ULTRADARWINISMMO contro NATURALISMO
Le due correnti, in perenne
conflitto, dell'evoluzionismo odierno sono da una parte quella ultradarwinista che fa capo
a Dawkins e Wilson ed al loro"gene egoista" e dall'altra quella riconducibile a
Stephen Jay Gould ed ai suoi "equilibri punteggiati" (Che per� non ho ancora
capito bene come funzionino e se qualcuno prova a spiegarmelo mi fa un piacere) .Ora, Jay
Gould si definisce di sinistra, per origine familiare e per convinzioni mentre Dawkins e
Wilson non si definiscono di destra (almeno non mi pare) ma sono molto apprezzati da
alcune delle pi� mefitiche correnti di pensiero parafascistoidi o iperliberiste in
circolazione, che probabilmente li fraintendono. Tanto che, per le implicazioni sociali
del loro pensiero, vengono anche definiti sociobiologi. Questo succede perch� gli
ultradarwinisti pongono l'accento sul perfetto adattamento degli organismi all'ambiente
degli organismi (e sul come questo adattamento vada fatto interamente risalire ai loro
geni). In un suo libro, peraltro bellissimo, sulle formiche, Wilson arriva ad affermare,
per dimostrare che se la nostra mano ha cinque dita questo vuol dire che il numero
migliore possibile di dita per una mano � cinque, ch� se tagliamo un dito ad una mano
questa diventa meno efficente. Il che, a parer mio � una stupidaggine, perch� se
tagliamo un dito ad una mano non abbiamo una mano di quattro dita, ma una mano di cinque
dita mutilata, che � un'altra cosa. Jay Gould invece non manca mai, nei suoi troppi
libri, di sottolineare l'importanza dell'accidente nell'evoluzione e di come non si
possano considerare i selezionati della natura come "i pi� adatti" ma,
sostanzialmente, come "i pi� fortunati" risolvendo con ci� un paradosso che
risale all'origine del darwinismo relativo alla definizione di pi� adatti. (Sopravvivono
i pi� adatti, i migliori, ma chi sono i pi� adatti? quelli che sopravvivono. Una
definizione ricorsiva che ha sempre creato un certo imbarazzo) In che modo queste due
definizioni si possono chiamare di sinistra e di destra? In questo: se si estrapolano dal
loro contesto biologico (e c'� chi lo fa) questi due punti di vista portano a considerare
i poveri, gli sfigati del mondo, per gli uni i meno adatti, meritevoli sostanzialmente
della loro sorte (tutto sarebbe scritto nei loro geni), per gli altri semplicemente le
vittime delle circostanze, potenzialmente adatti esattamente come i proprietari di
executive jet e frequentatori dei Lyons club, se solo le cose fossero andate in un altro
modo.
Ma dato un certo ambiente, gli animali che troviamo sono i pi� adatti oppure gli organismi si adattano a quell'ambiente, o tutte e due ? Per gli ultradarwinisti un organismo � "adatto" all'ambiente (definizione che non ho mai potuto capire) e quindi � normale trovarcelo l�, o gli organismi, attraverso dei meccanismi (variazioni ereditarie selezionate) si adattano all'ambiente ? Ma poi ambiente inteso come? Mi sembra una teoria che lascia spazio a molte interpretazioni, almeno in questa formulazione!
Invece la definizione di pi� fortunati dei naturalisti non � propriamente scientifica, pone troppa importanza al caso e poca all'interazione degli organismi con l'ambiente stesso. La corrente ultradarwinista, cos� come l'ho capita, mi fa pensare un po' a chi diceva che la giraffa ha il collo lungo perch�, nelle generazioni successive, la prole si allungava sempre un po' di pi� per poter arrivare alla chioma degli alberi (Lamarck?), considerando una specie di "volont�" dei geni. Invece Gould quanto meno "affibbia" al caso la selezione. Secondo me (ovviamente parlo da super-profano, non avendo letto praticamente nulla in proposito), si tratta pi� di probabilit� che un individuo ha di lasciare prole competitivamente "vincente". Gli organismi si adattano all'ambiente cosicch� quelli che incontriamo sono perfettamente adattati. Affermazione che mi lascia un po' perplesso perch�, visto che il processo di adattamento � continuo, ci dovrebbe essere nella maggior parte dei casi la possibilit� di migliorarlo. (altrimenti il processo sarebbe congelato) Ma forse mi sfugge qualcosa. Non credo che esistano organismi perfettamente adattati. La selezione favorisce gli organismi che hanno un successo riproduttivo superiore a quello dei competitori. La cosa � molto evidente quando si rompono delle barriere geografiche, tipo l'introduzione dei conigli in Australia. Proprio l'mperfezione rende la natura varia ed interessante. S�, ma il successo riproduttivo � "solo" la conseguenza del verificarsi di una determinata serie di fattori: perci�, se indichiamo con il termine "ambiente" questo insieme, chi pi� � adatto all'ambiente tanto pi� sar� prolifico . In quel caso, infatti, i conigli avranno trovato un ambiente sicuramente ideale per se stessi, altrimenti difficilmente si sarebbero riprodotti. Se poi aggiungi (ma questa � una mia supposizione) che magari non hanno trovato forte pressione predatoria, ti rendi conto facilmente come l'insieme dei due fattori abbia portato all'esplosione demografica dei coniglietti Eppure quello che sostengono i neodarwinisti � proprio la perfezione dell'adattamento degli organismi al loro ambiente. C'� una specie di formiche che � composta non solo da operaie e soldati (e regina) ma di un gran numero di caste dalle dimensioni e dalle funzioni differenti. Wilson fa l'esperimento di sottrarre ora questa o quest'altra casta dal formicaio e giunge alla conclusione che la composizione che si ritrova in natura � la migliore possibile! E per spiegare il senso del suo esperimento fa il paragone tra questo ed il tagliare ad una mano via via falangi, pollici, altre dita per dimostrare la non ulteriormente perfezionabile efficienza della mano pentadattila. Generalizza, quindi. Con uno involontario (speriamo) sadismo ed un entusiasmo direi ottocentesco, cos� fuori luogo da farmi davvero sospettare la presenza di una fortissima componente ideologica: il ben noto mito americano del successo. Chi vince � necessariamente il migliore. Pensate che pare che a Singapore (stento a ritenere credibile questa cosa, eppure ne ho ricevuto notizia da fonti diverse ed indipendenti) convinti di appoggiarsi al darwinismo, abbiano fatto leggi per incoraggiare i pi� ricchi a riprodursi pi� di quanto non facciano i poveri, nella convinzione di migliorare la razza. Aberrante. Gould invece non � che sostenga che l'evoluzione sia mossa "soltanto" dal caso, si limita a sottolineare l'importanza, normalmente sottostimata, che il caso ha nei processi evolutivi. Per esempio i ricci di mare hanno un numero fisso di piastre ventrali (otto, mi pare) In passato esistevano specie differenti di ricci con piastre ventrali in numero variabile. Poi ci fu una terrificante catastrofe, paragonabile, ma peggiore, a quella che port� all'estinzione i dinosauri, e sopravvisse una sola specie di riccio, che aveva otto piastre ventrali. Tutti i ricci esistenti discendono da questa specie ed hanno otto piastre. Gould ritiene che il numero otto non dia nessun particolare vantaggio, fu il caso a permettere la sopravvivenza di quella specie. O magari qualche altra caratteristica positiva che casualmente si accoppiava al numero di piastre. Invece un ultradarwinista, probabilmente, sosterrebbe per principio che il numero otto fu favorito da qualcosa, anche se non � in grado di accertare cosa. Quello che in genere � rimarchevole, nell'ultradarwinismo, � l'ossessione di trovare cause selettive in tutti i particolari pi� minuti. Un caso estremo � quello della sociobiologia, ossia nella ricerca di basi genetiche a comportamenti umani, anche complessi. Ricordo un seminario nell'82 a Pavia, tenuto mi sembra in un istituto di Sociologia per economisti, a cui partecipai come "borsaiolo" dell'istituto di Genetica. Il relatore spar� una tiritera incredibile, spiegando che la mente umana era capace di calcoli inconsci incredibili, e quindi fenomeni come le classificazioni di parentela erano dovute al fatto che conferivano una maggiore fitness. L'obiezione di noi genetisti era che forse era pi� ragionevole, dato per buono il vantaggio selettivo di dati schemi culturali, che esso fosse selezionato in quanto tale, senza che fosse supportato da cambiamenti genetici. Quello che non mi � chiaro in questa affermazione � se tu affermi che i mutamenti culturali che vengono selezionati hanno o meno una base genetica, ossia sono dovute a mutazioni che distinguono i portatori dalla generalit� dei cospecifici .No. Devi immaginare un terzo livello, detto memetipico, su quelli che gia' conosci (ovvero genotipico e fenotipico). I geni determinano il fenotipo (regioni del cervello con predisposizioni ad eccitarsi in presenza di stimoli particolari, come sagome di serpenti, sapori zuccherini, bei seni di donne, toni aggressivi di altri uomini,ecc.), e il fenotipo determina il memetipo, poiche' a queste reazioni vengono associati dei pattern comportamentali (memi) che vengono appresi per imitazione. SOLO i pattern comportamentali associati a questo pool di impulsi (o moduli Pinkeriani che dir si voglia) vengono memorizzati, replicati ed imitati dagli altri. I memi che non sono associati ad alcun impulso tendono ad estinguersi. Qui non si parla solo del fatto che il 90% di tutto quello che passa in TV o e' una storia di violenza o di sesso, ma del fatto che se un certo pattern comportamentale non ha alcuna correlazione con un impulso proprio non si trova MAI nel pool memetico umano. Si potrebbero fare milioni di esempi. Ad esempio non troverai MAI una cultura in cui non si pratica il nepotismo. Il meme mutante ANTI NEPOTISMO e' comparso nelle culture comuniste agli inizi del secolo, ma si e' estinto subito, tanto che la Russia e la Cina sono ora infestate dalla corruzione che deriva da un sistema economico-sociale progettato presupponendo erroneamente che la natura umana potesse accettare simili memi. In molti paesi occidentali, ed in Giappone, invece esiste un nepotismo avanzato, con lettere di raccomandazione che sono divenute oramai formalita' ufficializzate ed addirittura incoraggiate dal sistema. Un altro meme che non si diffonde mai e' quello della moda "povera". Come ha osservato Pinker, il meme della moda si puo' cosi' riassumere: desiderio di imitare il modo in cui vestono quelli di status superiore, e desiderio di differenziarsi da quelli di status inferiore. In sostanza: imita i vip e cerca di non essere confuso con la gente di basso status. Non troverai mai una cultura in cui si verifica il contrario. (al massimo trovi una cultura in cui quelli di basso status in questo rincorrersi riescono finalmente a vestirsi eleganti come quelli di alto, ma allora alla stagione successiva lo strato superiore tentera' di differenziarsi nuovamente, magari assorbendo proprio la 'moda povera' ora caduta in disuso). Un esempio classico e' l'uso dei gioielli: 50 anni fa i VIP erano i nobili, i ricchi, ecc. e questi portavano gioelli, e le ragazzine impazzivano per i gioielli. Adesso gli fanno schifo, perche' oggi i VIP sono cantanti o attori, che come sappiamo non li usano perche' provenienti da strati sociali bassi a cui il successo e' piovuto addosso per l'esplosione dei mezzi di comunicazione. Bada che la moda non e' un meme, un meme e' il pattern comportamentale che guida la scelta della moda. Il pattern e' fisso, mentre la scelta del contenuto varia. Cosi' come la tecnica di pesca alle filippine e' la stessa da secoli, mentre i pesci sono ogni giorno diversi (tecnicamente si dice che un meme e' un pattern comportamentale content-free adatto all'habitat della mente umana). La difficolta' degli psicologi evoluzionisti e' quella di distinguere un meme da un gene, ovvero per farti un esempio, saper capire se il meme della moda che ti ho appena descritto e' in realta' un gene, ovvero e' hardwired nel nostro cervello. Il metodo utilizzato e' ovviamente quello di osservare le eccezioni. Se e' un gene deve esistere in TUTTE le popolazioni umane, mentre se e' un meme ci aspettiamo che esista solo dove si e' diffuso (i memi si diffondono e si speciano per isolamento geografico o 'sympatric speciation' come i geni). Partendo dall'assunto della psicologia evoluzionistica, ovvero che le differenze tra tutti i cervelli umani sulla terra sono trascurabili e non apprezzabili sperimentalmente, e' chiaro che anche UNA sola popolazione che non avesse questo pattern comportamentale falsificherebbe (in senso popperiano) l'ipotesi genetica. E infatti tali popolazioni sono state trovate (come i Kung! in africa) e quindi e' confermata l'ipotesi che deve essere un meme. Ma quale e' l'impulso umano che ha reso 'ben adatto' questo meme all'habitat mentale umano? Come ha osservato Pinker, si tratta della piu' antica delle nostre bias, ovvero quella di voler agire per apparire di alto status. Indossare o vestire i colori o gli abiti di quelli di alto status e' quindi un pattern comportamentale che (non appena compare casualmente) viene copiato ed imitato da tutti e si diffode nella popolazione perche' ben attecchisce su un cervello che gode ogni volta che percepisce di fare qualcosa 'come i big'. Nota che ovviamente i 'big', cioe' gli individui di alto status, variano a seconda del sistema culturale. In un quartiere del bronx e' il capo banda con la motocicletta, all'universita' di Berkley e' il giovane intellettualoide rivoluzionario di sinistra, nei circoli di Vienna e' la principessa Sissi... e i valori di gruppo sono ovviamente memi. Molti degli studiosi di questo campo hanno scritto anche ottimi libri divulgativi, che ti consiglio se sei interessato. In particolare e' eccellente "The Dangerous Passion" di David Buss, dove Buss sceglie un particolare istinto, la gelosia, e mostra attraverso le pagine del libro come questo abbia praticamente condizionato il pool memetico di tutte le culture umane, tanto che in ogni stato del mondo vi sono state leggi oppressive, che spesso davano il diritto ad un marito di uccidere la moglie se questa veniva trovata a letto con un altro. Ma, ancora una volta, l'impulso della gelosia che e' genetico resta sempre, mentre le leggi e i preconcetti (memetici) possono estinguersi nella grande lotta per la sopravvivenza dei memi (in occidente il meme della parita' dei diritti ha vinto facendo leva su una bias ben piu' forte, quella del Tit4Tat, soprannominato scherzosamente da Axelrod 'istinto della giustizia sociale').
Al di la della discutibilit� di alcuni esempi, sono d'accoro. E' sostanzialmente quello che obiettavamo noi ai tempi. Tra l'altro, il vantaggio della trasmissione dei memi sta nel fatto che � "lamarkiano" anzich� "darwiniano". Questo, gi� allora era portato come spiegazione dell'estrema velocit� della evoluzione culturale rispetto a quella biologica. Ma dove? La storia delle societa' umane, su scala temporale umana cioe', e' un susseguirsi di rovesciamenti, rivolte per il pane, rivoluzioni, incazzamenti.... Oggi si tende a percepire (vedi teorie sulla fine della storia) il qui e ora come 'migliore delle societa' possibili' e a ritenerla immutabile; ma mi pare francamente utopico. Del resto ci aveva gia' provato qualcun altro, con risultati catastrofici. Al passaggio tra 800n e 900 si parlava di una grande era di prosperita' e progresso, poi venne la guerra mondiale.... Hegel considerava la societa' tedesca come prodotto finale della dialettica della storia, e da allora mi pare sia cambiato qualcosa. non c'� una sola faccia, ma innumerevoli, molte delle quali considerano preminenti valori come solidariet� e collaborazione, e il mondo del volontariato � un ottimo esempio: chi meglio riesce a coniugare queste differenti realt� secondo me � favorito. Ma la societ� non �, secondo me, assimilabile, come struttura, all'ambiente naturale, e per questo mi sembrano assurde certi accostamenti fatti da alcune persone, non da ultimo l'attribuire un fenomeno del tutto umano come la fede ad uno studio scientifico come quello per l'evoluzione. Anch'io, mi pare, ho detto che simili accostamenti sono quanto meno forzati. Che poi ci siano varie sfaccettature della realta', siamo tranquillamente d'accordo. Proprio per questo e' improponibile parlare di individui piu' adatti in assoluto.
La differenza principale ta lamarckismo e darwinismo, as far as I know, e' proprio nel fatto che L. considerava possibile l'ereditarieta' dei caratteri acquisiti. Se la famosa giraffa e' costretta a mangiare foglie da rami alti, allunga il collo; se l'antilope deve sfuggire ai predatori sviluppa i muscoli delle zampe; e questi caratteri possono essere trasmessi alla discendenza. Darwin ammette invece che in una popolazione esista una variabilita' ampia: antilopi con zampe piu' corte e piu' lunghe, piu' forti e piu' deboli; questi caratteri, che sono almeno in parte sotto controllo genetico, possono essere trasmesse alla prole, ma non i caratteri acquisiti successivamente. L'avere un carattere che, per esempio, rende piu' facile sfuggire ai predatori, risulta in un vantaggio riproduttivo: se il predatore non ti mangia subito, hai piu' probabilita' di far figli e trasmettergli i caratteri. Se l'ambiente muta (ma questo vale anche per Lamarck), cambiano i fattori selettivi, e quindi una giraffa col collo corto, avendo erba a disposizione, puo' arrivare a riprodursi tanto quanto una col collo lungo. Chiaro che sto semplificando. Insomma, la differenza fondamentale sta nel fatto che la selezione naturale agisce, per Darwin, su un pool preesistente di polimorfismi (oh, be', forse il termine non e' esatto), insomma diciamo sulla variabilita' all'interno della specie. In Lamarck tutto questo non c'e'. Lysenko, da posizioni lamarckiste, riteneva che l'ereditabilita' dei caratteri acquisiti, che credeva di aver dimostrato in alcuni esperimenti di cui non ho la possibilita' di citare references, fosse conciliabile con l'ipotesi di una preponderante influenza dell'ambiente sullo sviluppo delle caratteristiche degli individui. Oggi si parla dell'ereditarieta' di caratteri somatici, tempo fa su it.scienza c'e' stato un thread, vedro' se riesco a recuperare qualcosa. Si parlava dei prioni, che sono proteine, eppure presentano una variabilita'. Per completare il discorso bisognerebbe anche dire che il 'dogma centrale' della biologia, che poneva la trasmissione unidirezionale dell'informazione DNA--RNA--proteine, e' da tempo stato riveduto: almeno dalla scoperta della trascrittasi inversa, RNA--DNA. E' possibile che modifiche dei caratteri somatici vengano in qualche modo fissate dal DNA e trasmesse? A scanso di equivoci: Lysenko era un caso macroscopico di commistione indebita e sciagurata tra ideologia e scienza, alla ricerca di una giustificazione delle teorie marxiste; simmetrico agli squallidi tentativi di giustificare le sperequazioni sociali con la 'fitness'. In entrambi i casi, la scienza e' stata usata come pretesto per altre cose. Non che la scienza sia una verginella, lo sappiamo almeno dai tempi dal progetto Manhattan; ma nei due casi citati si trattava di distorcere teorie scientifiche per operazioni di comodo. La differenza non � poi cos� netta. Darwin � sempre stato molto cauto sui meccanismi dell'eritariet�, � ha considerato quantomeno plausibile la teoria di un raccogliersi per via sanguigna di gemmule dai diversi organi in quelli sessuali, compatibilire con il cosiddetto lamarkismo. Logico che Darwin non potesse ragionare nei termini della genetica attuale; per questo ho scartato termini come polimorfismi e pool genici che appartengono alla nostra epoca. Ma la differenza era avvertibile allora, se ci fu una lunga controversia.... Il fatto e' che Darwin (e Wallace, non dimentichiamolo) partirono da un'idea diversa. Che credessero o no nella possibilita' di trasmissione dei caratteri acquisiti, per loro la selezione avveniva su differenze che preesistevano tra gli individui di una specie. Lamarck pensava piuttosto a qualcosa di simile a una tendenza dei singoli organismi ad adattarsi, che poi produceva cambiamenti anche su scala piu' ampia. In ogni caso, sappiamo trutti che il neo darwinismo conserva solo un nucleo delle idee originarie di Darwin. E la teoria dell'evoluzione odierna puo' accogliere, come e' successo, contributi diversi (Kimura, Gould, Eldredge, etc., nonche' tutto cio' che genetica e biologia molecolare hanno portato di nuovo). Quello che non e' compatibile e' la visione fissista (come si diceva nel XVIII - XIX secolo), cioe' il pensare che le specie siano invarianti, o quanto meno che non vi sia possibilita' che due specie derivino da progenitori comuni. Oggi, come qualcuno ha gia' detto, l'evoluzione e' un fatto indiscutibile; la teoria che cerca di spiegarla, non puo' che essere una teoria evoluzionista, non e', come nessuna teoria scientifica, un castello dottrinario intoccabile, ma un insieme magmatico esso stesso in continua evoluzione. Scusa, ma tu ora pensi di risolvere un problema con il tuo vicino con un duello come si faceva una volta? Oppure consideri la morte un evento non tanto sentito come per gli antichi romani? o la schiavit� � ovvia come l'America di neanche 2 secoli fa? Per me la societ� si pu� considerare "statica" perch� i cambiamenti sono cos� numerosi e cos� repentini che sostanzialmente non si pu� neanche individuare esattamente una unit� strutturale della societ�, ma allo stesso tempo i valori _principali_ hanno una loro durata ben definita approsimativamente in un lasso di tempo di qualche generazione. E siccome l'evoluzione culturale dell'uomo, _per_me_, � un qualcosa che si esplica in tempi brevissimi (nel giro di pochi anni), ecco che possiamo individuare un minimo di staticit�. Spero di essere riuscito a spiegarmi, anche se non ci conto molto
Oggi si tende a percepire (vedi teorie sulla fine della storia) il qui e ora come 'migliore delle societa' possibili' e a ritenerla immutabile; ma mi pare francamente utopico. No no no, assolutamente. E' solo una societ� fra le tante. Ma � quella che vivo io adesso. E siccome nei miei miseri 20 anni o poco pi� ne ho viste passare di mode e cambiamenti di opinioni, sono sempre pi� convinto che l'evoluzione sociale umana sia rapidissima, ma che va cmq delimitata in un certo contesto storico pi� lungo di una decina d'anni. Anch'io, mi pare, ho detto che simili accostamenti sono quanto meno forzati.
Non ho capito l'importanza che Lysenko da all'ambiente. In sostanza, non � grosso modo la stessa cosa che diceva Lamarck? Cio� che l'organismo cambia in risposta a necessit� ambientali? E' possibile che modifiche dei caratteri somatici vengano in qualche modo fissate dal DNA e trasmesse? Questo � molto interessante. Per esempio mi sono sempre chiesto qualcosa di simile a proposito delle malformazioni dovute a radiazioni et similia. Se io vengo sottoposto a radiazioni forti, si verificheranno alcuni cambiamenti. Sia a livello genetico che a livello, supponiamo, somatico. Se il cambiamento genetico dovrebbe indure, nei miei figli, diciamo l'allungamento del dito mignolo, e invece i cambiamenti somatici del mio corpo si evidenziano nell'allungamento del braccio, i miei figli potrebbero avere entrambe le malformazioni? e come si spiegherebbe la seconda? Per Lamarck l'organismo cambia in risposta a necessit� ambientali. Che l'organismo sviluppa determinate caratteristiche in risposta agli stimoli dell'ambiente. E fin qui ci siamo. Il lamarckismo ammette che queste nuove caratteristiche siano direttamente ereditabili. Lysenko andava al di la': sulle orme del suo maestro Miciurin, negava praticamente ogni valore alla genetica mendeliana. Ma Lysenko, come ho gia' detto, era un pessimo scienziato, che si lasciava guidare da presupposti ideologici. Molti genetisti furono espulsi dall'accademia per suo intervento. Un buon riassunto? Duris-Gohau, "Storia della biologia", Einaudi, pag. 237-238, due paginette interessanti anche per cominciare a capire il rapporto complesso tra marxismo e darwinismo. Engels, per esempio, condannava la derivazione malthusiana della teoria della selezione naturale... mentre sotto Stalin i genetisti lysenkiani preferivano Lamarck, e ipotizzavano cambiamenti a "salti" da una specie all'altra. Dopo Stalin, comunque, il lysenkismo fu abbandonato anche in URSS. Ma anche sul fronte "conservatore" ci sono stati tanti ciarlatani che hanno truccato risultati per sostenere le proprie ipotesi. Leggendo il documentatissimo "Intelligenza e pregiudizio" di SJ Gould (edizioni il Saggiatore) ne troverai vari esempi.
Ma adesso, che tu sappia, che credito hanno le varie teorie di stampo lamarkiano ? E' quello che chiedo ai partecipanti piu' di me vicini al mondo della ricerca (io manco dall'universita' da un bel po' d'anni). Non mi risulta abbiano molto credito, comunque. e andando nella politica, queste teorie non possono (o forse gi� � cos�) essere utilizzate per supportare teorie razziste? Ripenso al discorso del super-uomo, che evidentemente, in base a queste considerazioni, sarebbe in grado di migliorarsi, Non credo c'entri specificamente il lamarckismo. Anzi. Storicamente queste teorie sono state appoggiate dagli ultras del riduzionismo biologico, che consideravano innate e attribuivano ai geni in modo totalizzante lo sviluppo delle facolta' intellettive, del comportamento, della capacita' lavorativa, delle manifestazioni devianti. (Se uno e' tarato, non c'e' niente da fare: anche mettendolo nelle migliori condizioni possibili non migliorerebbe). E' accaduto che alcuni studiosi (es. Goddard) abbiano avallato speculazioni politiche sulla superiorita' di una razza o sull'inutilita' di far studiare i figli delle classi disagiate, o sulla tendenza genetica alla criminalita' o alla disoccupazione (sic), subito seguiti da politici in cerca di giustificazioni. Rimando al testo citato e a tanti altri, naturalmente: il dibattito nature-nurture, grosso modo eredita'-cultura, e' sempre aperto. Oggi la maggior parte dei biologi tende a non sopravvalutare ne' il contributo dell'ambiente ne' quello dei geni, ma teorie grossolanamente riduzionistiche non sono piu' accettate. Abbiamo almeno la consapevolezza della complessita' dell'animale uomo e delle sue funzioni nervose superiori e della loro dipendenza dalle relazioni con gli altri. Il bambino puo' avere un certo potenziale d'intelligenza, ma solo se nelle prime fasi di vita puo' esplorare l'ambiente, interagire correttamente con i simili, con i genitori, se usufruisce di un contestostimolante, potra' garantirsi uno sviluppo ottimale di quel potenziale.