Il Sole 24 Ore Online

Sabato, 29 maggio 1999


I fondi calcolati su liste elettorali non aggiornate
Finanziamento ai partiti, «contano» anche i morti
di Angelo Ciancarella

ROMA — Dal quorum al quantum, dopo il referendum le "anime morte" continueranno a far sentire il loro peso anche nelle consultazioni europee. L’imminente pubblicazione della legge sui (cosiddetti) rimborsi elettorali ai partiti, definitivamente approvata mercoledì dalla Camera, creerà d’incanto quattro ricchi fondi, agganciati alle elezioni di Camera, Senato, Europee e regionali, sulla base di 4mila lire per elettore e per fondo (ridotte a 3.400 per le prossime Europee).

Rispetto al precedente criterio di rimborso (che si esauriva nell’anno delle consultazioni e poi si affidava al fallito "4 per mille") l’importo pro-capite è moltiplicato per cinque, pari agli anni delle legislature. Il numero da moltiplicare è stato però ridotto: dalla popolazione residente (circa 57,6 milioni) agli elettori (49,3 milioni). Senonché fra gli elettori sono calcolati anche 2,3 milioni di italiani maggiorenni residenti all’estero e iscritti nella speciale anagrafe (Aire). Pochissimi di loro votano (e ciò poco importa, perché tutti gli astenuti, italiani o emigrati, fanno scattare il "rimborso"); ma in numero elevatissimo (e sconosciuto) anche volendo non potrebbero, essendo passati a miglior vita.

Giovedì scorso, alla Camera, la risposta del sottosegretario all’Interno, Adriana Vigneri, all’interpellanza urgente del referendario Calderisi, ha segnalato gigantesche zone oscure nelle anagrafi comunali, non solo per quanto riguarda l’Aire ma perfino i residenti. Se sono incerte le anagrafi, figurarsi le liste elettorali, le quali impongono una macchinosa procedura per cancellare i defunti locali, e agli emigrati promettono l’elettorato ultraterreno. Lunedì scorso, a Torino, sono stati cancellati dall’Aire e dalle liste elettorali tre italiani morti all’estero nel 1988, undici anni fa: il 18 aprile 1999 godevano di ottima salute, ai fini della determinazione del quorum per il referendum.

Calderisi ha citato nove elettori di San Vito dei Normanni residenti all’estero, deceduti ma regolarmente iscritti, uno dei quali avrebbe 108 anni sebbene la legge istitutiva dell’Aire disponga la cancellazione d’ufficio per i centenari (di centenari viventi all’estero la sola Spoleto ne conta ottanta).

I demografi stimano che dei 2,648 milioni di iscritti all’Aire (compresi 345mila minorenni) centinaia di migliaia, forse più di un milione, siano morti. Se è così, contribuiscono nel loro piccolo a rimborsare i partiti per 16 miliardi di lire ogni cinque anni. Gli stessi esperti da tempo denunciano l’inattendibilità anche delle anagrafi interne, che per svariati (e talvolta inconfessabili) motivi si gonfiano di un milione di abitanti nel decennio che intercorre tra un censimento Istat e l’altro.

Alla vigilia del millenium bug il Parlamento ha appreso dal sottosegretario Vigneri che non sono informatizzate le anagrafi del 65% dei Comuni! Se può consolare, nel terzo restante rientrano i maggiori tra gli 8mila Comuni e quindi gran parte della popolazione. Nel ’91, al primo censimento degli italiani all’estero dopo l’istituzione dell’Aire, oltre tre quarti dei 2 milioni di iscritti lo furono d’ufficio, e solo 436mila per dichiarazione volontaria.

Ricordato che i dati centralizzati all’Interno non sono altro che la somma di quelli trasmessi dai singoli Comuni, non resta che sottoscrivere la fallimentare conclusione del sottosegretario: «Con l’attuale meccanismo — e cioé con la legge 470/1988 sull’Aire — la certezza sugli italiani all’estero in qualsiasi Paese del mondo è materialmente irraggiungibile».

 

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