero dai Bogomil o Bogomili (10), una setta ereticale operante in Bulgaria nel X e nell�XI secolo, i cui missionari si spostarono in Europa Occidentale.
M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln, gli autori di "Il Santo Graal - Una catena di misteri lunga duemila anni", sostengono di essere incappati in alcuni indizi che deporrebbero a favore dell�ipotesi secondo cui i Catari non derivassero dai Bogomili, bens� fossero l�espressione della fioritura di un movimento preesistente in Francia gi� da alcuni secoli, addirittura fin dall�avvento dell�era cristiana: il manicheismo (11).
Nel 1165 i Catari vennero accusati di eresia e condannati da un concilio ecumenico tenutosi ad Albi, una citt� della Linguadoca, la regione nord-orientale dei Pirenei, nel sud dell�odierna Francia. A seguito di ci� o forse per il fatto che Albi fu uno dei centri di questo culto, i catari, in Francia, vennero chiamati Albigesi.
Nel 1200 le autorit� ecclesiastiche a Roma erano seriamente preoccupate per la capillare diffusione del pensiero ereticale cataro in Europa, la cui pericolosa infiltrazione in tutti gli strati della societ� dell�epoca, dai poveri, ai contadini, dai soldati ai nobili, era promossa ed agevolata dalla dilagante corruzione della Chiesa.
Questa situazione emerge in tutta la sua gravit� quando S. Bernardo si rec�, nel 1145, proprio in Linguadoca, con l�obiettivo di convertire al cristianesimo ortodosso quanti pi� eretici gli fosse riuscito.
Durante la sua disperata missione evangelizzatrice, tuttavia, S. Bernardo rimase disgustato, non tanto dalla dottrina eretica dei Catari, di cui anzi lod� la giustezza e la purezza morale, quanto piuttosto dalla corruzione della Chiesa.
Nel 1200 il problema dei Catari si fece ancora pi� urgente ed i vertici della Chiesa non aspettavano che un pretesto per agire contro gli eretici, pretesto che arriv� puntualmente, il 14 Gennaio 1208, con l�assassinio in Linguadoca di Pierre de Castelnau, un legato pontificio. La Chiesa non esit� ad incolpare dell�omicidio i Catari, nonostante fosse stato probabilmente commesso da un gruppo di ribelli anticlericali che non aveva niente a che fare con i Catari. Papa Innocenzo III, per tutta risposta, mobilit� un vero e proprio esercito per estirpare una volta per tutte l�eresia catara.
Era iniziata quella che la storia ricorda tristemente come la Crociata contro gli Albigesi.
A capo dell�armata venne posto l�abate di C�teaux, mentre le operazioni militari vennero affidate a Simone di Montfort, affiancato da un alleato, Domenico Guzm�n, un fanatico spagnolo divorato dall�odio verso gli eretici e destinato a diventare, nel 1216, capo dell�Ordine monastico dei Domenicani, i quali, a loro volta, nel 1233, avrebbero fondato la crudele istituzione della Santa Inquisizione.
Nel 1209 un esercito di 30.000 uomini, proveniente dall�Europa Settentrionale, travolse la Linguadoca, dando inizio ad uno sterminio sistematico e capillare.
Nel 1218 Simone di Montfort fu ucciso durante l�assedio della citt� di Tolosa, tuttavia, il genocidio dei Catari in Linguadoca si protrasse per altri venticinque anni, fino al 1243, anno in cui i crociati della Chiesa spazzarono via tutta la resistenza e le principali citt� e roccaforti catare vennero espugnate, tutte all�eccezione della pi� importante: la cittadella fortificata di Monts�gur.
La leggenda che narra di come il Graal sia stato nascosto dai Catari nei sotterranei della fortezza di Monts�gur e di come esso si trovi ancora l�, probabilmente, ha origine dal fatto che, in uno dei suoi romanzi, Wolfram von Eschenbach fa sapere che il mistico Castello del Graal, che solo i puri di cuore riusciranno a trovare, era situato sulle montagne dei Pirenei e che si chiamava Munsalvaesche, termine derivato dalla germanizzazione di Montsalvat, una parola catara che significa "Monte Salvato" o "Monte Sicuro" e la cui traduzione, guarda caso, � proprio Monts�gur.
Inoltre, Eschenbach chiama il signore del Castello del Graal Perilla e questa � una curiosa coincidenza poich� il signore di Monts�gur era un certo Raimon de Pereille ed � interessante notare come il suo nome ricorra sovente nella forma latina, cio� Perilla, in numerosi documenti di quel periodo.
Negli anni �30, Otto Rahn (12), colonnello delle SS, assieme ad Alfred Rosenberg (13), il filosofo del partito nazionalsocialista che lo incoraggi� nei suoi studi sui legami tra i Catari ed il Graal, si recarono, per conto di Hitler, a Monts�gur ed in altre fortezze catare alla ricerca del Graal. Rahn, difatti, era fermamente convinto che il Castello del Graal fosse Monts�gur e che quindi, all�interno di esso, i Catari avessero nascosto il calice. Nel 1939, Rahn scomparve misteriosamente e la versione ufficiale fu che si suicid� in cima al monte Kufstein, tuttavia, secondo Gerard de Sede, un famoso occultista francese e autore di "Le Tr�sor Cahtare" (Il Tesoro Cataro), fu rinchiuso in un campo di concentramento poich� ormai "sapeva troppo"!
C�� persino chi si � spinto ad affermare che Otto Rahn sia ancora vivo, come Christian Bernadac, autore di "Monts�gur et le Graal" e che sia addirittura il Gran Maestro occulto di qualche fanatica e delirante Societ� Segreta Esoterica di stampo neonazista!
Ritornando alla storia dell�assedio di Monts�gur, per ben dieci mesi l�ultima roccaforte catara resistette eroicamente e tenacemente all�assedio posto da oltre 10.000 crociati. Tuttavia, nel Marzo del 1244, anche Monts�gur fu costretta a capitolare e con la conquista della cittadella il catarismo, almeno ufficialmente, fu spazzato via nella Francia Meridionale.
Ora, � noto che i Catari fossero molto ricchi e ci� non deve stupire, in quanto il movimento godeva delle simpatie e dell�appoggio economico di molti potenti proprietari terrieri francesi, tuttavia, durante la Crociata contro gli Albigesi, la ricchezza dei Catari venne enormemente esagerata e le dicerie secondo cui i Catari possedessero un favoloso tesoro e secondo cui esso fosse gelosamente custodito nei sotterranei di Monts�gur si fecero sempre pi� insistenti.
Quando la fortezza venne espugnata, tuttavia, nessun tesoro venne rinvenuto.
I fautori dell�ipotesi secondo cui il Graal si trovi ancora nei sotterranei della fortezza catara di Monts�gur, a questo punto, fanno notare come vi siano alcuni curiosi episodi legati all�assedio ed alla capitolazione della cittadella. Nonostante gli assalitori fossero in numero cospicuo, l�accerchiamento della fortezza non era a tenuta stagna ed i catari, con il favore delle tenebre ed approfittando magari di un attimo di distrazione di qualche crociato, potevano entrare ed uscire abbastanza agevolmente dalla fortezza e lo facevano attraverso alcuni varchi creatisi nel cordone che gli assedianti avevano stretto intorno alla montagna su cui sorge Monts�gur. Attraverso uno di questi varchi, grazie ai quali peraltro gli assediati venivano riforniti di viveri, tre mesi prima che la fortezza venisse espugnata, due catari riuscirono a fuggire.
Secondo fonti documentarie considerate storicamente attendibili, i due eretici portarono con s� una parte importante del tesoro, che collocarono, inizialmente in una grotta fortificata sulle montagne e successivamente, in un non meglio identificato castello.
A seguito di questa vicenda, del tesoro non si seppe pi� alcunch�.
Il 1� Marzo 1244 la cittadella fortificata cadde e gli assedianti posero agli abitanti delle condizioni insolitamente magnanime, a patto che alcuni di essi abiurassero l�eresia che fino a quel momento avevano abbracciato.
I Catari di Monts�gur risposero ai crociati chiedendo loro una tregua di quindici giorni, al fine di valutare con calma le condizioni; durante questo periodo tutte le ostilit� nei loro confronti sarebbero dovute cessare. Gli assedianti accettarono la contro-condizione posta dai Catari i quali concedettero, di loro sponte, alcuni ostaggi come garanzia, nel senso che, qualora qualcuno avesse tentato di fuggire dalla fortezza, gli ostaggi sarebbero stati immediatamente uccisi.
Oltre duecento Catari, tuttavia, preferirono il martirio ed alla scadenza della tregua vennero catturati, rinchiusi all�interno di una grande recinzione fatta costruire alle pendici della montagna e bruciati vivi.
Quattro superstiti, ancora all�interno della cittadella, la notte del 16 Marzo 1244, accompagnati da una guida, fuggirono, calandosi con delle corde dalla pericolosa e ripida parete occidentale della montagna.
Secondo la tradizione, quei quattro eretici portarono via il leggendario tesoro dei Catari, tuttavia, tale tesoro, secondo la storia, fu allontanato tre mesi prima.
Questa incongruenza storica ed il fatto che sia altamente improbabile che quattro persone si carichino di oggetti pesanti quando devono affrontare una discesa cos� pericolosa, hanno insospettito non poco alcuni studiosi, i quali hanno proposto una possibile soluzione a questo enigma. Tale soluzione chiama in causa la possibilit� che i quattro Catari, in realt�, non avessero con s� un tesoro o una parte di esso, bens� pochi manufatti di grandissimo valore o addirittura uno solo ma di eccezione: il Santo Graal.
Secondo la tradizione, ci� che i due Catari fecero uscire da Monts�gur venne portato nelle grotte fortificate di Ornolac, nell�Ari�ge, dove per� non � mai stato rinvenuto alcunch�.
Gli autori del libro "Il Santo Graal - Una catena di misteri lunga duemila anni", tra le tante ipotesi, hanno vagliato anche quella secondo cui il manufatto o i manufatti portati via dalla fortezza catara, siano stati trasferiti a Rennes-le-Ch�teau, un�importante roccaforte catara situata nei Pirenei orientali, a circa quaranta chilometri da Carcassonne o in alternativa, in una delle numerose grotte disseminate sulle vicine montagne.
Alcuni secoli dopo, sempre secondo tale ipotesi, qualcosa di straordinario sarebbe stato rinvenuto da B�renger Sauni�re, il giovane e brillante sacerdote che, nel 1885, all�et� di trentatr� anni, divenne il nuovo parroco della chiesa del paese, consacrata a Maria Maddalena nel 1059 ed edificata sulle fondamenta di una costruzione visigota ancora pi� antica, risalente al VI secolo.
Nel 1896, difatti, B�renger Sauni�re divenne improvvisamente ed inesplicabilmente molto ricco. Inizi�, difatti, a spendere grosse somme di denaro con cui restaur� e decor� in modo estremamente bizzarro la chiesa e fece costruire opere pubbliche. Tutta questa ricchezza � alquanto sospetta e non trova una facile spiegazione se non quella che prende in considerazione la possibilit�, tutt�altro che remota, che il giovane parroco abbia rinvenuto, all�interno della chiesa o sotto di essa, durante i lavori di restauro o, in alternativa, in una delle famose grotte catare che circondano Rennes-le-Ch�teau, qualcosa di inestimabile valore economico e/o storico, che, secondo alcuni studiosi, tra cui gli autori del saggio succitato, potrebbe essere identificabile con il Santo Graal.
Le leggende che narrano di un favoloso tesoro nascosto dai Catari nei pressi di Rennes-le-Ch�teau e quelle, altrettanto insistenti, secondo cui tale tesoro fosse in realt� il Graal, indussero Richard Wagner (14) a recarsi a Rennes-le-Ch�teau, alla ricerca dell�ispirazione per comporre la sua ultima opera: il Parsifal.
Anche Adolf Hitler venne a conoscenza di queste leggende e, spinto dalla sua ossessione per l�esoterismo e le scienze occulte, invi� un manipolo di soldati che avrebbe eseguito, nelle vicinanze di Rennes-le-Ch�teau, numerosi scavi alla ricerca del Graal ma senza trovare alcunch�.
A Valencia, in Spagna, nella "Capilla del Santo C�liz", una cappella gotica della Cattedrale della citt�, � esposto al pubblico un calice che la tradizione ha da sempre ritenuto il Santo Graal. La base del prezioso manufatto � costituita dalla porzione superiore di un calice di cornalina (15) capovolto, lo stelo � adornato da pietre preziose e la parte superiore � una coppa, anch�essa in cornalina.
I tre componenti del manufatto risalgono a epoche diverse. Sulla base vi � un�iscrizione araba che � stata tradotta in vario modo e che potrebbe fornire un�indicazione del periodo in cui il manufatto venne realizzato nonch� la sua provenienza. Difatti, qualora tale iscrizione fosse Alzahira, una cittadella fondata dalla dinastia degli Omaiadi (16) di Cordova, la base del presunto Santo Graal di Valencia, secondo alcuni storici, potrebbe aver fatto parte del bottino di guerra raccolto a seguito dell�assedio di Alzahira in cui gli Omaiadi subirono una grave sconfitta. Lo stelo risale ad un periodo compreso tra il XII ed il XIV secolo mentre la coppa che costituisce la porzione superiore del calice � la parte pi� antica ed interessante del manufatto ma anche la pi� difficile da datare.
Secondo gli studiosi della Confraternita del Santo Calice dell�Ultima Cena della Cattedrale di Valencia, il Santo Graal potrebbe essere stato portato a Roma da San Pietro; in seguito, durante la persecuzione dei cristiani ordinata dall�imperatore Valeriano, Papa Sisto II, poco prima di venire martirizzato, avrebbe consegnato la reliquia al diacono Lorenzo. Anche costui mor� martire, tuttavia, prima di essere ucciso, sarebbe riuscito a far arrivare il Santo Calice nella sua citt� natale, Huesca. Correva l�anno 258, secondo alcune fonti documentarie, il 261, secondo altre.
Nel 713 la Spagna fu invasa dai mussulmani e Audeberto, il vescovo di Huesca, fu costretto ad allontanarsi dalla citt� ed a rifugiarsi sul monte Pano, isolata dimora dell�eremita Juan de Atar�s. Con s� avrebbe portato il presunto Santo Graal. Sulla cima di questa montagna venne edificato il monastero di San Juan de la Pe�a, dove un manipolo di uomini organizz� un�accanita resistenza contro il dominio dei mussulmani.
In effetti esiste un documento del 14 Dicembre 1134 che riporta un elenco dei manufatti custoditi nel cenobio del monastero di San Juan de la Pe�a, tra i quali vi � anche "el C� liz en que Cristo consacr� su sangre", il calice in cui Cristo consacr� il suo sangue (17).
Il re d�Aragona don Mart�n el Humano, venuto a sapere della presenza della preziosa reliquia in Spagna ed affascinato dal suo leggendario potere, invi� a San Juan de la Pe�a degli emissari per chiedere il Santo Calice.
A Barcellona � conservato il documento che attesta l�avvenuta donazione della presunta reliquia il 26 Settembre 1399. La reliquia venne trasferita inizialmente nel palazzo reale di Saragozza, dopodich�, durante il regno di don Alfonso el Magn�nimo, venne portata nel Palacio del Real, situato presso il fiume Turia, nella citt� di Valencia. Alla morte di Antonio Sanz, cappellano maggiore della cappella regia, il re di Navarra, don Juan, ritenne opportuno, per ragioni di sicurezza, trasferire la reliquia nella sacrestia della Cattedrale di Valencia. Per ufficializzare il trasferimento del prezioso manufatto, il 18 marzo 1437 venne redatto un documento in cui venne precisato che la reliquia custodita nella Cattedrale di Valencia � il calice in cui Ges� Cristo consacr� il suo sangue durante l�Ultima Cena.
In seguito il "Santo Graal" di Valencia venne trasferito ad Alicante nel 1809, a Eivissa nel 1812, a Palma di Maiorca, sempre nel 1812 ed infine nuovamente a Valencia nel 1813, dove � attualmente custodito.
Secondo una leggenda franco-normanna, Giuseppe d�Arimatea raccolse il sangue ormai coagulato di Ges� nel suo guanto di ferro. Una volta rincasato pose il sangue in un bauletto che consegn� a suo nipote Isacco, il quale part� da Gerusalemme alla volta di Sidone. Giunto in citt�, Isacco fu avvisato in sogno che la reliquia, se non avesse fatto qualcosa per proteggerla, avrebbe corso di l� a poco un grave pericolo, per cui, trovatosi di fronte ad un albero di fico, si procur� un tubo di piombo, per preservare il sangue dai danni che l�umidit� gli avrebbe causato nel tempo, vi introdusse il sangue coagulato, incise la corteccia della pianta fino a ricavarne una cavit� abbastanza ampia da accogliere il tubo, ve lo nascose e subito dopo, con suo grande stupore, la cavit� si richiuse completamente, senza lasciare la minima traccia.
Terminate queste operazioni, tuttavia, Isacco constat� che il fico era situato molto vicino al mare e temette che le onde potessero travolgerlo e sradicarlo.
Ossessionato da questo terribile dilemma, al termine di lunghe e faticose elucubrazioni, comprese che probabilmente quella era la volont� di Dio e che perci� bisognava assecondarla, anzi precederla, difatti, decise di segare l�albero all�altezza delle radici, lo trascin� fino al mare e lo abbandon� al suo destino.
L�albero arriv� in Gallia, l�odierna Francia, in una regione della Normandia che da quel giorno venne chiamata "Fici Campus", oggi F�camp e non appena venne raccolto, fu inviato un emissario per annunciare ad Isacco che l�albero si era arenato sulla spiaggia integro.
Dopo alcuni secoli, il sacro sangue di Ges� venne collocato all�interno di un�ampolla di cristallo che � attualmente custodita nel sacrario dell�Abbazia della Santa Trinit� di F�camp.
Secondo uno studioso, Jessie Weston, il Graal sarebbe da identificarsi con questa ampolla.
Tra le molte ipotesi avanzate dagli studiosi ve ne sono due che saranno forse meno conosciute delle altre ma che indubbiamente colpiscono la fantasia degli appassionati per la loro bizzarra originalit�.
La prima ipotesi, quella secondo cui il Santo Graal si troverebbe in Provenza, una regione della Francia sud-orientale, fu postulata per la prima volta da Alfred Weisen, autore di "L��le des veilleurs" (L�isola dei veglianti), il quale ritiene che il termine Graal possa essere la contrazione linguistica di Gross Aal, il cui significato letterale � "Grande Tempio" e che tale tempio possa essere identificato con una determinata localit� delle Gorges du Verdon, in Provenza appunto.
Tale localit�, osservata da alta quota, da l�impressione di individuare sul terreno il disegno di un gigantesco zodiaco virtuale di circa 15 chilometri di diametro, delimitato da un complesso sistema idrogeomorfologico di fiumi e sentieri. Questo luogo, detto "l�isola dei veglianti", � stato considerato, fin dalla pi� remota antichit�, sacro, poich�, secondo gli antichi, riproduceva sulla Terra l�intero universo con tutti i suoi elementi costituenti. In questa suggestiva cornice paesaggistica avrebbe avuto origine anche la dottrina esoterica segreta di Pitagora (VI secolo a.C.), l�Aporreta, secondo alcuni studiosi rappresentata graficamente dal celebre quanto misterioso quadrato magico conosciuto come il Sator, rinvenuto a Pompei.
La seconda ipotesi, esposta da Jean Robin nel suo libro, "Le Royaume du Graal" (Il reame del Graal), prende in considerazione la possibilit� che il Graal, simboleggiato a seconda del periodo storico da oggetti differenti ma tutti invariabilmente contraddistinti da un elevato valore simbolico, sia l�intera nazione della Francia che, sempre secondo l�autore del libro, sarebbe il paese prescelto da Dio per portare a termine la grande missione salvifica dell�umanit�.
Alcuni studiosi ritengono che il Santo Graal sia indissolubilmente legato alla storia dell�ordine religioso-militare dei Templari (18), i quali ne sarebbero entrati in possesso in Terra Santa e ne sarebbero, in seguito, stati anche i guardiani (19). I Templari, difatti, ebbero, in pi� di un�occasione, contatti con la Setta degli Hashishin (20) e da essa, secondo la tradizione, avrebbero ricevuto in dono il Santo Graal che portarono in Francia verso la met� del XII secolo. Qui lo custodirono gelosamente, assieme al resto del loro favoloso tesoro, fino al 1307, anno in cui l�ordine venne accusato di eresia e di praticare la sodomia dal re di Francia Filippo IV, detto Filippo il Bello, con la complicit� di papa Clemente V.
All�alba di Venerd� 13 Ottobre 1307, Filippo IV ordin� che tutti i Templari in Francia venissero catturati e messi agli arresti, che i loro presidi venissero sequestrati e tutti i loro beni confiscati. L�operazione ebbe un successo parziale in quanto l�obiettivo che pi� stava a cuore a Filippo il Bello, ossia il recupero delle immense ricchezze dell�ordine, non venne conseguito.
Quando, difatti, gli ufficiali incaricati degli arresti e dei sequestri, accompagnati dal re in persona, irruppero nel Presidio di Parigi, dove era custodito il tesoro, non ne trovarono la minima traccia.
La Bolla Pontificia "Faciens misericordiam" riporta che nel 1308 settantadue Templari furono condotti a Poitiers per testimoniare di fronte al papa Clemente V.
Trentatr� delle dichiarazioni rilasciate a Poitiers furono pubblicate nel 1887 dallo storico tedesco Conrad Shottm�ller mentre altre sette da Heinrich Finke nel 1907. Tra queste ultime ve n�� una particolarmente interessante, a nome di Jean de Ch�lons, che riporta una testimonianza di quest�ultimo secondo cui Gerard de Villers, il responsabile del Tempio in Francia, avvertito degli imminenti arresti dei membri dell�ordine, fugg� dal Presidio di Parigi con cinquanta cavalieri e salp� con 18 navi dell�Ordine alla volta di una destinazione ignota. Jean de Ch�lons aggiunse che un Templare, di nome Hugues de Ch�lons, fugg� con tutto il tesoro di Hugues de Peraud, il Tesoriere dell�Ordine.
Questo � quanto riportano fonti documentarie storiche, tuttavia, � doveroso fare presente che esistono credenze, la cui attendibilit�, purtroppo, non � stata verificata ma la cui ampia diffusione nella tradizione popolare suggerisce che possano contenere elementi narrativi storicamente attendibili, secondo cui il tesoro dell�Ordine sarebbe stato caricato nottetempo su tre carri e trasportato fino alla costa, presumibilmente alla base navale dell�Ordine a La Rochelle, dove sarebbe stato trasferito su 18 galee delle quali non si ebbe pi� alcuna notizia.
Sulla base delle conoscenze inerenti questa vicenda, non � possibile stabilire se ci� sia effettivamente avvenuto o se sia solo una delle tante leggende riguardanti la fine dell�Ordine, tuttavia, pare che la potente e temuta flotta dei Templari fosse effettivamente riuscita a sfuggire a Filippo il Bello e ci� sarebbe circostanziato dal fatto che fino ad oggi non � stato rinvenuto alcun documento che attesti il sequestro di una o pi� navi templari da parte della Corona di Francia. Ad onor del vero tutti e 18 i vascelli della famosa flotta templare sparirono in circostanze alquanto misteriose ed insieme ad essi si volatilizz� anche il carico che avrebbero trasportato. Secondo fonti non confermate, i tre carri non raggiunsero mai la costa, essi terminarono il viaggio fermandosi a Gisors, una fortezza situata in Normandia che ebbe una rilevante importanza strategica e politica al culmine delle Crociate.
Se il convoglio avesse trasportato il leggendario tesoro dei Templari e se assieme ad esso ci fosse stato anche il Santo Graal, allora, sia il primo che il secondo potrebbero essere stati nascosti nei misteriosi e parzialmente esplorati sotterranei del castello di Gisors, dove si troverebbero ancora oggi.
Secondo alcuni studiosi, le 18 galee che salparono dal porto di La Rochelle erano dirette in Scozia, secondo altri, invece, avrebbero fatto vela verso il Nuovo Mondo.
In effetti, pare che, all�inizio del XIV secolo, un manipolo di Templari, rocambolescamente sfuggiti alle persecuzioni ordinate da Filippo il Bello e guidati dal Maestro Provinciale di Alvernia, Pietro d�Aumont, fosse giunto in Scozia (21) ed � proprio qui che lo studioso del Graal, Trevor Ravenscroft, nei primi anni �60, sostenne di aver localizzato il Santo Calice, per la precisione all�interno del Pilastro dell�Apprendista nella Cappella di Rosslyn.
Grazie all�impiego del metal detector, difatti, � stato possibile segnalare la presenza di un oggetto metallico nel centro della struttura; purtroppo l�attuale proprietario della Cappella non concede ad alcuno l�autorizzazione ad iniziare i lavori per recuperare il misterioso oggetto celato nella colonna.
Esiste un documento storico che dimostrerebbe che i Templari sbarcarono sulle coste del Nuovo Mondo quasi un secolo prima di Cristoforo Colombo (22); tale documento riporta che il principe Henry Sinclair, primo Conte Saint Clair delle Orcadi, commission�, con il denaro dei Templari, una flotta di dodici navi con cui raggiunse il Nuovo Mondo ed al comando della quale pose il capitano Antonio Zeno. La spedizione sbarc� in Nuova Scozia ed esplor� la costa orientale degli odierni Stati Uniti prima del 1400.
Poco dopo essere tornato in Europa, Henry Sinclair fu assassinato.
William Crooker sostiene che il tesoro dell�Ordine ed il Santo Calice costituirono il prezioso carico che la flotta allestita da Henry Sinclair trasport� nel Nuovo Mondo nel 1398 e che essi vennero abilmente nascosti nel celebre "money pit" (letteralmente, "pozzo del denaro"), un profondissimo pozzo non ancora esplorato che nel corso degli anni ha suscitato l�interesse e la curiosit� di numerosi storici ed archeologi.
Altre leggende narrano che chiunque beva dal Sacro Graal sar� pervaso da un incomparabile coraggio e da un�audacia mai vista, inoltre acquister� la capacit� di sconfiggere ogni nemico e di dominare la natura e gli uomini.
Il Sacro Calice, tuttavia, pu� essere anche apportatore di terribili mali in quanto, secondo antiche leggende, esso sarebbe in grado di scatenare una devastante forza distruttrice su chiunque non dimostri di meritare i suoi benefici effetti perch� di indole malvagia ed empio; la punizione che la giustizia divina riserverebbe in questo caso a chi non fosse degno di bere dal Graal sarebbe l�immediata folgorazione ed il totale annientamento!
Vi sono anche antiche leggende su alcune prove di coraggio e di valore a cui lo scopritore del Graal deve sottostare prima di entrarne in possesso. Una di queste sfide consiste nella cosiddetta "prova del guanto": il temerario che riuscisse a trovare il nascondiglio del Santo Calice dovr� infilarsi una sorta di guanto nella mano destra, se sar� degno di proseguire e di impossessarsi del Santo Graal, la parte destra del suo corpo ne trarr� immenso beneficio, in caso contrario, l�intero corpo verr� orribilmente e perennemente deturpato e deformato.
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