Pedagogia interculturale
Sportello immigrati e giovani
L'interesse per la Pedagogia interculturale, risale agli anni dell'Universit�, con degli studi specifici effettuati con la Prof.ssa Giambalvo Epifania (Docente di Pedagogia presso l'Universit� agli Studi di Palermo)e proseguiti autonomamente nell'ambito scolastico e della formazione. La Dott.ssa Grimaudo si occupa, attualmente, del coordinamento di un progetto regionale rivolto all'integrazione degli immigrati extracomunitari.

Di seguito, vengono riportati gli articoli pubblicati sull'argomento.
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Scuola e pedagogia interculturale(www.orizzontescuola.it-12 gennaio 2004)
di Selene Grimaudo (Pedagogista � insegnante specializzata)
L'accettazione ed il rispetto dell'altro come regola del bambino per il suo inserimento nel mondo delle relazioni interpersonali
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Nel momento in cui il bambino entra a far parte della comunit� scolastica, porta con s� un bagaglio di esperienze e di conoscenze pregresse che vanno conosciute e rispettate.
L�insegnante, partendo da tali prerequisiti formula un percorso didattico-educativo che ha come meta la formazione educativa integrale del bambino; affinch� tale obiettivo possa essere raggiunto � fondamentale che il bambino venga aiutato ad inserirsi �nel mondo attivo delle relazioni interpersonali (N.P.)�. La scuola � luogo d�incontro di mondi diversi, in essa l�alunno si relaziona con gli insegnanti, con i compagni, s�incontra con molteplici vissuti, alcuni dei quali possono recare modelli culturali, linguistici, religiosi diversi dai propri. Compito fondamentale della scuola � quello di educare il bambino a riconoscere pari diritti e dignit� ad ogni essere umano ed a tutte le culture; in tal modo l�educazione s�inserisce in un pi� vasto progetto di convivenza democratica. La democrazia, infatti, nasce da un rapporto dialogico, dalla volont� di partecipazione e da una educazione continua che si fonda sul rispetto di tutti i componenti. Non potrebbe educare alla democrazia una scuola ordinata secondo criteri gerarchici, competitivi, prevaricatori, dai sistemi rigidi, una scuola dove s�impedisse ogni iniziativa valida per gli allievi. La convivenza democratica � uno stile di vita che non pu� nascere da moralismi esteriori o da raccomandazioni teoriche, ma deve essere costruita attraverso l�esperienza personale e diretta in un contesto educativo pregno di valori, pertanto, l�insegnante dovrebbe avere il compito di aiutare il bambino a rendersi conto che l�incontro con �l�altro� � momento di scambio di culture, di esperienze, di conoscenze, di arricchimento reciproco e dei crescita.Ottimali a tale scopo sono le attivit� di gruppo che stimolino la collaborazione e la creativit� e che fanno scoprire al bambino quali vantaggi possono derivare da attivit� che si svolgono con il contributo di ciascuno. E�, quindi, importante che la scuola, proponendosi nel rispetto delle esigenze dell�alunno e della sua identit�, in una continua opera di ricerca, valorizzi le diversit� e aiuti a capire che alla base della convivenza c�� il rispetto reciproco della persona, che si concretizza nello spirito di comprensione e di partecipazione. La scuola, insieme alla famiglia, in un impegno di collaborazione, ha il compito di formare coscienze critiche, uomini che abbiano capacit� di giudizio, che sentano vivi gli ideali di giustizia sociale, di solidariet� e di amore per gli altri, consapevoli che la diversit� � una risorsa di arricchimento sociale e culturale. In questo modo gli uomini di domani saranno in grado di costruire una societ� aperta e dinamica, scevra da pregiudizi, che sa vivere l�integrazione nel rispetto delle identit� culturali, nell�ottica della cooperazione per il bene comune.
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L'interculturalit�, un impegno della scuola di oggi
(www.orizzontescuola.it
20 settembre 2004)
di Selene Grimaudo
Oltre la Multiculturalit�

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Il fenomeno migratorio e la mobilit� dei lavoratori all�interno degli stati europei, hanno implicato l�incremento della presenza straniera anche nella societ� in cui viviamo. La compresenza nello stesso territorio ed i frequenti incontri fra persone di varie culture, determinano, quindi, una societ� multiculturale. In questa complessa societ�, gli extracomunitari, gli immigrati dell�est europeo, gli stranieri, vivono disuguali condizioni sociali, giuridiche ed economiche. Essi si trovano a dover risolvere problemi inerenti alla ricerca di una abitazione, del lavoro e di migliori condizioni di vita, misurandosi spesso con la diffidenza ed i pregiudizi del gruppo sociale maggioritario. Gli atteggiamenti di diffidenza e di intolleranza non sono razionalmente spiegabili, ma sono forse il retaggio di valori portati avanti da antiche societ� che vedono l�estraneo come l�invasore del territorio e quindi un nemico da combattere. Tutt�oggi, spesso, si pensa agli stranieri come a dei �diversi� nel significato negativo del termine, come individui poco rassicuranti, da tenere a distanza, perch� sconosciuti che non condividono le nostre stesse idee ed i nostri valori. Per combattere i pregiudizi e per evitarne la formazione, � fondamentale l�opera educativa della scuola che deve essere rivolta alla costruzione di un rapporto interetnico basato sulla collaborazione. Uno degli obiettivi della scuola �, infatti, quello di �operare per la comprensione e la cooperazione con gli altri popoli (Nuovi Programmi)�, rendendo consapevole il bambino della molteplicit� dei modi di vivere e di essere dei soggetti sociali. La diversit� culturale (anche secondo quanto affermano varie Circolari Ministeriali, in particolare la C.M. diffusa nel 1990), va considerata come una �risorsa positiva per i processi di crescita della societ� e delle persone�. E� compito degli educatori elaborare un progetto interculturale, che faccia da sfondo integratore a tutte le attivit� didattiche; tale progetto dovr� essere teso ad aiutare gli alunni a comprendere che la presenza di bambini con culture diverse dalla propria, costituisce una preziosa risorsa per il reciproco arricchimento culturale e spirituale. Lo svolgimento di questo progetto segna il passaggio dalla multiculturalit� alla interculturalit�. L�educazione interculturale si basa sul rispetto di tutte le culture e sul riconoscimento ad esse di pari diritti e stessa dignit�, secondo i principi di una convivenza democratica. La scuola, infatti, non deve accogliere tutti i soggetti rendendoli omogenei, ma deve assumere l�impegno di valorizzare l�identit� culturale di ciascun bambino. La convivenza in un gruppo plurietnico necessita di un dialogo interculturale che deve essere costruito ed incentivato fin dai primi anni della scuola dell�obbligo. I docenti, sono tenuti ad attuare un clima relazionale positivo che sia favorevole ai processi di inserimento; a tale proposito, � opportuno predisporre gli alunni ad elaborare attivit� comuni, come giochi di cooperazione e di simulazione, dove bisogna cercare di dare il giusto spazio alla propria individualit� nell�ottica della collaborazione. Grande importanza riveste l�uso del linguaggio verbale; l�apprendimento di pi� lingue, infatti, agevola la comprensione degli altri e facilita la comunicazione. La comunicazione interculturale pu�, inoltre, avvenire attraverso l�uso dei linguaggi non verbali quali la mimica, la drammatizzazione che insieme all�educazione musicale possono contribuire ad avvicinare bambini di diverse culture. E� opportuno che gli insegnanti considerino l�educazione interculturale un valore che anima tutte le discipline; la storia, la geografia e gli studi sociali offrono grosse opportunit� di discussione e riflessione sulle problematiche della convivenza civile. L�interculturalit� � la scoperta dell�altro e la scuola ha il compito di aiutare l�alunno a superare l�individualismo, per farsi �altro�, nel rispetto dell�identit� di ognuno; per portare avanti questo compito � necessario che la scuola si metta in relazione con la famiglie e l�extrascuola. La scuola, infatti, � una comunit� educativa che riesce a costruire reti sociali che vanno al di l� del proprio contesto, cooperando con gli enti locali, le famiglie, le associazioni degli immigrati e le varie organizzazioni. Tale cooperazione � fondamentale al fine di concretizzare i principi della convivenza democratica promuovendo, attraverso il dialogo, la crescita civile e sociale della persona.

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Pedagogia e convivenza democratica
(www.orizzontescuola.it
30 ottobre 2004)
di Selene Grimaudo

Il dialogo e la collaborazione per la costruzione di rapporti di crescita umana, morale e civile nella societ� e nella scuola
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In una societ� dove, spesso i giovani si scontrano con la realt� dei diritti violati, di idee e valori non rispettati, si prepara un terreno fertile alla violenza. I bambini che vivono esperienze di violenza fisica e psichica, di abbandono, di maltrattamenti, non saranno gli uomini di domani che costruiranno la pace. La famiglia, la scuola e l�extrascuola, in un impegno di collaborazione, hanno l�importante compito di costruire la pace formando coscienze e persone che non antepongono l�interesse privato a quello degli altri. La famiglia ha molta importanza nel creare i comportamenti concreti del bambino, la scuola d� le motivazioni valoriali e culturali della pace e la societ� ha il compito di favorire i rapporti fra persone ed istituzioni. La solidariet�, l�amore per gli altri, la cooperazione non sono parole vuote, ma valori che possono essere raggiunti attraverso il dialogo e la disponibilit� all�ascolto e che devono essere rispettati ed incentivati. La scuola non alimenta la violenza, ma inconsciamente pu� farlo se non educa alla democrazia e se lascia spazio alla competizione; essa deve assumere l�impegno di educare ai valori della libert� e della giustizia che sono interdipendenti fra loro. Compito degli operatori della scuola � quello di vivere ci� che insegnano e di fare in modo che l�educazione alla pace venga proposto come sfondo integratore e valore guida per tutte le discipline. Non si pu� pretendere un mondo migliore se non si educa al rispetto dei diritti umani, della diversit�, del confronto democratico e della multiculturalit�. Il rinnovamento educativo va fondato su metodologie rispettose dei modi soggettivi e personali di apprendere degli allievi. Si educa alla non violenza se ci si avvicina all�alunno in modo non violento, cercando di attenersi alle diversit� tipiche di ciascuno. Non vi �, infatti, educazione alla pace quando manca il rispetto degli altri che a sua volta presuppone il rispetto di se stessi, perch� �la pace da donare agli altri� non pu� essere raggiunta senza la stima di s�. E� importante realizzare un progetto educativo basato sull�interazione di educazione alla pace ed educazione interculturale, perch� dove esistono disuguaglianze fra le razze e pregiudizi, continueranno ad esistere i conflitti e le guerre. La pace, comunque, non � solo assenza di guerra, intesa come conflitto armato, essa � una condizione nella quale non c�� pi� la tendenza a sopraffare l�altro. E� necessario riconsiderare il concetto di forza, intesa non come prerogativa del pi� forte, ma come forza interiore che deve essere conquistata e coltivata. La violenza � incapacit� di dialogare e di aprirsi agli altri. L�educazione alla pacifica convivenza democratica deve essere intesa come cammino di ricerca per un incontro interculturale ed interpersonale che possa creare uomini di pace che riescano a vivere con la personalit� dell�altro, impegnandosi ad assumere modi di vita che implicano la rinuncia a qualsiasi forma di guerra. � Ogni uomo deve essere soggetto costruttore di pace�.



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