la Repubblica

Martedì, 25 maggio 1999


Calano gli elettori, i referendari sperano
Duecentomila in meno. La Cassazione sta per decidere


ROMA - Tra aprile e giugno ci sono circa duecentomila elettori in meno. E il quorum mancato dal referedum del 18 aprile scorso sarebbe invece raggiunto se la prova si tenesse il prossimo 13 giugno. Le liste elettorali degli italiani residenti all'estero hanno subìto la terza revisione, definita dinamica perchè fa il saldo dei vivi e dei morti, in cinque mesi. I referendari sospettano che qualcosa al ministero dell' Interno non abbia funzionato a dovere e che la tenuta del registro si sia svolta in condizioni di non mirabile precisione.

Domani l'ufficio speciale per il referendum, un ufficio composta da ventuno giudici della Corte di Cassazione, dirà se chiudere definitivamente la disputa, con la proclamazione del risultato, oppure allungare i tempi e dare inizio a un accertamento inconsueto e dagli sviluppi davvero clamorosi.

L'esito referendario, quorum mancato per un soffio, meno di centosessantamila voti, tiene ancora sulla corda i promotori del quesito e costringe i giudici a offrire una risposta che, fino a ieri, è stato sempre il timbro burocratico, ufficiale e finale, alla conclusione di una vicenda elettorale. Questa volta non è così perchè le memorie difensive, le "censure" mosse dai referendari, difesi dal professor Sandulli, possono sostenersi su una reltà che alimenta il dubbio: le liste elettorali - affermano - sono secchi d'acqua pieni di buchi. Accertate l'errore e il risultato referendario sarà capovolto.

Finora i giudici hanno deciso di riflettere, si son presi otto giorni di pausa. Domani diranno se la riflessione è "conclusiva", oppure ancora "interlocutoria". Lo faranno sulla scorta di quel che contestano i referendari e che Peppino Calderisi, deputato abituato a contese sul filo di lana, ha riassunto in una interrogazione al governo. Calderisi fonda i suoi sospetti sul numero degli iscritti nelle liste ma residenti all'estero che al 31 dicembre scorso ammontavano a 2.303.852, cifra salita a 2.648.000 alla vigilia della consultazione referendaria e che, secondo voci ufficiose, subirà un repentino arretramento (2.490.000) a giugno, quando gli italiani saranno richiamati alle urne per il voto europeo. Colpisce i ricorrenti l'altalena delle cifre, giacchè tale dinamismo, sinonimo di scrupolosa efficienza contrasta con una seconda realtà: esistono nelle liste un tal numero di ultracentenari, cittadini con 110 e anche 120 anni di vita, da ritenere che l'amministrazione dell'Interno abbia invece tenuto le liste con deplorevole approssimazione, conservandovi un numero considerevole di persone oramai decedute.

La Cassazione ha una terza possibilità: tirarsi fuori dalla contesa per mancanza della legittimità a giudicare. "L'ipotesi non regge - dice Vincenzo Caianiello, ex presidente della Consulta - E' impossibile e impensabile una tale evenienza".

 

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