Anche Vicenza Danza, rassegna
che da anni offre spettacoli di buona danza, ha proposto tale compagnia,
la quale da settembre 2001 si esibisce in Italia: dal centenario
verdiano a Parma, a Treviso, a Carpi, a Legnago….
Ci aspettavamo francamente un
livello tecnico superiore da questa prestigiosa compagnia, forse
un secondo o un terzo cast, certo che così l’omaggio al grande coreografo,
fondatore della medesima compagnia, è risultato un po’ triste.
Apre Tarantella pas de
deux su musica de Gottschalk, con Elizabeth Walker e Stuart Capps. Una
variazione difficile, veramente articolata sul piano interpretativo per
la quale occorrono una affinata tecnica, doti, interpretazione e verve
comunicativa.
Purtroppo i due danzatori non
sono parsi all’altezza. Walker è tozza, piuttosto robusta, con una
dinamica più adatta al contemporaneo che non alla sofisticate ricercatezze
e precisioni millimetriche balanchiniane.
Forse non era il pezzo adatto
per aprire, forse l’emozione di un palcoscenico nuovo, forse le prove
erano state insufficienti….
I passi non erano sempre eseguiti
sino alla fine, in più occasioni non è salita sulle punte,
qualcosa è riuscita a salvare con una certa comunicativa e un contatto
discreto col partner, però ..
Capps ha eseguito, più
che altro, non particolarmente notabile l’interpretazione. Triste impressione
d’inizio.
La variazione dal II atto de
Il lago dei cigni è stato danzata da Dana Hanson e Robert Lyon.
Questa danzatrice dalle linee e dall’aplomb balachiniano ha dato una bella
prova di purezza e di controllo, ineccepibili arabesques, eleganza in questo
“semplice “ intervento. Purtroppo Lyon non ha dimostrato pari livello.
Danzatore di statura notevole, non pareva in grado di controllare tutte
le parti del suo corpo. Nonostante il ruolo non prevedesse un particolare
dinamismo, è riuscito a “far incespicare” la Hanson mentre scendeva
in IV dietro durante la sezione delle pirouettes, come dire che non sapeva
dove porre i suoi piedi rispetto alla partner, situazione ripetutasi poi
ancora. Una sofferenza vedere come la scena dominava il danzatore, e non
viceversa come sarebbe stato auspicabile.
Stars and stripes su musica
de Sousa è stata interpretata da J. Taylor in sostituzione
de Pascale van Kipnis, e da Sebastian Marcovici.
Anche qui purtroppo l’impressione
che non avessero provato poi molto è parsa palese, una paio di scivolate
durante le prese, incertezze alternantesi a esecuzioni corrette non hanno
favorito il gradimento di questo pezzo. Il danzatore è parso
più a suo agio, dotato di buona elevazione e disinibito senso interpretativo.
Finalmente con Barber violin
concert, cor. Peter Martins, musica de Samuel Barber tutto è parso
filare liscio e finalmente abbiamo visto la danza.
Le coppie erano ben suddivise:
Jennifer Ringer nel ruolo neoclassico e Elizabeth Walker in movenze più
da contemporaneo hanno soddisfatto, James Fayette è parso
a suo agio, danzatore dotato di muscolatura ben rappresentata, con un portamento
elegante, dinamica veloce sempre ben controllata ha soddisfatto, permangono
forti riserve su Robert Lyon il quale, ancora una volta, è
parso sperduto.
La serata si chiude con Who
cares? su musica de Gershwin, finalmente sequenze ben danzate con
interpretazione e senso del ritmo, senza timori o incertezze.
The man I love è stata
interpretata da una superlativa Jennifer Ringer: piccola di statura con
una muscolatura non particolarmente bella ma forte, corretta, intensa e
briosa, tecnica molto buona.
Ottima Dana Hanson ne Stairway
to paradise.
Embraceable you ha visto una
prova migliore anche se ancora con qualche incertezza de J. Taylor, James
Fayette ha convinto pienamente per il controllo e le doti interpretative.
Fascinatin’ rhythm è
stata brillantemente interpretata da Jennifer Ringer che ha mantenuto e
rinforzato le ottime impressioni iniziali, carica emotiva intensa, voglia
di danzare, sicurezza e dominio del movimento.
Who cares? presentata
da Dana Hanson e Stuart Capps è stata travolgente, Anche Capps
è parso più a suo agio.
In My one and only ha
danzato J. Taylor, corretta, l’interpretazione è stata gradevole,
senza intoppi.
Stuart Capps ha danzato Liza,
buona comunicativa, non sempre corretto nelle chiusure.
I’ve got rhythm ha visto i 4
danzatori impegnati in un crescendo finale, che ci ha riappacificati, ma
non dimenticando le riserve, con l’inizio triste e il livello scarso del
gruppo presentato. Avevamo diritto a pretendere di più.
Tonfo finale, a conferma delle
riserve, in chiusura dello spettacolo: con i danzatori della terza
parte si sono presentati alla ribalta, per la reverance finale gli
altri 3 danzatori, in jeans e scarponcini, (forse andavano di fretta).
Alla faccia della tensione coreutica!