Forse soltanto una parola
può sintetizzare le tante sensazioni e emozioni nell’assistere a
questo spettacolo: perfezione!
L’allestimento scenico
odierno, minimale quanto era necessario per lasciare emergere la purezza
dei movimenti e il disegno coreutico, concedeva una nota di
luce in più ai costumi disegnati da C. Lacroix: tutù verde
mare e corpetti di velluto per Emeraudes; cortissimi chiffon rosso acceso
per il brioso Rubis; strass, gemme, damasco di niveo fulgore per Diamants.
Una certa melanconia e lentezza della partitura di Faurè è
stata vinta dalla ottima esecuzione e interpretazione dei danzatori.
Il dipanarsi della trama coreutica seguiva un’armonica evoluzione, paragonabile
a onde sinusoidali che si sfioravano senza mai frangersi. Tutto lo spazio
raccoglieva movimenti fluidi, risultanti dalla somma di innumerevoli, precisi
segmenti.
Si respirava aria nel
guardare Emeraudes. Sempre di ottimo livello l’esecuzione di Elisabeth
Maurin, Karin Averty e Lionel Delanoe, sempre curate le linee dell’intero
ensemble.
La sicurezza, la verve,
la tecnica ottima di Carole Arbo sfolgoravano in Rubis, il brillante Capriccio
su musica di Stravinsky già proposto nel 1999, caviglie forti,
gambe lunghissime (forse la più balanchiniana della compagnia?),
le numerose piroettes eseguite con dinamica sicura e ottimo asse
ben si confrontavano con gli slanci e le elevazioni degli interpreti maschili,
in questo balletto messi alla prova da dinamiche non consuete e velocità
di esecuzione.
Molto gradevole e coinvolgente
per la forza comunicativa espressa dai danzatori che si “divertivano” nell’esecuzione
di vere asperità tecniche.
Diamants su musica di
Tchaikovsi, ci ha riportato ai fasti della scuola russa, Agnès Letestu
ha dato prova di padronanza tecnica e di sicurezza nell’affrontare questa
pagina coreografica complessa. Equilibri eleganti, arabesques dominate
da leggerezza a tratti sfrontata, portamento regale non artificioso.
Jean-Guillaume Bart ha occupato l’intero spazio scenico con
elevazione, leggerezza, grand jetè sospesi in aria per attimi infiniti,
è apparso in piena forma, a suo agio nell’eseguire questa
pagina di pura danza.
I danzatori hanno saputo
comunicare al pubblico padronanza dell’esecuzione ma anche “assimilazione”
del linguaggio balanchiniano, Per l’entrata in repertorio di
Emeraudes e Diamants 3 insegnanti del Balanchine Trust (Karin von Aroldingen,
Sara Leland, Malin Thoors) hanno lavorato con la compagnia, direi
che il frutto del loro lavoro è palpabile.