Travolgente serata di
ottima danza. Ancora una volta la compagnia ha dato prova di un livello
tecnico e interpretativo molto alti. Peccato non vengano proposte
esibizioni più numerose nel resto dell’Italia, sarebbe un dono
alla cultura e nutrimento per l’anima.
Pubblico numeroso, forse
in difficoltà durante il primo balletto, ma partecipe.
Il Figliol Prodigo,
un pezzo di storia della danza anzi uno degli “inizio” del codice contemporaneo.
Nel 1929 l’esperienza dei ballets russes sta per concludersi Balanchine
prepara questo atto unico su soggetto di Boris Kochno tratto dall’omonimo
tema biblico.
L’allestimento attuale
è del theatre du Capitole de Toulouse.
Alessandro Grillo è
apparso in forma smagliante, molto corretto nell’esecuzione, drammatico
quanto basta per ricordarci lo spirito dell’epoca: dall’esotismo ai primi
cenni di gesto oltre la pantomima, dalla tecnica accademica all’espressione
nuova, originale di movimenti “liberi”.
La sempre brava Marta
Romagna ha ben eseguito passi e movenze nel ruolo della sirena, sicura
nei movimenti lenti e sensuali, con pieno controllo sulle punte. Forse
è mancata una nota di approfondimento nell’interpretazione,
dovuta forse al gusto del maestro allestitore oppure il nostro sentire
moderno fa valere la propria presenza, facendoci percepire
come un piccola fenditura nel campo.
I 9 teppisti(o forse
sileni) e i 2 servi hanno comunicato quello che era lo spirito del
tempo, le innovazioni del codice, l’uso della mimica. Si percepiva quello
che sarebbe diventato il movimento moderno, sia dentro la produzione dello
stesso Balanchine sia di altri coreografi e innovatori.
I costumi hanno ricordato,
con un pizzico di sospensione, l’art noveau.
Pas de quatre: ovvero
il trionfo della tecnica e del sentire del balletto romantico. M.
Romagna, F. Vallone, R. Benaglia, S. Galasso interpretavano le 4 “divine”:
Taglioni, Cerrito, Grisi, Grahn.
Rigorosamente in tutù
lungo con coroncine di rose sui capelli illuminate da luci rosate che ben
contrastavano con il fondale di un celeste metallico.
La scena era riempita
dalle loro movenze, da scambi in jetè tour, da pose armoniose, da
girotondi di infantile ottocentesca memoria, da mani intrecciate.
Marta Romagna
in ottima forma, a suo agio nelle movenze alla sylphide, ha esibito un
disincantato controllo, è apparsa elegante, leggiadra e nello
stesso tempo ammiccante e ironica. Tra uno sbatter di ciglia e un occhieggiare
timoroso ha mostrato la differenza tra una interpretazione artificiosa
e un’esecuzione ottima accompagnata da sana ironia.
Flavia Vallone briosa,
leggera, sicura, ha comunicato verve e tecnica; veloce e impeccabile.
Raffaella Benaglia sorridente,
disinvolta, ha esibito un discreto controllo, tecnicamente comparabile
con le colleghe.
Sabina Galasso
non era all’altezza delle colleghe, a tratti rigida, non “pulita”,
ha ricordato l’interpretazione de Mirta, francamente poco accettabile in
una compagnia così prestigiosa, in Giselle del 4 giugno 1999. La
sua presenza negli assiemi risultava meno dissonante, diventava palpabile
la difficoltà nell’esecuzione nelle variazioni e il livello
inferiore rispetto alle colleghe.
Troy game: ovvero il
trionfo del maschile, della potenza unita al controllo, dell’eleganza unita
all’atletismo, del cameratismo unito alla voglia di esibirsi facendo emergere
le doti personali in uno scontro-incontro tra emuli-coevi.
23 minuti di inesauribile
energia, di divertimento sapido e pieno, di ritmo incalzante, di totale
integrazione corpo-esecuzione.
I danzatori si
divertivano e il pubblico insieme a loro.
Gli 8 danzatori sono
apparsi tutti molto a loro agio, forse soltanto uno non riusciva ad entrare
nella dinamica in modo fluente, facendo trasparire molto l’impostazione
accademica, annotazione comunque percettibile in modo sfumato. Ottimo livello
tecnico con esibizione di qualità ginnico-atletiche notevoli. La
sezione degli inchini poi si è dipanata in un crescendo di difficoltà
tecniche e espressioni spontanee da parte del pubblico e dei danzatori
culminando con la risata spontanea dei danzatori che apprestandosi a eseguire
la torre si sono sentiti raccomandare da un’esile, anziana voce femminile
proveniente dalla galleria: “attenti, .. che non vi fate male”!
Alessandro Grillo, Bryan
Hewison, Maurizio Licitra per fare qualche nome, hanno stupito. Tutti molto
interpretativi e ironici in questa parodia del culto del corpo secondo
i body-builders, una vera esibizione di quanto la disciplina
accademica si fondi su un lavoro psico-fisico completo, fornisca
un bagaglio completo che dà libero accesso ad altre forme di movimento
e possa venire integrata e ampliata da altre discipline, provenienti da
altre culture, vedi lo yoga o altre forme di meditazione.
Un lavoro sul corpo
che non ha bisogno di aiuti pseudo-scientifici o farmacologici.