Il presente testo è stato tradotto il più letteralmente possibile dall'inglese da me, l'originale - per chi volesse controllare o farne una traduzione migliore - è reperibile all'indirizzo:
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oppure direttamente dal sito:
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L'olocausto greco di Tracia,
Asia Minore, e Ponto


Quello che tu vedesti, scrivilo in un libro, e spediscilo alle sette chiese che sono in Asia, a Efeso e a Smyrna, e a Pergamo, e a Thyatira e a Sardi ed a Filadelfia ed a Laodicea. (Apoc. I11).
Le sette chiese, le sette torce di luce della civilizzazione greco-cristiana non ardono più. La terra di Asia Minore, un'area dove per 3.000 anni la civiltà greca è fiorita, è calpestata ora da invasori stranieri: i Turchi.
I Turchi hanno invaso l'Asia Minore in due ondate: i Selgiukidi furono i primi, al termine del XI secolo, e gli Ottomani, arrivati più tardi, all'inizio del XIII secolo.
Usando indiscriminatamente forza, assassinio, genocidio e turchificazione, organizzarono l'appropriazione di una terra straniera espellendo o sterminando i suoi abitanti naturali: Greci, Armeni, Kurdi, e Arabi.
Nel VIII secolo, i Turchi Oguz, un popolo nomade semi-selvaggio, mosse verso occidente dalla loro terra natia in Mongolia, e si stabilirono in quello che è oggi il Turkestan occidentale.
I Selgiukidi, una parte dei Turchi Oguz, mossero nella direzione della Persia e dell'odierno Iraq, dove servirono come mercenari per i califfi di Baghdad.
Da questo incontro, con le superiori civiltà persiana e araba, arricchirono il loro vocabolario povero, adottarono la scrittura araba e diventarono musulmani conservando contemporaneamente le loro caratteristiche belliche nomadiche.
Il loro re, Alp Arslan (1063-1072), unificò le varie fazioni Selgiuk, invase l'Armenia, e saccheggiò la sua capitale Ani nel 1064. Dopo di ciò, lui ed i suoi eserciti invasero Bisanzio e combatterono la critica battaglia di Manzikert (1071) dove i Bizantini furono sconfitti, i Selgiukidi occuparono una grande parte delle province bizantine dell'Asia Minore. Prima dell'invasione, non c'era un solo Turco che vivesse in queste province.
In questa terra straniera, per i Turchi, si stabilirono così una quantità di emirati controllati dai Selgiukidi.
Dopo un breve periodo di tempo, i Bizantini ed i Crociati distrussero quasi tutti questi emirati, eccetto uno, la cui capitale era Iconium. Questo era chiamato Sultanato di Rum, in altre parole terra dei Romani, nome ufficiale dell'Impero greco Bizantino, che era la continuazione e successione dell'Impero Romano d'Oriente.
Le incursioni dei Mongoli di Genghis Khan (1167-1227) forzarono un'altra tribù turca, condotta da Suleyman Shah, ad abbandonare il Turkestan e muoversi verso ovest. Questo gruppo cercò di stabilirsi in Asia Minore orientale, ma Armeni e Kurdi li cacciarono. Nel tentativo di attraversare il fiume Eufrate, il loro comandante affogò e fu seppellito là, che da allora è noto come "Turk-Mezari", o la "tomba del Turco". Un nome che è indicativo di come fossero estranei i Turchi in queste aree.
La tribù allora mossero verso il Sultanato di Rum dove si stabilirono col presuntuoso ruolo di guardie di frontiera. Il nipote di Suleyman, Osman, (1259-1326), prese il titolo di Sultano dai Selgiukidi e diede il suo nome al popolo turco: Ottomani.
I comandanti degli Osmanli, rapidamente compresero che fin quando loro fossero apparsi come una minoranza di conquistatori sarebbe stato difficile per loro controllare le terre occupate, e simultaneamente inseguire conquiste maggiori senza prendere certe "misure speciali".

Così, decisero di adottare e applicare metodi duri prima ignoti al mondo tutto. Metodi che mai nuovamente sono stati ripetuti da un'altra nazione sulla terra. Le prime misure prese erano le seguenti:
1. dichiararono il loro Stato, "Gazi" o Stato guerriero. In altro parole, uno Stato che ha dichiarato la guerra santa (Jihad) contro i non credenti. Così, poterono unire insieme tutti generi di avventurieri, che volevano lottare per ragioni ideologiche, o anche soltanto per i bottini di guerra.
2. adottarono la misura inumana del reclutamento forzato dei giovani bambini cristiani. In altre parole, prendevano con la forza bambini maschi delle famiglie cristiane asservite (principalmente Greci, e più tardi anche Armeni, Bulgari, Albanesi e Serbi), che portavano in campi speciali dove li condizionavano a diventare Turchi fanatici ed assassini implacabili della loro stessa gente. Questi bambini crescevano credendo che il loro padre fosse il Sultano e che, se fossero morti in battaglia, sarebbero andati in paradiso. Così, grazie a questo Esercito Nuovo, o Giannizzeri (Yeni-ceri in turco), i Turchi continuarono ad inseguire le loro conquiste.
3. massacrarono sistematicamente milioni di abitanti dell'Asia Minore, allo scopo di cambiare il carattere etnico del territorio. È stato valutato che durante i sette secoli di presenza turca in Asia Minore molti milioni di Greci, almeno due-tre milioni Armeni e centinaia di migliaia di Kurdi, Siriani, ma anche Serbi, e Bulgari in Europa, furono massacrati sistematicamente. Soltanto nel XX secolo, è stato valutato che circa 1,5 milioni di Armeni e più di 1 milioni di Greci sono stati sterminati.
In questa maniera i Turchi organizzarono l'appropriazione dell'Asia Minore, una terra straniera per loro, dove la civiltà greca era fiorita per 2.000 anni prima dell'apparizione dei Turchi.
I Turchi distrussero proprio questa civiltà e sfortunatamente non cercarono neppure di trarre vantaggio dai suoi componenti.
In due occasioni precedenti il popolo greco contribuì alla civilizzazione dei loro conquistatori come nel caso dei Romani e dei Franchi. Uno deve possedere un'identità culturale per potere assorbire quanto di creativo e buono ci sia in altre civiltà. Sfortunatamente, i conquistatori Turchi mancavano di tale identità.
I Turchi fallirono anche ad amministrare i popoli a loro soggetti nell'Impero ottomano. Non c'erano "leggi" nel senso civilizzato del termine. La parola della Sultano era la legge nella capitale e l'arbitrarietà dei rappresentanti locali era la legge nelle province. La proprietà, l'onore, e la vita del conquistato erano completamente alla mercé dell'occasionale ufficiale turco.
Il solo vincolo che tenne insieme l'impero multietnico, era l'uso crudele della forza - ultimamente il massacro - dei dominatori. Massacro era la regola senza attenzione per innocenza o colpa. Sotto queste condizioni, l'amministrazione turca era veramente detestata da tutta la gente soggetta che soffriva e pazientemente aspettava ogni opportunità per rigettare il giogo ottomano.
I Turchi fallirono nell'assimilare le varie nazionalità del loro impero. Non potevano neppure amministrarli efficientemente, ne controllare l'economia perché commercio ed industria erano lasciati nelle mani di Greci, Armeni ed Ebrei, mentre i Turchi erano occupati col governo e simultaneamente lo sfruttamento dei profitti terrorizzando gli abitanti.
Il popolo asservito, per essere finalmente liberato dai suoi dominatori, iniziò una serie di rivolte, che condussero alla creazione di stati indipendenti. Nel 1908 la rivoluzione dei Giovani Turchi forzò il Sultano alla concessione di una costituzione ai resti dell'Impero Ottomano.
A dispetto del liberalismo apparente della rivoluzione formalmente borghese, che fu condotta dai militari senza la partecipazione della gente, continuarono a svilupparsi addizionali tendenze centrifughe come facevano nei tempi del dispotismo del Sultano. Per quelle nazioni ancora nell'Impero, i cui individui avevano stabilito stati indipendenti, per es. i Greci, era naturale cercare l'unione coi loro compatrioti liberi. Quei popoli ancora nell'Impero che non avevano raggiunto indipendenza separata, cioè gli Armeni, ed i Kurdi, focalizzarono tutte le loro energie per il conseguimento dell'autodeterminazione e lo stabilimento di autonomie nazionali.
I Giovani Turchi cercarono di liberarsi dei fastidiosi gruppi etnici non-turchi, così da potere costruire uno Stato turco omogeneo, e così da poter evitare la mutilazione del territorio controllato dai Turchi nelle aree dove i non-turchi erano la maggioranza, come la Tracia Orientale, l'Asia Minore occidentale e il Ponto, dove i Greci erano la maggioranza, l'Asia Minore orientale dove gli Armeni erano la maggioranza, e l'Asia Minore sudorientale dove i Kurdi erano la maggioranza.
Così, i Giovani Turchi, apparentemente liberali e costituzionalmente orientati, ritornarono alla solita brutalità del sultanato, che ora diventava molto più organizzata e sistematica e assumeva le proporzioni del genocidio.
I massacri erano premeditati: era deciso che "l'ottomanizzazione di tutti i cittadini turchi, che non fosse riuscita attraverso la persuasione, doveva essere fatta dalla forza delle armi",
Questo fu affermato sul London Times del 3 ottobre 1911 riassumendo i procedimenti del Consiglio di Unione e Progresso (I Giovani Turchi).
Le persecuzioni iniziarono contro i Greci, fatte col pretesto delle Guerre Balcaniche (1912-1913). La persecuzione prese la forma di saccheggi, espulsioni ed assassini. Dopo le guerre, la persecuzione continuò sempre più intensa, al punto che il 25 maggio 1914 il Patriarcato Ecumenico fu costretto a dichiarare che la Chiesa Ortodossa era "sotto attacco".
Il Patriarcato, inoltre, in una dimostrazione di protesta e lutto, sospese le attività delle chiese greche e delle scuole greche in tutta la Turchia.
Dopo la dichiarazione della I Guerra Mondiale, i Turchi trovarono l'opportunità perfetta per organizzare più efficacemente i massacri contro le minoranze etniche, così da potere trasformare finalmente il loro impero in un omogeneo Stato nazionale.
Ufficiali importanti del movimento dei Giovani Turchi, durante il servizio come membri del governo, organizzavano l'espulsione degli abitanti, così come i saccheggi e i massacri che furono perpetrati contro di loro. Specificamente, Talat Pascià, ministro dell'interno, era importante come mente organizzatrice dei pogrom. Comunque, l'intera amministrazione statale turca partecipò all'organizzazione e all'esecuzione del programma di sterminio.
Cominciarono col genocidio degli Armeni, che non possedevano uno Stato che potesse dar loro aiuto e seguirono con espulsioni di massa e massacri dei Greci. Le vittime di questo periodo sono superiori ai 2,5 milioni di persone dei quali 1,5 milioni erano Armeni. Nell'Indice cronologico si possono vedere figure particolareggiate sulla persecuzione dei Greci di Asia Minore, Tracia e Ponto.
Dopo la fine della I Guerra Mondiale, gli Alleati riconobbero che proprietà, onore e vita dei greci nell'Impero ottomano non poteva essere protetta dal governo turco.

Assegnarono alla Grecia la responsabilità di amministrare la Tracia orientale ed il distretto di Smyrna. Questo accordo era contenuto nel Trattato di Sevres. Simultaneamente, si stabilì uno Stato pontiaco separato ed indipendente.
Nel 1920, Alessandro Millerand, presidente del Consiglio Supremo Alleato affermò: "Il governo turco non solo ha fallito nel suo dovere di proteggere i suoi cittadini non-turchi da saccheggio, violenza ed assassini, ma ci sono molte indicazioni che lo stesso governo turco fu responsabile per la direzione e l'organizzazione degli attacchi più crudeli contro le popolazioni, che doveva ipoteticamente proteggere. Per queste ragioni, i poteri Alleati hanno deciso di liberare dal dominio turco tutte le terre dove la maggioranza della popolazione fosse non-turca".
Il Trattato di Sevres fu firmato dal governo turco, ma Mustafa Kemal rifiutò di riconoscerlo. Dopo 40 lunghi mesi di guerra, durante i quali le forze di Kemal avevano assicurata considerevole assistenza straniera, il fronte militare greco in Anatolia crollò.
I Turchi rioccuparono l'Asia Minore ed entrarono a Smyrna l'8 settembre 1922. In Smyrna nel frattempo, c'era stato un afflusso di rifugiati da parti varie dell'Asia Minore. E i conquistatori Turchi misero la città a fuoco e sguinzagliarono l'ultima fase del genocidio contro Greci ed Armeni. Questi furono momenti di orrore incredibile. La banchina era arrossata dal sangue delle vittime. Il vescovo di Smyrna, Chrysostomos fu ridicolizzato pubblicamente e quindi massacrato. Gli eventi furono troppo orribili da potere descrivere. Il Console americano a Smyrna, Giorgio Horton, dà un quadro particolareggiato ed obiettivo dei crimini turchi nel suo libro The Blight of Asia (Bobb e Merryl, Indianapolis, 1925).
Il Trattato di Losanna finì la guerra greco-turca e impose il baratto ingiusto ed obbligatorio di 300.000 Turchi dalla Grecia per i 1.400.000 greci sopravvissuti all'olocausto.
I rifugiati greci dell'Asia Minore, senza essere consultati dovettero abbandonare le loro case ancestrali ai Turchi, dopo che quasi 4.000 anni di storia gloriosa e produttiva.
Attraverso le azioni ingiuste di massacro e persecuzione di Greci ed Armeni, lo Stato contemporaneo turco fu così creato. Fu uno Stato fondato sul crimine, lo Stato del quale il primo ministro francese Giorgio Clemanceau disse il 25 giugno 1919: "Non troviamo un esempio in Europa, Asia, o Africa, dove l'imposizione della sovranità turca non sia stata seguita da un declino della prosperità materiale, e dall'impoverimento della sua cultura. Pure non esiste un esempio dove la liberazione dal controllo turco non sia stata seguita dall'avanzamento della prosperità materiale e da un miglioramento del livello culturale. Si tratti di cristiani o musulmani, il Turco ha portare ovunque la distruzione ovunque conquistò. Il Turco non è mai stato capace di sviluppare in pace quello che vinse attraverso la conquista".

Il 26 novembre 1979, il New York Times scrisse piuttosto caratteristicamente: "Secondo la statistica più recente, la popolazione cristiana in Turchia è diminuita da 4.500.000 all'inizio di questo secolo a solo circa 150.000. Di questi, i Greci non sono più di 7.000, nel 1923 erano più di 1,2 milioni". (Dopo i massacri di molti centinaia di migliaia).
Nelle pagine che seguono trovi fotografie della presenza culturale dei Greci in Asia Minore ed irrefutabile evidenza fotografica di un piccolo esempio delle atrocità turche che furono organizzate per distruggere questa splendida civiltà e per perseguitare milioni di persone.

Sebbene i Turchi non sono stati ancora puniti dalla giustizia umana, crediamo che ci sia una Giustizia Divina alla quale i Turchi dovranno prima o poi rispondere.

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