LE NINFEE DI GIVERNY

Monet nel 1890 acquista la proprietà di Giverny, dove intende trasferirsi definitivamente e utilizzare il corso di un braccio del fiume Epte per la creazione di uno stagno abbellito da ninfee. 

Fa costruire tre serre dopo molte difficoltà con gli abitanti di Giverny, sospettosi che lo sbarramento del corpo d'acqua per creare lo stagno potesse inquinare le acque, e riesce così nel 1895 a costruire lo specchio d'acqua e il famoso ponte giapponese, che apparirà a partire dal 1920 con la sua sagoma leggera e aerea che si perde tra la vegetazione e il glicine sospeso. Al primo studio, in un piccolo granaio esistente nella fattoria, Monet affianca nel 1899 un grande locale di fronte alle serre, luminosissimo, dove porterà a termine la grande impresa della serie poi regalata allo Stato francese ed esposte in due grandi sale costruite appositamente all'Olangerie di Parigi. L'artista era sempre stato affascinato dai fiori e dai riflessi dell'acqua ma in questo progetto è innegabile l'influenza di quella cultura giapponese diffusasi in Europa a partire dalla seconda metà del secolo e della quale Monet, come i suoi contemporanei, era stato un grande estimatore.

 A partire dal 1898, Monet consacra al tema delle ninfee la maggor parte delle sue opere, datate tra il 1899 e il 1900.L'interesse di Monet per il giardino non nasce a Giverny, ma è rintracciabile nel tempo e nei luoghi da lui abitati che mostrano un interesse anche tematico per il giardino dove predomina ancora la figura umana, in cui i fiori e la natura hanno consistenza e figuratività e non sono dissolti nella vibrazione luminosa. A Giverny scompare la figura della narrazione del giardino, scompare anche e soprattutto l'organizzazione di un giardino che diventa sconfessione di qualunque organizzazione che possa rimandare a quel modello edenico che già i contemporanei di Monet potevano sentire obsoleto e inattuale.
Con il titolo "Le Ninfee, una serie di paesaggi d'acqua" Monet sceglie di presentare una esposizione un "pò" banale, per citare lo stesso artista, che propone quarantotto tele realizzate tra il 1903 e il 1908. Dal 1904 la sua visuale sulla natura che circonda lo stagno si riduce via via ad una stretta fascia nella parte superiore della tela fino a scomparire per lasciare spazio alle sole ninfee. "Questi paesaggi d'acqua e di riflessi sono diventati un ossesione. Il giardino dipinto da Monet ha perso ogni contatto d'appartenenza con la propria tradizione, perde tutte le sue valenze, e del giardino Monet rappresenta solo gli effetti, i riflessi o le luci, divenendo lui stesso parte integrante della natura. La mostra del 1909 si rivela un grande successo.

Ormai le opere di Monet figurano in numerose mostre all'estero: da Bruxelles (al Salon de la Libre Estéthique) a Londra, da Berlino a Stoccolma, da Dresda a Venezia e, naturalmente, negli Stati Uniti dove l'artista è ormai conosciuto grazie all'impegno di Durant-Ruel, del pittore Theodore Robinson e del collezionista Potter-Palmer.
Accanto agli amici di sempre (Sisley, Pissarro, Berthe Morisot, Mallarmé, Rodin, Renoir e Cézanne), e a quelli più intimi (Geffroy, Mirbeau, Clemenceau), nuovi ammiratori imboccano la strada per Giverny: Jacques-Emile Blanche, Bonnard, Sacha-Guitry, Paul Gallimard, i membri dell'Académie Goncourt. La riluttanza a ricevere giornalisti e la veneranda età gli fanno preferire la solitudine e il lavoro a visite inopportune, riservando i pochi momenti di riposo a una ristretta cerchia di fedeli amici.

 

 

 

 

 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1