SOLOISTS  of NEW YORK CITY Ballet
Omaggio a Balanchine Sala Palladio - ente fiera
Vicenza, 6 Marzo 2002

Anche Vicenza Danza, rassegna che da anni offre spettacoli  di buona danza, ha proposto tale compagnia, la quale da settembre 2001 si  esibisce in Italia: dal centenario verdiano a Parma, a Treviso, a Carpi, a Legnago….
Ci aspettavamo francamente un livello tecnico superiore da questa prestigiosa compagnia, forse  un secondo o un terzo cast, certo che così l’omaggio al grande coreografo, fondatore della medesima compagnia, è risultato un po’ triste.
Apre  Tarantella pas de deux su musica de Gottschalk, con Elizabeth Walker e Stuart Capps. Una variazione difficile, veramente articolata sul piano interpretativo per la quale occorrono una affinata tecnica, doti, interpretazione e verve comunicativa.
Purtroppo i due danzatori non sono parsi all’altezza. Walker è tozza, piuttosto robusta, con una dinamica più adatta al contemporaneo che non alla sofisticate ricercatezze e precisioni  millimetriche balanchiniane.
Forse non era il pezzo adatto per aprire, forse l’emozione di un palcoscenico nuovo, forse le prove  erano state insufficienti….
I passi non erano sempre eseguiti sino alla fine, in più occasioni non è salita sulle punte, qualcosa è riuscita a salvare con una certa comunicativa e un contatto discreto col partner, però ..
Capps  ha eseguito, più che altro, non particolarmente notabile l’interpretazione. Triste impressione d’inizio.
La variazione dal II atto de Il lago dei cigni è stato danzata da Dana Hanson e Robert Lyon. Questa danzatrice dalle linee e dall’aplomb balachiniano ha dato una bella prova di purezza e di controllo, ineccepibili arabesques, eleganza in questo “semplice “ intervento. Purtroppo Lyon non ha dimostrato pari livello. Danzatore di statura notevole, non pareva in grado di controllare tutte le parti del suo corpo. Nonostante il ruolo non prevedesse un particolare dinamismo, è riuscito a “far incespicare” la Hanson mentre scendeva in IV dietro durante la sezione delle pirouettes, come dire che non sapeva dove porre i suoi piedi rispetto alla partner, situazione ripetutasi poi ancora. Una sofferenza vedere come la scena dominava il danzatore, e non  viceversa come sarebbe stato auspicabile.
Stars and stripes su musica de Sousa  è  stata interpretata da J. Taylor in sostituzione de Pascale van Kipnis, e da Sebastian Marcovici.
Anche qui purtroppo l’impressione che non avessero provato poi molto è parsa palese, una paio di scivolate durante le prese, incertezze alternantesi a esecuzioni corrette non hanno favorito il gradimento di questo pezzo.  Il danzatore è parso più a suo agio, dotato di buona elevazione e disinibito senso interpretativo.
Finalmente con Barber violin concert, cor. Peter Martins, musica de Samuel Barber tutto è parso filare liscio e finalmente abbiamo visto la danza.
Le coppie erano ben suddivise: Jennifer Ringer nel ruolo neoclassico e Elizabeth Walker in movenze più da contemporaneo hanno soddisfatto, James Fayette  è parso a suo agio, danzatore dotato di muscolatura ben rappresentata, con un portamento elegante, dinamica veloce sempre ben controllata ha soddisfatto, permangono forti riserve su  Robert Lyon il quale, ancora una volta,  è parso sperduto.
La serata si chiude con Who cares?  su musica de Gershwin, finalmente sequenze ben danzate con interpretazione e senso del ritmo, senza timori o incertezze.
The man I love è stata interpretata da una superlativa Jennifer Ringer: piccola di statura con una muscolatura non particolarmente bella ma forte, corretta, intensa e briosa, tecnica molto buona.
Ottima Dana Hanson ne Stairway to paradise.
Embraceable you ha visto una prova migliore anche se ancora con qualche incertezza de J. Taylor, James Fayette ha convinto pienamente per il controllo e le doti interpretative.
Fascinatin’ rhythm è stata brillantemente interpretata da Jennifer Ringer che ha mantenuto e rinforzato le ottime impressioni iniziali, carica emotiva intensa, voglia di danzare, sicurezza e dominio del movimento.
Who cares?  presentata da  Dana Hanson e Stuart Capps è stata travolgente, Anche Capps è parso più a suo agio.
 In My one and only ha danzato J. Taylor, corretta, l’interpretazione è stata  gradevole, senza intoppi.
Stuart Capps ha danzato Liza, buona comunicativa, non sempre corretto nelle chiusure.
I’ve got rhythm ha visto i 4 danzatori impegnati in un crescendo finale, che ci ha riappacificati, ma non dimenticando le riserve, con l’inizio triste e il livello scarso del gruppo presentato. Avevamo diritto a pretendere di più.
Tonfo finale, a conferma delle riserve, in chiusura dello spettacolo:  con i danzatori della terza parte si sono presentati alla ribalta, per  la reverance finale gli altri 3 danzatori, in jeans e scarponcini, (forse andavano di fretta).
Alla faccia della tensione coreutica!
 
 
 
 
 

S.M. Novarin


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