DAY THREE: sotto la Marmolada
La mattina del terzo giorno si presenta un p� grintosa, vuoi per il tempo nuvoloso e fragolino, vuoi per le strade deserte da luned� fuori stagione. Saliamo subito da Canazei verso il passo Fedaia: durante una sosta l'unico raggio di sole illumina la cima altissima della Marmolada, che torreggia sul paesaggio freddo e bellissimo.
La strada � chiusa al transito; saliamo lentamente per l'asfalto scivoloso e sporco di brecciolino.
Arrivati al passo, lo spettacolo del lago artificiale completamente gelato e della lunga diga deserta � veramente impressionante per bellezza selvaggia ed incute grande rispetto. Non � da escludere che qualcuno, per la commozione ed anche forse per il freddo e l'abbondante colazione, abbia tinto di merda le mutande.
Ci fermiamo per un'occhiata (al panorama, non alle mutande) e nessuno vorrebbe pi� ripartire.
Proseguiamo comunque verso Rocca Pietore, immersi nel silenzio da cattedrale delle grandi montagne e circondati da neve candida e ghiacciai. Credo che se anche potessimo parlare tra noi staremmo per un poco in silenzio, salvo forse qualche peto.
Dopo Caprile, e con la visione maestosa del Civetta sullo sfondo, inizia la salita verso passo Giau. Anche qui la strada � completamente deserta ed scavata tra la neve.
Nell'ultimo tratto scorgo un movimento a bordo strada: sono marmotte gonfie di pelo invernale (e vista l'ora fors'anche di merda) che corrono a rifugiarsi nelle tane. Un altro momento da ricordare.
Sul Giau foto di rito tra neve alta ancora un paio di metri.

Scendiamo quindi verso Cortina e su di nuovo per il Falzarego. Ci togliamo un p� di ruggine con una bella tirata fino al passo, che i fortunati possessori di GS completano con un tratto fuoristrada tra la neve. Dopo un caffeuccio ben corretto - e due scorregge vergognose in pieno bar, affollato di estrerrefatti vecchietti tedeschi - scambiamo due parole con due ex-caporali della Gestapo che stanno ammirando la luccicante R850R del Carione e lo infilerebbero volentieri in un bel forno crematorio, alla faccia del suo interesse morboso per i campi di sterminio.

La discesa prosegue fino a Cencenighe, poi deviamo per Falcade ed il passo di S.Pellegrino, che per la verit� si rivela un p� deludente, forse per il cielo nuvoloso e la strada ancora molto sporca.
Flavio si rende conto di cosa significa una moto italiana (volevo omettere l'aggettivo, ma sarei sembrato stronzo) provando un Supersport.
A Moena ci fermiamo per un panino veloce sulla piazza deserta. L'atmosfera comincia a puzzare pesantemente di ritorno (stando vicino a qualcuno anche di merda).

Dopo pranzo su fino al Rolle, dove veniamo bagnati dalle uniche tre gocce di pioggia viste durante tutto il percorso.
Mentre scendiamo verso S. Martino ci troviamo di fronte una vecchia spider guidata da un inossidabile teutonico con tanto di moglie al fianco.
Lui guid� impettito una
Panzerdivision di Tiger durante la battaglia delle Ardenne, mentre lei lo spompinava vigorosamente da dentro il carrarmato.
La giornata � grigia e freddina, ma girano con auto scoperta,  caschetto in pelle con svastica ed occhialoni. E vanno gi� a palla: fatichiamo a superarli e c'� anche un nutrito scambio di insulti con il buon Eraldo che non vogliono assolutamente far passare.

E' l'ultimo sussulto: da l� in poi sar� solo la solita orrenda autostradata (o valsuganata, cambia poco) fino a casa.

Ancora una volta � stato molto, molto bello.
Sicuramente pochi posti al mondo - forse nessuno - sono godibili in moto come le Dolomiti: alla prossima volta, quindi.
Passo Giau: monumento ai culi ghiacciati.
Quel che si dice un bel carico di letame.
La lingua nella foto ha poi denunciato ad Amnesty International il laido proprietario.
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