la Repubblica

Sabato, 17 aprile 1999


Referendum, ultimi fuochi
"In gioco le riforme future"

Il premier: gli italiani vadano ai seggi e votino sì


ROMA - Fine, la campagna elettorale per il referendum è chiusa. Lanciati gli ultimi appelli a votare sì, no o a starsene a casa adesso, dopo il classico sabato di silenzio e riflessione, la parola passa agli elettori. E c'è da giurare che nei comitati e nelle sedi dei partiti, preoccupati del quorum, si presterà molta, molta, attenzione alle previsioni meteorologiche. Ieri comunque da radio e tv è arrivato l'ultimo valzer di inviti al voto o all'astensione. E il fronte del sì ha "incassato" l'appello di Massimo D'Alema che ha ribadito la sua scelta a favore del referendum.

Il presidente del Consiglio, in una sezione romana dei Ds, infatti ha detto: "Penso sia giusto andare a votare sì e invitare i cittadini a farlo. L'idea di restare a casa invece e far decidere gli altri, non mi piace".

Il premier però ha anche polemizzato con una parte dei referendari con un riferimento che sembra indirizzato ad Antonio Di Pietro: "E' evidente che c'è in taluni dei promotori una carica di qualunquismo becero, di strumentalismo".

Il presidente del Consiglio non si è fermato qui e ha aggiunto: "È chiaro che nel modo in cui il referendum è stato sostenuto, negli argomenti che sono stati portati, si è fatto qualcosa che ha prodotto un danno al referendum stesso". D'Alema ha poi criticato chi ritiene intoccabibile la legge che uscirebbe dal referendum. "Chi dice che la nuova legge elettorale sarà quella decisa dal referendum deve studiare perchè non esiste il referendum propositivo", ha detto. Per questo il Parlamento dovrà decidere una nuova legge e "spero che - ha concluso D' Alema - a partire da quella si metta in cammino un nuovo percorso di riforme".

Ieri, intanto, il comitato del no concludeva la sua campagna a piazza Farnese, a Roma, sotto una pioggia battente. Sul palco si sono alternati tutti i leader del composito fronte che invita gli italiani a lasciare perdere e non toccare la legge elettorale, il Mattarellum. Una scelta, sospesa fra no e astensione, che coinvolge Rifondazione, popolari, verdi, cossuttiani, la sinistra dei Ds, mastelliani, socialisti. In più c'è la Lega che invoca apertamente a disertare le urne. A Piazza Farnese, comunque, Franco Marini, Armando Cossutta e Luigi Manconi non si sono visti. C' era invece Gerardo Bianco, presidente del Ppi, Enrico Boselli, segretario dei Sdi e un Fausto Bertinotti molto più preoccupato delle guerra che degli inviti di D'Alema ad andare alle urne.

"Io andrò a votare", spiega il segretario del Prc che però non condivide la criminalizzazione di chi sceglierà l'astensione. "Noi siamo per il no, ma non ci sentiamo di unire la nostra voce a quella di chi dileggia chi non andrà a votare", taglia corto il segretario di Rifondazione. Dal palco, intanto, Diego Novelli lanciava un poco marxista "Dio ce la mandi buona in caso di vittoria del sì".

Dal fronte opposto,da Mario Segni, Emma Bonino e Marco Pannella, arriva invece l'invito comune a votare e a difendere l'istituto del referendum. "Per dire sì al referendum basta guardare il fronte che vuole l'astensione: gli eredi della vecchia Dc e di Craxi, con qualcuno in aggiunta, in buona fede", dice il leader referendario. E Walter Veltroni continua ad insistere che bisogna votare sì perché se vincesse "il no o se non ci fosse il quorum, si rischierebbe l'affermazione della spinta al proporzionale". Gianfranco Fini aggiunge che "chi domenica starà a casa invece di andare a votare farà un dispetto a se stesso". E Indro Montanelli fa sapere che si turerà il naso e votera sì.

 

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