BIOGRAFIA
Demetrio non ha studiato per diventare calciatore, ma ha imparato a camminare con un pallone in mano, quasi fosse quello a dargli la forza e la sicurezza dei primi passi.

Il mitico campo di Villa Raverio si trasformava nel pi� grande stadio dove Demetrio ha provato per la prima volta una porta vera in cui fare gol; un campo delemitato dalle righe come quelli che si vedono in televisione. Ricordo che, per renderlo pi� simile a quelli, avevamo scritto con la vernice sul muro attorno all'oratorio insegne pubblicitarie e frasi inneggianti la nostra squadra, anche se questo con un po' di disappunto del nostro prete.

Mister Pap�
Quando eravamo in campo l'incitamento maggiore del mister (pap� Cesare) era: "via di prima, tocca e tira", e penso proprio che questa grande dote di saper gestire la palla di prima Demetrio l'abbia appresa dagli urli di Pap� seduto in panchina accanto a lui.

Scuola Superiore
Non c'era tempo per rientrare a casa e quindi Demetrio andava a scuola con lo spuntino di mezzogiorno e con la borsa degli allenamenti. Al suono della campanella partiva: treno alla stazione si Seregno, fino a P.ta Garibaldi; poi metropolitana fino a S. Babila; infine il bus 73 per scendere a Linate. E alla sera la stessa trafila dopo 2-3 ore di allenamento per arrivare a casa alle 8 o alle 9, mangiare un piatto decente e cercare di portare a termine qualque compito.

Tempo di prima squadra
Un sabato sera mi arriva una telefonata in parrocchia, era Demetrio che sottovoce, quasi timidamente mi dice: "pronto Ale, sono a Napoli, indovina con chi sono in camera? Con Baresi". Era la sua prima panchina in serie A.

"...con il numero 15 Albertini!"
La domenica successiva, il 15 Gennaio 1989 il Milan affronta a San Siro il Como. La giornata � un p� nebbiosa, ma la partita si svolge regolarmente. Demetrio � seduto in panchina con il numero 15. Sacchi si rivolge a Demetrio: "dai, comincia a scaldarti". Ad un quarto d'ora dalla fine ecco il cambio: "Il Milan sostituisce il numero 4 Colombo con il numero 15 Albertini" annuncia lo speaker. E lo stadio risponde con un applauso ed un boato. Una corsa per prendere posizione in campo e nel frattempo un avversario tenta di intimidare Demetrio prontamente difeso da un compagno di squadra. La partita termina sul 4 a 0 per il Milan. Al rientro complimenti da parte di tutti i compagni di squadra, ma soprattutto un abbraccio caloroso di Filippo Galli accompagnato da un "benvenuto tra noi", preparano la festa di pap� che era in tribuna e della mamma e degli amici del cortile che aspettavano a casa.


                                                       
* Testo tratto dal libro: Demetrio Albertini. Dall'oratorio alla nazionale di Alessio Albertini
                                                   GIOVANILI

In casa mia si respirava aria di calcio gi� prima che diventassi un calciatore professionista.
Ho passato la mia infanzia tirando pallonate alla cancellata del mio condominio fino all'oratorio con i ragazzi pi� grandi.
All'et� di dieci anni facevo parte degli Esordienti del Seregno, due anni dopo iniziai a fare il pendolare per Milano.

Dopo una vittoria in un torneo internazionale con la Dindelli il Milan mi volle con s�.
Ricordo ancora la mia prima volta a San Siro quando il campo non era precario e ai ragazzini delle giovanili era consentito effettuare una partita prima delle gare della prima squadra.

Con gli Allievi di Gino Maldera vincemmo contro la Roma il torneo Arco di Trento, che per la categoria � paragonobile come importanza al torneo di Viareggio.

L'anno dopo con il trasferimento a Milanello arrivai diretto nella primavera e Sacchi mi fede allenare con gli uomini della prima squadra, e i vari Ancelotti, Rijkaard e Baresi non erano pi� solo idoli, ma anche compagni di squadra.
                                                            PADOVA

  Non mi aspettavo di lasciare il Milan ma quando mi � stata presentata l'opportunit� di andare a Padova non ci ho pensato un attimo e ho subito accettato. Al Milan tutti mi dicevano che ero bravo, ma non giocavo. A Padova ho avuto la possibilit� di esprimermi nell'arco di tutto il campionato.

L'impatto con l'ambiente non fu dei pi� agevoli; non solo passavo dai 500 spettatori della Primavera ai 15000 dell'Appiani, ma la squadra veniva da un periodo negativo.

Al gruppo unito e di qualit� mancava un punto di riferimento a centrocampo che sapesse dettare i tempi.
Sostenuto dall'allenatore e dai compagni mi inseri pienamente nei meccanismi di gioco ed arrivammo ad un passo dalla promozione in serie A.

Feci un bel campionato, tanto che arriv� la convocazione con l'Under 21 di Cesare Maldini con cui vinsi l'Europeo. Le emozioni che ho vissuto a Padova saranno sempre con me.
Ho la citta, la Societ�, i tifosi e compagni nel cuore.
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