la Repubblica

Giovedì, 27 maggio 1999


Il referendum resta nullo
La Cassazione: il quorum non c'era
Segni: ci riproveremo. Referendari divisi
Petruccioli: "Un'altra consultazione sullo stesso tema? Io non ci sto"
di SILVIO BUZZANCA


ROMA - Referendum regolare, referendum nullo per mancato raggiungimento del quorum. L' Ufficio elettorale della Cassazione ha deciso che le irregolarità segnalate nelle memorie del comitato promotore, e all'ultimo minuto in quella di An e Democratici, non mettono in discussione la regolarità del voto del 18 aprile e, di conseguenza, i giudici hanno proclamato il risultato.

Secondo l'Ufficio elettorale della Cassazione avevano diritto al voto 49.299.149 italiani; si sono recati alle urne in 24.452.354, cioè il 49,6 del corpo elettorale. Dunque niente quorum. Cosa che aveva comunicato il ministero degli Interni la famosa notte del voto, anche se con dati leggermente diversi, corretti in questi giorni dall'Istat. Per il Viminale gli aventi diritto erano 49.352.528, mentre i votanti erano stati 24.512.312, pari al 49,7 per cento.

Delusione ovviamente fra i membri del comitato referendario, ma Mario Segni non si dà per vinto. "La Cassazione - dice il leader referendario - non è voluta entrare nel merito dei gravissimi problemi da noi sollevati. Andremo certamente fino in fondo in tutte le sedi. Ora però ci vuole una risposta politica che è l'immediata raccolta delle firme e il rilancio del referendum".

Dunque Segni vuol tornare in piazza e fare votare nuovamente gli italiani sul quesito che mirava ad abolire la quota proporzionale dalla legge elettorale. E in questo suo progetto il leader dell'Elefante ha un punto di forza nell'alleanza con Gianfranco Fini per un altro referendum: quello contro il finanziamento pubblico ai partiti. "È un bel traino - ammette Augusto Barbera, diessino, membro del comitato promotore - li aiuterà nella raccolta delle firme e forse renderà meno insipido il quesito sulla legge elettorale". Ma questa alleanza con An è anche un punto debole dei progetti di Segni. Il nuovo comitato, nonostante i suoi appelli, difficilmente sarà trasversale.

Una rottura delle alleanze referendarie che viene sancita da Claudio Petruccioli. Il senatore diessino, ulivista, dice: "Che si possa ricominciare con il referendum - spiega Petruccioli - è fuori discussione. Ma si tratta di una decisione personale di Segni, non del vecchio Comitato promotore. Credo quindi che se ne dovrà costituire uno nuovo. Magari firmerò, ma non credo davvero che io ne farò parte".

Il vecchio comitato però non ha ancora deciso di buttare la spugna sul piano giuridico. Il professore Barbera spiega che adesso ci sono due possibilità: "Dobbiamo leggere l'ordinanza della Cassazione - dice - e decidere se ci fermiamo, andiamo alla Corte costituzionale o al Tar. Ci rivolgeremo alla Consulta sollevando un conflitto di attribuzione se prevale la tesi che la Cassazione aveva il potere di intervenire e non lo ha voluto utilizzare. In caso contrario si può utilizzare il ricorso al Tar contro l'atto amministrativo del ministero degli Interni che ha determinato in quella cifra il numero degli aventi diritto al voto".

In attesa di leggere l'ordinanza c'è da registrare la soddisfazione del variegato mondo che il 18 aprile aveva sostenuto il no o l'astensione. Mauro Paissan, verde, non ha dubbi: "È un fatto strapositivo, anche se la decisione era scontata. Hanno perso e non hanno saputo perdere e non so cosa sia peggio. Perché non hanno raccolto la metà dell'elettorato e poi hanno dato vita a contorsioni varie per fare credere di avere vinto comunque".

Fra chi plaude alla decisione della Cassazione c'è anche Silvio Berlusconi. Una decisione che "va nella direzione che mi auguravo: e non per le conseguenze politiche di un eventuale ribaltamento". Per il leader di Forza Italia la situazione esistente, in fondo, rappresenta uno stimolo al Parlamento "affiché si assuma presto la responsabilità di una nuova legge elettorale, della cui necessità siamo tutti consapevoli". L'iscrizione di Berlusconi fra i "vincitori" non scandalizza più di tanto Paissan che commenta: "Non mi puzza la convergnza di Berlusconi come ai Ds non dispiaceva l'alleanza dei ds con Fini sul referendum. Ora, grazie alla vittoria del 18 aprile si torna a parlare di riforme. E l'iniziativa di Segni è patetica. Non ce la faranno neanche con il referendum sul finanziamento. Non interessa più nulla a nessuno di questo tema".

 

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