LA RECENSIONE

Trascrivere in chiave cinematografica un testo letterario non è compito facile. Ancor meno lo diventa se il soggetto è tratto da un libro che viene presentato ai ragazzi per la storia decisamente coinvolgente, ma che ad una lettura più attenta e profonda, offre molti spunti di riflessione. E' il caso del film "La ragazza delle balene" diretto da Niki Caro e ispirato al libro dello scrittore neozelandese Witi Ihimarea "La balena e la bambina". Rivisitandone la trama, la regista ne ricava un emozionante spaccato di "sbandamento culturale" e crisi del nucleo familiare. Al centro della questione, infatti, si trova proprio il mantenimento e il rispetto delle tradizioni da parte di una civiltà le cui radici affondano nel passato, qual è il popolo maori. La tematica viene concentrata nella figura di Koro, nonno della protagonista Kahu e custode della tradizione. La storia ci offre molti spunti di riflessione: innanzitutto è bello osservare come il libro si soffermi in alcuni passi nella descrizione delle tradizioni maori, raccontandone i cerimoniali e le usanze; a mio parere è molto interessante il tentativo dell'autore di parlare della propria civiltà armonizzando il tutto con l'aggiunta di una storia straordinariamente coinvolgente. La scelta, inoltre, di preferire un'ambientazione attuale, piuttosto che una passata, contribuisce all'eccezionalità del racconto per i temi che vengono trattati.
E' evidente come la regista Niki Caro, racconti questa storia, soffermandosi maggiormente sull'altro tema che domina l'intera vicenda, ovvero quello del ruolo delle donne all'interno della società. Infatti nel film si sottolinea come alcune convenzioni sociali possano essere un freno per lo sviluppo, nonostante sia corretto il mantenimento delle proprie tradizioni . L'attenzione si sofferma poi sul ruolo della donna emarginata dalla vita sociale: nel libro si legge: "Tra l'uomo e il mare esistevano veri e propri cerimoniali. La pesca per esempio era considerata sacra e per questo motivo alle donne non era concesso di recarsi in mare con gli uomini". Tuttavia è intorno alla figura severa e autoritaria del nonno che ruota l'intera vicenda, sui suoi errori e i suoi comportamenti eccessivi. Koro sbaglia, è indubbio, ma non nel cercare di conservare le proprie tradizioni, quanto nel pretendere di imporle agli altri senza nessuna spiegazione; l'idea-guida, infatti, è da ricercarsi nella condivisione di ideali comuni, e non nell'imposizione. E' poi naturale che vivendo la situazione e osservandola da contesti totalmente differenti, ognuno di noi possa manifestare il proprio disappunto riguardo ai comportamenti maschilisti di Koro, ma l'interpretazione a riguardo è piuttosto soggettiva. Infatti, a mio parere, la questione dovrebbe essere esaminata sotto altri punti di vista: è indiscutibile e inattaccabile il raggiungimento di pari diritti dei due sessi nella società moderna, ma penso sia giusto conservare alcune tradizioni anche se queste diventano talvolta sinonimo di discriminazione femminile. Tuttavia credo non sia propriamente adeguata la parola "discriminazione" che presuppone una connotazione negativa; è, piuttosto un modo per evidenziare i ruoli all'interno di una società fortemente tradizionalista e gerarchica che vede la donna subordinata all'uomo. Ciò non toglie comunque che la discriminazione femminile applicata ad altri contesti, sia oggi una pura "bestemmia" sociale. Nonostante ciò è proprio lo stesso autore del romanzo, che esprimendo un proprio personalissimo giudizio, afferma tra le pagine del suo libro: "Il nostro Koro Apirana era un po' come una balena che si era arenata in un presente che non conosceva", e aggiunge, "ma era giusto che fosse così perché anche lui aveva un ruolo nel disegno delle cose e delle maree future". Questa frase merita a mio parere una particolare attenzione, e tra tutti i pensieri è forse quello che mi ha maggiormente colpito; credo, infatti, che attraverso una semplice metafora, l'autore riesca a far passare il messaggio- chiave: nonostante la severità e il carattere autoritario del personaggio, non si può condannare una persona a priori, ma è necessario comprendere il perché del suo comportamento andando a ricercare le motivazioni a partire dal suo passato. Tuttavia l'autore continua a sottolineare l'aspetto delle "ambizioni comuni", affermando : "Quando le ambizioni dei figli e dei genitori non collimano, allora l'amore diventa una prigione". Il leader che si attendeva forse è già arrivato, ma non nella forma che ci si aspettava: è una ragazza.
Di notevole importanza anche l'ambientazione della vicenda, si sottolinea il rispetto non solo per le tradizioni, ma anche verso l'ambiente: gli animali e il dramma dello spiaggiamento delle balene. E' da tutti questi elementi che si inseriscono armoniosamente nel contesto narrativo, che si comprende quanto questa civiltà sia strettamente legata alla natura, soprattutto perché ha determinato la sopravvivenza dello stesso popolo. Da ciò è facilmente comprensibile come alcuni elementi della natura siano considerati sacri (il mare o la balena).

 
   Giulia A. 3  D Arenzano                                                                                                                                                                                           << indietro

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