LA CATTEDRALE DI ROUEN

Con le Cattedrali Monet procede ormai in modo sistematico "per serie", piantando il suo cavalletto di fronte alla facciata occidentale della cattedrale di Rouen. Sebbene rechino la data 1894, le tele sono state tutte realizzate tra il 1892 e 1893 nel corso di due sessioni di lavoro, durante le quali Monet lavora da postazioni leggermente diverse, per poi terminare i dipinti nell'atelier di Giverny. Le cinquanta tele che compongono la serie furono dipinte dal primo piano di due edifici posti di fronte alla facciata della chiesa. Scoraggiato e insoddisfatto dei risultati scrisse a Geffroy "Quanto più vado avanti, tanto più mi riesce difficile rendere ciò che sento, e mi dico che chi afferma di avere finito una tela è un tremendo orgoglioso".

Nelle cattedrali Monet impiega una tecnica completamente nuova. Mentre in passato aveva applicato il colore frizionandolo in piccole macchie, ora sovrappone le pennellate così da formare uno spesso strato crostoso. Da vicino le tele appaiono granulose, un miscuglio incoerente di colori, ma se ci si allontana la composizione prende corpo, precisandosi nei particolari. Monet ritrae la cattedrale in diverse ore del giorno e con diversa illuminazione, dalla lieve foschia del primo mattino al chiaro accecante del sole di mezzogiorno. Consapevole del valore e dell'originalità della serie, Monet esige per ogni tela ben 15.000 franchi e la trattativa si chiude a 12.000.

"Il "motivo" è un monumento ben noto e che il pittore sembra essersi proposto di rendere irriconoscibile immergendolo in una bruma crepuscolare e presentandone solo una parte, anzi una parte della facciata. Il grande schermo obliquo è tormentato da scavi e da risalti, che mettono in vibrazione l'atmosfra vaporosa, violacea, in cui è avvolta: la poca luce fredda che penetra attraverso quella coltre e viene rimandata dalla pietra si rifrange in un gioco mobilissimo di raggi e di riflessi. E' sempre lo studio delle rifrazioni, diffrazioni, riflessi e dissolvenze che Monet aveva iniziato tanti anni prima sulle rive della Senna e porterà innanzi fino alla fine: uno studio che, in ultima analisi, mira a separare l'immagine, come fatto interiore, dall'esteriorità e oggettività della cosa.
Certo intorno al disframma sforacchiato di quella facciata molte altre immagini, risalendo dalla memoria o sgorgando dall'immaginazione, si aggregano e si saldano: per esempio, è lo stormo di rondini che ci dà il senso della vertiginosa altezza della torre. Infine, l'impressione visiva non è rimasta incollata alla retina: essendo già, fin dall'inizio, un fatto dell'immaginazione, ha proseguito il suo viaggio nella dimensione psichica dell'immaginario fino a trasformarsi in visione. Non è forse provato dalla psicologia sperimentale che le immagini che si formano nella mente indipendentemente dalle cose sono "percezioni" esattamente come le immagini determinate dalla percezione delle cose?

 Giovane, Monet aveva elaborato e praticato una tecnica rapida per cogliere nella sua flagranza un'immagine percettiva che non poteva durare che pohi istanti, più tardi elabora una tecnica capace di registrare e visualizzare le durate dell'impressione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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