Contraddizioni e sospetti

 Ermanno Pavesi

Cerchiamo di riassumere la storia dell’umanit�, cos� come la troviamo scritta sui libri di testo scolastici. Alcuni milioni di anni fa un ramo della famiglia dei primati, l’Australopitecus, intraprende il cammino dell’evoluzione verso una forma di intelligenza e coscienza superiori. Le tappe di questo percorso sono testimoniate dall’anatomia sempre pi� umana e dal volume del cranio sempre maggiore degli scheletri degli ominidi rinvenuti:
> 2/1,5 milioni di anni fa: Homo Habilis, capacit� cranica di 750 cm cubi circa
> 1.500.000/700.000 anni fa: Homo Erectus, capacit� cranica di 1200 cm cubi circa
> 300.000/30.000 anni fa: Homo Sapiens:
Homo Sapiens Neanderthalensis, capacit� cranica di 1500 cm cubi circa, rimpiazzato dall’Homo Sapiens Sapiens attuale (nella forma originaria di uomo di Cro- Magnon), capacit� cranica di 1200 ? 1800 cm cubi circa.
Durante i 2 milioni di anni che formano l’et� Paleolitica, gli ominidi sopravvivono di caccia, pesca e raccolta, affinano il linguaggio, l’industria degli utensili in pietra e in legno, imparano ad usare il fuoco. Poi, improvvisamente, in un periodo compreso tra 9000 a.C. e il 4000 a.C. (convenzionalmente suddiviso in et� Mesolitica e Neolitica ), l’uomo impara a modificare l’ambiente a suo vantaggio, e il progresso culturale si impenna: si sviluppano agricoltura e allevamento, dal VI millennio a.C. inizia la lavorazione del rame e del bronzo, viene inventata la ruota, infine con la nascita della scrittura si assiste all’alba della storia: nel IV millennio a.C. fioriscono, contemporaneamente, la civilt� egizia e quella sumera, seguite da quella della valle dell’Indo e quella cinese, quindi, attorno al 1500 a.C. sempre indipendentemente le une dalle altre, quelle centro e sud americane.
Secondo il parere di alcuni evoluzionisti, l’esplosione culturale degli antenati dell’uomo � un evento straordinario. La crescita intellettuale degli ominidi � rapidissima: la velocit� di accrescimento delle dimensioni del cervello (che raddoppiano in circa 1 milione di anni) supera i normali ritmi di selezione naturale, consoni alla teoria darwiniana, specialmente perch� non esiste un fattore ambientale che spinga un animale a sviluppare le facolt� di ragionamento, di espressione artistica, e di astrazione.
La linea evolutiva umana � estremamente confusa e mancante di alcuni anelli di congiunzione: il capostipite, l’Australopitecus, non ha una struttura ossea adatta alla stazione eretta, l’Homo Abilis (di piccola statura e scimmiesco) e l’Homo Erectus (pi� alto ed umano) sono praticamente contemporanei e non possono quindi stare sulla stessa linea genealogica. L’anatomia dell’uomo moderno si distacca decisamente dagli immediati progenitori . Stupisce particolarmente il fatto che l’uomo di Neanderthal, un ramo estinto della famiglia degli ominidi che risulta contemporaneo a quello di Cro-Magnon e non antenato, avesse una capacit� cranica che rientra nella media odierna (sebbene l’intelligenza non sia proporzionale al volume del cervello). Inoltre non si spiegano le distinzioni somatiche tra le varie razze dell’Homo Sapiens che, originario dell’Africa, dovrebbe essere migrato negli altri continenti negli ultimi 30.000 anni, addirittura gli amerindi e gli aborigeni australiani non si sarebbero stanziati prima di 15.000 anni fa.
La scoperta dell’agricoltura, una rivoluzione fondamentale nello sviluppo umano, avvenne quasi contemporaneamente e indipendentemente agli antipodi del pianeta. I primi esperimenti agricoli testimoniati dalla botanica risalgono al 9.500 a.C. circa, e si trovano nei pressi del Lago Titicaca sulle Ande Boliviane, sugli altopiani tailandesi, e sugli altopiani etiopici. Inoltre un precoce inizio interrotto sembra essersi verificato tra il 13.000 e il 10.000 a.C. in Medio Oriente . Le prime civilt� che sorgono sulla terra attorno al 4000 a.C., inaspettatamente, non presentano tracce di evoluzione. I Sumeri compaiono improvvisamente con una societ� molto complessa e specializzata, con conoscenze di astronomia comparabili con quelle del XIX secolo. La religione e la scienza egizia sono fin dall’inizio pienamente sviluppate, addirittura l’architettura denota una regressione nei secoli. Ancor prima del periodo d’oro delle civilt� orientali, dal 5000 a.C., una cultura sconosciuta esperta in geometria e astronomia, erige in tutta Europa un’infinit� di megaliti. La civilt� Maya, dei primi secoli d.C., manifesta uno sconcertante divario tra le conoscenze scientifiche e le realizzazioni tecniche: elaborarono il miglior calendario della storia (dopo il nostro) senza essere capaci di utilizzare la ruota. Gli Incas, il cui impero prosper� fino al 1500, erano capaci di costruire le mura delle loro fortezze con blocchi monolitici che raggiungono il peso di 300 tonnellate. Il quadro che abbiamo davanti � poco coerente, il buon senso suggerisce che ci siamo persi per strada dei pezzi, che forse devono ancora affiorare da sottoterra. Oppure quei pezzi sono gi� nei musei, ma non sono stati correttamente interpretati.

 

 

Repertori proibiti: gli O.O.P.A.R.T.

 

Con il nome di O.O.P.A.R.T. (Out Of Place Artifacts, cio� manufatti/reperti fuori posto) vengono indicate tutte quelle tracce di presenza umana che sono stati rinvenuti in strati geologici in cui non dovrebbero esistere, oppure quegli utensili di livello tecnologico incompatibile con le conoscenze della civilt� in questione. Anche se ci� non � riportato sui libri di storia, questi reperti sono molti e contraddicono palesemente la visione tradizionale della preistoria, con grande dispiacere per i pensatori ortodossi. L’abitudine a considerare questi ritrovamenti delle anomalie (chiamando in causa, ad esempio errori di datazione, fenomeni naturali, malafede dei ricercatori coinvolti), solo perch� non rispecchiano gli schemi di pensiero accettati, ha permesso che questa mole di dati venisse accantonata e dimenticata, formando un vero e proprio capitolo di Archeologia Proibita.
Con questo titolo, il ricercatore Michael Cremo ha pubblicato nel 1995 un volume enorme che cataloga tutti i pezzi dimenticati delle origini dell’uomo. Recuperando anche la letteratura scientifica della seconda met? dell’800 Cremo ha scoperto una vera e propria soppressione di prove che dimostrano che l’Homo Sapiens anatomicamente moderno esiste da decine di milioni di anni. Prove che per documentazione e numero e superano i pezzi sparsi e incongruenti che formano la linea evolutiva accettata.
In seguito alla pubblicazione de L’origine delle specie di Charles Darwin, nel 1859, l’entusiasmo ha spinto i suoi fautori a rintracciare in fretta il percorso evolutivo della nostra specie a partire da un antenato ominide plausibile. Gi� nel secolo scorso, gli evoluzionisti erano certi che il genere Homo si fosse sviluppato solo recentemente, negli ultimi 2 milioni di anni. Per cui essi adattarono i reperti alle loro idee preconcette, anzich� costruire la teoria sui fatti. Ogni ritrovamento che metteva in dubbio la cronologia dogmatica veniva sottoposto ad ogni genere di critica, mentre la minoranza delle scoperte gradite era accolta e propagandata con entusiamo. Ci� avvenne nel 1894 (il famoso uomo di Giava, battezzato Homo Erectus) e all’inizio del secolo con gli ominidi cinesi. I neo-darwinisti, dopo aver deciso quali reperti fossero da considerare autentici, hanno disposto sulla stessa linea dei frammenti fossili disordinati, spesso rinvenuti in condizioni dubbie, spesso appartenti a specie diverse (l’Homo Abilis � una pura invenzione antropologica, non esiste come specie a s�). Una generazione influente di studiosi ha alterato clamorosamente la reale antichit� dell’essere umano, ricorrendo persino al falso (il caso dell’Uomo di Piltdown). I concetti ortodossi sono radicati a tal punto che oggi la morfologia stessa dei fossili di ominide viene usata per datare un sito archeologico: anatomia moderna significa recente, anatomia scimmiesca significa antico. In questo modo non vi � alcuna possibilit� di esplorare ipotesi alternative.
Essere coscienti del fatto che la ricostruzione dell’antichit� � soggetta a pesanti pregiudizi, ci aiuta ad affrontare, nel seguito, altri numerosi reperti dalle implicazioni ben pi� sconvolgenti, molti dei quali erano noti anche prima del contributo di M.Cremo, ma rimanevano oggetto di studio soltanto per gli scrittori di paleoastronautica .
Impronte fossili umane sono rimaste impresse su formazioni rocciose antichissime, numerosi manufatti sono stati rinvenuti in strati geologici "impossibili", anteriori all’era dei dinosauri, oltre 300 milioni di anni fa. Ci sono scheletri di razze umane sconosciute, e strumenti tecnologici dalla fattura moderna. Su tutto questo � calato il pi� assoluto silenzio, a causa del cosiddetto filtro culturale, o forse per insabbiamento intenzionale.

 

Scheletri di homo sapiens

1. Scheletro completo di Homo Sapiens moderno a Olduval George, in Tanzania, fossilizzato in strato di 1-2 milioni di anni, rinvenuto dal Dott. Hans Reck nel 1913.
2. Omero e femore di uomo attuale, in Kenia, datati rispettivamente 4 e 2 milioni di anni (1965, 1972, documentazione ufficiale).
3. Femore anatomicamente moderno trovato sull’Isola di Giava nel 1894. Venne erroneamente associato ad un teschio di ominide primitivo a formare un fantomatico miscuglio che prese il nome di Homo Erectus, caposaldo ormai incontestabile della nostra linea evolutiva.
4. Ossa di Homo Sapiens rinvenute a Brescia dal geologo Giuseppe Regazzoni in strato del Pliocene (3-4 milioni di anni) (1860).
5. Cranio di ominide dalle caratteristiche controverse, scoperto dall’antropologo Richard Leakey in Kenia (1972). Presentava una capacit� cranica inaspettatamente alta, con una forma facciale primitiva, e la stima dell’et� oscillava tra 2,6 e 1,8 milioni di anni. Nonostante la sua classificazione come Homo Habilis, questo ominide non pu� appartenere alla linea evolutiva originata dall’Australopitecus (Fonte: Origins, di Leakey e Lewin).
6. Prove di trapanazione del cranio, praticata nell’era neolitica, a scopo magico o terapeutico (praticata anche oggi da diverse trib� africane che si trovano allo stadio neolitico). Il pi� antico � un cranio di uomo cinquantenne ritrovato in Alsazia da una missione archeologica nel 1997, datato al 5000 a.C. con il metodo C14. Il soggetto riportava le tracce di diversi interventi chirurgici, a cui sopravvisse, come dimostra la rigenerazione dell’osso cranico.
7. Scheletro umano venuto alla luce casualmente, in una miniera italiana (probabilmente decine di milioni di anni).
8. Scheletro completo di Homo Sapiens, scoperto in un bacino carbonifero risalente ad almeno 300 milioni di anni, presso Macoupin, in Illinois. (Fonte: The Geologist, 1862).

Scheletri di umanoidi sconosciuti

1. Crani umanoidi anomali ritrovati in Per? dall’archeologo Henry Shapiro alcuni con la calotta allungata a pera (forse spiegabili con la deformazione rituale indotta dall’infanzia), altri con una doppia calotta cranica inspiegabile (conservati al Museo Archeologico Nazionale di Lima).
2. Mummia egiziana di bambino (1,30 m) nella tomba di Tutankhamen, conservata inizialmente dallo scopritore Howard Carter, sembra in realt� un adulto pienamente sviluppato macrocefalo (1922, documentazione ufficiale).
3. Razza sconosciuta di umanoidi di bassa statura (1,30 m circa), i DROPA, in grotte al confine Cina-Tibet, rinvenuti insieme a misteriosi dischi di pietra , datazione 10.000 a.C. (anni ‘40).
4. Essere umanoide mummificato di 35 cm, 350 g, trovato da cercatori d’oro in una camera scavata nel granito, sul Pedro Mountain, nel Wyoming, nel 1932. La struttura ossea (rivelata da una radiografia eseguita da H.Shapiro), secondo antropologi dell’universit� di Harvard, era quella di un essere adulto o anziano .
5. Scheletro umano di 2,38 m, ritrovato in mare a 250 km a nord di Santiago del Cile, insieme ad ossa di animali preistorici e vasellame (1970) .
6. Ossa umane di grandezza straordinaria, con denti pesanti 430 grammi, a punta S.Elena in Per�.

Impronte fossili umane

1. Impronte di piede di diversi esemplari di Homo Sapiens su ceneri vulcaniche fossili, a Laetoli in Tanzania, risalenti a 3,6 milioni di anni fa. Scoperte nel 1979 da Mary Leakey, furono erroneamente attribuite all’Australopitecus .
2. Orma di scarpa, completa di tacco, impressa su roccia con incrostazioni di trilobiti del periodo Cambriano (oltre 500 milioni di anni) ad Antelope Spring in Utah. Scoperta e conservata da William J.Meister nel 1968.
3. Impronta parziale di sandalo, con distinguibili le linee di cucitura del filo e il consumo del tallone, fossilizzata su una roccia del Triassico (250-200 milioni di anni) nel Sisher Canyon, in Nevada. Trovata dal geologo John T.Reid nel 1922, conservata al Museo Americano di Storia Naturale di New York.
4. Impronta umana osservata in una roccia del Giurassico (150 milioni di anni fa) accanto a quella di un dinosauro, nella Repubblica del Turkmenistan. (Fonte: Notizie da Mosca, 1983).
5. Orme di piedi dall’aspetto umano, con 5 dita, arco e tallone, lasciate su terreni sabbiosi del periodo Carbonifero (320 milioni di anni, oggi roccia arenaria) in Kentucky, Pennsylvania e Missouri. Studiate dal professor W.G.Burroughs di una facolt� di geologia del Kentucky, nel 1938.
6. Impronta di scarpa su arenaria nel deserto di Gobi, decine di milioni di anni (Fonte: P.Kolosimo).
7. Altre impronte di scarpe su roccia, dalla datazione controversa, rinvenute a Caprie (Val di Susa, Italia), in Bolivia (museo di Cochabamba), sulle Ande peruviane, a Punauia (Tahiti).

Datazione

L'evoluzione per mutazione e selezione, considerata anche dal punto di vista statistico, � talmente inverosimile che i teorici dell'evoluzione si sono visti costretti a dilatare quasi all'infinito la dimensione tempo, ammettendo periodi sempre pi� lunghi per lo sviluppo della vita sulla terra, come se con questo espediente si potesse rendere possibile l'impossibile!

Per molto tempo gli evoluzionisti si sono serviti, per la datazione di rocce e di fossili, di un metodo assolutamente inattendibile: assegnata, in modo del tutto arbitrario, una determinata et� a un certo fossile, questo consentiva di datare le rocce che lo contenevano; a sua volta l'et� delle rocce, stabilita con il metodo accennato, serviva a determinare l'et� di altri fossili. Lo stesso Montalenti ammette la scarsa scientificit� di questo metodo: "Nel determinare l'et� delle rocce ci si dibatt� per lungo tempo in un circolo vizioso" (10).

Particolarmente adatti per questo metodo sembravano essere i fossili di animali estinti o ritenuti tali. Questo � stato il caso della latimeria, una specie di pesce ritenuto estinto circa 300 milioni di anni fa. Nella datazione delle rocce, tutte quelle contenenti latimerie fossili venivano considerate vecchie per lo meno di 300 milioni di anni. Recentemente, per�, sono stati pescati, al largo delle coste del Madagascar, esemplari viventi di latimeria. Perci�, tutte le datazioni effettuate sulla base di fossili di latimeria sono prive di valore.

Ma esistono altri esempi che non solo mettono in dubbio la validit� di questo metodo, ma fanno vacillare addirittura tutta la teoria dell'evoluzione. Secondo gli alberi genealogici costruiti dagli evoluzionisti, i dinosauri si sarebbero estinti da almeno 70 milioni di anni, mentre i primi uomini sarebbero comparsi al pi� presto un paio di milioni di anni fa. Tra l'estinzione dei dinosauri e la comparsa dell'uomo vi sarebbe, quindi, un intervallo di circa 70 milioni di anni, per cui dovrebbe essere stato impossibile che un uomo e un dinosauro si siano mai incontrati.

Qualche anno fa � stata fatta una interessante scoperta nel letto di un fiume del Texas, il Paluxy River: in una formazione di gesso si trovano impronte, estremamente nitide, di brontosauro e di uomo. L'unica spiegazione possibile � che il brontosauro e l'essere umano, che hanno lasciato quelle impronte, siano stati contemporanei. Infatti, se il gesso si fosse solidificato dopo avere ricevuto le impronte di brontosauro e fosse diventato di nuovo molle dopo 70 milioni di anni, le impronte di brontosauro sarebbero andate perdute (11). Quello del Paluxy River � senz'altro uno dei pi� significativi, ma non � l'unico esempio di tale genere. Non sono rari i ritrovamenti di tracce umane in strati geologici che dovrebbero risalire a periodi molto anteriori alla comparsa dell'uomo sulla terra. Ma la scienza ufficiale ignora tali ritrovamenti.

Per sopperire ai limiti della datazione con i fossili, si � utilizzata la tecnica degli isotopi radioattivi e soprattutto del C14, isotopo radioattivo del carbonio. Nell'aria � presente una certa quantit� di C14, che entra nell'organismo tramite la respirazione e viene utilizzato per costruire i tessuti. Dopo la morte, con la cessazione della respirazione, cessa anche l'assunzione di nuovo C14, mentre quello presente nei tessuti si trasforma in carbonio non radioattivo con una velocit� conosciuta. Conoscendo la concentrazione di C14 nei tessuti al momento della morte di un organismo e potendo misurare quanto ne � ancora presente, � possibile calcolare con una certa approssimazione l'et� del fossile. Wilder Smith mette in dubbio la validit� dei risultati ottenuti con questa tecnica, che presuppone la costanza del C14 nell'aria e quindi nei tessuti. Secondo Wilder Smith questo � falso. Il C14 si forma dal bombardamento di atomi di azoto da parte di raggi cosmici. La intensit� di tale bombardamento, e quindi la concentrazione del C14, dipende dal campo magnetico terrestre: quanto maggiore � il campo magnetico, tanto minore � la quantit� di raggi cosmici che riescono a penetrare nell'atmosfera. � da poco pi� di un secolo che gli scienziati sono in grado di misurare il campo magnetico terrestre, e in questo periodo il campo magnetico � considerevolmente diminuito. Ci� ha notevoli conseguenze: se in passato il campo magnetico terrestre era superiore all'attuale, allora la concentrazione di C14 nell'aria era inferiore e, di conseguenza, la quantit� di isotopo presente negli organismi viventi, per cui gi� al momento della morte la concentrazione era inferiore a quella ammessa oggi.

Perci� la bassa concentrazione di C14 nei fossili non pu� essere considerata solo come dipendente dalla considerevole et�, poich� dipende anche dalla minore concentrazione di C14 presente nei tessuti gi� al momento della morte!

Questi fatti hanno un'altra ripercussione sulla teoria della evoluzione, se si tiene presente il ruolo svolto dalle radiazioni cosmiche nell'accelerare le mutazioni geniche. "In tempi primitivi, con una scarsa irradiazione cosmica, saranno avvenute meno mutazioni che non in tempi di pi� intensa irradiazione. Se, dunque, le mutazioni sono la vera fonte dell'evoluzione darwiniana (come viene sostenuto quasi unanimemente) allora questo tipo di evoluzione sar� stato meno veloce con un forte campo magnetico terrestre [...] l'evoluzione dovrebbe essere avvenuta molto pi� lentamente in tempi preistorici con una debole irradiazione cosmica rispetto a oggi con una elevata irradiazione e frequenti mutazioni" (12).

Ma neanche enormi periodi di tempo riescono a spiegare alcuni fenomeni: se l'evoluzione fosse avvenuta come gli evoluzionisti si immaginano, si dovrebbero trovare molti fossili di forme intermedie e dovrebbe essere possibile dimostrare la comparsa successiva degli animali pi� complessi nei vari strati. I ritrovamenti fossili dimostrano spesso il contrario. "In breve tempo compaiono praticamente tutti i grandi gruppi di animali oggi viventi, sia pure con forme diverse dalle attuali" (13). Le grandi trasformazioni che hanno portato alla formazione dei grandi gruppi animali oggi esistenti sarebbero avvenute in breve tempo e non sono documentate da fossili, mentre i ritrovamenti fossili dimostrerebbero piuttosto una considerevole stabilit� delle specie nel corso delle "decine e centinaia di milioni di anni"!

Come ho accennato all'inizio, mi sono dovuto limitare a riportare solo alcune delle obiezioni che Wilder Smith muove all'evoluzione. Il problema � molto complesso, la teoria dell'evoluzione fa acqua da tutte le parti e autorevoli esponenti della scienza ne sono pienamente convinti. Purtroppo, la disinformazione ufficiale ha creato una cortina di silenzio attorno a questi scienziati, facendo credere che la "scienza" dia per scontata l'evoluzione stessa. Ma, come dice il titolo dell'ultimo libro di Wilder Smith, "le scienze naturali non conoscono l'evoluzione".

 

 

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