Il Messaggero

Domenica, 6 giugno 1999


REFERENDARI ALLA RISCOSSA
Soldi ai partiti, chiesti due nuovi referendum
An, Segni e Radicali presentano i quesiti in Cassazione anche per l’abolizione del proporzionale

ROMA (M. Sta.) - A meno di due mesi dalla sconfitta del 18 aprile, l’armata referendaria, o almeno il nucleo di irriducibili della stessa, rinserra le fila e muove ancora all’attacco del sistema proporzionale e della nuova legge per il finanziamento dei partiti. Questa la prima iniziativa scelta per il debutto dell’Elefantino di Gianfranco Fini e Mario Segni, con i due leader che vanno in Cassazione a presentare il bis del referendum abrogativo del 25 per cento di quota proporzionale nell’elezione della Camera, bocciato ad aprile dall’astensionismo del 50 virgola briciole dell’elettorato. In sovrappiù, Fini e Segni presentano la richiesta di un altro referendum contro la legge varata a maggio dal Parlamento che concede 190 miliardi l’anno ai partiti. In questo, però, bruciati sul filo di lana dai radicali della ”Lista Bonino” che un’ora prima hanno presentato un analogo referendum contro i rimborsi elettorali ai partiti, che si va ad aggiungere ad un altro quesito abrogativo della quota elettorale proporzionale presentato dai radicali nelle settimane scorse. La raccolta delle firme comincerà nei prossimi giorni per concludersi entro il 30 settembre. Se i quesiti saranno ritenuti ammissibili, si voterà nella prossima primavera.

Fini e Segni hanno dato l’impressione di credere alla popolarità della loro iniziativa: «Il finanziamento pubblico - ha detto il leader di An - era già stato abrogato con un altro referendum ed è stato reintrodotto sotto le mentite spoglie di rimborso per le spesse elettorali. Riteniamo doveroso ricominciare la battaglia». Segni, da parte sua, ha affermato che «riproporre il quesito contro la proporzionale è una risposta positiva ai 22 milioni di italiani che hanno votato sì e che non possono essere sconfitti dall’ignavia di quanti non sono andati a votare».

E’ evidente che per i promotori di questi referendum si pone il problema dello schieramento disposto a sostenerli. «Siamo partiti da soli - dice Segni - anche per questioni di tempo, ma speriamo che si riformi quell’ampio consenso trasversale necessario a una battaglia come questa». Ad aderire tra i primi «con convinzione e determinazione» è Antonio Martino che ritiene l’iniziativa «un atto dovuto nei confronti dei cittadini italiani defraudati due volte».

Il consenso ricevuto dall’esponente di Forza Italia suona di buon augurio per Fini che, all’avvicinarsi del 13 giugno, cerca di abbassare i toni delle non poche polemiche che hanno attraversato il Polo in questi giorni: «Il dibattito - osserva il capo di An - c’è, è naturale, fisiologico, opportuno: può darsi ci sia anche qualche polemica, del resto inevitabile in campagna elettorale e con il sistema proporzionale, ma siamo tutti consapevoli della necessità che il Polo resti unito se vuole vincere»

A compiacersi della nuova iniziativa referendaria è anche il costituzionalista diessino Augusto Barbera che, pur non essendo, questa volta, tra i promotori, fa gli auguri a Segni e spera dopo il 13 giugno di poter far parte di «un più ampio schieramento trasversale». Chi, invece, la stronca è il capogruppo ppi alla Camera, Antonello Soro che accusa Fini di «palese disprezzo per il Parlamento» e, ironicamente, aggiunge: «Perseverare è diabolico. Triste parabola quella del leader di An: da protagonista del processo riformatore nella Bicamerale a seguace di Mariotti Segni, e a tempo abbondantemente scaduto».

 

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