Aterballetto
Trittico
 
3 novembre 2001- teatro Eden, Treviso

Una interessante serata di danza nell’ambito della programmazione della stagione presso questo piccolo ma suggestivo teatro, da pochi anni aperto al pubblico dopo anni  di abbandono e un cambio di destinazione d’uso. Una sala da ballo aziendale in parte lignea, coloratissima, ariosa, riattata a teatro. Facile la prenotazione dei biglietti, gentilezza da parte del personale.
Con piacere abbiamo rivisto questa prestigiosa compagnia, unica realtà stabile privata. Negli anni ha saputo fronteggiare le inevitabili difficoltà, un cambio di direzione artistica, mantenendo sempre un livello molto alto di produzione, esecuzione e qualità.
Dal 1997 è direttore artistico Mauro Bigonzetti che ricordiamo  interessante ballerino poi coreografo.
La serata apre con Constructions sugli omonimi brani de John Cage. Una scelta coraggiosa che porta ad un risultato stupefacente. Abbiamo visto la musica suonata dal corpo, abbiamo visto la danza leggere la partitura. Danzatrici in top  su tutù bianchi eseguivano, sulle punte, complesse legazioni; con il busto e le mani impegnati  in movimenti astratti e gambe fortissime su colli del piede lavorati da tecnica accademica. En dedans o en dehors il movimento era sempre corretto.
Cyril Griset ha offerto un corpo talmente posseduto dal controllo da potersi permettere tutto e dal comunicare di poterlo fare.
La III construction mostra  i danzatori in tenuta diversa: magliette, panta corti e scarpette da jazz. Precisi nelle prese, sempre molto padroni del gesto; il tutto scorre  lineare e senza fratture.
Si poteva lasciarsi condurre in questi suoni da gesti e  espressioni precise, attive.
Il lavoro coreutico è parso immane, come frutto di lunghe meditazioni in una dimensione solo musicale. Da rivedere.
  Psappha su musica de Iannis Xenakis eseguita dal vivo da Danilo Grassi ha visto in scena la componente maschile della compagnia. Indossavano  un costume che richiamava il chitone.
Solo percussioni, solo ritmo di rimembranza tragica, ottima esecuzione, partecipazione intensa, movimenti ben costruiti e originali.
Per chi ha una cultura della metrica e della letteratura greche è stato un tuffo carnale in ritmi perduti eppure sempre vicini.
Ottima, come d’altri tempi,  l’intesa coll’esecutore.
 La musica eseguita dal vivo rimane parte essenziale della  performance di danza.
Furia corporis è risultato meno scorrevole e lineare, gli intermezzi rumoristici interrompevano in modo fastidioso  la sinfonia di Beethoven. Pur apprezzando alcune soluzioni coreutiche e l’esecuzione dei danzatori, permane un interrogativo di senso.
Nelle note in calce al programma il coreografo cita Jung poi Michelangelo. Forse l’intento era proprio di  mostrare movimenti liberi, anche ispirati a figurazioni pittoriche,  quasi permeati da spirito d’improvvisazione dove una chiave di lettura poteva essere l’emozione, inesplicabile,  che nasce dal  corpo che si muove.
Interessanti soluzioni a tre elementi e a due elementi che ricordavano, gradevolmente, precedenti lavori del coreografo.
Nel complesso una serata di vera, buona danza!
 
 
 

S.M. Novarin


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