Teatro Regio, Torino. 3 novembre 2002
Abbiamo assistito allo spettacolo che era stato preceduto da un notevole battage pubblicitario: presentazioni durante i telegiornali, inserti su quotidiani, articoli.
La danza non abita più qui! Questa è la notazione più evidente.
Apre Largo
Musica Arcangelo Corelli.
Coreografia di Lucinda Childs
Assolo di Baryshnikov. 40 secondi di passi che ripetevano un paio di legazioni, tutto molto piccolo. Difficile percepire un contatto con l’interprete.
Trio A Pressured #3
Coreografia de Yvonne Rainer
Musica The Chambers Brothers
Nel silenzio due danzatrici fanno
dei movimenti, a mano a mano entra la compagnia, alcuni danzatori eseguono
dei movimenti che si possono ascrivere alla danza ma la maggior parte accenna
a delle cose. Inizia la musica. Minimalismo al sommo grado.
Persiste la sensazione di
distacco da ciò che avviene sul palcoscenico.
Il pubblico manifesta una
bizzarra reazione: durante i lunghi periodi di assenza di suoni gli accessi
di tosse, gli stridii, i respiri sibilanti, i gemiti da affanno respiratorio
si accavallano, sino a diventare qualcosa di ritmico che riempie il vuoto,
che forse riempie un silenzio di senso.
Anche durante altri spettacoli
è possibile udire qualche colpo di tosse, qui è prepotente
la forza, l’intensità della reazione allergica.
The show (Achille’s Heels)
Creazione Richard Move
Partitura originale Arto Lindsay,
Blondie, Melvin Gibbs et alii
Achille, eroe greco: una lettura
del mito.
Un esempio di gender dance. Il
creatore ha inteso scegliere il carattere omosessuale della relazione
con Patroclo e l’ha trattato con il modulo del travestitismo, creando una
caricatura grottesca, utilizzando una scrittura da musical, ma
distorta, confusa.
Poco comprensibile l’accostamento
tra Baryshnikov che si muoveva e la coppia di danzatori di colore
che danzava.
La danza di Elena ha sollevato
per pochi secondi l’interesse.
Ancora sigarette fumate in scena. Espressione di una ideologia?
La potenza del mito sta nella
sua narrazione per immagini, già potenti e crude, una traslitterazione
“televisiva” è inutile.
Penosa caduta di senso al
momento del quiz televisivo.
Uno dei tanti interrogativi: i
personaggi si esprimevano in inglese (usavano il play-back?),
qual era il senso di tradurre le cifre in euro? Per un distorto senso
del politically correct?
Angosciante reazione del pubblico: i passaggi della velina maschio in tacchi alti con il cartello applause hanno spinto alcune persone del pubblico ad applaudire veramente, a tal punto il codice televisivo contagia le menti e crea comportamenti condizionati.
Secondi, minuti sono trascorsi
in vuote azioni: dopo la morte di Patroclo Achille prende tra le sue mani
un uccello meccanico che sbatte le ali, lo stesso che poi le 4 donne
terranno in mano per infiniti minuti nella penombra, ferme in posa.
E per finire le paillettes su Achille
nel regno dei morti.
Spettacolo superficiale,
totalmente povero.
Non c’era nulla per cui divertirsi,
emozionarsi, interessarsi.
Quando la danza perde la sua caratteristica
di simbolizzare i contenuti e esprimerli attraverso il corpo diventa un
contenitore sterile, che rifà il verso ad altre forme d’arte o espressione.