Il Bugo

 

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Pagina liberamente ispirata ad Antonello dei Kies

~ ex Cave Canem ~

 

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BUGO – CHI E’

Incarnazione tristallegra della provincia,come ha scritto qualcuno, Bugo è nato meno di trenta e più di venti anni fa nel Novarese. E’ un cantautore. La chitarra è stato lo strumento con cui è cresciuto artisticamente, durante un servizio militare che immaginiamo assai formativo. Beve Montenegro, fuma sigari e scrive canzoni non del tutto normali, dove sperimenta soluzioni al limite del dissonante, qualche volta, senza però rinunciare mai del tutto alla melodia. Ha pubblicato EP e dischi con diverse etichette indipendenti, prima di essere notato da una struttura major e arrivare al cd che tenete fra le mani. Merito di una presenza scenica fuori dal comune e di un pugno di composizioni che entrano nella memoria prepotentemente, per non andarsene più.

 

BUGO – LO FA E CI E’

Dal lofai al cisei non è il primo disco di Bugo, ma sicuramente è quello che ci dà il senso migliore dell’arte del personaggio. Una parabola di undici brani in cui il protagonista assoluto, ironico e surreale – la parola demenziale è qui assolutamente bandita – è proprio lui, che conosca uno spleen capace di diventare inno generazionale (Io mi rompo i coglioni) oppure che finisca ad una sfilata di moda mutata in dichiarazione di amore da piromane (La mia fiamma). Storie disperate, che dalla provincia si spostano in una Milano nebbiosa e stralunata, dove il Nostro non può far altro che subire il fascino devastante della metropoli o piangere (l’odissea urbana di Milano tranquillità, le nostalgie di Morbida scheggia, la pace sepolcrale di Nero arcobaleno) e finire per esserci piuttosto che farci. I dettagli quotidiani, anche banali, diventano piccoli incubi – Piede sulla merda – ed il rifugio può essere una casa tutt’altro che rassicurante (Casalingo) o una Pasta al burro che finisce per scottare.

Il cd è essenzialmente un’opera importante di cantautorato alieno, dove il termine “alieno” non c’entra nulla con extraterrestri o X-Files, ma sta davvero a suo agio con il continuo accostamento di rumorismo quasi-noise (l’apocalisse liberatoria di Fai la fila, la già citata Pasta al burro, un vero e proprio rap domestico e lo-fi) e melodia, di versi metricamente ineccepibili con altri tragicamente volgari e veri. One man band di grande originalità, a qualcuno potrà anche ricordare il Beck più grezzo o il taglia-e-cuci di Lou Barlow, anche se il suo cuore musicale batte fra un Lucio Battisti dei bassifondi e il rock’n’roll meno addomesticato, fra il verso libero del punk nostrano, quello più ironico e meno riducibile ad unità, ed una propensione lirica spontanea e capace di brutale bellezza. Curioso e senza prevenzioni di sorta, Bugo gioca con la forma canzone rendendola un viaggio psichico in cui è facile entrare ed impossibile uscire.

I suoi strumenti preferiti sono la chitarra, il basso e la batteria, mescolati a dovere con qualche alchimia, tastiere e registrazioni suonate al contrario in cui il fai-da-te diventa un rapporto di ordinaria violenza, con elettriche strattonate, batterie ossessive ed una voce poco comoda, ma perfettamente in sintonia con i testi che intona (da Portacenere, “nella mia testa cresce / il contenuto del portacenere”, al coro tormentato di Con il cuore nel culo, “con il cuore nel culo /  non hai sentimenti da esprimere”). La sua propensione naturale nello scrivere pezzi cantabilissimi e stranissimi nello stesso tempo lo rende uno degli spiriti più straordinariamente puri del pop italiano di oggidì, che stia sopra o sottoterra.

  

BUGO – CON CHI SUONA

Bugo suona spesso da solo, nella sua cameretta, per poi far sentire agli amici i risultati delle sue session. In particolare, i primi passi di Dal lofi al cisei sono stati registrati su un vecchio bobinofono a quattro piste e poi portati a casa di Fabio Magistrali (già collaboratore del Jungle Studio di Milano, ora tecnico in proprio e membro degli A Short Apnea), dove sono stati rifiniti a dovere. Lo stesso Fabio suona la batteria in Io mi rompo i coglioni, Cristian Dondi fa lo stesso ne La mia fiamma, Joe Valeriano si impegna con il wah-wah in Piede sulla merda, Stefania Perdetti scuote un violino zoomato in Nero arcobaleno, Maria Pipolo canta in Pasta al burro, Jacopo Andreini è il responsabile della rullatona iniziale in Piede sulla merda.

Tutto il resto è opera di Bugo.

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tratto da www.iomibugo.it

 

 

 

 

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