Alessandro Molin e florence dance company
Bolero

30 agosto 2001-teatro comunale parco Magnolia, Abano terme
 
Mala organizzazione e, ancora una volta, scelta di gusto discutibile nell’ambito dell’annuale festival estivo de Abano danza.
Dopo aver per anni presentato buone, se non ottime compagnie di danza, già lo scorso anno venne proposto uno spettacolo di basso profilo, applaudito  da un folto pubblico, affascinato dall’etnia che, nell’immaginario, corrisponde all’equazione: danzatore russo =  bravo danzatore.
Non dimenticheremo il Lago dei cigni  del 27 luglio 2000 presentato dal balletto del teatro del Cremlino.
Quest’anno la serata veniva presentata come una riproposta del noto Bolero  attraverso il lavoro, la presenza(?) de Grazia Galante in collaborazione con la Florence dance company.
Dopo una periglioso iter per prenotare e quindi acquistare i biglietti, si scopre che la sera stessa  venivano venduti biglietti sovrannumerari, i possessori dei quali  occupavano i corridoi di passaggio o dove sembrava loro più comodo. Durante lo spettacolo sono entrati spettatori ritardatari o disattenti, alcuni abbonati entrati al secondo tempo hanno trovato il posto occupato…
Dalla pubblicazione ove  viene riportato il programma della stagione si legge che interprete della serata sarebbe stato  Alessandro Molin.
Il programma prevedeva In the light of the ruins, seguito da Apollon musagete, cor. Balanchine, Time and tension, Fiorentine symphony.
Il secondo tempo avrebbe visto Molin e la suddetta compagnia danzare Bolero, cor. Bejart. La partecipazione de Galante non viene menzionata.
Ma arrivati in sala viene distribuito un nuovo programma. Del precedente restano In the light of the ruins e Bolero con messa in scena de Galante(!).
 
Nel complesso una serata con vari punti interrogativi, triste prova di scorrettezza nei confronti del pubblico.
E veniamo allo spettacolo presentato.
Apre Sinfonia classica per scherzo, cor. Marga Nativo. Vi è poco da scherzare: alcuni elementi paiono dotati ma non sfruttati  appieno. Altri sembrano veramente troppo giovani per pretenderne maturità e doti interpretative. L’idea coreografica proposta pare scarna.
Tango or not, cor. R. Marinari, un mix musicale (Piazzolla, Avion travel, tanghi tradizionali: quali sono?) dal gusto improbabile, persiste l’impressione di poca scorrevolezza, il livello della performance permane mediocre.
In the light of the ruins e Windows entrambi cor. di K. Ferrone per quanto in alcuni momenti offrano qualche soluzione di movimento interessante,  si rimane alla fine con la sensazione di aver visto un insieme di passi destinati a non rimanere impressi.
Di scarso gusto gli applausi registrati  lasciati  in coda ai brani.
 
Dopo la pausa abbiamo rivisto volentieri Alessandro Molin, sempre ineccepibile, sempre attento a che lo spettacolo vada a buon fine, magari sopperendo a mancanze di altri, ha trascinato il pubblico e la compagnia.
(Non si è riusciti  a cogliere l’originalità della messa in scena de Galante.)
Danzatore sensuale e partecipe, intenso, dal corpo sinuoso e dal collo del piede magico, dalla tecnica chiara e sicura, si è  proposto, nel ruolo de la melodia,  in modo meno impetuoso e selvaggio de J. Donne nel medesimo ruolo, più introverso e raccolto ma non per questo meno potente.
 

S.M. Novarin


      Torna alla copertina

Hosted by www.Geocities.ws

1