la Repubblica

Giovedì, 20 maggio 1999


Congelato il referendum, giallo per il quorum mancato
La Cassazione: verificheremo la regolarità del voto
di LIANA MILELLA


ROMA - Terremoto politico- giudiziario sui risultati del referendum del 18 aprile per abolire la quota proporzionale. Con un coup de théâtre la Suprema corte rinvia di una settimana la proclamazione del risultato - 49,6% i votanti, quorum non raggiunto, dunque esito nullo -, il Comitato dei referendari esulta e quasi quasi spera in un ribaltone. Il fronte contrario reagisce con freddezza, convinto che l'"atto dovuto" non potrà modificare in nulla il risultato. Ma una cosa è certa: per un'intera giornata il referendum è tornato a dividere i fautori del sì e del no seminando un dubbio in vista delle prossime elezioni europee. Fino a che punto le liste elettorali sono aggiornate? E se non lo sono chi è il responsabile? Al Viminale mettono le mani avanti: "Noi - dicono dallo staff del ministro Rosa Russo Jervolino - abbiamo fatto tutto quello che c' era da fare".

Cos'è dunque successo ieri mattina? Che il cosiddetto Ufficio del referendum presso la Corte di Cassazione - presieduto da Aldo Vessia, composto da una ventina di giudici, oltre al procuratore generale Franco Morozzo della Rocca - si è riunito per dire l'ultima parola sul referendum. Nei giorni precedenti uno staff di tecnici aveva riesaminato verbali di voto e conteggi concludendo che non c'erano novità rispetto ai dati forniti dal ministero dell'Interno. Ma, a nome del Comitato per il referendum, l'avvocato Piero Sandulli ha presentato una memoria di contestazioni fondata su tre punti: nelle procedure precedenti il voto non sarebbero stati rispettati i termini per l'invio delle cartoline d'avviso per gli italiani residenti all'estero. Non sarebbero stati cancellati dalle liste gli ultracentenari già morti. E, per finire, non ci sarebbe stato un sufficiente controllo sugli elenchi dei cittadini che avevano diritto al voto. Tutto questo avrebbe portato a quorum più basso.

Il procuratore Morozzo della Rocca ha replicato in fretta. A suo avviso la memoria non è ammissibile perché non è nei poteri della Cassazione effettuare simili verifiche. Semmai, qualora la denuncia fosse più circostanziata, andrebbe rivolta a un giudice amministrativo oppure a uno ordinario. Mentre l'Ufficio del referendum deve limitarsi solo a una verifica dei risultati dal momento del voto. Tutto ciò che è avvenuto prima sarebbe di competenza di altri magistrati. I giudici, dopo una breve camera di consiglio, hanno deciso di aggiornarsi a mercoledì prossimo per avere il tempo di studiare la memoria di Sandulli. Dunque, nessuna decisione è stata già presa e tantomeno ci sono state anticipazioni. L'effervescenza delle reazioni politiche è stata valutata, alla Suprema corte, come "una tempesta in un bicchiere d'acqua" perché, di fatto, a piazza Cavour "non sarebbe successo un bel niente". Il rinvio sarebbe stato solo tecnico.

I referendari non la pensano così. Antonio Di Pietro è esploso in un "Abbiamo vinto!", salvo poi correggersi: "La strada è lunghissima, non dobbiamo illuderci. Non ci sono state manipolazioni, ma solo errori. Chi conosce anomalie ce le segnali". Mario Segni è più tranchant: "Oggi constatiamo che i giudici hanno rilevato l'esistenza di fondati motivi di perplessità". Molto contenuto Gianfranco Fini che si limita a un "Bene", mentre Silvio Berlusconi è freddo: "La proclamazione è solo procrastinata di qualche tempo". Il fronte del no non si scompone. Per Fausto Bertinotti (Rifondazione) si tratta solo di "un approfondimento". Per Mauro Paissan (Verdi) di "una vicenda di scarsissimo rilievo". Per Clemente Mastella (Udeur) di un "atto dovuto". Il Ppi, per finire, è tranquillo e ha la massima fiducia nei giudici. Vedremo.


"Un milione e mezzo di elettori in più"
Barbera e la memoria del comitato promotore: fiducia nella Cassazione
di SILVIO BUZZANCA


ROMA - Professor Barbera, il referendum per abolire la proporzionale continua a riservare sorprese. Adesso la Cassazione sta riflettendo sulla memoria del comitato promotore. "Fa bene a chiamarla memoria e non ricorso. Il comitato promotore non ha presentato un ricorso, ma abbiamo sfruttato la possibilità di presentare appunto memorie o osservazioni prima della proclamazione del risultato da parte della Cassazione". E che cosa avete sottoposto all'attenzione del giudici? "Abbiamo puntato su due questioni. La prima riguarda il problema del raggiungimento del quorum. Secondo la Costituzione il quorum si raggiunge quando hanno votato la metà più uno degli aventi diritto al voto. Chi sono gli aventi diritto? Ovviamente gli iscritti nelle liste elettorali. Ora secondo una segnalazione Istat del 1991 nelle liste elettorali ci sono un milionequattrocentomila persone che non avrebbero diritto di essere in quell'elenco...".

Come può accadere una cosa del genere? "Perché gli ingressi sono automatici, appena un cittadino compie diciotto anni, mentre per le uscite il meccanismo è diverso. Per esempio, un elettore dovrebbe esser cancellato dalla lista perché si trasferisce da un comune all'altro, ma spesso accade che alla fine figuri negli elenchi di entrambi i comuni. Ma soprattutto ci sono i decessi. Per esempio quando un cittadino iscritto in una lista elettorale muore all'estero non se ne ha quasi mai notizia". Questo è il problema dei tanti centenari presenti nelle liste...

"Ecco, noi abbiamo un accertamento per campione. Nel comune calabrese di Rende su 60 mila abitanti ci sono 980 ultracentenari. Allora: o quello è un comune dove bisogna trasferirsi subito perché c'è un'aria buona o, come è più probabile, queste persone sono emigranti che non sono mai tornati, di cui non si ha notizie. Sono morti all'estero e non sono mai stati cancellati dalle liste". Dunque, voi chiedete alla corte di rivedere i numeri, cancellare questi elettori in esubero e ricalcolare il quorum, è così? "Certo. Bisogna vedere quanti sono gli aventi diritto al voto. E qui la Corte, dopo gli accertamenti, potrebbe anche dire che il quorum è scattato. Ma c'è anche il secondo punto del ricorso...". Di che si tratta?

"La seconda questione riguarda la regolarità del voto. Secondo la legge Tremaglia gli italiani residenti all'estero dovrebbero ricevere una cartolina che li informa del voto, del giorno, delle facilitazioni di viaggio per tornare e votare. Ora sembra che il comune di Napoli non abbia mandato nemmeno una cartolina. È il comune più grosso, ma c' è da presumere che altri comuni abbiano fatto lo stesso".

Allora la Cassazione ha davanti diverse opzioni? "Certo. Può ritenere non regolare la consultazione referendaria e chiedere che si ritorni alle urne. Ma questo è più problematico perché implicherebbe innovare le procedure. Non lo so, ma può darsi che facciano questo. L'altra strada è più semplice: ricontare gli aventi diritto al voto, eliminare quelli che non hanno questo diritto e verificare se il quorum è stato raggiunto". Il verde Mauro Paissan dice che sono cose da legulei... "Io chiederei più rispetto per la Corte di Cassazione. Comunque, attendiamo serenamente il giudizio. La Corte, con la sua decisione, ha mostrato di voler andare fino in fondo alla vicenda". Silvio Berlusconi è convinto che non si possa ribaltare il risultato. "Berlusconi è in difficoltà personale perché è l'unico italiano che ha festeggiato due volte. Prima quando il quorum c'era, da Borrelli, e poi quando non c'era più, da Vespa".

 

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