Forza Milan / Marzo-2000
Indoss� la maglia rossonera che ne aveva undici, ha passato di recente il momento pi� difficile della sua carriera. Il "Metronomo" del centrocampo parla dei tifosi, della panchina, di Zaccheroni, della Nazionale e della rinascita.                         Di Luca Serafini
Sono quasi quattro lustri. Demetrio Albertini aveva 11 anni quando vesti la maglia rossonera per la prima volta. Una vita di successi, di gioie, di affermazioni personali e della sua squadra del cuore, il Milan. Sacchi lo fecce esordire, Fabio Capello lo mise in campo in trasferta ad Ascoli e non lo tolse pi�. I pi� antichi con il cuore a strisce ricordavano Dino Sani, ai pi� moderni bast� semplicemente che fosse lui ad aver ereditato, ruolo, carattere, tempura di Carlo Ancelotti, anche in Nazionale. Anzi, ha addirittura i piedi buoni, dicevano. "Non so, lui era un giocatore, io un altro, stavamo anche in campo insieme con buoni risultati."

"Deme" sembra schivo, taciturno, eppure � forgiato da combattente, � sempre cresciuto nel carattere e nel mondo di porsi. Nel bienno al buio 1996-98, era spesso lui a prendere la parola con i gionalisti il marted�, quando bisognava giustificare, analizzare, capire un Milan che non funzionava.

"
Mi sono sempre preso le mie responsabilit�, qualche volta anche oltre quelle che mi spetterebbero davvero. Ma non � il caso n� il momento di far pesare debiti e crediti, non faccio bilanci. Io sono abituato a pensare al presente, non mi piace guardarmi indietro."
E il futuro?  Questo inedito disagio, questa nuova situazione di precariet� per uno che ha 65 presenze in Nazionale e viaggia verso le 350 in Rossonero, ti ha colto di sorpresa?

Diciamo che � una situazione particolare, pi� che difficile. Non avevo mai conosciuto la panchina, nel senso di restarci per qualche partita. Sai, a me la domenica mattina sentire la formazione dall'allenatore e non esserci, mi d� una voglia pazzesca di salire in camera e sfasciare tutto. Questo credo sia umano e comprensibile. Invece poi la reazione, l'atteggiamento, sono assai diversi. Per me, la squadra, il gruppo, il Milan, vengono prima di ogni cosa. Siccome � facile dirlo quando uno � titolare inamovibile, ecco credo che oggi questo mio pensiero possa suonare ancora pi� sincero, pi� credibile.

Rabbia? Invidia? Fastidio. Demetrio allunga la mano e ferma la penna. Ci sono cose che si scrivono, altre che devono restare confidenze, non tra giornalista e giocatore, ma tra amici, cos� il lettore dar� credibilit� anche al fatto che sia sincero chi scrive.

"Ci sono tanti modi per far sentire importante una persona. Puoi parlargli, lo puoi illudere, puoi anche mentirgli. Zaccheroni con me � stato franco ed io lo sono con lui. Sempre. Il rapporto � complessivamente buono. Per�..."
Per�?

Per un anno e mezzo ci siamo parlati moltissimo,  poi io mi sono un po'chiuso, i technici forse mi hanno voluto lasciare tranquillo. Insomma mi sono sentito meno importante un po' anche per colpa mia. Ora comunque le cose sono tornate normali. A Cagliari sono stato il capitano per 90 minuti, un fatto che mi ha ridato carica e che ricorder� gelosamente.

Appriamo una piccola parentsi: a Cagliari, il Milan pi� brutto dell'anno e la solita polemica sugli impegni delle varie Nazionali. Cosa ne pensi?

Credo che le battute, le polemiche, la cocciutaggine non portino da nessuna parte. Bisogna che finalemente si siedano a un tavolo federazioni e club. Il problema � essenzialemente leggatto ai calendari. Basta dividere una cosa e l'altra, ma non credo che la soluzione sia quella suggerita da Platini, cio� i campionati unificati da febbraio a dicembre.
Perch� una colonna insotituibili diventa precario?

Mah, sono successe alcune cose. Quella determinante, mi pare indiscutabile, � stata che non brillava la aquadra, non brillavo io. Ci sono stati un paio di cambiamenti, sono tornati il gioco e i risultati, si � andati avanti cos�. A me sta benissimo. Ci sono stati un paio di colloqui franchi, senza accrabazie dialettiche e senza scuse, tra me e l'allenatore. Una prima volta dopo Udine, una seconda dopa la partita con il Lecce a San Siro. Io credo che fra uomini bisogna comportarsi cos�, affrontarsi tra le quattro mura, per non avere possibili incomprensioni o fraintendimenti con una qualsiasi terza persona. Avevo alle spalle anche una bella dozzina di sostituizioni, non era appunto una situazione comoda. Le cose io penso, l'allenatore le ha sempre sentite direttamente dalla mia bocca, per questo oggi parlo con "Forza Milan!" serenamente.

Anche perch� non parlavi da diverso tempo.

Appunto.
Torniamo al Milan che girava con un Albertini che non girava. Colpa della condizione o anche un po' del modulo del gioco?

Mi piace il modulo a tre punte. Zaccheroni lo sa. Si � tanto parlato del regista alle spalle di due attancanti, indicandola come la soluzione determinante per la conquista dell'ultimo scudetto, ma noi con le 3 punte, abbiamo giocato 27 partite e fatto 49 punti. E'  anche vero che con l'altro modulo abbiamo trovato l'equilibrio di gioco.

Come si sono comportati i compagni di questo frangente?

Non avevo bisogno di leggere sui giornali cosa pensano di me. Comunque gli amici, perch� li considero tali, hanno avuto anche esternazioni pubbliche, mi hanno reso felice. Anche Zaccheroni lo ha fatto. Io non sono e non voglio essere un "caso", non voglio creare polemiche. Il mio unico obiettivo � lottare per farmi trovare pronto al momento opportuno. Mi ha sempre insegnato cos� Giovanni Branchini, che per me � molto pi� di un manager.
La societ�?

Sapeva gi� chi sono, cosa voglio, come la penso, come mi comporto. Io non manco mai di dare consigli a chi gioca nel mio ruolo, ad aiutare chi sta fuori. I compagni che frequento di pi�, oltre a Billy, sono proprio quelli che giocano nel mio ruolo: Ambrosini, Giunti, Gattuso... Ho avuto un colloqui anche con Galliani in queste settimane, ma ho un contratto fino al 2004, se � questo che volevi sapere, e so che la societ� non cercher� sul mercato un mio sostituto.

Ecco, appunto. Prima di parlare del futuro, vorrei sapere cosa pensi dei tifosi. Non ti perdonano pi� niente, sei il primo a beccarsi i fischi.

Sono contento del Milan, di esserci, di aver indossato questa maglia quando avevo 11 anni. Addesso ne ho 28, � normale che mi aspetti certi cose dalla mia carriera. Io mi impegno al massimo, lavoro sodo, conosco solo questo metodo per vivere nel calcio. Credo di aver dimostrato tanto e di recente, anche di avere davvero la mentalit� "da Milan", che significa evitare casini e lottare  per farsi trovare pronti. Penso al presente e basta. Nel calcio moderno possono cambiare tante cose da oggi a domani, da stamattina a stasera. Ma questo non � il momento di parlare del futuro di Albertini, bensi del presente del Milan, che � solare, positivo, da vivere. Per il resto, c'� tempo.
* Dati tratti dall'Almanacco Illustrato del Milan
Edizioni Panini Modena -2000
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