Canto gregoriano   Repertorio dei canti utilizzati per la liturgia della Chiesa cattolica, cos�   chiamato dal nome di papa Gregorio Magno (VI secolo) che, secondo la   tradizione, avrebbe provveduto alla raccolta e sistemazione delle melodie in cantus   planus, entrate in uso nelle chiese di Roma nel corso dei primi secoli del   cristianesimo. Per volont� del pontefice il repertorio di questi canti si   impose sulle tradizioni liturgiche degli altri riti, mozarabico, gallicano e   ambrosiano, finendo per soppiantarli tutti a eccezione dell'ultimo, ancora   oggi seguito nella diocesi di Milano. I circa 3000 canti del repertorio   gregoriano, che risentono dell'influenza della salmodia ebraica, sono in stile   monodico: sono cio� cantati da una sola voce, non accompagnata n�   armonizzata, o da un coro che intona all'unisono la medesima linea melodica.   Fanno uso inoltre dei modi ecclesiastici e del ritmo libero: ossia la loro   musica non � divisa in battute. Musicalmente si dividono in canti sillabici,   in cui a ogni sillaba corrisponde una sola nota; neumatici, con due o tre note   per sillaba; e melismatici, pi� ricchi di abbellimenti. Dal punto di vista   dell'esecuzione il canto gregoriano pu� essere antifonario, quando il coro �   diviso in due gruppi tra i quali si alterna la melodia; responsoriale, quando   il coro risponde al canto intonato dal solista; e indiretto, in cui il testo   � cantato simultaneamente da coro, solista e assemblea dei fedeli. I testi,   in latino, sono alcune centinaia, tratti per la maggior parte dalla Bibbia e   dalla Messa; successivamente furono aggiunti anche testi scritti appositamente   da poeti contemporanei. Destinati a ogni giorno dell'anno liturgico, sono   suddivisi nel Graduale (i canti per la messa) e nell'Antifonario (quelli per   l'ufficio liturgico).
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