Le esecuzioni di massa
a Castelnovo Sotto
nei giorni della “Liberazione”

Legenda

ACSI: Archivio Centro Studi Italia
AFCDRSI: Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI
BN: Brigata Nera
CSI: Associazione Culturale Centro Studi Italia
GAP: Gruppi di Azione Patriottica
GNR: Guardia Nazionale Repubblicana
ISTORECO: Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea
PFR: Partito Fascista Repubblicano
RSI: Repubblica Sociale Italiana
SAP: Squadre di Azione Patriottica

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“In complesso, nel castelnovese, il numero delle vittime di queste esecuzioni sommarie nei primi giorni della Liberazione fu circa di un centinaio.”
[Cronaca parrocchiale di Don Flaminio Longagnani, Parroco di Meletole, p.80]

“La completa liberazione del paese [Castelnovo Sotto, ndr] è segnata dal verificarsi di una serie di esecuzioni di massa, 42 militari fascisti sono uccisi il 24 aprile e altre 21 persone la sera del 26.”
[M.Storchi, Combattere si può vincere bisogna, Marsilio 1998, p.100]



Problemi storiografici
Le esecuzioni di massa nei confronti di fascisti, o presunti tali, in Castelnovo Sotto, dal 24 Aprile al primo Maggio, costituiscono il più importante episodio di soppressione di prigionieri e civili durante la guerra civile  degli anni 1943-45, nella Provincia di Reggio Emilia.  Un evento di tale dimensione tragica è divenuto immediatamente inconciliabile con la storiografia antifascista della Resistenza reggiana che interpretava il conflitto con le categorie assolute di una religione civile. Le esecuzioni di massa castelnovesi, di conseguenza, come gran parte dei crimini di guerra o delitti comuni riconducibili alle formazioni partigiane, vennero rimosse dalla storiografia locale. Tale rimozione, tuttavia, rimase un aspetto legato alla storia “ufficiale”: all’interno delle comunità locali -invece- la memoria degli eventi rimase diffusa e radicata. Il clima di forte contrapposizione politica, poi,  che ha interessato certamente anche la polemica sui delitti del cosìdetto “Triangolo della Morte”, contribuì ulteriormente a mantenere attenzione e memoria  sulle vicende.
Queste posizioni storiografiche, a lungo cristalizzate, sono andate muovendosi nell’ultimo decennio. Per quanto riguarda Castelnovo Sotto, il passaggio fra la negazione storica delle esecuzioni di massa ed il loro riconoscimento risulta lento, travagliato e tutt’altro che concluso. La posizione quasi negazionista e certamente minimalista e giustificazionista dello storico della resistenza reggiana  Guerrino Franzini , è ancora presente in A.Zambonelli, Castelnovo Sotto 1921-1946 Un paese tra due guerre , che così affronta e conclude la questione:

“In quel clima, nei primissimi giorni del dopoliberazione, fu pressochè inevitabile il verificarsi di atti spontanei di giustizia popolare, nonostante le direttive del C.N.L. e la vigilanza della polizia partigiana. Si verificarono, non va nascosto, casi di esecuzioni sommarie, certamente deprecabili giudicando gli eventi di fine aprile ‘45 con la serenità e col distacco che oggi ci possiamo permettere, ma che debbono essere considerate a loro volta frutti amari di quella violenza che il fascismo aveva instaurato prima in Italia e portato poi in tutta Europa a fianco di Hitler; quella violenza che ebbe i suoi esiti estremi nelle stragi di popolazioni inermi e in quei campi di sterminio dove milioni di esseri umani, prima di essere sfruttati come nemmeno le bestie lo devono essere, furono freddamente eliminati e poi fatti “passare  per il camino” dei forni crematori. Talchè ci appaiono a dir poco deprecabili le ricorrenti tentazioni, da parte di alcuni, di criminalizzare la resistenza reggiana, e quella castelnovese, isolando faziosamente dal loro concreto e dolorante contesto storico singoli episodi.”

Il passo, riferibile alla stesura conclusiva del 1987, riconosce l’esistenza di “esecuzione sommarie”, ma nulla dice circa i luoghi, le modalità e le circostanze delle uccisioni, i nomi delle vittime: l’attenzione dell’autore sembra piuttosto rivolta ad assicurare una giustificazione-legittimazione della violenza antifascista come risposta ad una ipotetica anteriore specifica violenza fascista, fino a richiamare elementi estranei e senza nesso di causalità, come l’Olocausto. Nel 1991, lo Zambonelli scrive un’introduzione integrativa il passo sopra riportato:

“Non posso che ribadire quelle mie considerazioni, con qualche aggiunta, dopo le citate polemiche di tarda estate-inverno 1990. Allora scelsi di non procedere oltre circa le “esecuzioni sommarie”, in sostanza circa il prelevamento e la scomparsa di 11 persone avvenuti (...) nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio (...)” .

Le indefinite “esecuzioni sommarie” acquistano, per la prima volta, contorni storici, anche se si continua ad omettere gran parte dei fatti: si ammette, per ora, solo la scomparsa di 11 persone.
Nel 1991, l’AFCDRSI pubblica “Reggio Emilia 1943-46 Martirologio”, che rivela il quadro completo delle esecuzioni massa a Castelnovo  Sotto, grazie al contributo della cronaca parrocchiale di Don Flaminio Longagnani, parroco di Meletole . Il libro contiene, però, clamorosi errori di persona nel lungo elenco degli uccisi, di conseguenza la pubblicazione, di limitata tiratura, viene tempestivamente ritirata da commercio. Solo nel 1994 l’AFCDRSI manderà alle stampe un nuova edizione ampliata e corretta.
La breve cometa del Martirologio è però sufficiente a provocare un ulteriore passo della storiografia resistenziale che, nel 1992, pubblica “Dopo la Liberazione”, di Giannetto Magnanini, che a sua volta raccoglie una lista di vittime dell’antifascismo limitata ai giorni successivi la Liberazione. Anche in questo caso le vicende castelnovesi vengono solo accennate e sommariamente spiegate:

“Delle esecuzioni sommarie del (...) Presidio di Castelnovo Sotto, (...) vi è una spiegazione che viene dalla guerra aperta sino all’ultimo istante, con capovolgimento di fronte a Montecchio  e Castelnovo Sotto che consentirono ai fascisti di compiere altri delitti.”

“Dopo la Liberazione” si chiudeva con una lista di 431 vittime del dopo-Liberazione reggiano in ordine alfabetico, fra cui parte dei nominativi delle esecuzioni di massa di Castelnovo Sotto. Non si chiudeva, invece, la controversia relativa un’adeguata ricostruzione dei singoli episodi delittuosi, il loro pubblico riconoscimento, e la restituzione dei resti dei dispersi.
Nel 1998, esce “Combattere si può vincere bisogna La scelta della violenza fra Resistenza e dopoguerra (Reggio Emilia 1943-1946)”, di Massimo Storchi, Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza reggiano, che, pur integrando precedenti versioni resistenziali, riferisce della strage in forma parziale [manca il prelevamento degli 11 nella notte del 30.4.45] e frammentaria, ritirandosi sulla citazione dei passi dello Zambonelli per trovare nuovamente una giustificazione-legittimazione della violenza antifascista:

“Gli avvenimenti di Castelnovo Sotto si iscrivono in una situazione più complessa, caratterizzata da una prolungata permanenza delle truppe tedesche in paese che fino all’ultimo non esitano ad uccidere prigionieri. Così avviene la eliminazione in due riprese di elementi fascisti, il pomeriggio del 24 (mentre ancora il paese è in parte occupato) sono fucilati i militari (GNR e Brigata Nera) catturati, poi la sera del 26 si passa anche a eliminare civili, non solo del paese ma anche di Cadelbosco e Praticello. Nei confronti di questi ultimi caduti la mattina seguente si scatena l’ira popolare quando, i cadaveri, lasciati questa volta sul luogo dell’esecuzione, sono oggetto di ludibrio da parte di una folla di persone accorse: [segue citazione passo di A.Zambonelli, cit., p.189, che si riporta più avanti]”

E’ evidente che l’ansia di consolidare un giudizio storico-politico predefinito e di parte ha finora pregiudicato una ricostruzione organica  e storicamente scientifica delle esecuzioni di massa di Castelnovo Sotto. Eppure questa tessera insanguinata della storia della comunità reggiana è destinata a costituire, nel suo significato di condanna della lotta fratricida, un patrimonio storico comune agli italiani di ogni appartenenza politica.
 

Valutazione del conflitto civile a Castelnovo di Sotto dal “biennio rosso” alla “Liberazione”
“Nella memoria collettiva popolare, a Castelnovo Sotto, c’erano i bastonati, i torturati e gli uccisi dallo squadrismo degli anni Venti, c’erano i tanti costretti all’esilio, le umiliazioni, le vessazioni, le persecuzioni subite durante il ventennio di chi, rimasto, non aveva voluto cedere alla dittatura; c’era il ricordo bruciante e recente della guerra, prodotto consequenziale del fascismo e delle classi che lo avevano voluto e sostenuto, il ricordo dei compagni torturati e uccisi dalle Brigate Nere, spesso composte da alcuni che già erano stati protagonisti, anche localmente, della violenza squadrista del 1921-1923.”
[A.Zambonelli, Castelnovo Sotto 1921-1946, cit., p.189]

Questo brano - riportato, si è detto, anche nel recente saggio di Storchi rappresenta l’attuale posizione - ora non più del tutto negazionista, ma ancora fortemente giustificazionista - della  storiografia resistenziale verso le esecuzioni di massa in esame.
Questa posizione deve essere confrontata con gli eventi storici richiamati.

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Per la ricostruzione degli eventi, si utilizzerà, fra le altre fonti, anche la ricca e particolareggiata Cronaca Parrocchiale di Don Flaminio Longagnani, parroco di Meletole. E’ interessante notare che il documento si conpone di due versioni: quaderni con dicitura “Memorie”, annotato, diremmo oggi, in tempo reale, giorno per giorno, che, almeno fino ai primi giorni dopo la Liberazione, è caratterizzato da una forte connotazione anti-fascista e filo-partigiana; la Cronaca, invece, consiste nel medesimo materiale, riordinato e rielaborato nei primi anni ‘50, quando il sacerdote poteva avere una visione d’insieme dei fatti bellici locali, e caraterizzato, questa volta, da un forte anti-comunismo, specialmente nella rilettura della Liberazione.
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“i bastonati, i torturati e gli uccisi degli anni Venti”
Si tratta di episodi circoscritti, in particolare 4 aggressioni nel 1921, con 1 ferito grave; 7 persone (1 ferito grave) furono bastonate a fine agosto del 23’, in seguito alla incerta morte del giovane fascista di Cogruzzo, Onesto Ferrarini; per il medesimo motivo seguì un’aggressione ad un’indagato nel settembre del 1925. Non risultano altre violenze squadristiche di rilievo durante gli anni del Regime. Nessun omicidio politico da parte fascista. L’unico militante politico a perdere la vita è, invece, il fascista Onesto Ferrarini.   Sulle violenze degni anni ‘20 confronta:
- A.Zambonelli, cit., pp.28-31-33.
- Ricerche Storiche n.17-18, 1972:
    “1921 Aprile 29- Poviglio Castelnuovo Sotto Incursione di fascisti. Visita alle Coop.ve di Caprara e Case Cocconi, ove bastonano due operai. Il sipario del teatro sociale viene asportato e distrutto, perche reca nei fregi lo stemma socialista. La Giustizia - 5 maggio 1921”
    “1923 Giugno 28-30 Castelnuovo Sotto Viene devastata da fascisti la Cooperativa di Consumo. Giornale di Reggio n.147 - 30 giugno 1923”
- Ricerche Storiche, n.19, 1973:
    “1921 Aprile-Gattatico-Castelnuovo Sotto-Bagnolo in Piano I fascisti requisiscono e distruggono le bandiere avversarie. Imposizioni e minacce ai socialisti. La Giustizia-24 Aprile 1921”
    “1923 Giugno E’ invasa e distrutta la sede della lega braccianti e del Circolo operaio. Giornale di Reggio-n.147-30 Giugno 1923”
- Ricerche Storiche, n.13-14, 1971:
    “1921 12 Giugno-CASTELNOVO SOTTO Viene bastonato il socialista Ceresoli Umberto.  La Giustizia - 14 giugno 1921”
    “1921 28 Agosto-MELETOLE Squadristi, entrati nella barberia Grandi, vi bastonarono diversi clienti fra i quali certo Pietro Casoni, ferito piuttosto gravemente. La Giustizia-30 Agosto 1921”
- Ricerche Storiche n.15, 1971:
     Agosto - COGRUZZO Per l’uccisione ad opera di ignoti di un fascista sono arrestate 45 persone. Ed i fascisti incendiano il fienile e la stalla di vari contadini.”
    “1923 Agosto- Cogruzzo Viene bastonato Fieni Carlo.”

- Confronta doc. ACSI:

Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
Comando 2 Manipolo ONESTO FERRARINI
CASTELNOVO SOTTO
Ris. Urg.
In risposta al foglio N.214 R.U. fo noto a codesto On.Comando di Legione che individui noti che affermino la loro appartenenza ai partiti estremisti non ce’ ne sono ma individui pericolosi che siano segnalati d’aver appartenuto ai partiti sovversivi qualcuno noti sono quì sotto elencati
[seguono n.36 nominativi, ndr]
Il Comandante Manipolo
[Firma, ndr]
Castelnovo Sotto Li 17 Dicembre 1924
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“i tanti costretti all’esilio.”
Emigrarono all’estero per motivi politici 15 castelnovesi  su una popolazione di 6459 abitanti nel 1931.
Il comportamento dei castelnovesi alla caduta del Regime, il 25 Luglio 1943, rende una misura ed una proporzione di come la comunità aveva sofferto, subito, ma anche sostenuto il fascismo: vi furono manifestazioni, di giubilo, abbattimento di simboli, ma nessuna violenza nei confronti dei fascisti locali. Nessuno venne ucciso.
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“i compagni torturati e uccisi dalle Brigate Nere”.
Durante la RSI, la provincia reggiana non venne coinvolta da passaggi di fronte fino all’Aprile ‘45; solo dall’estate ‘44 divenne retrovia, essendosi il fronte spostato sulla linea Gotica. Il territorio venne, invece, coinvolto in una guerriglia di bassa intensità militare, che assunse piuttosto le caratteristiche di una guerra civile.
Castelnovo Sotto, trovandosi in pianura, era interessata da modalità di guerriglia che privilegiavano il sabotaggio e l’agguato su elementi avversari isolati, compiti rispettivamente affidati alle formazioni SAP e GAP. Sull’altro fronte, la difesa della RSI era articolata su presidi della GNR, affiancata, dall’estate ‘44, dalle formazioni della 30^ BN.   Sul Presidio della RSI a Castelnovo Sotto confronta:
- Doc.ACSI:

P.F.R.
Federazione dei Fasci repubblicani
Reggio Emilia
Circolare n.11

Riservata alla persona-Urgente
Reggio Emilia 28 giugno 1944\XXII
A tutti i segretari e commissari politici della provincia
Al vice segretario del fascio di Reggio Emilia
Ai capi zona
OGGETTO: mobilitazione
La mobilitazione di tutti i fascisti disponibili, ordinata con circolare n.9 in data corrente, deve essere perfezionata e portata a compimento nel giro di pochi giorni.
Al fine di coordinare il lavoro di mobilitazione, ho suddiviso la provincia in otto zone, assegnando ad ognuna di queste un Capo Zona il quale assumerà il Comando della mobilitazione e dei reparti che verranno a costituirsi nella zona a lui assegnata.
(...)
5^ Zona - CASTELNOVO SOTTO ( Brescello, Boretto, Poviglio, Gattatico, Campegine, Cadelbosco Sopra)
Capo Zona: BEGGI TOMMASO
(...)

- Doc. ACSI:

Guardia Nazionale Repubblicana
Comando Provinciale di Reggio Emilia
UFFICIO COMANDO

Reggio Emilia, li 9\8\1944-XXII
Prot.N.1081\Com\D\4
A tutti i Comandi di Distaccamento LORO SEDE
e p.c. (...)
OGGETTO: Assegnazione Comandanti di Distaccamento
In seguito all’invio degli ex carabinieri in Germania, quasi tutti i Distaccamenti sono privi del Comandante; di conseguenza sotto la data odierna vengono destinati i seguenti Sottufficiali ai Comandi sottoindicati:
(...)
PRESIDIO DI CASTELNUOVO SOTTO
Distaccamento di Castelnuovo Sotto: V.Brig. BERTANI Adamo
(...)
IL COLONNELLO COMANDANTE
(Anselmo Ballarino)

- Doc. ISTORECO, busta 1A, fasc.4:

COMITATO NAZIONALE DI LIBERAZIONE

R.E. OTTOBRE 1944
Servizio In. bollettino n.29
DISLOCAZIONE FORZE ARMATE
(...)
CASTELNUOVO, militi saliti a 15
(...)

- Doc. ISTORECO, busta 11A, fasc.12:

CORPO AUSILIARIO CC.NN.
30^ BRIGATA NERA “Giuseppe Ferrari”

Reggio Emilia
Relazione quindicinale dal 25 Dicembre 1944 al 10 Gennaio 1945

     Reparto              Dislocazione    Ufficiali Truppa Totale
(...)
IV^ Compagnia Esterna  Castelnuovo Sotto      2       25     27
(...)

- Doc. ISTORECO, busta 3T, fasc.1:

CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTA’ ADERENTI AL C.L.N.
17 marzo 1945
COMANDO UNICO ZONA
BRIGATE GARIBALDI E FIAMME VERDI
REGGIO EMILIA

INFORMAZIONI
BOLLETTINO N.21
1) DISLOCAZIONE DEI PRESIDI NELLA II ZONA S.A.P.
(...)
III° SETTORE
CASTELNOVO SOTTO: 25 uomini della brigata nera con il seguente armamento: 1 mitra Beretta, un mitra sten, un mitragliatore, moschetti e due casse di bombe a mano.- Inoltre 100 tedeschi per i lavori di riparazione armi ed automezzi.-
(...)
 

- Doc. ISTORECO, busta 14D, fasc.5:

Raggruppamento G.N.R.

N°   Grado   Classe Cognome Nome   Impiego    Località impiego  Posizione  Note
(...)
10 S.Tenente 1914   Bigi  Oscar Com.Presidio           Cast.Sotto        Presente
(...)
19 V.Brigad. 1908 Bertani Adamo Com.Distaccamento           “                 “
(...)
23 Mil.Sc.   1898 Bertelè Raimondo Al Distaccamento         ”                 “
(...)
28 Mil.Sc.     -  Butirroni AntonioAl Distaccamento         ”                 “
(...)
34 Milite    1908 Beltrami Guerrino Guardia al Distaccamento”                 “
(...)
42 Milite    1911  Boni     Senno   Guardia al Distac.P\le  “                 “
43 Milite    1910 Borghi   Giustino    “                    “                 “
(...)
59 Mil.Sc.   1906 Castagnetti Giuseppe Al Distaccamento     “                 “
(...)
77 Milite    1902 Casotti   Dino    Guardia al Distaccamento”                 “
(...)
104Mil.Sc.   1905 Fontanesi Umberto    Al Distaccamento     “                 “
(...)
118Milite    1906 Fiorani   Gino             “              “                 “
(...)
128V.Brigadiere1899 Genitono Bernardo       Servizio        “                 “
(...)
154 MilSc.   1909 Lolli Tommaso         Distacc.S\NA        “                 “
(...)

Fino al maggio ‘44 è difficile individuare azioni partigiane anche di piccola entità. Nel mese di maggio vengono fatti volantinaggi. A Giugno un possidente è costretto a consegnare 60.000 a persone mascherate. A Luglio viene ucciso il Milite Scelto Bruno Uccelli in un agguato.  In agosto e settembre si segnalano solo prelevamenti di tabacco e di generi alimentari, sabotaggio delle linee telefoniche. In ottobre viene ucciso il conducente di un’auto tedesca. Il 13 Dicembre, a Sesso, 4 partigiani castelnovesi della SAP vengono fucilati nelle operazioni di rastrellamento seguite alla uccisione della famigia fascista degli Orlandini ed alla scoperta del Comando Provinciale SAP.  Nello stesso mese viene sparato contro un autovettura tedesca, uccidendo uno degli occupanti. Nel gennaio ‘45, vengono disarmati alcuni bersaglieri in transito e un gruppo partigiano è messo in fuga a Cogruzzo da una squadra della Gnr reggiana in servizio antiguerriglia in collegamento con la GNR castelnovese.  A Febbraio, ancora sabotaggi alla linea telefonica. A febbraio viene uccisa una donna dedita a commerci oltre il fronte con il permesso dei tedeschi . A marzo, fallisce un’imboscata al Cap. Melli della BN. Viene fatto saltare il ponte sul canale Cava.  La notte dell’11 aprile ‘45 vennero prelevati dai partigiani il parroco di Cogruzzo, Don Dante Mattioli, insieme al nipote, Mattioli Mario di 22 anni, e il dott.Giuseppe Cavalca. [Tutti e tre sono ancora dispersi].
Durante la guerra rimasero uccisi nel comune anche 6 civili per  attacchi aerei alleati, di cui 1 solo durante la RSI.
Dai dati proposti (si sottolinea di fonte resistenziale), emerge chiaramente che nel castelnovese l’attività partigiana fu di lieve entità anche per i canoni della guerriglia nella pianura reggiana.
E’ di interesse per l’attuale studio rilevare che i fascisti castelnovesi non uccisero nessuno anche durante la RSI: i 4 di Campegine sono uccisi sì sul territorio del comune, ma da agenti di polizia reggiani ; così, i 4 sappisti presi a Sesso sono fucilati in un’operazione che non vede la partecipazione del presidio di Castelnovo. Come vedremo, ulteriori perdite partigiane avverranno per mano tedesca a presidio fascista già arreso e passato per le armi.
Dal 1920 al 1945 non è, quindi possibile imputare al fascismo di Castelnovo Sotto  l’uccisione di alcun oppositore o nemico politico.

La “Liberazione” e le esecuzioni di massa.
Lo sfondamento alleato del fronte fra Modena e Bologna trovò la provincia reggiana impreparata ad un così repentino sviluppo delle vicende belliche. La bassa, peraltro, fu la prima a venire investita dall’avanzata alleata, con conseguente confusione tra le avanguardie anglo-amercane e le forze tedesche in cerca di una via di ritirata verso il nord.
Le forze della RSI reggiane, GNR e BN, si ritirarono da Reggio verso Parma la sera del 22 aprile. Alcuni presidi repubblicani in provincia a nord della via Emilia non vennero fatti convergere sulla città, ma vennero sciolti: fra questi quello di Castelnovo Sotto. Sul fatto, riporta il parroco di Meletole: “Mentre guardavamo il passaggio di queste truppe [colonne di tedeschi in ritirata, ndr], giunge la notizia che le Guardie Fasciste Repubblicane e le Brigate Nere in Provincia sono state sciolte, e gli addetti lasciati liberi di tornare alle loro case. Infatti, ecco, poco dopo, arrivare Dallaglio Claudio (B.N.), che era in servizio a Castelnuovo Sotto, Ferrarini Gino (G.N.R.) che era a Guastalla e Ferrarini Giovanni (pure G.N.R.) che era a Reggio. Dai familiari era atteso Patacini Napoleone (B.N.) di servizio a Brescello, ma l’attesa fu vana (si seppe poi che era stato ucciso due o tre giorni prima da partigiani che avevano invaso la caserma; il cadavere però non fu mai trovato).”
Nella domenica 22 Aprile, i soldati germanici non passano da Castelnovo: “il taglio del ponte sul Crostolo tra Castelnovo e Cadelbosco Sopra, fatto saltare sabato sera dai partigiani della montagna, ha impedito a colonne tedesche di prendere quella via” .
Sciolti i reparti, i presidi della bassa si arrendono senza resistenza ai partigiani:“a Castelnuovo Sotto i militi della guardia ed i brigatisti neri, dopo aver accettato di discutere i patti della resa con i <banditi>, ebbero un improvviso ripensamento e tentarono la fuga che, sotto le raffiche partigiane, fu fortunata solo per pochi individui”.
Ecco come ricostruisce la resa don Longagnani: “Cosicchè ieri sera (Domenica) all’annuncio dello scioglimento delle B.N. e della G.N.R., partigiani di Castelnuovo e Cogruzzo hanno coraggiosamente (?!!) imposto la resa ai corrispondenti presidi di Castelnuovo, occupando la Rocca e la Caserma dei Carabinieri dove avevano rispettivamente sede la B.N. e la G.N.R. Poterono così arrestare il capitano delle B.N. Melli (il tenente Mercuri riuscì a fuggire), il tenente della G.N.R. Bigi e alcuni militi ritenuti i più caldi, lasciando gli altri tornare alle loro case.”
Nella stessa giornata truppe corazzate tedesche sostarono a Meletole, presso la parrocchia di don Longagnani che offrendo loro ristoro ed evitando velleitari colpi di mano dei partigiani, evitò alla sua comunità un inutile spargimento di sangue .
Il 23, mentre in mattinata “i partigiani si sono dati un gran daffare a correre innanzi e indietro disarmando gruppi isolati di tedeschi e, cosa peraltro inevitabile, accrescendo il panico e la confusione per Castelnovo” , al pomeriggio, in località Traghettino, vi è un scontro a fuoco con tedeschi in ritirata che costa la vita al Comandante di Distaccamento SAP .
A Castelnovo Sotto, il veloce epilogo del conflitto si trasforma con la stessa rapidità nel peggiore incubo: “I partigiani - riferisce il parroco di Meletole - che si erano così facilmente imposti alle Brigate Nere e alla Guardia Repubblicana domenica sera e che avevano fatto ieri mattina una retata di militi e fascisti, sopraggiunte ieri sera truppe tedesche se ne fuggirono coraggiasamente al Traghettino abbandonando purtroppo in mano ai tedeschi 5 dei loro  e dopo aver condotto, non so bene se ieri pomeriggio, sull’argine del Crostolo 42 individui, fra cui il Capitano di Brigata nera Melli, il Tenente Bigi, la Guardia Comunale Spaggiari Ludovico, il negoziante di viveri Raineri, il sellaio Ferroni di Castelnovo Sotto, uccidendoli a colpi di mitra buttando i loro cadaveri nelle acque del Crostolo.”
“A tutti legarono le mani dietro la schiena con un filone. - Testimonia il figlio di un milite - Li fecero passare su una passerella che attraversa il Crostolo e man mano che passavano li ammazzavano”.
“Per giustificare questa strage -continua don Longagnani- i partigiani sparsero poi la voce che in tasca al capitano Melli, secondo una versione, o nel forziere delle Brigate Nere, secondo un’altra, era stata trovata una lista contenente una sessantina di nomi di individui di Castelnuovo e frazioni i quali avrebbero dovuto essere fucilati in piazza a Castelnovo il 1° Maggio. In questa presunta lista sarebbero state anche varie persone di Meletole, esponenti del movimento partigiano, e fra questi anche il sottoscritto. Come ho detto, però, la voce era destinata a giustificare quell’esecuzione sommaria e quelle altre che sarebbero seguite. Da fonte sicura so, però, che esistevano presso le Brigate Nere  liste di elementi sospetti, ma da tali liste a quella sopra accennata ci passa una bella differenza!”
“Vi andarono i contadini a prender su i corpi dal torrente, con i carri e le vacche li portarono nel cimitero [di Cadelbosco Sopra, ndr]. Li seppellirono in tre buche nel cimitero, senza la cassa.”
Il giorno 24 vede l’arrivo di altre truppe tedesche a Castelnovo, dove ormai non è più presente il presidio fascista, già passato per le armi, ma nemmeno i partigiani spostatisi al Traghettino, salvo un pugno di elementi: “nel pomeriggio di oggi, martedì 24 Aprile, i tedeschi sono ancora in possesso di Castelnovo e fanno sortite nelle vicinanze.”  E’ da chiedersi se queste truppe vengono a conoscenza dell’eccidio di prigionieri (anche tedeschi?) consumatosi poche ore prima sugli argini del Crostolo? Comunque sia, i 5 partigiani trovati nel paese sono passati per le armi. Verranno trovati mercoledì mattina, il 25, quando gli alleati entrano in paese: “A Castelnovo Sotto sono entrate stamane truppe americane con carri armati, e con loro sono rientrati i partigiani, che si insediarono subito nella Rocca e nella Caserma col loro comandante il “Drago” e sotto-comandante.(...) Nel cortile della Rocca trovarono i corpi dei cinque partigiani rimasti in mano tedesca  martedì mattina, torturati e massacrati. Erano già cadaveri. I tedeschi se ne erano andati stamattina per tempo dirigendosi alla volta di Casaltona parmigiano, dove un numero rilevante di loro truppa  (si dice 5000) resistono ancora tenendo in mano il paese e menando strage.”
Non tutti applaudono i “liberatori”: “Stasera furono fatti rientrare in casa due simpatizzanti fascisti, che, al passaggio degli americani, avevano avuto parole di dispetto.”
Con la definitiva “liberazione” del paese, riprendono immediatamente le esecuzioni massa: “La sera del 26 aprile, giovedì, altri 21 individui, fascisti repubblicani, in parte di Bosco Sopra e di Praticello, e fra essi anche il Commissario Prefettizio di Castelnovo Rag.Alfredo Foti, uno sfollato di Frosinone impiegato in Prefettura a Reggio, furono condotti, con mani legate con filo di ferro dietro la schiena, lungo l’argine del Crostolo, in direzione del cosidetto Ponte Mantovano, e colà uccisi a colpi di mitra. Tra essi anche il medico condotto di Praticello Dott. Alberti, (...) In occasione di questa esecuzione si ebbe un fatto sintomatico che provò fino a quale punto di aberrazione possa giungere il popolo quando è stato aizzato l’odio. La mattina del 27 ci fu una processione di gente, molti anche di Meletole, a recarsi a vedere quei cadaveri, insultarli, sputarli e dar loro dei calci. Altre esecuzioni, senza alcun processo, di individui isolati, vennero fatte nei primi giorni della liberazione a S.Savino, a Cogruzzo, a Castelnuovo e giù nella valle nei pressi della Bassetta. I cadaveri di questi vennero gran parte gettati in fosse scavate da bombe o da spezzoni di aerei e ricoperti di terra.”
L’eliminazione fisica di tutta la comunità fascista, o presunta tale, castelnovese continuava la notte fra il 30 ed 1 maggio con il prelevamento di altri 11 persone, nei confronti dei quali venne applicata la tecnica di occultare i corpi: “La cosa che destò maggior raccapriccio nei benpensanti nel castelnovese, e che ebbe maggiori conseguenze, fu la scomparsa di 11 persone, tutti fascisti, ma quasi tutti ante 25 Luglio 1943, e quasi tutti maggiorenti nel castelnovese. Questi 11 erano stati arrestati insieme ad altri nei giorni 27 e 30 Aprile e trattenuti in caserma. Fra essi vi erano: il già nominato Saccani Noè di Meletole (fascista della prim’ora, fiduciario del Fascio di Meletole  e membro del Direttorio fascista di Castelnovo  ante Luglio ‘43); Davoli Silvio fu Odoardo di Meletole, dal 1936 di Cogruzzo (fascista di prim’ora, podestà di Castelnovo dal 1935 al 1942, membro del Direttorio ecc.); Alberici Roberto di Vittorio, di Cogruzzo, detto <il Ross> (anch’egli fascista della prim’ora ecc. come sopra); Dott. Aristide Ganassi, Direttore dell’Ospedale di Castelnovo Sotto e medico di prima condotta del paese (anch’egli fascista della prim’ora ecc.ecc., iscritto anche al Fascio Repubblicano); Dott. Ruggero Bambini, veterinario del Comune (anch’egli esponente del Fascio ante 25 Luglio); Eros Marasi, di Castelnovo Sotto, (già Segretario del Fascio, esponente di primo piano); ancora, un certo Castorini di Castelnovo e due altri sempre di Castelnovo Sotto. Dopo i maltrattamenti e le percosse subite in caserma, questi 11 vennero prelevati di là la sera del 30 Aprile e caricati su di un camion e avviati per destinazione ignota. Ai parenti, allarmati per la scomparsa, venne detto che erano stati condotti a Reggio, poi dissero a Campagnola ed infine, per loro discolpa, dissero che un camion alleato, incontrandosi con quello, aveva caricato gli 11 prendendoli sotto la sua custodia. Erano tutti diversivi per nascondere la responsabilità del delitto, giacchè era entrata in vigore la disposizione alleata di proibire esecuzioni sommarie.”
Nell’estate del 1949, 11 persone, in parte ex partigiani, furono temporaneamente indagati per gli scomparsi di Castelnovo. “Nuovo Risorgimento”, foglio vicino ai partigiani, attaccò l’indagine con un lungo articolo di Guerrino Franzini dal titolo “Partigiani e giustizia”, in data 12 giugno. Seguì una polemica giornalistica. In data 7 Agosto 1949, l’”Avvenire d’Italia”, nell’articolo “I denunciati per l’eccidio di Castelnuovo Sotto scriveva: “(...) “Nuovo Risorgimento” afferma  che <prima di parlare di eccidio occorrerebbe provare che eccidio ci sia stato e ciò non è possibile perchè ancora i cadaveri dei giustiziati non sono mai stati ritrovati>.
Conclude sulla vicenda il parroco di Meletole: “Di questi 11, per quante ricerche siano state fatte in seguito, non si seppe mai nulla, neppure a 8 anni di distanza. Di certo resta solamente che essi siano stati uccisi la notte dal 30 Aprile al 1° Maggio. Dove siano i loro cadaveri non si è mai saputo. Non fu mai possibile avere una parola in proposito, nè dall’autista che guidò il camion [si omette il nome, ndr], nè da “Volpe”, nè dal “Drago”, nè da altri, che pure sono a conoscenza della faccenda. Vennero più tardi tratte in arresto varie persone, fra le quali lo stesso “Drago” e “Volpe”, per far luce su questa faccenda, assieme ad altre, ma furono sempre rilasciati, senza che venisse mai in luce nulla. Questa degli 11 fu una faccenda che recò danno ai metodi democratici e allo stesso Governo Democristiano, giacchè i Democratici Cristiani vennero accusati dai famigliari di non aver voluto andare in fondo alle cose, quindi, di essere conniventi agli assassini. Favorì anche nel castelnovese il propagarsi del “Movimento Sociale Italiano”, alcuni anni dopo.”
L’ultimo prelevamento nel castelnovese avviene il 1° Giugno 1946: due sorelle, Fervorari Edies e Maria, vengono catturate sulla strada provinciale tra Castelnovo e Poviglio: sono ancora disperse.
Il 3 Marzo 1992, in una fossa comune presso il cavoun di Campagnola venivano identificati i resti di tre degli scomparsi castelnovesi.

*
Nel cimitero di Castelnovo Sotto, i familiari dei dispersi hanno fatto affiggere la seguente lapide:
“Signore benedici ed accogli nel tuo regno le anime di coloro che, vittime civili della crudeltà della guerra, non hanno trovato un sereno riposo su questa terra. Fa che i loro corpi, privati dell’estremo saluto dei famigliari, possano trovare nella Tua casa pace e misericordia.
Le famiglie a ricordo dei loro cari scomparsi nel 1945”

Luca Tadolini
 
 

APPENDICE (1: ELENCO DELLE VITTIME DELLE ESECUZIONI MASSA A CASTELNOVO SOTTO E TERRENI LIMITROFI

[l’elenco è ancora incompleto; i luoghi di esecuzione e la suddivisione dei gruppi è stata fatta in base alle informazioni disponibili alla data del presente studio]
 

23\24 APRILE I fucilati sull’argine del Crostolo in zona Trghettino
· Aldrovandi Benito, 19, di Guerrino, Luzzara,[GNR]
· Arfini Angelo, 1090, di Guido, Gattatico
· Barbieri Adeodato, 1906, di Daniele, Rubiera, [GNR]
· Bertani Adamo, 37, Reggio E., di Roberto, [PFR-GNR]
· Bertani Augusto, 41, di Prospero, Reggio E., [PFR-GNR]
· Bigi Oscar, 1914, di Dionigio, Reggio E., [Ten.GNR]
· Buttironi Antonio, 36, di Alfredo, Lecco [GNR]
· Caffarri Carlo, 1926, di Giuseppe, Castelnovo Sotto
· Calzolari Carlo, 1925, Castelnuovo Sotto, di Adamo,[PFR-GNR]
· Casotti Dino, 19, di Teofilo, Carpineti [GNR]
· Castagnetti Giuseppe, 35, di Italo, Ciano d’Enza [GNR]
· Chierici Giuseppe, di Domenico, Reggio Emilia [GNR]
· Dall’Aglio Orlando, 1923, di Ettore, Gattatico [PFR]
· Fantozzi Angelo, 38, di Ambrogio, Reggio Emilia [GNR]
· Fantuzzi Giuseppe, 40, di Girolamo, Reggio Emilia
· Ferroni Bartolomeo, 1900, di Andrea, Castelnovo Sotto
· Ficarelli Aldo, 1878, di Achille, Gattatico [PFR]
· Fontanesi Umberto, 40, di Macedonio, Reggio Emilia
· Rag. Foti Alfredo, 1894, di Giuseppe, Castelnovo Sotto  [Commissario Prefettizio Cast.Sotto]
· Genitoni Bernardo, 45, di Domenico, Vetto d’Enza
· Galimberti Augusto, 33, di Luigi, di Castelnovo Sotto [GNR]
· Guatteri Giuseppe, 20, Castelnovo Sotto [BN]
· Guidetti Mario, 1900, di Giuseppe, Castelnovo Sotto [BN]
· Iori Renato, 41, di Enrico, Reggio Emilia [PFR]
· Landini Iolando, 1902, di Severino, Gattatico [PFR]
· Landini Vittorio, 46, di Giovanni, Gattatico [PFR]
· Lanieri Loris, 20, di Davide, Castelnovo Sotto [GNR]
· Lolli Tommaso, 35, di Silvestro, Reggio Emilia [PFR-GNR]
· Melli Sergio, 35, di Giovanni, Reggio Emilia [PFR-Cap.BN]
· Montanari Pierino, 37, di Generoso, Castelnovo Sotto [PFR]
· Oliva Alfredo, 32, di Edoardo, S.Ilario
· Prampolini Francesco
· Rainieri Giuseppe, 46, di Angelo, Castelnovo Sotto [GNR]
· Rainieri Sergio, di Pellegrino, 24, Reggio Emilia [GNR]
· Spaggiari Destino, 1910, di Aristide, Gattatico [PFR-GNR]
· Spaggiari Lodovico, 1891, di Giuseppe, Castenovo Sotto [PFR]
 

26 APRILE 1945 I fucilati sull’argine del Crostolo presso Ponte Mantovano
· Alberti Dott. Enrico, 67, di Carlo, Praticello
· Benevelli Quirino, 1903, di Aristo, Gattatico [PFR]
· Bergomi Oreste, 50, di Eligio, Cadelbosco Sopra
· Canepari Nestore, 29, di Giovanni, Cadelbosco Sopra [GNR]
· sfollato di Frosinone, impiegato Prefettura RE
· Dall’Aglio Giuseppe, 1897, di Davide, Gattatico [PFR-BN] [Ca’de Frati 1947]
· Fantuzzi Giuseppe, 1922, di Giuseppe
· Forese Alberto, 1919, di Ennio, Reggio E.[PFR-BN] [Orto Traghettino 1946]
· Iotti Ugo, 46, di Remigio, Reggio Emilia
· Paterlini Oreste, 39, Campegine
· Simonazzi Ivo, 1918, di Pietro, Campegine [PFR-BN]

30 Aprile GLI UNDICI SCOMPARSI
· Alberici Roberto, 1906, di Vittorio, Cogruzzo [cavoun di Campagnola 1992]
· Bambini Dott. Ruggero, 1882, di Alessandro, Castelnuovo Sotto [PFR] Disperso
· Castorini Gustavo, 1903, di Felice, Castelnuovo Sotto [PFR] [cavoun Campagnola1992]
· Cavioli Giovanni, di Marcello, Castelnovo Sotto Disperso
· Davoli Silvio, 1898, di Arturo, S.Prospero [Podestà PNF] Disperso
· Foresti Giuseppe, 1881, di Enrico, Castelnovo Sotto [PFR] Disperso
· Gabrielli Armando, 1891, di Eugenio, Castelnovo Sotto, [PFR] Disperso
· Ganassi Dott. Aristide, 1891, di Teotimo, Castelnuovo Sotto, [PFR] Disperso
· Marasi Roberto, 1891, di Luigi, Castelnuovo Sotto [PFR] [cavoun di Campagnola 1992]
· Minari Ennio, di Artemio, 1909, Castelnovo Sotto [PFR] Disperso
· Saccani Noè, 1897, di Giovanni, Castelnovo Sotto Disperso
 

Vittime uccise isolatamente o  di cui non è stato possibile individuare con precisione la circostanza dell’esecuzione.
Bucceri Angelo, 49, di Salvatore, Cadelbosco
Caprari Luigi, 1901, di Onorato, Rio Saliceto
Ferrarini Dino, 1902, di Giovanni, Castelnovo Sotto [GNR]
Galimberti Giovanni, 1910, di Luigi, Guastalla
Gandolfi Ludovico, 1890, di Luigi, Cadelbosco Sopra
Rabaglia Achille, di Armido, 1926, Gattatico [PFR-BN]
Rabaglia Arrigo, di Leonardo, 1919, Gattatico
Riccò Celso
Saccani Ottavio
Vernizzi Albino, 1912, di Italo, Castelnovo Sotto Disperso


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Centro Studi Italia
Autore: Luca Tadolini
Ultimo aggiornamento: 30 dicembre 2000
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