Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 14 dicembre 1999


Referendum: «Il mancato quorum
non equivale a una bocciatura»

La Cassazione motiva il sì al quesito anti-proporzionale
e accorpa quelli di An e dei radicali

ROMA - Via libera con sorpresa ai referendum da parte della Cassazione. Stabilendo, infatti, che tutti i quesiti presentati sono in possesso dei requisiti di legittimità, la Suprema corte ha provveduto anche all’accorpamento delle richieste referendarie sulla legge elettorale per l’abrogazione della quota proporzionale e sul finanziamento pubblico dei partiti, presentati sia da Alleanza nazionale che dai radicali. E proprio a proposito del quesito sulla legge elettorale, bocciato lo scorso aprile dalla diserzione del corpo elettorale, l’Ufficio centrale per i referendum della Corte ha precisato che la mancanza di quorum a una consultazione referendaria non significa necessariamente «un’espressione di dissenso» e non può quindi essere preclusiva a un’immediata riproposizione della medesima richiesta.

La parola passa ora alla Corte costituzionale che dovrà fissare la camera di consiglio per decidere sull’ammissibilità dei 21 quesiti non oltre il 20 gennaio e pubblicare la sentenza entro il 10 febbraio. La Consulta, in sostanza, dovrà accertare che il referendum proposto rispetti quanto stabilito dalla Costituzione al secondo comma dell’articolo 75, in base al quale «non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali». Se le domande verranno giudicate ammissibili, toccherà al presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, indire con decreto il referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Proprio sul ruolo della Corte costituzionale si sono fissate le critiche di Emma Bonino: «Il vero scoglio da superare è rappresentato dalla Corte costituzionale e dalla sua giurisprudenza. Dati i precedenti, non sono ottimista». Sulla pronuncia della Cassazione, invece, «a parte qualche piccolo rumore — sottolinea Bonino —, non avevo dubbi». Bonino spera poi che «non si ripeta il fatto che per l’ennesima volta si scelgano le elezioni anticipate anche per evitare i referendum. Io invece rimango convinta che il Paese abbia bisogno di queste riforme». E Bonino chiede al Polo non solo di appoggiare i referendum una volta che siano indetti («sarebbe troppo facile»), ma soprattutto di muoversi prima «per difenderli davanti alla Corte costituzionale».

E sempre tra le fila dello schieramento referendario una figura a suo modo "storica" come Mario Segni spiega che «con il via libera al referendum elettorale la battaglia ricomincia. Significa che non siamo condannati al caos della perenne instabilità e dei ribaltoni continui». E Adolfo Urso, portavoce di Alleanza nazionale, non trattiene l’entusiasmo: «È un grande giorno per la democrazia italiana, perché lo scettro delle riforme torna nelle mani dei cittadini».

Di segno opposto le reazioni del fronte di chi si oppone ai quesiti. Il Comitato nazionale per il "no" al referendum, a fronte della decisione della Corte di cassazione, annuncia che raddoppierà il proprio impegno. Il presidente Diego Novelli ha delineato la linea delle prossima settimane: «Dobbiamo far sapere ai cittadini che con il referendum non si avrà una legge elettorale che consenta un effettivo maggioritario, ma un mostro, strumento dalle imprevedibili conseguenze. Auspico che il Parlamento trovi il modo di elaborare comunque una nuova legge elettorale che salvi il Paese da questo impiastro».

G.Ne.

 

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