Het National Ballet

NEW  YORKSE MEESTERS

23 marzo 2003, Muziektheater, Amsterdam

 

Una bella compagnia, ben preparata, forte, motivata,  libera nell’interpretare il codice neoclassico e modern.

Apre  Serenade, coreografia di Balanchine, musica di Tsjaikovski.

Una esecuzione corretta, pulita, anche se in alcuni jetè en arriere le danzatrici apparivano un po’ rigide, abbiamo apprezzato  sincronismo e musicalità, forse mancava un certo trasporto nell’interpretazione, risultata un po’ cool. Tecnicamente nulla da dire, buono il lavoro sulle punte, sicure anche nei momenti di più difficile esecuzione. Una prova meritevole, finalmente Balanchine danzato in modo onesto.

 

Acts of light

Coreografia Martha Graham

Musica C. Nielsen 

Questo toccante lavoro di Graham del 1981, quasi una summa dei temi  a lei cari e un percorso sintetico della sua tecnica ormai codificata, è stato ben presentato dalla compagnia.

E’ ispirato alla lettera che Emily Dickinson scrisse alla signora J. H. Sweetser.

 In Conversation of lovers gli stupendi Sarah Fontaine e Jahn M. Johansen ci hanno trasportato  nell’atemporalità del mito, nella carnalità del gesto; esecuzione  correttissima e intensità  d’espressione.

In Lament  Yumoko Takeshima  ha fatto rivivere l’interpretazione delle grandi danzatrici della MG company. 

Helios ha visto la compagnia alle prese con la dimostrazione, la summa della tecnica, purtroppo un paio di danzatori non eseguivano in modo corretto, le contractions e le tensioni non poggiavano nei punti corretti, e si notavano  nonostante il grande numero di interpreti  (18 danzatori). Comunque una forte emozione ha preso il sopravvento nell’assistere a questo festa del corpo in movimento.

 

The Concert

Coreografia Jerome Robbins

Musica F. Chopin

Un favoloso, unico, esilarante divertissement. Una parodia della supponenza di interpreti musicali e coreutici e di certo pubblico, un po’ fanatico e melodrammatico.

I riferimenti erano molteplici: a partire dal classico tema del posto assegnato a teatro spesso fonte di disguidi e tentativi di accattonaggio al tentativo iperbolico da parte di certo pubblico di divorare l’interprete, immaginando forse di  poter incorporare l’arte attraverso una vicinanza fisica a chi la crea.

Forte ironia poi è stata dedicata al tema del matrimonio, dell’amore,  tema principale di innumerevoli libretti di scena del balletto romantico.

Le varie silfidi venivano letteralmente trasportate dai rispettivi porteurs, ormai ridotte a vuote bambole meccaniche.

Gli insiemi proponevano ciò che ancora si può notare in tante esibizioni di scuole di danza di  basso livello, il tentativo di  far imitare coreografie impegnative a allievi che non sono all’altezza oppure scelte azzardate da parte di  insegnanti con scarsa consapevolezza delle proprie possibilità. Qui il coreografo ha proposto i famosi canoni non previsti, gli sguardi interrogativi, la compagna che, siccome è di spalle, esegue all’infinito un movimento che il gruppo ha terminato da tempo sino a culminare,  dopo un complicatissimo e terribilmente veritiero intreccio, con la mano  finta rimasta in mano  all’ultima  danzatrice.

Il riso sorgeva spontaneo per la verve interpretativa della compagnia, la capacità di “sbagliare”  in modo corretto, con pieno controllo.

Il divertimento era fruibile a tutti i livelli, per chi è digiuno di danza ma  molto di più per chi è del mestiere, sarà difficile dimenticare alcune finezze.

Alcuni  spunti  ricordavano il musical.

Peccato duri solo 26 minuti.

Assolutamente da rivedere.


 

S.M. Novarin


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