"La stanza da letto" da A rebours 

Secondo lui, v’erano solo due modi per arredare una stanza da letto: o farne un’eccitante alcova, un luogo di diletto notturno; oppure creare un luogo di solitudione e di riposo, un rifugio dei pensieri, una specie di oratorio. Nel primo caso lo stile Luigi XV s’imponeva ai delicati, alle persone sposate soprattutto dagli erotismi cerebrali. Infatti, solo il secolo decimo ottavo ha saputo avvolgere la donna di un’atmosfera viziosa , sfoggiando i mobili secondo la forma delle sue grazie, imitando la contrazione dei suoi piaceri, le volute dei suoi spasimi, con le ondulazioni, le torsioni del legno e del bronzo, drogrando il lanuore zuccherato della bionda, con i suoi ornamenti vivi e chiari, attenuando il gusto forte della bruna con tappezzerie dai toni dolciastri, acquosi, quasi insipidi. Questa stanza l’aveva avuta un tempo nel suo appartamento di Parigi, col grande letto bianco, laccato, che è un pimento di più, una depravazione da vecchio appassionato che si esalti dinanzi alla falsa castità, dqavanti al pudore ipocrita delle ragazzine di Greuze, davanti all’artificiale candore di un letto birichino che sa di ragazzo e di giovinetta. Nell’altro caso – e ora che voleva romperla con gli irritanti ricordi della sua vita trascorsa, era il solo possibile – bisognava arredare una stanza come una cella monastica; ma allora le difficoltà si accumulavano perchè egli si rifiutava di accettare, per parte sua, l’austera bruttezza degli asili di penitenza e di preghiera. A forza di girare e rigirare per ogni verso il problema, concluse che lo scopo da raggiungere poteva riassumersi in questo: creare con oggetti gioiosi una cosa triste, o piuttosto, pur conservandole il suo carattere di bruttezza, dare all’insieme della stanza, così trattata, una sorta di eleganza e di distinzione; rovesciare l’ottica del teatro i cui vili orpelli fanno la parte di tessuti lussuosi e preziosi; ottenere l’effetto assoluto opposto, servendosi di stoffe magnifiche per dare l’impressione di stracci; disporre insomma un’appartamento da certosini, che avesse l’aria di esser vero e che , naturalmente, non lo fosse. Procedette in questo modo: per imitar la tintura a calce color ocra, il giallo amministrativo e clericale, fece tappezzare le pareti con una stoffa color zafferao; per tradurre lo zoccolo colo cioccolato, usuale in questo genere di stanze, rivestì le pareti di pannelli di legno viola scurito d’amaranto. L’effetto era seducente e poteva ricodare, di lontano, la spiacevole rigidità del modello che seguiva trasformandolo. Il soffitto fu, a sua volta, tappezzato di bianco grezzo, che poteva imitare la calce senza tuttavia averne il chiarore stridente; quanto al freddo pavimento della cella, riuscì a copiarlo assai bene in grazia di un tappeto a quadri rossi con macchie biancastre nella lana perimitare l’usura dei sandali e lo strofinio delle scarpe. Ammobiliò questa stanza con un piccolo letto di ferro, un falso letto da cenobita, fabbricato con vecchi ferri battuti e politi, abbelliti, al capezzale e al piede, di ornamenti gonfi, di tulipani sbocciati allacciati a pampini, presi dalle rampe della superba scalinata di un vecchio palazzo. Come comodino installalò un antico inginocchiatoio il cui interrno poteva contenere un vaso il cui esterno sosteneva un eucologio; di fronte, contro il muro, pose una di quelle panche riservata ai fabbricieri, sormontata da un grande baldacchino a giorno, ornato di rilievi corali scolpiti nel legno massiccio. E pose nei candelieri da chiesa delle candeledi vera cera, che acquistava in un negozio specializzato, dedicato alle esigenze del culto, perchè provava una sincera ripugnanza per i petroli, gli scisti, i gas, perrle candele di stearina e per tutta l’illuminazione moderna, così violenta e brutale. E, tutto sommato, l’illusione era facile, poichè conduceva un’esistenza quasi analoga a quella dei religiosi. Aveva così il vantaggio della clausura e ne evitava gli inconvenienti: la disciplina soldatesca, la mancanza di cure, la sporcizia, la promiscuità, l’ozio monotono. Comeaveva fatto della sua cella una stanza comoda e tepida, così aveva reso la sua vita normale dolce, circondata di benessere, libera e attiva. Come un’eremita, era maturo perl’isolamento, stanco della vita da cui non si aspettava più nulla; al pari di un monaco era soppraffatto da un’immensa stanchezza, da un bisogno di raccoglimento, da un desiderio di non avere più nulla in comune con i profani, che erano perrlui, gli utilitaristi e gli imbecilli. Insomma, sebbene non provasse alcuna vocazione perr lo stato di grazia, sentiva una sincera simpatia per le persone chiuse nei monasteri, perseguitate da una società piena di odio che non perdona loro nè il giusto disprezzo che hanno per esse, nè la decisa volontà di riscattare, di espiare con un lungo silenzio, la vergogna sempre crescente delle sue conversazioni ridicole o sceme.

 

"La stanza da letto" da Il piacere

La stanza era religiosa, come una cappella. V'erano riunite quasi tutte le stoffe ecclesiastiche da lui possedute e quasi tutti gli arazzi di soggetto sacro. Il letto sorgeva sopra un rialto di tre gradini, all'ombra di un baldacchino di velluto controtagliato, veneziano, del secolo XVI, con fondi di argento dorato e con ornamenti di un color rosso sbiadito a rilievi d'oro riccio: il quale in antico doveva essere un paramento sacro, poichè il disegno portava inscrizioni latine e i frutti del Sacrifizio: l'uva e le spiche. Un piccolo arazzo fiammingo, finissimo, intessuto d'oro di Cipro, raffigurante un'Annunciazione, copriva la testa del letto. Altri arazzi, con le armi gentilizie di casa Sperelli nell'ornato, coprivano le pareti, limitate alla parte superiore e alla parte inferiore da strisce in guisa di fregi su cui erano rcamate istorie della vita di Maria Vergine e gesta di mariti, d'apostoli, di profeti. Un paliotto, raffigurante la Parabola delle vergini sagge e delle vergini folli, e due pezzi di pluviale componevano la tappezzeria del caminetto. Alcuni preziozi mobili di sacrestia, in legno scolpito, del secolo XV, compivano il pio addobbo, insieme con alcune maioliche di Luca della Robbia e con seggioloni ricoperti nella spalliera e nel piano da pezzi di dalmatiche raffigurante i fatti della Creazione. Da per tutto poi, con un gusto pieno d'ingegnosità, erano adoperate ad uso di ornamento e di comodo altre stoffe liturgiche: brse da calice, borse battesimali, copricàlici, pianete, manipoli, stole, stoloni, conopei. Su la tavola del caminetto, come su la tavola di un altare, splendeva un gran trittico di Hans Memling , una Adorazione dei Magi, mettendo nella stanza la radiosità d'un capolavoro.

 

 

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