ENFANT-ROI
L’OISEAU DE FEU
Béjart Ballet Lausanne
20 luglio 2002, Teatro Romano-Verona

Da Vedere!
E’ sempre un piacere  assistere agli spettacoli  di questa compagnia, sono  assicurate  prestazioni  di alto livello,  divertimento,  gran quantità di stimoli.

Enfant-roi: la bellezza  della natura, dell’uomo, del corpo, della danza, dei costumi, vere opere dell’ingegno.
Incredibile come quest’uomo riesca a creare movimenti morbidi mai  pedantemente ripetitivi. E poi carnali, selvaggi nella crudezza. E tutto amalgamato da un utilizzo di tutte le forme del linguaggio teatrale: dal movimento del corpo al mimo, dalla voce al bambino “prodigio”, dal grottesco al barocco, dai costumi stilizzati, minimali a  autentici capi di abbigliamento pre-Rivoluzione.
L’utilizzo della musica è realizzato con sapienza, l’assolo sulle punte della ottima Elisabet Ros su musica tecno, o l’acrobatico assolo de Juichi Kobayashi stupiscono, divertono, affascinano.
Così arioso e gradevole l’inizio con i vasi delle piante verdi, tutti questi corpi scattanti, questi sguardi veri. L’intero palco pieno di vita e calore.
L’idea di questo balletto nasce da un’osservazione:  la reggia di Versailles fu ordinata e realizzata da tre “re-bambini”, ascesi al trono in età precoce.
Ai tempi di Luigi XVI un altro bambino scuoteva il mondo della musica, re per acclamazione: Mozart.
Certo l’impianto può sembrare un po’ intellettualistico, il balletto si dipana tra personaggi assurti a simbolo ed entrate ad effetto.
Direi che anche qui si ritrovano alcuni temi che sembrano cari al maestro: i ricordi infantili, la disciplina accademica, l’amore per la danza e per i danzatori. La sua  reveriè.
Particolarmente emozionante assistere allo spettacolo alle spalle del maestro. Come seguiva  il movimento dei suoi danzatori, come  commentava, sorridendo con l’assistente  “mademoiselle  X  che persiste nell’eseguire quel movimento come piace a lei”; come il suo sguardo, lucido si posasse sui danzatori.
 
L’oiseau de feu
Sempre di forte impatto la visione di questo classico, i protagonisti sempre tecnicamente di  livello alto.
Lievemente dissonante è parsa  una certa compiacenza  nel pas de deux finale tra i due interpreti maschili, un’eccesso che stonava.
Forse  non ancora in grado di approfondire su un piano personale l’intensità del tema.
Permane, comunque  intatto il fascino di questa creazione.

 

S.M. Novarin


    Torna alla copertina

Hosted by www.Geocities.ws

1