IL FIGLIOL PRODIGO-cor. G. Balanchine ripresa da J. Clifford
PAS DE QUATRE-cor.J. Yuresha da A. Dolin e J. Perrot
TROY GAME-cor.R. North ripresa da J. Moss
Teatro Nazionale, Milano – 9 giugno 2001
Compagnia del teatro alla Scala

Travolgente serata di ottima danza. Ancora una volta la compagnia ha dato prova di un livello tecnico e interpretativo molto alti. Peccato non  vengano proposte  esibizioni più numerose nel resto dell’Italia, sarebbe un dono  alla cultura e  nutrimento per l’anima.
Pubblico numeroso, forse in difficoltà durante il primo balletto, ma partecipe.
Il Figliol  Prodigo, un pezzo di storia della danza anzi uno degli “inizio” del codice contemporaneo. Nel 1929 l’esperienza dei ballets russes sta per concludersi Balanchine prepara questo atto unico su soggetto di Boris Kochno tratto dall’omonimo tema biblico.
L’allestimento attuale è del theatre du Capitole de Toulouse.
Alessandro Grillo è apparso in forma smagliante, molto corretto nell’esecuzione, drammatico quanto basta per ricordarci lo spirito dell’epoca: dall’esotismo ai primi cenni di gesto oltre la pantomima, dalla tecnica accademica all’espressione nuova, originale  di movimenti  “liberi”.
La sempre brava Marta Romagna ha ben eseguito passi e movenze nel ruolo della sirena, sicura nei movimenti lenti e sensuali, con pieno controllo sulle punte. Forse è mancata una nota di  approfondimento nell’interpretazione, dovuta forse  al gusto del maestro allestitore oppure il nostro sentire moderno   fa valere la propria presenza, facendoci percepire come un piccola fenditura nel campo.
I 9 teppisti(o forse sileni)  e i 2 servi hanno comunicato quello che era lo spirito del tempo, le innovazioni del codice, l’uso della mimica. Si percepiva quello che sarebbe diventato il movimento moderno, sia dentro la produzione dello stesso Balanchine sia di altri coreografi e innovatori.
I costumi hanno ricordato, con un pizzico di sospensione,  l’art noveau.
Pas de quatre: ovvero il trionfo della tecnica e del sentire del balletto romantico.  M. Romagna, F. Vallone, R. Benaglia, S. Galasso interpretavano le 4 “divine”: Taglioni, Cerrito, Grisi, Grahn.
Rigorosamente in tutù lungo con coroncine di rose sui capelli illuminate da luci rosate che ben contrastavano con il fondale di un celeste metallico.
La scena era riempita dalle loro movenze, da scambi in jetè tour, da pose armoniose, da girotondi di infantile ottocentesca memoria, da mani intrecciate.
 Marta Romagna in ottima forma, a suo agio nelle movenze alla sylphide, ha esibito un disincantato controllo, è apparsa elegante, leggiadra e nello  stesso tempo ammiccante e ironica. Tra uno sbatter di ciglia e un occhieggiare timoroso  ha mostrato la differenza tra una interpretazione artificiosa e un’esecuzione ottima  accompagnata da  sana ironia.
Flavia Vallone briosa, leggera, sicura, ha comunicato verve e tecnica; veloce e impeccabile.
Raffaella Benaglia sorridente, disinvolta, ha esibito un discreto controllo, tecnicamente comparabile con le colleghe.
Sabina Galasso  non era all’altezza delle colleghe, a tratti rigida,  non “pulita”, ha ricordato l’interpretazione de Mirta, francamente poco accettabile in una compagnia così prestigiosa, in Giselle del 4 giugno 1999. La sua presenza  negli assiemi risultava meno dissonante, diventava palpabile la difficoltà nell’esecuzione  nelle variazioni e il livello inferiore rispetto alle colleghe.
Troy game: ovvero il trionfo del maschile, della potenza unita al controllo, dell’eleganza unita all’atletismo, del cameratismo unito alla voglia di esibirsi facendo emergere le doti personali in uno scontro-incontro tra emuli-coevi.
23 minuti di inesauribile energia, di divertimento sapido e pieno, di ritmo incalzante, di totale integrazione corpo-esecuzione.
 I danzatori si divertivano e il pubblico insieme a loro.
Gli 8 danzatori sono apparsi tutti molto a loro agio, forse soltanto uno non riusciva ad entrare nella dinamica in modo fluente, facendo trasparire molto l’impostazione accademica, annotazione comunque percettibile in modo sfumato. Ottimo livello tecnico con esibizione di qualità ginnico-atletiche notevoli. La sezione degli inchini poi si è dipanata in un crescendo di difficoltà tecniche e espressioni spontanee da parte del pubblico e dei danzatori culminando con la risata spontanea dei danzatori che apprestandosi a eseguire la torre si sono sentiti raccomandare da un’esile, anziana voce femminile proveniente dalla galleria: “attenti, .. che non vi fate male”!
Alessandro Grillo, Bryan Hewison, Maurizio Licitra per fare qualche nome, hanno stupito. Tutti molto interpretativi e ironici in questa parodia del culto del corpo secondo i body-builders, una vera esibizione  di quanto la  disciplina accademica si fondi su un lavoro psico-fisico completo,  fornisca un bagaglio completo che dà libero accesso ad altre forme di movimento e possa venire integrata e ampliata da altre discipline, provenienti da altre culture, vedi lo yoga o altre forme di meditazione.
Un lavoro sul corpo che non ha bisogno di  aiuti pseudo-scientifici o farmacologici.
 

S.M. Novarin


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