Ammettiamolo, caro diario: il giovane senza di te, come
fa ? Pensa che un mio amico che era senza diario, una volta eŽ morto! Ma guarda
un poŽ te la vitaa volte comŽeŽ.
Vuoi che ti tica la veritaŽ? VabbeŽ, senti questa: mi son sfrantato i maroni
di scrivere sulle tue oramai
sempre piuŽ ingiallite e incartapecorite pagine. Ma lŽincredibilitaŽ degli
eventi che mi stanno investendo in questi radiosi giorni lyonesimŽimpongono di raccontarti altre mirabolanti ed eccitanti avventure...
Lo stesso Bianchi protesta e attende ansioso nuova mirabilia.ALLORA ECCOVE
ACCONTENTATI!
Oggi puntata JOLLY.
Mi trovavo con quellŽinvertito delBIANCHI a LIONE, dove tutti sono nati sotto il segno del RE LEONE e si
sentono pure un poŽ lione,
che fa anche ridere; che poi tra lŽaltro sono gemellati con CORLEONE, cittaŽ
natia di totoŽ: non quello dei film, ma Riina. La particolaritaŽ
dei Leoncini (cosiŽ vogliono farsi chiamare gli abitanti del posto) eŽ che
tutti, ma proprio tutti, parlano il francese, mica come da noi.
La parola va al Bianchi.
Bianchi dixit:
Ma veniamo alla dolce compagnia con cui abbiamo
trascorso la nostra serata: EBBIMO la fortuna di conoscere, in ordine di
apparizione:
1)CAROLE, ovvero la strega MAGA MAGOŽ, giaŽ divorziata da mago ZurliŽ.
2) FLORENCE, alias PINA FANTOZZI, donnone piccino e raffreddato che non smetteva
mai di ringraziare: e ringraziava, ringraziava,ringraziava cosiŽ tanto che lŽabbiamo uccisa perforandola con degli
stuzzicadenti.3) VERONIQUE, un esserino MADEIN
GHIDA che non smetteva di mangiare pistacchi. Amicibambini, ne mangioŽ cosiŽ tanti , macosiŽ tanti, che sŽera trasformata in un pistacchio a
forma diTitanic.4) e
infine CLARINETTE, giraffa un poŽ goffa che si divertiva ad ascoltare le
conversazioni initaliano tra me
& il BOVI, per poi
riferire tutto alle altre commensali leoncine.
Beh, ora lŽavete capito: eravamo in pessima compagnia
e il Bianchi se ne rallegrava provandoci senza successo con tutte.
Io da par mio battevo la testa contro il muro al grido di"AH SE MI
PRENDO!".Anche le2 sventate
SORELLE VALLAŽ non se ne stavano
con le mani in mano. Prendi per esempio lŽintrigante FREDERIQUE: Frederique
ballava sempre. Ballava di giorno & di notte, da sola & in compagnia, a
Parigi & a Lione.EVALLAVA, cioeŽ BALLAVA in continuazione. Ballava con
CAROLINE, e ballava con Don Lurio:ballava coi
lupi.Ballava al ritmo incalzante della canzone "PLAYA!" Diogaro...E io che la imploravo: "PIETAŽPIETAŽPIETAŽ. IWANNABEYOURTEDDY BEAR!".Lo stesso Bianchi ululava:"NON ME PASSA ALTRO:LASSEZ
FAR, LASSEZ PASSER.SHEŽSGOT THE GOODS!". QuandŽecco CAROLINE propose un fuoriprogramma tutto
pepe:"PercheŽ non festeggiare in piazza BELLECOUR Capodanno, cosiŽ
trombiamo tutto lŽanno ?"gracchioŽ con la sua erre moscia in francese. DETTO
FATTO: ci catapultammo in METROŽ dove IO & il BIANCHI eravamo
eccittatissimi allŽidea di venire a stretto contatto con tutto quel figame. Il
resto, per non menare troppo il torrone, non fu un grancheŽ ,
caro diario. Tra la folla che si masturbava senza ritegno soltanto io riuscii a
farmi largo, scavalcando la transenna,presto bloccata dalleFORZE ANTI-ROCK`N ROLL, i cosiddetti MATUSA (o cayeraŽ).Che disdetta! La
serata proseguiŽ col concerto degli AFRICA
BAMBAATA che scatenoŽ episodi di delirio collettivo e suicidi in blocco di fine
millennio.
Ricompattatomi col Bianchi e le altre tipe, vagammo
tutta la notte senza posa per le strade di Lione al grido di "BONNEE ANNEEŽ
,STAME BENETIENTE IN BON!".Che
stufita! Camminammo cosiŽ tanto che il sindaco della cittaŽ, il bonario RELEONE, inauguroŽ
in nostro onore la marcia su Lione, giunta oramai alla PRIMA EDIZIONE.
Insaziabile come sempre,quellŽavido del solito Bianchi esortoŽ MEFISTOFELE (
cosi ora si faceva chiamara il sindaco ) a consegnarci le chiavi, ma siccome
tardava a darcele, io irruppi dicendo:
"ALLORA, LECHIAVI ?" e
Mefistofele:"UN ATTIMO, LE HO APPENA CONOSCIUTE!" mi disse volgendo lo
sguardo alle sorelleVallaŽ.E tutti giuŽ
a rudere dando cosiŽ origine a una famosa barzelletta. CosiŽ ci congedammo
dalla maga, dalla Fantozzi, da made in
Ghida e da Clarinette augurandoci di non rivederle mai piuŽ. La maga ci fece
pure una fattura: che matta! Ma a noi non la si fa caro diario...
Poi non successe piuŽ niente, ma un dolce niente by