Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 24 marzo 2000


Proporzionale, alternanza addio
di Guido Compagna

C’era da aspettarselo. Dopo tante discussioni e tanti ripensamenti e nessuna decisione su quale poteva essere il maggioritario migliore, alla quasi vigilia del referendum elettorale torna di attualità il proporzionale. E così a uno schieramento trasversale che va da Veltroni a Fini, passando per Pannella, a sostegno del maggioritario se ne contrappone un altro a favore del proporzionale alla tedesca che va da Berlusconi a Bertinotti, passando per Andreotti.

La cosa non deve scandalizzare più di tanto: sui referendum, tanto più quando questi riguardano la materia elettorale, gli schieramenti trasversali sono consuetudine. Stupiscono, piuttosto, ma fino a un certo punto, la rapidità con la quale un sistema (quello maggioritario), prima visto come una sorta di panacea di tutti i mali della politica, viene ora messo da parte per rilanciare il vecchio proporzionale. Probabilmente così com’era esagerato attribuire al maggioritario facoltà taumaturgiche è altrettanto precipitosa la rivalutazione del proporzionale.

Non va dimenticato che i sostenitori più attenti e, perché no, più pacati del sistema maggioritario ne hanno messo in risalto soprattutto un pregio. Vale a dire che questo sistema consentiva e garantiva l’alternanza al Governo di due schieramenti: uno di Centro-sinistra e uno di Centro-destra.

Mentre il sistema proporzionale, che è stato con successo in vigore nel nostro Paese per quasi cinquant’anni, ha garantito una stabilità al centro del sistema politico. È vero infatti che, nel periodo della proporzionale, si sono succeduti troppi governi, ma è anche vero che questi governi erano quasi sempre espressione di una solida formula politica: sia essa stata il centrismo o il centro-sinistra o anche, per un periodo più breve, la solidarietà nazionale.

Quel sistema peraltro trovava le sue ragioni in un periodo storico segnato dalla contrapposizione Est-Ovest in campo internazionale e dalla presenza in Italia del più grande partito comunista dell’Occidente. Insomma, c’era poco da meravigliarsi che in Italia i governi facessero riferimento a un grande partito di centro, quale è stata la Democrazia Cristiana. E che l’alternanza fosse resa inattuale e impraticabile dalla presenza e dalla forza del Pci.

Ma oggi il muro di Berlino non c’è più, la politica dei blocchi è quindi venuta meno, e quello che era stato il Pci ha cambiato nome e, quel che più conta, ha fatto una chiara e ribadita scelta socialdemocratica. Insomma: l’alternanza è diventata praticabile e praticata.

Anche in presenza di un sistema elettorale che è più ibrido che maggioritario, il cosiddetto Mattarellum. Tant’è che, pur tra ribaltoni e trasformismi diffusi, una volta ha vinto il Centro-destra, la successiva il Centro-sinistra. A conferma di un sistema politico che, pur in fase di transizione, non era più bloccato.

Il pregio del maggioritario è dunque quello di garantire e favorire la possibilità di alternanza tra gli schieramenti politici che si contendono la guida del Governo. Un pregio che in questi anni si è andato via via appannando dinanzi ai ribaltoni e ai trasformismi. Ma un pregio che sarebbe un errore sottovalutare, riportando il Paese al proporzionale, pur essendo questo un sistema elettorale rispettabile. Va insomma valutato il rischio del ritorno a una sorta di democrazia bloccata (ormai senza la giustificazione del muro di Berlino e del Pci) imperniata su un centro (con più Forza Italia e meno Dc) che probabilmente dovrà poi allearsi con la sinistra moderata (con D’Alema e Veltroni invece di Craxi), lasciando all’opposizione da una parte Fini, dall’altra Bertinotti.

 

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