I CAMALLI VENGONO DA LONTANO
La particolare conformazione della città creò probabilmente la necessità di lavoratori in grado di scaricare e caricare le merci oltre gli spazi ristretti degli scali marittimi. Quindi , specialmente tra il XIV ed il XVI secolo, i facchini – chiamati a Genova camalli dal turco hamal "portatore" – non si limitano solo a trasferire le merci nei magazzini del porto, ma arrivano a rifornire, oltre alle botteghe della città, anche i luoghi di partenza delle carovane
da soma dirette oltre gli Appennini.
Ogni merce aveva il suo addetto: trasportatori di pesci freschi e salati, olio, vino, grano, sale e, su tutti, i ligaballe, specializzati nella confezione e nella riparazione delle merci in colli. Avevano la possibilità di esercitare il loro mestiere stabilmente, o di alternarlo all’attività agricola o marinara.
Lavoratori del porto a fine '800 tra sacchi di cotone (al centro) e balle di lana (a destra).
A sinistra, il compratore e il sensale, con la bombetta, che controllano la qualità della merce appena sbarcata. Al centro e a destra, scaricatori e facchini, tra i quali alcuni giovanissimiA sinistra , un "carico speciale"
A destra due camalli di oggi scaricano sacchi di caffé.<< indietro