Da Vedere!
E’ sempre un piacere assistere
agli spettacoli di questa compagnia, sono assicurate
prestazioni di alto livello, divertimento, gran quantità
di stimoli.
Enfant-roi: la bellezza della
natura, dell’uomo, del corpo, della danza, dei costumi, vere opere dell’ingegno.
Incredibile come quest’uomo riesca
a creare movimenti morbidi mai pedantemente ripetitivi. E poi carnali,
selvaggi nella crudezza. E tutto amalgamato da un utilizzo di tutte le
forme del linguaggio teatrale: dal movimento del corpo al mimo, dalla voce
al bambino “prodigio”, dal grottesco al barocco, dai costumi stilizzati,
minimali a autentici capi di abbigliamento pre-Rivoluzione.
L’utilizzo della musica è
realizzato con sapienza, l’assolo sulle punte della ottima Elisabet Ros
su musica tecno, o l’acrobatico assolo de Juichi Kobayashi stupiscono,
divertono, affascinano.
Così arioso e gradevole
l’inizio con i vasi delle piante verdi, tutti questi corpi scattanti, questi
sguardi veri. L’intero palco pieno di vita e calore.
L’idea di questo balletto nasce
da un’osservazione: la reggia di Versailles fu ordinata e realizzata
da tre “re-bambini”, ascesi al trono in età precoce.
Ai tempi di Luigi XVI un altro
bambino scuoteva il mondo della musica, re per acclamazione: Mozart.
Certo l’impianto può sembrare
un po’ intellettualistico, il balletto si dipana tra personaggi assurti
a simbolo ed entrate ad effetto.
Direi che anche qui si ritrovano
alcuni temi che sembrano cari al maestro: i ricordi infantili, la disciplina
accademica, l’amore per la danza e per i danzatori. La sua reveriè.
Particolarmente emozionante assistere
allo spettacolo alle spalle del maestro. Come seguiva il movimento
dei suoi danzatori, come commentava, sorridendo con l’assistente
“mademoiselle X che persiste nell’eseguire quel movimento come
piace a lei”; come il suo sguardo, lucido si posasse sui danzatori.
L’oiseau de feu
Sempre di forte impatto la visione
di questo classico, i protagonisti sempre tecnicamente di livello
alto.
Lievemente dissonante è
parsa una certa compiacenza nel pas de deux finale tra i due
interpreti maschili, un’eccesso che stonava.
Forse non ancora in grado
di approfondire su un piano personale l’intensità del tema.
Permane, comunque intatto
il fascino di questa creazione.