| L'INTERVISTA
/ Il pattista replica al senatore che ha chiesto le
sue dimissioni da portavoce del comitato «Di Pietro danneggia il referendum» Segni: non lascio il movimento. Vi spiego come sarà il partito dell'Elefante. «E ora magari chiederà la pena di morte per me, sono indignato». «Il centrodestra va riorganizzato: le tesi di Urbani sono perdenti» Gianna Fregonara, ROMA - In ufficio continuano ad arrivare programmi e proposte per iniziative a sostegno del referendum del 18 aprile. Ma Mario Segni non si lascia prendere dall'entusiasmo della vigilia della campagna elettorale. E' irritato dalle parole di Antonio Di Pietro, che ha appena richiesto le sue dimissioni da portavoce del comitato referendario: «Il suo è un attacco che mi addolora e che purtroppo danneggia il referendum. Sono indignato. Queste sono cose inaccettabili, come può dire che creo problemi al referendum?». E giù a ricordare: «Io sono al terzo referendum, ho pagato dei prezzi altissimi per queste battaglie. Di Pietro non ha il diritto di scavare un solco tra Segni e il movimento referendario». Fine di un patto tra gentiluomini in nome della battaglia contro i partiti e contro la quota proporzionale della legge elettorale. Ormai l'ex pm e Segni non si sentono più da settimane. Si vedranno domani quando Di Pietro formalizzerà la richiesta di dimissioni, visto che Segni ha lanciato il progetto dell'Elefante, cioè del partito liberaldemocratico che dovrebbe sostituire il Polo. «E poi magari chiederà la pena di morte per me», è l'unica battuta spiritosa che il leader dei referendari si concede. Prima di aggiungere: «E' vero che sono impegnato nel progetto dell'Elefante, ci credo, lo porto avanti, ne sono convinto. Quando parliamo del referendum la gente ci dice: non fermatevi». L'Elefante è il proseguimento del referendum? «Se vinciamo dobbiamo continuare per dare all'Italia un bipolarismo diverso, sano. Io ho il dovere di non fermarmi e non mi fermerò, voglio lavorare per cambiare il centrodestra. Del resto Di Pietro sta facendo le stesse cose a sinistra». E tanto per cominciare lei non si dimetterà da portavoce del comitato referendario? «Questa storia delle cariche è ridicola. Agli occhi degli italiani io sono legato ai referendum perché ci lavoro da dieci anni, non certo per la carica. Quello che non accetto è che non possa più lavorare per il referendum perché ho un progetto politico». Ci sarà il camper di Di Pietro contro i comizi di Segni per fare campagna elettorale? «Spero proprio di no, io comunque girerò l'Italia palmo a palmo. Ho speso una parte della mia vita per questa battaglia, ho pagato prezzi altissimi, sono uscito alla Dc, non mi sono presentato alle ultime elezioni. Siamo in parecchi ad averlo fatto: penso al professor Barbera, Peppino Calderisi e Achille Occhetto. La gente sa che c'è un pugno di persone che si batterà fino alla fine». Anche a costo di rompere il comitato, tra destra e sinistra, e mettere a rischio la campagna? «Non sarò certo io a rompere. Il progetto dell'Elefante rafforza il comitato e, nonostante le divisioni, il referendum vincerà e io farò di tutto per salvarlo». Si è pentito di aver coinvolto Di Pietro? «No, il movimento è fatto da 700 mila persone. Ho sempre sostenuto l'importanza di Di Pietro nella raccolta delle firme. Ma a questo punto gli dico una cosa: non facciamo una tempesta in un bicchier d'acqua e soprattutto ad un mese dal referendum pensiamo a contrastare il fronte antireferendario, non ad attaccarci fra noi. Qualcuno dice che il motivo della sua gazzarra sia il timore della concorrenza: non voglio crederci, sarebbe davvero meschino. Del resto io ho sempre appoggiato l'iniziativa di Prodi e Di Pietro come fatto di novità». Ma adesso lei la vuole costruire anche a destra. «Certo siamo già in ritardo». Alle Europee ci sarà l'Elefante contro l'Asinello di Prodi? «Che fretta! Il primo punto è che l'Italia ha bisogno della fine della frammentazione. Ma le novità istituzionali non bastano e se vince il referendum ci vuole una grande novità poli tica che è una grande forza liberaldemocratica che faccia della riforma dello Stato la sua bandiera, che introduca la grande novità del presidenzialismo, del governo scelto direttamente dai cittadini». Lei pensa di creare questa forza con Berlusconi, Fini e Casini. Ma il leader del Polo ha un altro progetto. «Sì, ma bisogna fare un balzo in avanti, un salto di qualità e abbandonare le tentazioni compromissorie dei peggiori momenti di questi ultimi anni». A cosa si riferisce? «Alla Bicamerale». Ci potrà essere un partito liberaldemocratico senza Forza Italia? «Io ho come obiettivo di unificare tutta l'area, non parlo solo agli elettori di Forza Italia, ma anche agli incerti e i delusi, penso ai cittadini del Nord Est. Quanto a Forza Italia, rispetto il travaglio degli Urbani e dei Baget Bozzo, ma la loro tesi è superata e perdente». Ci sono altre difficoltà? «Certo, ci sono le tentazioni centriste di Forza Italia, le difficoltà dei partiti di superare le paure degli apparati». Se non riuscirete a superarle per il 13 giugno, lei si presenterà ugualmente alle elezioni, magari come indipendente con An o con una lista insieme a Emma Bonino? «Per ora lavoro all'ipotesi principale, poi mi occuperò delle subordinate. Comunque sarebbero fasi intermedie non definitive». |