RCS on Line - Corriere della Sera

Domenica, 11 aprile 1999


LA LETTERA
Segni: rispetto chi non vota. Critico chi invita ad astenersi
«Irresponsabile convincere gli italiani che gli strumenti della democrazia sono inutili»

Egregio direttore,

nell'editoriale di ieri Paolo Franchi ci rimprovera di demonizzare il cittadino che non va a votare. Può darsi che nella foga della campagna referendaria si usino espressioni troppo forti. Ma c'è una cosa che voglio precisare. Io - e lo stesso vale per Luigi Abete - non condanno il cittadino che, sdegnato dai bizantinismi e dai trasformismi della politica di oggi, non va a votare. Anzi, mi sento vicino a lui. Alcune delle sue ragioni sono le stesse che mi hanno spinto a proporre il referendum insieme agli altri promotori. Con il quale voglio combattere gli stessi mali che indignano i cittadini. A lui anzi chiedo aiuto, gli chiedo un sì proprio per cambiare quella politica che non gli piace. Una critica dura rivolgo invece ai leader politici che apertamente o nascostamente incitano all'astensione. Vi è intanto un uso distorto del voto, perché non cercano di far prevalere il consenso alle loro tesi, ma cercano di utilizzare la stanchezza e la delusione dei cittadini e, quindi, le astensioni, per arrivare a un risultato politico che la maggioranza degli italiani non vorrebbe mai: lasciare tutto immutato o tornare addirittura al proporzionale.

Ma c'è un fatto ancora più grave. La crisi di sfiducia che attraversa la società, il distacco verso le istituzioni, è uno dei fenomeni più preoccupanti dell'Italia di oggi. Invitando all'astensione si esalta questo fenomeno: si esalta la sfiducia nella politica, nei suoi istituti, nella stessa democrazia. Si manda un messaggio che è di rassegnazione, di rinuncia a ogni cambiamento. Non è questa un'operazione grave? Non scava un solco ancora più profondo tra lo Stato e i cittadini? Non si soffia sul fuoco di un male pericoloso?

A questi leader sono rivolte le mie espressioni dure: l'invito a non partecipare è un'azione irresponsabile. La fiducia nello Stato è uno dei pilastri della democrazia.

È giusto contrapporre le proprie tesi a quelle altrui, è giusto sostenerle pubblicamente e anche combattere in nome di queste. Convincere invece gli italiani che gli strumenti della democrazia sono inutili significa scavare un abisso che nessuno sa se e quando potrà essere colmato.

MARIO SEGNI, leader referendario

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Il cittadino che rifiuta di rispondere, in un referendum che non ha promosso né sottoscritto, a un quesito che non lo interessa, esercita un diritto costituzionalmente garantito e compie anche una scelta politica.

Per fargli cambiare idea occorre trovare argomenti convincenti. Non mi sembra che tra questi vi sia la demonizzazione di chi, sul fronte opposto, proprio su un forte astensionismo fa affidamento. Tutto qui.

Paolo Franchi

 

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