JOYAUX
 Coreografia: George Balanchine
 Ballet de l’Opera national de Paris
 dicembre 2000, palais Garnier, Parigi

Forse soltanto una parola può sintetizzare le tante sensazioni e emozioni nell’assistere a questo spettacolo: perfezione!
L’allestimento scenico odierno, minimale quanto era necessario per lasciare emergere la purezza dei movimenti e il disegno  coreutico, concedeva una nota  di luce in più ai costumi disegnati da C. Lacroix: tutù verde mare e corpetti di velluto per Emeraudes; cortissimi chiffon rosso acceso  per il brioso Rubis; strass, gemme, damasco di niveo fulgore per Diamants. Una certa melanconia e lentezza della partitura di Faurè  è stata vinta dalla ottima esecuzione e interpretazione  dei danzatori. Il dipanarsi della trama coreutica seguiva un’armonica evoluzione, paragonabile a onde sinusoidali che si sfioravano senza mai frangersi. Tutto lo spazio raccoglieva movimenti fluidi, risultanti dalla somma di innumerevoli, precisi segmenti.
Si respirava aria nel guardare Emeraudes. Sempre di ottimo livello l’esecuzione di Elisabeth Maurin, Karin Averty e Lionel Delanoe, sempre curate le linee dell’intero ensemble.
La sicurezza, la verve, la tecnica ottima di Carole Arbo sfolgoravano in Rubis, il brillante Capriccio su musica di Stravinsky già proposto nel 1999,  caviglie forti, gambe lunghissime (forse la più balanchiniana della compagnia?), le  numerose piroettes eseguite con dinamica sicura e ottimo asse ben si confrontavano con gli slanci e le elevazioni degli interpreti maschili, in questo balletto messi alla prova da dinamiche non consuete e velocità di esecuzione.
Molto gradevole e coinvolgente per la forza comunicativa espressa dai danzatori che si “divertivano” nell’esecuzione di  vere asperità tecniche.
Diamants su musica di Tchaikovsi, ci ha riportato ai fasti della scuola russa, Agnès Letestu ha dato prova di padronanza tecnica e di sicurezza nell’affrontare questa pagina coreografica complessa. Equilibri eleganti, arabesques  dominate da  leggerezza a tratti sfrontata, portamento regale non artificioso. Jean-Guillaume Bart ha occupato l’intero spazio scenico  con   elevazione, leggerezza, grand jetè sospesi in aria per attimi infiniti, è apparso in piena forma,  a suo agio nell’eseguire questa pagina di pura danza.
I danzatori hanno saputo comunicare al pubblico padronanza dell’esecuzione ma anche “assimilazione” del linguaggio  balanchiniano, Per  l’entrata in repertorio di Emeraudes e Diamants 3 insegnanti del Balanchine Trust (Karin von Aroldingen, Sara Leland, Malin Thoors)  hanno lavorato con la compagnia, direi che il frutto del loro lavoro è palpabile.

S.M. Novarin


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