Il sì ai referendum
rilancia la riforma del voto ROMA In attesa della conferma della decisione della Cassazione, che potrebbe essere depositata già oggi, sulla legittimità dei 20 referendum promossi dai Radicali, i due di An e Segni e il quesito della Lega, tra le forze politiche riprende quota il dibattito sulla riforma della legge elettorale. Fra i referendum che la suprema Corte è stata infatti chiamata a valutare, quello che ripropone pari pari listanza referendaria "antiproporzionale", che lo scorso 18 aprile ha mancato per un soffio il quorum, è stata e continua a essere sicuramente una delle più discusse. Sia sotto il profilo puramente giuridico, che per la sua valenza politica. Nel primo caso, il problema sollevato da diverse parti riguarda la possibilità di riproporre a distanza di un solo anno, e non dei cinque previsti dalla legge, un referendum che ha avuto «esito negativo». Ma il non raggiungimento del quorum, secondo i promotori del quesito (che hanno depositato in Cassazione diverse memorie a sostegno della loro tesi) non significa affatto esito negativo. Ora, dopo il deposito dellordinanza della Cassazione, che ha tempo fino al 15 dicembre ma, come detto, potrebbe avvenire già oggi, la parola passa alla Corte costituzionale. La Consulta deve fissare la camera di consiglio entro il 20 gennaio e pubblicare la sentenza entro il 10 febbraio. Benedetto Dalla Vedova, della Lista Bonino, prende atto positivamente dellorientamento della Cassazione, ma ammonisce che «la questione centrale era e resta quella del giudizio della Corte costituzionale» e promette «vigilanza e tutte le iniziative necessarie perché non venga impedito a milioni di elettori di esprimersi su riforme vitali per il Paese». A eccezione di An, Radicali e Segni, le forze politiche ribadiscono la contrarietà alluso dello strumento referendario nelle materie elettorali, considerando preferibile ricercare in Parlamento un accordo che dia vita a una nuova legge. Il clima che si respira in questi giorni tra maggioranza e Polo non sembra però consentire lapertura di un dialogo. In particolare di fronte alla richiesta del Polo di legare ogni ipotesi di accordo sulla riforma elettorale a una trattativa sul testo sulla par condicio e lacuirsi del livello di scontro sulla giustizia. Allinterno dello stesso Polo, le posizioni sulla legge elettorale sono diverse. Mentre An considera il referendum elettorale di per sé una riforma compiuta («subito applicabile senza bisogno di manipolazioni»), il Ccd guarda al referendum solo come stimolo per il Parlamento a lavorare a una nuova legge elettorale. Per Pierferdinando Casini, la prospettiva del Ppi (turno unico sul modello del Senato da applicare allelezione della Camera con indicazione del premier e fiducia costruttiva) resta quella di più semplice applicazione. E il capogruppo di Fi al Senato Enrico La Loggia dice che al referendum elettorale sarebbe preferibile «tentare di fare una buona riforma in Parlamento», ma osserva i rapporti tra maggioranza e Polo, anche a causa dello «scontro sulla giustizia», si sono «ulteriormente deteriorati». Dentro Forza Italia, intanto, si fanno sempre più strada ipotesi proporzionalistiche che guardano, in particolare, al modello tedesco. Alfiere di questa posizione e strenuo avversario del referendum è il professore azzurro Giuliano Urbani. Nella maggioranza si ritiene però possibile varare comunque una nuova legge elettorale prima del referendum, che ne rispetti gli obiettivi. Il capogruppo dei senatori ds Gavino Angius ricorda che da tempo la Quercia è disponibile a discutere una legge che rafforzi il maggioritario, favorisca il bipolarismo, superi la frantumazione del sistema politico e garantisca la stabilità. Inoltre, non va dimenticata la disponibilità dimostrata agli alleati da Walter Veltroni di unipotesi di legge a turno unico. Il leader dei Democratici, Arturo Parisi, concorda che la maggioranza dovrebbe riunirsi attorno a un tavolo per trovare una proposta comune. Proposta che, aggiunge Tullio Grimaldi (Pdci), deve «incoraggiare il bipolarismo, introdurre un premio di maggioranza e scoraggiare i partiti collocati fuori dalle coalizioni». Quanto al referendum, Antonello Soro, del Ppi, rileva che «un anno fa poteva essere uno stimolo, ma ora è una risposta che vuole sostituire linerzia del Parlamento». Tra la maggioranza, contrari al referendum anche lo Sdi e i Verdi. Nettamente ostili sono anche la Lega e il Prc. |