E ora i referendum La crisi si avvia verso il Parlamento, secondo il pubblico consiglio che Ciampi ha dato ieri sera a D'Alema. Recapiti alle Camere la sua lettera di dimissioni e ascolti dalla maggioranza la sua sorte, se una maggioranza esiste ancora e non sia franata nei numeri e nel cuore sotto il voto per le Regioni. D'Alema ha perso, e le regole della democrazia funzionante vogliono che chi perde si faccia da parte. Forte del suo successo, Berlusconi butterà il suo peso sulla richiesta di elezioni politiche subito (l'ha già detto). Sarebbe la strada più dritta; e la più normale, quando le cose si ingarbugliano. La più normale: se. E su questo se conviene spiegarsi. In questi anni, abbiamo fatto una buona legge per scegliere i sindaci, e una buona legge per scegliere i presidenti delle Regioni. Per le Camere, le regole sono restate mediocri. È un giudizio sul quale tutti concordano, anche se poi si dividono sui rimedi. Votare con quelle regole, ci porterebbe la frustrazione di maggioranze precarie, esposte al vento di tutti i trasformismi. E dunque, sarebbe serio cambiarle prima. C'è un referendum già stabilito, conviene che si tenga, che i cittadini possano dire la loro su una questione attorno alla quale si gira da anni senza costrutto. Perciò, non elezioni subito, ma referendum subito. E dunque un Governo, per consentirlo. Si dirà: ma una volta fatto, non sarà tentato di traccheggiare, di spendere soldi per procacciarsi un consenso che svanisce? Se vuole, Berlusconi ha oggi la forza per impedirlo. Si impegni - è anche nel suo interesse garantirsi la schiena - per una buona legge elettorale, qualunque sia il risultato del referendum. Dopo, davvero nessuno potrà negargli il giudizio del voto. |